WWE 2K20 Recensione, tra botte, novità ed errori imperdonabili

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tempo di lettura: 6 minuti

Con l’avanzamento sempre più rapido del ramo tecnologico, spesso e volentieri ogni singolo ramo adiacente ad esso tende ad evolversi in maniera direttamente proporzionale. Proprio per questo motivo, durante i vari “cicli” annui che contraddistinguono i salti generazionali, vediamo come vari publisher e creatori di opere ludiche, tendono a spremere al massimo l’hardware messo davanti ad essi. Verso il “canto del cigno” generazionale tantissime volte possiamo assistere alla bravura complessiva di una software house che, durante i lunghi anni di lavoro avrebbero cercato di migliorare le proprie competenze fino ad offrire al pubblico in questione esperienze uniche quasi paragonabili alla perfezione assoluta. Le compagnia che ci vengono in mente sarebbero sicuramente tante, ma non sempre tra di esse si possono contare anche coloro che creano titoli “semplici” (in questo caso sportivi). 2K Sports ed Electronic Arts sarebbero sicuramente da prendere di mira grazie ai loro FIFA, NBA e WWE che, durante il ciclo vitale di una console non tendono mai a mancare, ed anche a peggiorare.

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Se gran parte dei produttori ludici tendono a migliorare il proprio prodotto con l’avanzamento degli anni, quando si va a parlare di titoli sportivi il discorso sembrerebbe quasi opposto. Durante l’inizio della gen, spesso e volentieri rimaniamo sbalorditi dalle capacità dei vari sviluppatori, che riescono ad offrire prodotti rifiniti in ogni loro dettaglio. La serie WWE 2K non sarebbe da escludere ed sicuramente sarebbe uno dei esempi più “consoni” e giusti da prendere in considerazione. Durante l’inizio dell’era PS4/One, 2K è riuscita ad accaparrarsi i diritti dei giochi di Wrestling, partendo zoppicando ma migliorando in pochissimi mesi. Con 2K15 abbiamo visto cosa sarebbe in grado di fare una console nuova ed con 2K16 abbiamo sicuramente toccato l’apice qualitativo della serie. Tuttavia la curva qualitativa sembrava sempre più costante essendo che, con l’andare degli anni, 2K sembrava peggiorare il proprio prodotto offrendo sempre meno novità.

Con la versione dell’anno scorso però, dopo tanti titoli tutti uguali, Yukes e 2K avrebbero deciso di regalarci un prodotto soddisfacente e degno della serie. Erano anni che non provavamo l’emozione del divertimento mentre avevamo tra le mani un gioco di Wrestling. Quindi dopo un risultato quasi ottimo, le aspettative dietro 2K20 erano abbastanza alte da un punto di vista ludico. Ma sarà veramente riuscita 2K ad portare avanti l’eredità della serie, pur rimanendo senza i creatori originali di essa? Andiamo a scoprirlo nelle prossime righe di questa recensione!

WWE: What (a) Wasted Experience

Senza perderci tanto in chiacchiere (specialmente per chi è qui soltanto per il voto) possiamo dirvi che quest’anno WWE 2K20 non è proprio un’esperienza da avere. Questo capitolo della saga potrebbe tranquillamente essere posizionato tra i peggiori mai visti nella serie e forse addirittura paragonabile al disastro tecnico visto con 2K18 su Nintendo Switch. Da un lato possiamo capire le difficoltà ritrovate una volta preso il progetto da Yukes ed “rushato” per farlo uscire. Tuttavia, vista la vendita a prezzo pieno, purtroppo 2K20 ne esce con le ossa a dir poco frantumante essendo che, l’esperienza generale risulta gravemente insufficiente. Ma cerchiamo di partire con ordine e spiegare più in dettaglio cosa va e cosa non va di questo gioco.

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Partendo con le cose positive (che di base sarebbero da contare sulle dita di una mano), 2K sembra aver tenuto vivo il filone “meno sport simulativo e più divertimento arcade”. Infatti 2K20 aggiunge qualche novità interessante a livello contenutistico mettendo il focus ancora una volta sul divertimento. Tra modalità carriera (di quale torneremo a parlarne tra poco), le torri 2K e la modalità Showcase viene aggiunta anche una modalità abbastanza particolare chiamata 2K Originals. Questi DLC (a pagamento) offriranno lungo l’anno a venire esperienze sempre più varie che andranno a toccare temi diversi. Il primissimo contenuto (disponibile dal 28 ottobre) si chiama Bump in the Night e si focalizza sui vari elementi “paranormali” in tema con il Halloween. Grazie a questa modalità potremmo lottare in cimiteri, usare variazioni di superstar molto particolari (come il tanto amato The Fiend) o semplicemente imbatterci in scenari strani e mai visti prima in un gioco WWE. Sicuramente l’originalità non manca per far uscire in evidenza questa nuova “modalità”. Tuttavia la scelta di metterla dietro un “muro a pagamento” ed di rilasciarla di base in ritardo, sicuramente farà storcere il naso a moltissimi appassionati.

Per quanto riguarderebbe le modalità più “serie”, la serie 2K ci ripropone anche quest’anno la modalità Showcase ed la modalità Carriera. Entrambe le modalità cercheranno di mettere in mostra il wrestling femminile, dandoci la possibilità di vivere (o rivivere) certe esperienze ormai passate. La Showcase mode infatti andrà a ripescare la storia delle 4 Horsewomen (Becky Lynch, Sasha Banks, Bayley e Charlotte Flair) facendoci sperimentare i vari incontri iconici delle 4 ragazzi (come per esempio il Triple Threat di WM tra Becky, Charlotte e Ronda Rousey). Per quanto divertente e magari anche “educativa” per i novizi, questa novità continua a presentare gli stessi difetti grossolani di 2K19, non offrendo la possibilità di avere checkpoint a metà incontro così da spingerci a ricominciare tutto davanti ad un errore (magari manco nostro). Anche la longevità generale del Showcase risulta molto bassa, offrendo una serie di circa 15 incontri che non vi occuperanno più di 2 ore della vostra vita.

Con la modalità carriera invece le carte in tavola cambiano un pochino rispetto all’anno scorso, pur rimanendo sullo stesso “flusso” di idee. Anche qui, l’attenzione sarà incentrata sul percorso di una superstar femminile di nome Red. Insieme al suo amico Tre (si…si chiama proprio Tre…) la ragazzi inizierà la propria carriera per diventare una superstar WWE. Durante la campagnia di circa 10 ore sperimenteremmo la “scalata” al successo dei due, tra vari incontri indie, match titolati ed infine l’induzione nella Hall of Fame. A livello di storytelling il gioco funziona, pur risultando molto lento in partenza. Tuttavia le avventure dei due lottatori riusciranno a tenervi incollati allo schermo fino alla fine. Non aspettatevi una trama da Oscar, ma semplicemente un buon prodotto narrativo che saprà strapparvi qualche risata ed riuscirà ad intrattenervi per qualche ora.

Tecnicamente Parlando

Forse la pare più disastrosa del prodotto 2K sarebbe da attribuire al suo comparto tecnico generale. Era da tantissimo tempo che non vedevamo un disastro così “marchiato” in un gioco sportivo. Cominciamo con la cosa più “facile” da analizzare, ovvero il lato grafico. Per quanto potrebbe sembrare strano, 2K è sempre riuscita a dare vita ad opere visivamente ottime, regalandoci perle in passato. La serie WWE in questi anni non ha fatto eccezione, dandoci sempre di più l’impressione di guardare un show televisivo più che di giocare ad un gioco. Tuttavia, durante quest’anno, qualcosa è andato decisamente storto essendo che, il comparto grafico sembra essere tornato indietro di 2 generazioni. I modelli poligonali, i vari effetti di luce e proprio le texture generali sembrano uscite a tratti da WWF No Mercy (che per l’epoca era un grande gioco, non fraintendeteci). Certi Wrestler sembrano fatti di cera, certe arene sembrano morte ed i vari glitch grafici sicuramente non aiutano a migliorare l’esperienza.

Se andiamo però a parlare di Gameplay in se, il prodotto 2K potrebbe tranquillamente essere visto come il peggiore della serie. Il hit detection ed il targeting system sembrano essere programmati per far imbestialire il giocatore essendo che, 3 volte su 4 tendono a non funzionare. Mancare le prese ed i colpi saranno all’ordine del giorno comportando la perdita di vari incontri. L’I.A. invece continua ad rimanere a metà tra lo stupido ed l’invincibile, con curve di difficoltà assurde e mai capite da noi. Vedere l’I.A. star a prendere colpi per ore per poi ribaltare la situazione senza il minimo senso logico, renderà l’esperienza frustrante (specialmente nelle modalità più mirate come Showcase).

In WWE 2K20 inoltre, troveremo un nuovissimo schema di controlli che, abbiamo ritenuto a dir poco insensato. Ogni combinazione di tasti risulterà scomoda e meno precisa del passato, rendendo la vita impossibile sia ai veterani della serie sia ai novizi. Inoltre, moltissime volte i vari comandi non verranno registrati dal gioco, lasciandovi perplessi per le mosse che eseguirete (o mancherete ad eseguire).

Il comparto audio rimane sempre fastidioso e ripetitivo portandovi in brevissimo tempo ad disattivare esso. Stesso discorso per la soundtrack di quest’anno che risulta una delle più scarse e mal riuscite. Insomma un disastro su tutti i singoli fronti.

In Conclusione

WWE 2K20 è uno di quei giochi che difficilmente riusciamo a consigliare. Il gioco presenta troppe problematiche per essere apprezzato rendendolo inferiore alle versioni precedenti. L’aggiunta di “novità” non basta ed il prezzo pieno sicuramente non aiuta quando sul mercato ci sono alternative più valide. Se siete fan del Wrestling e della WWE sicuramente qualche piccola soddisfazione riuscirete a trarla, ma anche essa si rivelerà non degna dei vostri soldi.

Il nostro consiglio quindi e di aspettare ulteriori cali di prezzo o semplicemente di rimanere con la versione dell’anno scorso che, consideriamo ancora una delle migliori di questa generazione di console!

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WWE 2K20

52.90€
5.2

Gameplay

4.0/10

Trama

6.5/10

Grafica

5.0/10

Sonoro

4.0/10

Longevità

6.5/10

Pros

  • La modalità Carriera si rivela molto divertente...
  • Le novità 2K Originals

Cons

  • ...ma anche molto lenta a decollare
  • Tecnicamente disastroso
  • Bug a non finire
  • La nuova schema di controlli risulta molto scomoda e per niente intuitiva
  • Comparto audio a dir poco insopportabile e mal gestito

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