The Sinking City Recensione (Nintendo Switch), il richiamo del mare

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 8 minuti

Che la letteratura si presti particolarmente bene alle reinterpretazioni in chiave videoludica, lo diamo tutti un po’ per scontato, ma Frogwares fa di questa tendenza una vera e propria filosofia. Lo studio infatti si ispira fortemente a quel movimento letterario di transizione tra il gotico e l’horror che si colloca nella seconda metà del 1800 all’interno della cultura angloamericana e che vede tra i suoi portavoce autori come Oscar Wilde, Mary Shelley, Edgar Allan Poe o Arthur Conan Doyle (creatore di Sherlock Holmes, sul quale, per altro, si basa la saga che ha reso celebre la casa di sviluppo ucraina). In questo caso al centro del mirino abbiamo Howard Phillips Lovecraft, che ha ispirato moltissimi prodotti contemporanei, tra i quali il nostro The Sinking City, grazie alla sua opera “Il richiamo di Cthulhu”.

Il culto dei Grandi Antichi lovecraftiani, raccolti nel fittizio e celebre Necronomicon, si può oggi considerare alla stregua di un fenomeno mediatico: sono tanti infatti gli autori che hanno ispirato le loro opere (dai giochi da tavolo, alle serie, ai film) a questo universo ancestrale e in particolare a questa figura divina dalle sembianze di un polpo umanoide e alato. Nel contesto videoludico, riferimenti celebri possiamo trovarli nel recentissimo Call Of Cthulhu sviluppato da Cyanide, in espansioni e saghe racchiuse nel mondo Blizzard, alcuni accenni sono addirittura in titoli come Bloodborne o, andando più indietro, Alone in the Dark. Non manca insomma un ecosistema attuale ispirato a questo universo immaginario e sinistro.

Sono vari gli spunti che l’universo ideato dal Solitario di Providence riesce ad offrire: nel nostro caso, verranno riprese le ambientazioni portuali e cupe e ci si concentrerà sull’aspetto più psicologico ed introspettivo degli effetti somatici che il Sacerdote dei Grandi Antichi sembra provocare nell’essere umano.

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L’investigatore privato sopravvissuto al mare

Quello che questo titolo vuole riprodurre è uno scenario sciagurato e incontrollabile in cui vestiremo i panni di Charles Reed, ufficiale di Marina e unico superstite della USS Cyclops: una nave affondata in circostanze ignote durante una spedizione militare. In conseguenza di questo infausto naufragio, il protagonista comincerà ad essere tormentato da strane visioni e incubi che gli mostreranno una città inghiottita dagli abissi e una enorme creatura marina e incombente. Oltre a queste immagini persecutorie, Reed otterrà dei poteri di osservazione soprannaturali che lo porteranno ad intraprendere una carriera investigativa che, in concomitanza con il suo desiderio di decifrare le origini delle sue visioni, lo condurrà ad indagare sui misteriosi avvenimenti della città di Oakmont, nel Massachussets.

Verremo infatti contattati da un personaggio eccentrico e imperscrutabile, Johannes van der Berg, che ci informerà di una violenta inondazione che ha portato con sé non solo mostri informi e devastazione, ma anche una sintomatica e delirante follia inspiegabilmente contagiosa, che si sovrappone perfettamente alle linee che scontornano la patologia che affligge il protagonista.

La nostra avventura investigativa inizia quindi con l’approdo a Oakmont che fin dai primi passi si mostrerà come un luogo inospitale e logorato sia dalla devastazione fisica dovuta alla catastrofe naturale sia da una spiccata chiusura mentale che sembra rifiutare categoricamente il diverso e lo straniero. Sarà infatti quest’ultimo epiteto a definirci per tutta la nostra permanenza nella cittadina portuale, ricreando un sentimento di alienazione e discriminazione che ben si intona con i temi e le condizioni più attuali e concrete.

Saremo inizialmente estranei alle tradizioni e alle dinamiche che caratterizzano il posto e i locali, ma avremo fin da subito modo di approfondire questi aspetti in seguito all’incontro con Robert Throgmorton, personaggio di spicco nella società topica. Quest’ultimo risulterà essere il finanziatore di una spedizione scientifica, organizzata per esplorare le profondità delle acque circostanti alla ricerca dell’origine delle anomalie che hanno colpito la zona. A questa operazione, scopriremo aver partecipato anche lo stesso figlio di Robert, Albert Throgmorton, ma né di quest’ultimo né dell’equipaggio si hanno più notizie. A noi verrà quindi affidato il compito di ritrovare il personale di bordo e questo sarà il primo tassello della sequenza di indagini che ci porteranno all’identificazione della fonte dell’enigmatico richiamo marino.

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The Sinking City will change us all!

The Sinking City è un’opera estremamente controversa che si duplica sotto ai riflettori e danza tra un’impeccabile gestione delle fasi investigative e un gameplay sperimentale e sventurato. In questo modo i ritmi di gioco oscillano periodicamente tra momenti intriganti e altri quasi frustranti, questi ultimi dovuti principalmente ad un sistema di combattimento che non riesce a convincere appieno, pur con la consapevolezza che per Frogwares questa scelta stilistica sia stata un’azzardata novità. È quindi imprescindibile considerare questo titolo come un esperimento che, nel complesso, non ci sentiamo assolutamente di bollare come fallito.

A queste imperfezioni e carenze tecniche, infatti, si contrappone un’ottima immedesimazione investigativa, che possiamo tranquillamente considerare la colonna portante del gioco. Come abbiamo anticipato precedentemente, a Charles Reed viene attribuito un particolare potere, definito “Occhio della Mente“, che gli permetterà di individuare elementi e indizi inaccessibili a chiunque altro e di percepire quelle che vengono chiamate “premonizioni”. Questa capacità consentirà inoltre di ricostruire gli avvenimenti svoltisi in una determinata scena del crimine grazie ad un peculiare processo definito “retrocognizione”: con questo espediente dovremo riordinare correttamente la sequenza di accadimenti in quella che può definirsi una dimensione alternativa e sommersa, riprendendo la stessa modalità di associazioni logiche proposta da The Vanishing of Ethan Carter, il piccolo capolavoro targato The Astronauts.

Chiaramente i mezzi investigativi a nostra disposizione non si limitano a questa particolare prassi: potremo raccogliere indizi interagendo con gli oggetti presenti nei luoghi accessibili, analizzandoli da vicino; avremo modo di raccogliere informazioni interrogando alcuni soggetti, potendo agire in piena libertà e prendendo decisioni importanti per la determinazione del proseguimento delle vicende intestine di Oakmont; saranno presenti svariati archivi, da quello della polizia, a quello dell’ospedale, che potremo consultare relativamente a determinati indizi per poter recuperare informazioni utili al proseguimento delle indagini. Insomma, le variabili che concorrono a rendere l’esperienza quanto più concreta e reale possibile non mancano di certo e abbiamo apprezzato particolarmente l’intrigante sensazione che ci ha accompagnato durante il pedinamento della scia di tracce e prove lasciate in modo fluido e intuibile dal sinuoso aspide che rappresenta la trama di questo titolo.

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Gli indizi e gli elementi che raccoglieremo nel corso delle nostre indagini verranno infine raccolti in quello che il gioco definisce “Palazzo Mentale”, una bacheca che raccoglie gli avanzamenti del caso in corso in modo schematico. Tutti questi accorgimenti, perfezionati nel corso dell’esperienza maturata con lo sviluppo dei vari titoli della saga di Sherlock Holmes, hanno permesso a Frogwares di vantarsi di un eccellente forma mentis investigativa che riesce pienamente a coinvolgere e convincere.

Purtroppo la casa di sviluppo ucraina non è riuscita a mantenere gli stessi toni relativamente al gameplay. Sebbene le imperfezioni tecniche non appesantiscano eccessivamente l’esperienza di esplorazione e di ricerca, lo stesso non si può dire per il sistema di combattimento. La componente action non è sicuramente la specialità di Frogwares, ma è interessante partecipare al tentativo di evoluzione di questo studio, così come di altri.

Dovremo pertanto fare i conti con situazioni, a volte inevitabili, in cui sarà necessario fare piazza pulita dei mostri generati dall’alluvione, e per farlo avremo a disposizione un limitato pool di armi e un attacco corpo a corpo basilare. Quest’ultimo sarà indispensabile in svariate altre situazioni, quali la distruzione di ostacoli che impediscono il proseguimento delle nostre indagini.

A questo proposito è utile sottolineare che in affiancamento all’introduzione della modalità di combattimento è prevista una sezione dedicata allo sviluppo del personaggio con punti abilità che permettono di migliorare le nostre prestazioni. In più è stata inserita una componente survival che ci permetterà di raccogliere materiali utili alla creazione di consumabili quali proiettili e kit medici che risulteranno fondamentali per la nostra fragile sopravvivenza. Sarà di fatto immediatamente intuibile l’umanità del nostro protagonista, che non pretende di essere un super uomo o un infrangibile soldato: all’indicatore della vita, che risulta facilmente esauribile, è infatti abbinato un indicatore della salute mentale, un accorgimento estremamente affascinante quanto coerente con gli sviluppi tematici del nostro titolo.

Tra xenofobia e introspezione

Uno degli elementi che colpisce maggiormente è la riproduzione delle ambientazioni fisiche e strutturali che si impegnano nella realizzazione di un’atmosfera desolata, cupa ed estremamente convincente, ideale per ospitare e far risaltare gli aspetti introspettivi e sociali della disperazione di una collettività trascinata a forza sull’orlo della follia.

Il movente dichiarato è l’influenza di una creatura onnipotente e attraente che incanta i deboli e li costringe a cedere alle paure e alle insicurezze generate da una catastrofe ambientale, ma esiste un vigoroso substrato di elementi che hanno tipicamente caratterizzato l’umanità nel corso della sua evoluzione. Il fatto che sia un fenomeno apparentemente tangibile ad innescare la bomba della perdita della ragione, non esclude che esistano convinzioni e superstizioni intrinseche alla natura dell’uomo.

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È il caso della xenofobia, la paura del diverso, che affonda le sue radici nella tradizione di Oakmont (e non solo) e che anticipa di molto la degenerazione per la quale saremo convocati in questa cittadina. Saremo noi stessi vittime di questa condizione e non sarà difficile immedesimarsi per questo negli Innsmouther, uomini dalle sembianze di pesci dichiaratamente discriminati e rigettati dalla società (il nome di questi individui, per altro, si ispira alla città immaginaria creata da Lovecraft nel suo romanzo: La maschera di Innsmouth, nel quale si racconta che gli abitanti del posto avessero stretto un patto con creature demoniache provenienti da mari lontani).

Ci ritroveremo quindi immersi nella classica situazione di estrema tensione che, come spesso accade, permette ad alcuni di approfittare del caos per adempire ai propri scopi, sapendo che i potenti incolperanno i più deboli e i deliranti (avete presente Bioshock?); è in queste circostanze che dovremo vestire il protagonista con le nostre decisioni, riuscendo mano a mano ad inserirci sempre più nelle trame e nelle discutibili usanze locali e finendo col modificare a nostro piacimento il corso degli eventi.

In conclusione

The Sinking City rimane con tutti i suoi difetti un prodotto degno di nota che cerca senza troppa vergogna di evolvere e di adattarsi alla crescente ricerca di azione da parte del pubblico, abituato al successo quasi scontato degli sparatutto. È indubbio che a questo punto ci si aspetti una maggiore cura tecnica nel futuro da parte del team di Frogwares che comunque non delude relativamente a quello che ha dimostrato di saper fare meglio e che non ci sentiamo di condannare per il tentativo sperimentale di crescita.

Questa ambizione allo sviluppo si rileva non solo nell’implementazione di nuove modalità e features di gioco, ma anche nell’espansione fisica che cerca di accorciare le distanze dagli Open World, introducendo la possibilità di esplorare una mappa che, sebbene risulti limitata e spesso inaccessibile, è un ottimo trampolino di lancio per la realizzazione di un’esperienza di gioco sempre più completa sotto ogni punto di vista.

Purtroppo la versione del gioco importata su Nintendo Switch non ha fatto che incrementare le sue debolezze, dalla grafica al tentennante gunplay. Fortunatamente i punti forti del titolo risiedono in elementi che non possono essere compromessi dalle prestazioni della consolle ed è indubbio che la portabilità sia ancora una volta una variante vincente. Inoltre, il modesto prezzo di lancio concorre positivamente ad inserire senza alcun indugio questo prodotto nelle vostre liste dei desideri, soprattutto in vista dell’imminente porting su PC.

NerdPlanet consiglia...
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The Sinking City

6.6

Gameplay

6.0/10

Grafica

6.0/10

Storia e Investigazione

8.5/10

Longevità

7.5/10

Porting su Nintendo Switch

5.0/10

Pros

  • Modalità di investigazione ben curata
  • Ambientazione coinvolgente e suggestiva
  • La libertà di scelta influisce positivamente sull'esperienza di gioco

Cons

  • Il porting su Switch ha amplificato i difetti di gameplay già noti
  • La dinamica survival risulta quasi superflua
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