The Pedestrian Recensione, il nuovo volto del puzzle-platforming

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Nell’ultimo decennio abbiamo vissuto la trasformazione del panorama videoludico, assistendo alla fioritura del genere indipendente e al suo florido sviluppo. Al giorno d’oggi è sicuramente consolidata una nuova attenzione per questa particolare categoria e sono diventati molteplici i canali che offrono una facile apertura sia per i giocatori appassionati sia per gli sviluppatori emergenti. Quest’ultimo è proprio il caso di Skookum Arts, un team di sviluppo che non si aspettava di poter creare un titolo strutturato ed elaborato, ma che ha finito, dopo quasi 7 anni, con l’annunciare The Pedestrian: un puzzle platformer in 2.5D a dir poco geniale che viaggia elegantemente sullo sfondo di una città immaginaria.

Era il 2013 quando tre ragazzi si sono incontrati per realizzare insieme Bathroom Break: un progetto nato per fare pratica nello sviluppo di videogiochi e che avrebbe dovuto richiedere circa 6 mesi per la sua creazione. Bastò molto meno tempo perché gli occhi di alcuni curiosi si posassero con entusiasmo su questo piccolo embrione, permettendo fin da subito che questo schizzo informale diventasse qualcosa di più concreto: ed è proprio così che, tra gli incoraggiamenti ricevuti in seguito al successo delle prime condivisioni fatte nel 2015 e una campagna Kickstarter avviata nel 2017, siamo arrivati all’atteso rilascio di un titolo che ha tutti i requisiti per essere considerato come una nuova icona videoludica.

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Bidimensionalità itinerante

Ciò che colpisce più di qualsiasi altra cosa è sicuramente l’idea: un’idea semplice, ma allo stesso tempo originale, che dona freschezza ad un genere che può facilmente cadere nella trappola della monotonia o nella stretta morsa dell’impersonalità. La stessa idea che permette alla natura limitante del rompicapo di superare ogni barriera e di elevarsi, diventando allo stesso tempo conduttore e regista: come possiamo intuire dal titolo, The Pedestrian è la storia di una generica sagoma delle insegne urbane – uomo o donna a seconda del sesso che potremo selezionare all’inizio del gioco – incuneata in un insolito e piatto pellegrinaggio.

Cartelli stradali e segnaletica in generale sono quindi gli unici piani bidimensionali sui quali potremo spaziare, ma il nostro “side scrolling” non impedirà al mondo tridimensionale sullo sfondo di animarsi e di intrattenerci, interagendo con noi e viceversa in un armonico e silenzioso scambio equivalente. Se infatti una parte integrante dei puzzle ai quali verremo sottoposti prevede l’attivazione di interruttori o l’apertura di porte momentaneamente chiuse del piano “reale”, dall’altra parte riceveremo continui e sostenuti segnali di vita e messaggi in risposta al nostro passaggio.

Il ritmo sostenuto del platforming al quale verremo fin da subito abituati e che ci palleggerà per tutto il tempo da destra a sinistra, verrà quindi facilmente spezzato e rilassato dalla curiosità che, sfondando dolcemente la quarta parete, farà rimbalzare la nostra attenzione in profondità, creando il pretesto per non dimenticare l’esistenza di una terza e pulsante dimensione.

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Manifesto del Platformismo

Il tributo al genere Platform è più che evidente e viene palesato, quasi banalizzato, con un prepotente salto nel passato – più precisamente ai primi anni ’80 – attraverso la rievocazione dei classici Climbing Game, tra i quali l’esempio più eclatante è sicuramente Donkey Kong e quella dei successivi Side-Scrolling come Super Mario Bros.
I comandi vengono così ridotti al salto e alla raccolta di strumenti, per lasciare ampio spazio al risolvimento di rompicapo che traducono brillantemente questa modestia in un gameplay completo e soddisfacente.

In questo alveo familiare The Pedestrian non sembra nascondere la volontà di distinguersi per la sua individuale unicità, allineandosi alla scia mediatica di Portal – seppur mantenendo la consapevolezza di non avere alle spalle un’istituzione come Valve – e giocando tutto su simbolismo e linearità.

La sterile sagoma dell’uomo, emblema dell’anonimia, che compenetra passivamente nel nostro quotidiano sovrapponendosi a situazioni ricorrenti alle quali non siamo più abituati a dare importanza, diventa in questo caso un marchio di fabbrica, una firma che distingue e caratterizza con semplicità un titolo che non si macchia di tracotanza e che aderisce perfettamente ai limiti delle sue possibilità.

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Segnaletica liberoscambista

Abbiamo visto che la forma mentis di The Pedestrian si accontenta di punti fissi definiti e limitati, investendo le sue esigue risorse sulle fasi puzzle che costituiranno il cuore di questo titolo e che sfruttano al meglio la sua essenzialità. Queste ultime verranno inserite in un contesto nel quale il nostro unico compito sembra quello di dover recuperare alcuni elementi per alimentare un controller le cui funzionalità non saranno chiare fino alla fine del gioco. Ogni componente è collocato in un diverso quartiere della città – un magazzino, la metropolitana, il centro, l’università e i tetti – e rappresenterà l’obiettivo di ciascun “livello”.

Il meccanismo che ci permetterà di avanzare da un piano all’altro è abbastanza semplice: dovremo spostare e collegare diversi cartelli in modo tale da riuscire a riprodurre la giusta sequenza che ci conduca correttamente al tassello con l’indicazione dell’uscita, il tutto attraverso l’attivazione di leve o interruttori e al raccoglimento di oggetti che ci permetteranno di raggiungere piattaforme inarrivabili o di aprire delle porte.

L’avanzamento da un livello a quello successivo comporterà un inevitabile aumento della difficoltà che ci porterà a dover interagire, come anticipato, con l’ambiente tridimensionale circostante, imballati in una sequenza di enigmi che sembrano essere totalmente estranei alla ripetitività, ma che a volte pagano il prezzo della complessità dato l’ampio margine di azione che riesce a concedere un sistema a pezzi potenzialmente infiniti.

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La fortuna del principiante?

Il riguardo che il team di Skookum Arts ha applicato alla progettazione dei puzzle, allo sviluppo dell’ambiente, alla cura per i dettagli e alla reattività e fluidità del comparto tecnico sembrano gridare al miracolo considerando la ridotta entità di quest’ultimo e innegabilmente meticolosità e perseveranza hanno premiato, nel tempo, i creatori americani di quella che a tutti gli effetti possiamo considerare una perla Indie, nonché uno spartiacque in apertura ad un 2020 pieno di colossi in arrivo.

Nulla è lasciato al caso, neanche la colonna sonora che accompagna con disinvoltura ogni sequenza, evidenziando la passione per l’arte e la creatività infusa dagli sviluppatori che non sembrano voler celare le origini del titolo, manifestate apertamente in un viaggio solitario assimilabile all’esperienza descritta dall’omonima opera letteraria dell’intramontabile Ray Bradbury.

Non mancano inevitabili citazioni ambientali a scenografie familiari quali quelle proposte in chiave classica da Bioshock Infinite o quelle più futuristiche ben delineate in Blade Runner 2049, che costituiscono un dettaglio strettamente estetico, ma ugualmente efficace per tutti gli appassionati. Il risultato, inevitabilmente, finisce con l’intrattenere con piacevole efficacia qualsiasi genere di videogiocatore.

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The Pedestrian è disponibile dal 29 Gennaio 2020 su PC e fin dalle sue anteprime ha raccolto pareri estremamente positivi sia da parte della critica sia da parte del pubblico. Noi di Nerdplanet non possiamo distaccarci da questa posizione, consigliando a chiunque di inoltrarsi in un’esperienza genuina e soddisfacente che difficilmente rimarrà inosservata.

Nonostante ci si potesse aspettare qualcosa di più dal finale, che in ogni caso offre uno spunto innegabilmente interessante, il portfolio di Skookum Arts ha preso vita aprendo la strada, con questa piccola gemma, a consistenti aspettative per il futuro. Fateci quindi sapere cosa ne pensate di The Pedestrian sulle nostre pagine social.

NerdPlanet consiglia...
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7.8

Gameplay

9.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

8.0/10

Trama

6.0/10

Pros

  • Ottima comunicazione tra i diversi piani
  • Puzzle innovativi e ben progettati
  • Stile indimenticabile

Cons

  • Soluzioni non sempre intuitive
  • Errori a volte troppo penalizzanti
  • Il finale risulta un po' dispersivo

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