The Elder Scrolls Online: Morrowind, la Recensione – NO SPOILER

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Alessandro Guida
Conosciuto sul web come WhereEaglesDare, l'energumeno che vi scrive è un amante e cultore dei videogames. Dedito al culto della MasterRace da tempo immemore, si diletta fra RTS, RPG - di quelli buoni - e Rocket League.

Conosciuto sul web come WhereEaglesDare, l'energumeno che vi scrive è un amante e cultore dei videogames. Dedito al culto della MasterRace da tempo immemore, si diletta fra RTS, RPG - di quelli buoni - e Rocket League.

Tempo di lettura: 10 minuti

C’era una volta Morrowind

Eccoci arrivati alla recensione di questo nuovo Capitolo di The Elder Scrolls Online. Inserendosi nella medesima timeline dei precedenti episodi narrativi, Morrowind riporta il giocatore  sull’isola di Vvardenfell, patria degli Elfi oscuri. Il titolo è stato sviluppato da Zenimax Online Studios, con la Bethesdha nei panni del publisher.

Questa ”espansione” ci permetterà di esplorare una nuova e vasta area di Tamriel, ricca di sub quest e luoghi di interesse spettacolari che faranno la gioia dei fan. The Elder Scrolls Online: Morrowind, oltre a rappresentare un forte richiamo alla tradizione, coinvolge il giocatore con una main quest davvero ben strutturata e introduce per la prima volta nella storia di questo MMORPG una nuova classe: il Warden per l’appunto, che esamineremo in dettaglio più avanti.

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A coronare l’offerta troviamo un nuova nuova Trial da 12 giocatori e il sistema di scontri PvP, denominato Battlegrounds, nel quale tre squadre composte da quattro giocatori ciascuno si scontrano in ambienti più ristretti di quelli a cui Cyrondiil ci ha abituato.

 Quel ponte per Vvardenfell

Per tutti i giocatori che nel lontano 2002 ebbero l’onore di attraversare il ponte di Seyda Neen, questo nuovo viaggio nelle terre Dunmer rappresenta un piacevole viaggio a ritroso nel tempo. Lo stesso incipit iniziale della nuova avventura è un omaggio alla tradizione di The Elder Scrolls: ci ritroviamo in una cella, a bordo di una nave. Chiunque abbia giocato le precedenti esperienze singleplayer della saga si ritroverà nella stessa usuale condizione che accomuna i vari titoli. Una cella, una fuga e l’inizio di un indimenticabile avventura: su questo semplice espediente The Elder Scrolls ha fatto scuola.

Senza svelare nulla dell’intreccio narrativo nel quale verrete coinvolti, possiamo dire che le fasi iniziali di gioco seguono quasi in modo pedissequo quelle del capitolo originale di Morrowind. In seguito ad una rocambolesca fuga, appena scesi dalla nave, l’immagine che si para dinanzi ai nostri occhi è la stessa di ben 12 anni fa: il ponte di legno e la guardia che ci indirizza all’Ufficio per identificarci, l’elfo ubriaco che esce sbraitando dalla taverna e il famoso Silt Strider, iconico mezzo di trasporto del primo Morrowind.

L’indimenticabile ingresso del villaggio di Seyda Neen.

Persino gli edifici originari sono stati ricreati in modo fedele, gli interni sono identici e anche la disposizione di molti oggetti. Insomma, sin dai primi momenti si ha la sensazione di non aver mai abbandonato quella parte di continente. Casualmente, esplorando l’Ufficio nel quale veniamo mandati durante le prime battute, ci siamo imbattuti in un easter egg che farà sicuramente sorridere chi al tempo giocò Morrowind.

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Ecco una comparazione fra il Morrowind originario e questo nuovo capitolo di TESO. Impressionante.

Naturalmente i tempi ed i luoghi sono diversi, come anche la ragione per la quale ci troviamo a Vvardenfell. Dopo la fase iniziale ci si rende subito conto che il gioco nel quale ci troviamo è un MMORPG, il quale si discosta in modo alquanto netto dalla modalità di gioco tipica del singleplayer. Durante tutta la fase iniziale verremo guidati passo passo da un pratico tutorial, mai invasivo e che ci permetterà di apprendere i comandi base del gioco. Confidiamo che in poco tempo anche i giocatori che si affacciano per la prima volta al titolo riusciranno ad ambientarsi in pochissimo tempo.

Adesso, vediamo come questa nuova espansione si è integrata con il preesistente mondo di gioco di The Elder Scrolls Online.

 Vecchie glorie e nuovi inizi

La storia principale che ci vedrà protagonisti in Morrowind prende le mosse da quello che è il cuore pulsante della società Dunmer, il Tribunal. Come molti già sapranno è il triumvirato che governa ogni aspetto della vita di migliaia di Elfi Oscuri. Per venire incontro a tutti i giocatori, Zenimax  non ha posto nessun vincolo di livello alla fruibilità del nuovo capitolo. Sia un nuovo giocatore che un utente veterano inizieranno la loro avventura allo stesso modo, sebbene la difficoltà del mondo scalerà in base al personaggio, seguendo quello che è il nuovo sistema introdotto con l’aggiornamento Tamriel Unlimited qualche mese fa.

Di conseguenza anche due giocatori di livello diverso potranno gustarsi questa espansione insieme. La difficoltà di livellerà in base alla forza complessiva del gruppo, rendendo l’esperienza piacevole per chi vuole giocare insieme con i suoi amici. Come per il titolo base, l’intera storyline potrà essere giocata come se fosse un singleplayer, senza nessun impedimento che ci comprometta il proseguimento delle quest. Essendo la natura di The Elder Scrolls Online incentrata sul multigiocatore massivo, noi sconsigliamo questo approccio solitario, ma ognuno potrà affrontare Morrowind nel modo che più riterrà oppportuno.

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Il Palazzo Reale di Vivec, in tutto il suo splendore

Come in ogni gioco di ruolo online che si rispetti anche qui sarà presente la città principale che fungerà da HUB per quasi l’intera durata dell’avventura: stiamo parlando di Vivec, l’enorme conglomerato di abitazioni e zigurat divenuto iconico nell’immaginario di The Elder Scrolls. Essendo questo capitolo ambientato svariati secoli prima degli eventi narrati dal predecessore, la città principale di Morrowind è colta durante la sua grande fase di sviluppo. Sebbene il palazzo reale di Vivec sia presente, molte delle immense torri sono ancora in costruzione e un bel pezzo della città è un vero e proprio cantiere.

Come già accennato in precedenza, non vi sarà nessuna difficoltà per i novizi nell’accedere ai contenuti di Morrowind. Una volta creato il proprio personaggio, il giocatore verrà direttamente introdotto alla storyline del nuovo capitolo, andando a sostituire quindi l’incipit del gioco base. Naturalmente sarà possibile accedere all’avventura anche con un personaggio preesistente, viaggiando in direzione dell’isola tramite il consueto teleport.

L’isola di Vvardenfell è un grande spazio giocabile privo delle discontinuità tipiche delle regioni di Tamriel, non saranno necessari caricamenti per percorrere in toto l’intera superficie della zona di gioco. Oltre alla main quest principale, che vi accompagnerà per una trentina di ore, vi saranno peculiari missioni secondarie legate a delle sottotrame che vanno a pescare direttamente dalla lore del capitolo precedente. Alcune, come quella riguardante lo Scarlet Judge, sono originali e come di consueto narrate in modo immersivo e credibile. Ed ecco che qui spunta la prima nota dolente dell’intera produzione: la localizzazione.

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Un gradito ritorno alle origini

The Elder Scrolls: Morrowind, come anche il gioco base, non presenta la lingua italiana. Ogni riga di testo è in inglese, con la maggior parte dei dialoghi doppiata, cosa non da poco per un MMORPG, dove le righe di dialogo sono davvero tante. E credeteci, sono davvero tante, persino troppe per chi non mastica bene la lingua di Albione. Una delle caratteristiche principali di The Elder Scrolls Online risiede nella cura posta sulla realizzazione narrativa, e Morrowind non fa eccezione.

La storia principale e le quest secondarie di maggior rilievo sono scritte in modo coinvolgente e rispettoso della lore, con una sintassi ricca di citazioni, modi di dire e giochi di parole difficilmente decifrabili da chi non conosce l’inglese in modo abbastanza approfondito. E questo è davvero un peccato, che rappresenta un difetto non da poco per titolo di questo calibro.

Dopo questa sinossi iniziale sull’incipit e la trama di The Elder Scrolls Morrowind, passiamo ad esaminare le novità di maggior rilievo introdotte dall’espansione.

 Il Warden: la prima classe ibrida del gioco

L’elemento più atteso di questo nuovo capitolo è senza ombra di dubbio il Warden: questa nuova classe, che punta a padroneggiare le forze della natura, costituisce una vera novità per il titolo. Oltre ad essere la prima classe in assoluto ad essere stata inserita post lancio, il Warden risulta essere sin dalle battute iniziali una classe difficile da collocare in una classificazione standard. Concettualmente si avvicina molto all’idea di un druido, con l’introduzione di un compagno animale evocabile dopo qualche ora di gioco.

Alla prova dei fatti questa nuova classe alterna due tipi di correnti magiche, quella distruttiva e quella curativa, alternativamente identificate nel ramo naturale e in quello del ghiaccio. Grazie al supporto dei Soul Keepers, nota gilda italiana di ESO, siamo riusciti a testare a fondo questo nuovo Warden, riuscendo a comprendere in modo più approfondito le meccaniche legate ad esso.

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Ecco il nostro Warden pronto alla battaglia

In base alla razza celta in fase di creazione, il Warden potrà essere impiegato sia come tank, riuscendo egregiamente nel compito tramite specifiche abilità di crowd control, e sia come healer, grazie al vasto ventaglio di skills incentrate sulla guarigione ad area. In combattimento, grazie al compagno animale potremo optare per una soluzione dalla distanza, oppure decidere di buttarci a capofitto nella mischia. Entrambe le soluzioni sembrano funzionare anche se non mancano i problemi. Avendo uno skill tree così differenziato, il rischio per questa nuova classe è di poter far tutto senza eccellere in nulla.

Sicuramente la classe verrà ritoccata con il passare del tempo: essendo la prima classe ibrida presente in gioco le possibilità di ritocco sono molto più alte rispetto ai canoni rigidi che ormai hanno identificato i possibili paths delle altre classi. Potendo cimentarsi in differenti specializzazioni, siamo sicuri che il Warden riuscirà a trovare la sua ragion d’essere all’interno dell’equilibrio di gioco. Per ora, le build disponibili che lo rendano davvero efficace sono poche e quella più apprezzata sembra essere la versione che punta tutto sulla Stamina. Vedremo con il passare del tempo come si evolverà la situazione.

 PvPvP e Trial

Il nuovo sistema di scontri diretti fra giocatori è stato denominato Battlegrounds. Tramite questa modalità avremo la possibilità di cimentarci in veloci scontri 4v4v4 contro altri giocatori. Accedere ai Battlegrounds è semplice ed intuitivo: basta interagire con la funzione di Group Finder per iniziare il matchmaking che ci collocherà in una delle tre squadre disponibili. Inizialmente abbiamo riscontrato qualche problema con questa funzione, con disconnessioni e lunghe attese.

Fortunatamente dopo poco tempo la situazione si è sbloccata e siamo riusciti a giocare con tranquillità. Diciamolo subito, entrare nei Battlegrounds non è facile. Gli avversari che si incontrano molte volte sono davvero oltre il proprio livello e questa è una mancanza del sistema di matchmaking che può influenzare la godibilità dell’esperienza.

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Dal puro punto di vista del gameplay invece, l’introduzione dei Battlegounds è quello di cui The Elder Scrolls Online necessitava da tempo. Una modalità che permettesse di eliminare i tempi morti tipici del PvP base del gioco era stata richiesta da tempo dai giocatori, e sono stati accontentati. Gli sconti in questo PvPvP sono veloci, adrenalinici e spettacolari.

Le tattiche da impiegare sono però molto diverse da quelle che si potevano usare a Cyrondill: le imboscate e i veloci raid diventati il pane quotidiano dei giocatori ora non sono più facilmente applicabili. Trovarsi subito a contatto con il nemico, costretti a muoverci in spazi meno ampi e con poco spazio di manovra, ha cambiato notevolmente il modo di intendere il PvP.

Al netto di qualche imperfezione riguardo il sistema di matchmaking, la nuova modalità PvP Battlegrounds supera l’esame, e lo fa regalando ai giocatori divertimento e competizione assicurati. Per quanto riguarda invece la nuova Trial appositamente inserita per l’endgame, denominata The Halls of Fabrication, non possiamo che esprimerci in modo positivo. Il livello di sfida e la coordinazione necessaria ai 12 giocatori per completare il raid sono notevoli. La Clockwork City è un posto insidioso da esplorare, e lo scoprirete presto a vostre spese.

 Comparto Tecnico

Tecnicamente parlando, la nuova versione di Vvardenfell è uno spettacolo per come ce la ricordavamo. I luoghi sono stati ricreati in modo davvero curato e nulla è stato lasciato al caso. Dall’imponente Red Mountain alle scogliere meridionali dell’isola, ogni luogo è ricco i fascino e mistero. Il peculiare bioma di Morrowind stuzzicherà la fantasia di moltissimi giocatori, mostrando enormi strutture fungine e strane creature difficilmente scorgibili a Tamriel.

D’altro canto permangono i medesimi problemi che affliggono il gioco base. Nonostante riesca ancora ad offrire un colpo d’occhio di tutto rispetto, il motore grafico alla base di The Elder Scrolls Online comincia a sentire il peso degli anni, ormai tre. Molte volte alcuni elementi stonano con la resa complessiva del gioco: se il sistema di illuminazione rimane tutt’ora valido, le textures e le animazioni soffrono di svariate incertezze. Ad elementi curatissimi si alternano sezioni di mappa anonime e scialbe, lasciando un po’ l’amaro in bocca.

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Come si può notare, gli scenari di gioco sono davvero suggestivi

In particolare sono le animazioni dei personaggi a non convincere, risultando legnose e innaturali in moltissimi casi. Per il resto nulla da dire, sia la resa della vegetazione che delle strutture edificate sono di alto livello, con particolari che denotano una certa cura per i dettagli. Armi e armature sono anch’esse di ottima livello, con picchi di eccellenza per quanto riguarda i set migliori. Un plauso va anche alle cavalcature, che offrono destrieri esotici davvero memorabili e artisticamente impressionanti.

Anche sul lato prestazioni The Elder Scrolls: Morrowind si comporta in modo davvero discreto. Con la nostra configurazione di prova ( CPU: Intel Core i5 3570k 4.6 GHz, GPU: AMD RX 480 8GB, RAM: 16 GB) il titolo è stato fatto girare ad Ultra raggiungendo stabilmente i 60 fps  – bloccati da software – ad una risoluzione di 1440p, mostrando qualche calo di framerate soltanto in occasione delle scene con davvero troppi giocatori a schermo.

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Alcune cavalcature sono spettacolari.

Ottima prova quindi per Morrowind, i quali settaggi grafici si prestano ad una scalabilità molto elevata, rendendo fruibile il titolo a tutti, ovviamente scendendo a qualche compromesso.

Conclusione

Ed eccoci arrivati alla resa dei conti. Che cosa ci ha lasciato questo nuovo viaggio in quel di The Elder Scrolls: Morrowind?

Bene, per un giocatore che ha vissuto il primo Morrowind, questo ritorno a Vvardenfell rappresenterà sicuramente un esperienza molto più suggestiva se paragonato all’impatto iniziale che potrà avere sui nuovi giocatori. Rivivere luoghi e situazioni affrontate un decennio prima fa sicuramente il suo effetto. Per il resto, questa espansione offre egli spunti interessanti per quanto riguarda l’introduzione della nuova classe e del PvP.

Tutte aggiunte piacevoli e necessarie, che però non influiscono in modo incisivo sul gioco come ci si aspetta da una vera e propria espansione. I contenuti introdotti sono di buona qualità ma a nostro avviso bisognava osare di più. Conclusa la main quest rimane davvero poco da fare in quel di Vvardenfell, escludendo le attività secondarie che troviamo già sparse per tutta Tamriel.

La maggior parte dei suoi difetti Morrowind li eredita dal gioco base, non riuscendo quindi a lasciare un segno tangibile in quella che è l’esperienza originaria del titolo. Sono state aggiunti elementi importanti, ma poco in realtà è cambiato. Rimane tuttavia un contenuto imperdibile per gli amanti del gioco, che troveranno in questa nuova espansione centinaia di ore di gioco fra il PvP e la ricerca della build perfetta per il proprio alter ego.

In conclusione possiamo affermare che chi ha amato il gioco base apprezzerà senza ombra di dubbio i contenuti offerti da Morrowind. La storia principale è degna di essere giocata, proponendo una trama avvincente e significativa dal punto di vista della lore. Anche chi si affaccia per la prima volta al titolo avrà modo di vivere una bellissima esperienza, che ripropone, per quanto possibile in una questa veste multigiocatore, la magia offerta dalla serie di The Elder Scrolls. Per chi invece non ha apprezzato la deriva MMO della saga, non troverà nessun nuovo spunto per tornare a giocare. I pregi e difetti di Elder Scrolls Online sono ancora tutti li.

The Elder Scrolls Online: Morrowind è disponibile per PC, Playstation 4 e Xbox One al prezzo di 39,99€ in caso di solo Upgrade dalla versione base. Il pack comprendente invece gioco base più espansione è disponibile al costo di 59,99€ o 79,99€ per la Digital Deluxe Edition.

The Elder Scrolls: Morrowind

7.4

Storia

8.0/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

7.0/10

PvP

8.0/10

Endgame

7.0/10

Pros

  • Vvardenfell in tutto il suo splendore
  • Main Quest ben strutturata
  • Il Warden è una classe versatile e particolare
  • Il PvP introdotto è una ventata di aria fresca...

Cons

  • Ancora nessuna traccia della lingua italiana
  • Il motore grafico per quanto buono comincia a perdere lo smalto
  • I contenuti sono buoni, ma pochi
  • ...anche se soffre di alcuni problemi di bilanciamento

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