RiME, la recensione – NO SPOILER

Recensioni
Lorenzo Prattico
Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Tempo di lettura: 6 minuti

Chiarezza, dall’inizio: RiME è ciò che avrebbe creato Neruda se invece che con la penna avesse scritto in C++. Il resto è storia.

2013: viviamo negli anni della Grande Nostalgia, videogiocatori da tutto il mondo rimpiangono i vari Ico, Zelda e Monkey’s Island, giochi fatti con la materia dei sogni in un mondo anonimo con i 60 fps fissi al posto cuore.

Arriva Journey per metterci una pezza, la Telltale avverte la tendenza e cominciano a fioccare alcune delle avventure grafiche più belle degli ultimi anni, Fumito Ueda con il suo The Last Guardian sta facendo più ritardi di Trenitalia, la Nintendo è in piena crisi WiiU: qualcuno deve fare qualcosa.

Agosto 2013, Gamescom di Colonia: all’evento videoludico più importante in terra crucca, la Sony allestisce una sezione Indie. I Tequila Works, che un anno prima avevano sviluppato ”Deadlight” per la concorrenza Microsoft, presentano un’avventura a enigmi in terza persona, stile cel-shading, esclusiva Sony.

Il gioco sembrava unire Ico, Zelda: The Wind Waker. Myst e Journey, creando un eco di ricordi sovrapposti che paradossalmente lo rendevano a sua volta unico, con un fattore #LacrimeNapoletane che traspariva da ogni pixel.

Un mese fa, Redazione Nerdplanet:

Fuori fa un caldo micidiale e l’intera redazione pensa alle vacanze digitando su una tastiera: le spiagge e il mare azzurro sono lontane chilometri e c’è un nuovo gioco da provare.

Alessandro, il capo redattore della sezione videogiochi, scopre che quegli impertinenti di Tequila Works (che un anno prima si sono distaccati da mamma Sony e hanno riacquistato i diritti dell’ IP, rendendolo multipiattaforma), sono pronti per presentare al mondo il loro gioco, il frutto di quel progetto presentato nel 2013, quel ”Echoes of Siren” ora diventato ”RiME”.

La spiaggia avrebbe dovuto aspettare.

L’estate nello schermo

Da cinque stelle TripAdvisor

La direzione artistica di RiME sarà il primo dettaglio a farvi esclamare ”UAO”.

Ispirata ai dipinti impressionistici di Joaquín Sorolla, vi sentirete avvolti da un’ambiente vivo, un abbraccio a trecentosessanta gradi di un ecosistema dove voi più che protagonista siete spettatore e complice.

RiME inizia con un naufragio (Ico confirmed): un lasciarsi andare, boccheggiando su una spiaggia sconosciuta, mani sulle ginocchia e un granchio che ci guarda curioso. I gabbiani brillano di bianco come stelle vive in cielo, il comparto sonoro a occhi chiusi non ci farebbe distinguere una spiaggia di Zante dal nostro divano.

I giocatori che chiedono un tutorial vengono presi per mano e accompagnati delicatamente all’uscita. Si parte.

Cominciamo a muoverci per l’Isola incontrando un’enigma dopo l’altro, cercando di scoprire cosa ci sia successo.”Ci sia” a noi giocatori, perché il protagonista si muove da solo, noi lo stiamo solo accompagnando. Non si prende neanche la briga di presentarsi, anche lui ha dei misteri che non ci sta, forse non vuole, svelarci.

Ogni tanto canticchia, si distrae, non c’è tasto per costringerlo a correre: sembra davvero di stare in compagnia di Ico cresciuto, ma solo di poco.

Il ciclo giorno notte è perfettamente naturale e continuo, regalando l’emozione di vivere una vacanza per gli occhi in prima persona, vera, a volta perfino cruda…si, non abbiamo resistito e l’abbiamo provato anche con il VR. Così, anche se non lo supporta, solo per innamorarci un po’ di più.

Myst senza l’ansia di Myst…o forse si

Poesia in movimento

RiME è un’adventure senza nessuna, nessuna, componente action. Unico protagonista del gioco sono gli enigmi da risolvere e sono forse loro l’unica caratteristica che può far storcere il naso: sempre caratteristici, sono però a volte davvero puerili, Ueda non approverebbe. però…però non ci importa.

Muoversi tra gli enigmi, a volte colossali, regala emozioni uniche e i ragazzi di TequilaWorks hanno introdotto chicche straordinarie: alcuni enigmi andranno risolti in specifici momenti della giornata, altri avranno bisogno di interazioni specifiche, ad esempio la ”componente voce”.

Non solo: l’urlo del protagonista avrà un’ampiezza e un’intensità specifica, che influirà sulla risoluzione dell’enigma, costringendoci a calcolare la distanza di ogni schiamazzo.

Ma se pensate che il gioco si riduca a saltellare tra un indovinello scemo e l’altro…Vi ricordate la copertina di The Talos Principle? un robot che accarezza un gatto. Ecco, in quel gioco eravamo un robot che doveva venire a capo di rompi capo sempre più complessi, in RiMe…siamo il gatto. Il personaggio è poco più di un bambino, fragile, delicato, quasi effimero: la fauna è pericolosa, le scogliere ripide, l’ambiente che ci circonda può essere fonte di meraviglia o terrore, ed è proprio questo concetto binomiale la venatura caratterizzante del gioco.

Mentre la prima parte fa approcciare al gioco con la serenità di un bambino alla scoperta di una terra meravigliosa, la seconda si tinge di tonalità più scure, come se Sorolla avesse finito i colori accesi sulla sua tavolozza e avesse cominciato a dipingere con ciò che gli rimaneva: rabbia, dolore, paura.

Crescere in fretta

Gli adulti vedono solo un cappello, solo uno screenshot

Ed è forse questo che stupisce di RiME: la maturità dietro al cel-shading.

Per tutto il gioco saremo accompagnati da una volpe, persi nel ”Piccolo Principe“, una narrativa morbida come il sogno di un bambino. Potremo esplorare l’isola in lungo e in largo arrampicandoci, destreggiandoci tra creature ostili e misteri, esplorando mare e terra.

I collezionabili ci racconteranno una lore che sembra essere quasi marginale, una storia sfumata alla Myazaki, che interessa solo a chi ha la voglia e l’impegno di immergerci…e invece no. La volpe al nostro fianco e lì, lontano all’orizzonte, una figura rossa, per tutto il gioco, incappucciata, ci guarda.

Che poi assomiglia davvero al personaggio di Journey…però senza scopiazzamenti alla Abzu

Dalla seconda parte del gioco la lore diventa trama e comincia a prendere a schiaffi in faccia, forti, fino al colpo di scena finale, capace di ribaltare tutte le convinzioni che ci eravamo costruiti fino a quel momento.

Non vogliamo rovinarvi nulla, ma i colpi allo stomaco e le lacrime si faranno sentire, portandoci a un finale che assomiglierà a un tuffo dalla scogliera, gli scogli sotto, il mare in tempesta.

Brividi

Magia, Fantasia

C’era una moda stupida tra le signorine dell’ottocento: nelle lettere agli innamorati andavano cerchiate e sottolineate le lacrime versate sul foglio mentre si scriveva la missiva. È qualcosa di veramente scemo, probabilmente quelle ragazze oggi ascolterebbe il pop scarso che passa la radio spammando cuoricini su Instagram, MA, MA…oggi, recensendo, ci siamo sentiti come loro.

Avremmo voluto sottolineare ogni errore grammaticale scrivendo ”qui abbiamo avuto un brivido”, ”qui ci siamo commossi”, ma preferiamo non farlo. Fatelo voi, ipnotizzati da un design unico e da una colonna sonora d’eccezione e fateci sapere.

Si, gira a 60 fps su Playstation 4 Pro e sui PC di alta fascia, per il resto è sopra ai 30 su ogni piattaforma…ma cosa vi importa?

Questo gioco è tutto tranne che numeri, un voto su una scala da uno a dieci è un controsenso. Ci proviamo per voi, ma non vi fidate: lo finirete in sei ore, sette se come noi vi perdete un po’ a godervi il panorama.

Giocate questo gioco, emozionatevi.

RiME

9.2

Narrazione

9.5/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

10.0/10

Musiche

9.5/10

Poesia

10.0/10

Pros

  • Un comparto grafico che parla dritto al cuore
  • Una colonna sonora che emoziona a ritmo con l'avventura
  • E' il gioco da far provare a chi ancora crede che i videogiochi siano ''solo videogiochi''

Cons

  • Enigmi a volte un po' banali

Altri articoli in Recensioni

Pokémon Spada e Scudo: La Landa Corona, Recensione

Giuseppe Licciardi29 Ottobre 2020

The Signifier Recensione, viaggio al centro del subconscio

Camilla Colombo19 Ottobre 2020

Remothered Broken Porcelain Recensione, un inciampo di troppo

Giuseppe Licciardi19 Ottobre 2020

Crash Bandicoot 4: It’s About Time Recensione, nostalgia canaglia

Andy Bercaru1 Ottobre 2020

Mafia Definitive Edition Recensione, back to Lost Heaven

Andy Bercaru30 Settembre 2020

NBA 2K21 Recensione: aspettando la next gen

Mario Mancuso26 Settembre 2020