Resident Evil 2 Remake – Non una semplice prova

Anteprime
Marco Pasqualini
Nato nel 1982 Marco è un ragazzo di città che ama la campagna più del multiplayer, pratica la monogamia su console, ne ama una alla volta anche se spesso si concede qualche scappatella su PC.

Nato nel 1982 Marco è un ragazzo di città che ama la campagna più del multiplayer, pratica la monogamia su console, ne ama una alla volta anche se spesso si concede qualche scappatella su PC.

Tempo di lettura: 4 minuti

Provare Resident Evil 2 Remake non è stato assolutamente semplice: nello stand Sony dedicato erano soltanto sei le postazioni per provarlo, motivo per il quale si sono formate lunghe code che hanno scoraggiato molti visitatori. Non i nostri due inviati, i quali sono riusciti in extremis (ultimo turno disponibile) ad impugnare il pad Ps4 e ritornare a vestire l’uniforme sudicia di sangue e paura di Leon Scott Kennedy.  A provarlo c’ero io, Marco, veterano ultraventennale della serie, colpito al cuore dal senso di deja-vu ad ogni singolo passo all’interno della stazione di polizia di Raccoon City. Scrivere di questa demo, già vista in video e sviscerata fotogramma per fotogramma dai fan sin dalla sua release, potrebbe rivelarsi qualcosa di già letto e riletto ma è giusto fare un tentativo.

Cosa può aver reso memorabile provare una demo che non aveva nulla di nuovo da mostrare? Come scritto sopra, il deja-vu: Resident Evil 2 Remake è come tornare dentro la propria classe delle elementari, vedere i piccoli banchi (dove ora staresti scomodissimo) e provare imbarazzo e divertirsi per non riuscire a risolvere quella divisione con il dividendo scritta alla lavagna.

Partendo dal presupposto che il remake del primo episodio fosse alla fin fine il riciclo di un titolo del Gamecube che ha avuto il merito di accontentare i fan che non avevano potuto giocarci, RE2 Remake ha la straordinaria dote di farci sentire sia a casa sia completamente spiazzati.

Pad alla mano, nonostante il gioco si rifaccia vistosamente (come ben sappiamo) all’ approccio della telecamera alle spalle dei capitoli 4,5 e 6, il fatto di pescare il menu e il motore grafico del settimo episodio e catapultarlo indietro nel tempo, rende strabiliante questa fugace esperienza di gioco che è effettivamente un puro survival soprattutto a livello di ansia e pathos che riesce a trasmettere. Perfino il quarto, apprezzatissimo episodio, in nessun punto della storia, non ha mai offerto le stesse sensazioni di questa semplice demo, ovviamente aiutata dalla splendida resa grafica e dell’illuminazione del RE Engine.

Ci si muove a fatica in questo ambiente così familiare e lugubre, Leon corre in maniera naturale con questa andatura blanda che abbiamo notato essere quasi affaticata nel passo, trasmettendo l’idea che se qualcosa di veloce ci inseguisse probabilmente non riusciremmo a seminarla. Sinceramente non si capisce se sia un’effetto voluto oppure un semplice risultato che unisce il visivo all’uditivo del respiro affannoso e nervoso di Leon, il quale gli conferisce un senso di vulnerabilità palese nonostante sia armato.

A questo proposito il feeling con la pistola è stato molto altalenante: le munizioni di certo non mancavano, ma i colpi, anche se ben assestati, non sembravano essere sempre egualmente efficaci ma di differire da zombie a zombie. Almeno questa era la sensazione che quasi ricordava quando nell’originale ci si illudeva della propria precisione a causa dei limiti tecnici dell’epoca che alla fin fine creavano una piccola dose di ansia ad ogni singolo colpo sparato e o sprecato.

Per il resto descrivere le scene è quasi inutile visto e considerato che sono già di dominio pubblico, ma giusto soffermarci e sottolineare quanto Capcom sia astuta in fatto di demo; già con il teaser del settimo episodio era riuscita a creare hype e mistero (per non dimenticare il dito del manichino) scopiazzando il PT Konami, in questo caso invece facendolo in casa è riuscita a scombussolare tutti i fan per essersi accorti che quello che volevano per il futuro della serie fosse in realtà qualcosa che avevano già provato, solamente più condensato. Ben lungi dall’affermare che RE7 non sia stato un successo e di essere stato assolutamente coraggioso nel cambio di stile di gioco, ma questo remake ha una cosa che mancava sin dal terzo episodio: ogni stanza, ogni corridoio e ogni vicolo dei primi tre capitoli avevano una propria anima e identità ed è quello che abbiamo notato per la prima volta in un gioco della serie next-gen. Ci avevano provato gli spin-off Umbrella Chronicles e Operation Racoon City ma impallidiscono di fronte alle sensazioni che ci ha trasmesso questa demo di 15 minuti nonostante le cose da fare fossero poche e guidate, e infine lo spara spara fosse più o meno sempre quello da anni.

Impossibile non riporre fiducia verso questo prodotto che probabilmente sarà il più bell’episodio della saga anche se dispiace sotto sotto accorgersi che per ottenere uno standard elevato ci si debba dedicare ad un soggetto non originale.

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