Remnant From the Ashes Recensione, un soulslike con anima da shooter

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tempo di lettura: 6 minuti

Spesso e volentieri, durante il nostro ciclo vitale, tendiamo ad fare sbagli che moltissime volte ci fanno rendere conto di quanto la nostra visione panoramica sia ridotta. L’istinto umano, tantissime volte cerca di ingannare il sentimento, spingendoci ad assumere una valutazione affrettata delle cose. Giudicare un libro dalla copertina è ormai una prassi per la società in quale viviamo, ed tutti almeno una volta nella vita siamo caduti in questo tranello abbastanza imbarazzante. Le prime apparenze riusciranno sempre ad ingannare la dura verità, nascondendo la vera natura di un determinato individuo. Stesso principio (così come molti altri), può essere tranquillamente applicato al mondo videoludico, che spesso e volentieri si plasma intorno ai ragionamenti umani più diffusi. Durante questa appena passata estate, anche la nostra redazione è caduta nel tranello sopramenzionato, sottovalutando un’opera che si è dimostrata a dir poco una sorpresa. Il titolo in questione sarebbe l’ultima fatica dei Gunfire Games, ovvero il curioso Remnant: From the Ashes.

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Il team di sviluppo dietro questo curioso progetto l’abbiamo già visto all’opera durante lo scorso anno, quando dopo svariati anni, hanno deciso di portarci sui nostri schermi il tanto atteso Darksiders 3. Forse proprio il lavoro svolto dietro questo progetto, ha spinto molti di noi a non dare tantissima fiduccia al team in questione, pur sapendo le sue potenzialità nel creare esperienze divertenti. Infatti, il terzo capitolo di Darksiders era tutt’altro che un disastro ludico. Tuttavia, la poca dimestichezza con certi aspetti tecnici (e non solo), hanno rilegato il titolo il lavoro dei Gunfire ad un gradino solamente sufficiente per l’industria. Tuttavia, sottovalutare un team promettente, spesso e volentieri procura delle bellissime sorprese quanto meno lo si aspetta.

Remnant: From the Ashes è praticamente tutto quello che Darksiders 3 non riesce, offrendo un prodotto ludico molto valido. Proprio questo progetto riesce a far vedere l’intero potenziale del team Texano. Ma anche con tutte queste buone premesse da noi elencate, sarà riuscito questo prodotto ad entrare nelle top di quest’annata ludica? Andiamo a scoprirlo nelle prossime righe della nostra recensione!

YOU’RE THE LAST REMNANT OF HUMANITY!

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Così come la precedente opera dei Gunfire, anche questo Remnant sembra prendere a piene mani da uno dei generi più blasonati di quest’ultimi anni, ovvero il Souls-like. Tuttavia, le peculiarità che il team di sviluppo ha cercato di aggiungere per differenziare l’opera dalla massa più famosa, hanno saputo dare vita ad un prodotto quasi unico. Già in passato vi abbiamo fatto notare che, il miscuglio troppo forzato di generi, spesso e volentieri crea disastri. Ma i creatori del gioco sembrano aver tenuto a mente questo dettaglio, così da non esagerare con l’ibridismo del prodotto. Ma cerchiamo di partire con ordine, spiegando un po’ l’universo e la narrativa di questo Remnant: From the Ashes. Come ogni soulslike che si rispetti, anche la narrativa dell’opera Gunfire cercherà di prendere rotte molto incentrate sulla componente folkloristica del mondo. Infatti la trama di base risulterà a primo impatto molto lineare e per niente originale.

Stando a quanto raccontato dalle scene cinematiche iniziali, il gioco prenderà vita in un mondo distrutto da una piaga “vegetale”. Quest’epidemia tenderebbe a trasformare l’intera umanità in deformi ibridi a metà tra piante e umani. Il nostro eroe sarà uno dei ultimi barlumi dell’umanità, avendo l’obbiettivo di trovare riportare alla normalità il mondo circostante e capire quale sia la vera ragione dietro questa letale piaga. Durante la nostra avventura scopriremmo sempre più dettagli su quanto successo al mondo di gioco, senza però ritrovarci in una trama narrata a dovere. Infatti, uno degli aspetti più deboli di questo prodotto, sicuramente potrebbe venire rilegato alla sua narrazione generale. La storia non tenderà a prendere pieghe interessanti, rimanendo solo una mera scusa per spingervi ad esplorare nuovi dungeon. Anche la lore generale rimane abbastanza risicata, non rivelando particolarità degne di nota che potrebbero spingervi a leggere od ad ispezionare ogni singolo elemento del gioco.

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Ma anche con un comparti narrativo pressochè deboluccio, Remnant sa farsi perdonare grazie al suo gameplay ibrido degno di nota. Il gioco si presenterà come un Third Person Shooter, con elementi presi dai soulslike (come punti di riposo e difficoltà elevata) e anche da molti looting game come Diablo e The Division 2. Proprio questo miscuglio di elementi riescono a tenere l’esperienza sempre fresca, spingendovi ad affrontare anche le sezioni più tediose del gioco, finchè non troverete la vittoria. Diciamocelo chiaro, Remnant è un gioco difficile anche per un veterano dei soulslike. Anche noi stessi, che durante la nostra carriera abbiamo platinato e speso ore ed ore sulle varie saghe dei FromSoftware (ed anche altri prodotti simili) possiamo affermare di averci trovato con le ossa spezzate più di una volta. Infatti l’esperienza dei Gunfire sarà molto punitiva, spingendovi spesso e volentieri ad affidarvi ad un compagno di squadra per affrontare certi boss.

Per equilibrare questo senso di “impotenza” generale, il gioco darà la possibilità ai giocatori di crearsi “classi” uniche senza cadere troppo nella componente forzata degli RPG tipici. Infatti le statistiche vi aiuteranno, ma nello stesso tempo non saranno così OP da rompere il gioco (a livelli alti). Anche il sistema dei mod applicabili alle varie armi, vi darà la possibilità di affrontare situazioni a dir poco tediose, rendendovi in certe situazioni dei piccoli cari armati (ma pur sempre vulnerabili se si sottovaluterà la situazione). A differenza dei soulslike classici, la morte non verrà punita più di tanto, lasciandovi sia con le risorse che con i punti esperienza intatti. Anche la posizione dei checkpoint l’abbiamo trovata buona, anche se, certe sezioni di moltissimi dungeon vi faranno ripartire da punti molto lontani.

Quasi tutti i nemici (esclusi i boss), saranno fragili e cadranno in 2/3 colpi, tuttavia questa fragilità verrà compensata dalla natura di “ganker” del gioco, che vi farà circondare da decine e decine di mob in grado farvi la pelle in pochissimi secondi. All’inizio, questa meccanica ci sembrava molto ingiusta, facendoci stare fermi per ore in diversi punti. Tuttavia, una volta capita la tattica del “crowd control”, il tutto risulterà una passeggiata. Anche moltissimi boss, vista la natura limitata del loro parco mosse (molti useranno armi melee), tenderanno a spawnare una marea di mob, spingendo ancora di più il giocatore a gestire un branco di nemici. Questa dinamica inoltre fa capire che il gioco tende di spingervi a cooperare con qualcuno online, così da semplificare le battaglie più ardue. Proprio queste dinamiche rendono il titolo molto divertente ed assuefacente, regalando nel complesso un’esperienza unica e non da sottovalutare!

TECNICAMENTE PARLANDO

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Dal punto di vista tecnico e grafico, l’opera Gunfire riesce sicuramente toccare la sufficienza, pur rimanendo nella mediocrità di molti opere simili. L’Unreal Engine sembra ancora fare il suo dovere anche dopo tutti questi anni, tuttavia, i creatori del gioco non sembra essersi sprecati ad creare chissà cosa di unico (a livello grafico). La versione da noi provata è stata quella per Playstation 4 Pro, dove il gioco girava ad una risoluzione nativa di 1080p, con un framerate bloccato a 30. Per un gioco di questa tipologia, il framerate risulta molto importante, e vista la “povertà” grafica del titolo ci saremmo aspettate un comparto tecnico più “nitido” ed ottimizzato.

Anche l’art design non spiccherà mai per chissà quale originalità, ricordando moltissimo l’ultima opera dei Gunfire (ovvero Darksiders 3). Infatti moltissimi ambienti saranno ispirati ad paesaggi già visti in Darksiders 3, con intere città vuote e distrutte dall’apocalisse. Tuttavia, va detto che verso metà gioco, l’opera inizia a diversificare le ambientazioni, rendendo il tutto più ricco per il comparto visivo.

Il comparto audio invece ci è sembrato buono, proponendo un ottimo numero di variazione sonore (o melodie) che sapranno creare sentimenti diversi durante le varie sezioni del gioco. Il crescendo dei tamburi durante certe bossfight, o la calma dei suoni ambientali che ci calmeranno durante le sezione dentro la HUB centrale, sono solo alcuni degli esempi che ci vengono in mente. L’unica pecca di questo comparto, si nasconderebbe dietro il doppiaggio abbastanza superlativo (per quanto interamente in italiano).

A livello di controlli invece, il gioco funziona senza particolari problematiche, rendendo l’esperienza molto fluida. Qualche tasto vi farà tirare giù qualche santo, visto che tenderà ad essere assegnato ad 2 azioni distinte (come il melee ed lo tasto di sparo). Tuttavia, lo schema generale dei controlli vi farà sentire a vostro aggio già dopo le primissime ore di gioco.

IN CONCLUSIONE

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Remnant: From the Ashes ad un primissimo impatto potrebbe sembrare uno dei tanti giochi budget senza identità. Un prodotto che, di base, in mezzo ai titoloni in uscita, non  riuscirebbe a starci in piedi. Tuttavia, visto il prezzo più che conveniente ed il gameplay a dir poco divertente, l’opera dei Gunfire Games non è sicuramente da sottovalutare. Se state cercando una giusta alternativa ai soulslike classici, o semplicemente un’esperienza coop diversa dal solito, questo titolo potrebbe fare tranquillamente al caso vostro. Non aspettatevi un capolavoro, ma semplicemente un’esperienza degna del prezzo pagato!

NerdPlanet consiglia...
Volete provare anche l’altra opera dei Gunfire Games? Cliccate qui!

Remnant: From the Ashes

7.7

Trama

6.5/10

Gameplay

8.5/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

9.0/10

Pros

  • Meccaniche di gameplay molto solide
  • Ottima longevità e rigiocabilità
  • In Coop è una vera droga
  • La varietà di nemici presenti è ottima
  • Qualità/Prezzo eccellente

Cons

  • La difficoltà eccessiva potrebbe scoraggiare molti giocatori
  • Storia molto superficiale e blanda
  • Loot Drop non del tutto soddisfacente
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Io mi ci sto divertendo un casino! In compagnia di amici poi, è bellissimo!

Giuseppe Licciardi
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Secondo me è proprio quella l’anima del gioco!

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