The Sinking City Recensione, il mito di Chtulhu torna alla vita?

Recensioni
Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Tempo di lettura: 7 minuti

Se c’è un autore che ha influenzato pesantemente l’immaginario collettivo, quando si parla di opere horror di qualsiasi tipo, questo è sicuramente H.P.Lovecraft. Lo scrittore di Providence, vissuto nei primi anni del ‘900, infatti, ha contribuito forse più di chiunque altro alla creazione e allo sviluppo dei racconti dell’orrore grazie a quella che è la sua creazione più geniale ed affascinante: il mito di Cthulhu.

Attraverso i suoi racconti dalla natura spesso criptica e onirica, Lovecraft ha saputo delineare una mitologia complessa e ricchissima di dettagli, dotata di un incredibile pantheon di mostruose divinità che gestiscono il progredire dell’universo, nascoste in dimensioni parallele o, più semplicemente, sul fondo dell’oceano, in attesa di essere risvegliate. Si tratta di creature talmente potenti e spaventose da poter uccidere o condurre alla completa follia chiunque osi solo guardarle date le loro sembianze incomprensibili per la mente umana.

Dai lavori dello scrittore statunitense, come è facile immaginare, sono state tratte numerosissime opere letterarie, fumettistiche e anche ludiche come il celeberrimo gioco da tavolo Arkham Horror o, perché no, i vari videogiochi che portano il nome “Call of Cthulhu” in copertina che, però, non sempre sono riusciti a catturare lo spirito delle opere lovecraftiane che, a dire il vero, possono essere parecchio difficili da trasporre a schermo.

Quello di cui vi andiamo a parlare oggi, The Sinking City, è un titolo investigativo/action in terza persona partorito dalle menti di Frogwares, software house già nota per l’ottimo lavoro svolto sui giochi dedicati a Sherlock Holmes, che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico grazie ad un trailer visivamente splendido rilasciato qualche tempo fa oltre, ovviamente, alla sua intrigante ambientazione. Sarà riuscito a convincerci a pieno? Scopritelo con noi nella nostra recensione!

CTHULHU R’LYEH WGAH’NAGL FHTAGN

Iniziamo a parlare di uno degli aspetti sicuramente più riusciti dell’intera produzione: la trama. Essendo un titolo dalla forte impronta investigativa, per The Sinking City l’impianto narrativo assume un’importanza vitale e, almeno sotto questo punto di vista, possiamo dirvi che il lavoro degli sviluppatori è di buona fattura.

Nel corso dell’avventura impersoneremo il detective privato Charles Reed, un uomo profondamente tormentato da terribili visioni notturne che lo stanno portando sull’orlo della follia. Reed scopre ben presto che l’origine dell’incubo potrebbe essere localizzata nella cittadina di Oakmont, un conglomerato urbano ora devastato dal cataclisma più tremendo della sua storia: l’Inondazione.

Oakmont, infatti, è stata flagellata per giorni, settimane, mesi da piogge torrenziali che hanno innalzato il livello dell’acqua, hanno distrutto l’economia del paese e hanno scatenato fenomeni di isteria collettiva tra i cittadini. Non è tutto. Alla violenta frenesia che sembra imperversare tra gli abitanti del posto va aggiunta anche la comparsa di strane e fameliche creature dall’origine sconosciuta che attaccano a vista i passanti e che pare stiano tramando qualcosa nell’ombra.

Il nostro detective, a questo punto, deve fare sfoggio di tutte le proprie abilità deduttive e investigative per trovare una risposta agli interrogativi che aleggiano attorno alla città di Oakmont mentre cerca di scoprire il motivo del proprio tormento. Non aggiungiamo altro per non rovinarvi il gusto della scoperta ma possiamo dirvi sin da subito che The Sinking City rappresenta un intrigante viaggio introspettivo nella mente umana, la storia di un uomo alle prese con una minaccia strisciante e nascosta ma palpabile e assolutamente implacabile.

Gli amanti delle opere di H.P.Lovecraft o, comunque, dei thriller investigativi a tinte horror, troveranno pane per i propri denti grazie ai dialoghi di approfondimento, agli articoli di giornale e ai collezionabili vari che delineeranno un mondo di gioco coerente, credibile e piuttosto affascinante.

Perciò, sì, la narrativa di The Sinking City funziona abbastanza bene, attinge a piene mani dalla mitologia lovecraftiana e si lascia seguire con piacere dall’inizio alla fine ma… che dire di tutto il resto? Come si comporta sotto il punto di vista del gameplay e sotto il profilo tecnico? Beh, è qui, purtroppo, che arrivano le note dolenti.

NON E’ MORTO CIO’ CHE IN ETERNO PUO’ ATTENDERE

Partiamo dalla struttura ludica imbastita dai ragazzi di Frogwares. Già dalle prime battute si può comprendere come The Sinking City sia impostato come un gioco di avventura ed investigazione in terza persona in cui muovere il nostro protagonista tra le strade decadenti di Oakmont, la città flagellata dall’Inondazione. Per far luce sul mistero che permea ogni centimetro del luogo, dovremo fare affidamento sulle nostre doti deduttive, incontrando nuovi personaggi, dialogando con essi e raccogliendo indizi che potrebbero portare alla risoluzione delle varie quest che andremo ad affrontare.

Il titolo di Frogwares, infatti, data la sua natura open world, ci da la libertà di esplorare a nostro piacimento Oakmont prendendoci tutto il tempo necessario per interrogare i testimoni e per scandagliare a fondo ogni anfratto e vicolo che compone la mappa di gioco. Quest’ultima è relativamente grande e ricca di luoghi di interesse come la sede del giornale locale, il porto, il bar e tanto altro ancora e gode di un design che rispecchia fedelmente alcuni stilemi classici dei componimenti lovecraftiani.

C’è da dire, però, che nonostante sia stato fatto un lavoro di caratterizzazione tutto sommato buono della location in cui si svolge l’azione, Oakmont non è stata resa abbastanza “viva” da immergere completamente il giocatore nell’atmosfera di disperazione che dovrebbe aleggiare su una città investita da un cataclisma di quella portata.

Gli NPC sono tutti piuttosto immobili, la routine dei vari personaggi risulta troppo spesso simile a sé stessa e la realizzazione tecnica mediocre non aiuta a creare la sensazione di trovarsi sul posto. Ma di questo parleremo in seguito. Tornando sul gameplay vero e proprio, una volta accettata una missione, dovremo recarci nei vari luoghi indicati, in modo da iniziare a raccogliere indizi e prove che ci porteranno alla conclusione del caso.

Per farlo, potremo fare affidamento su una serie di strumenti che dovremo imparare a padroneggiare velocemente per semplificarci la vita. Avremo a disposizione, ad esempio, una macchina fotografica con cui scattare foto alle prove; il nostro Occhio della Mente con cui ripercorrere gli avvenimenti intercorsi nella location oggetto della nostra investigazione; il Palazzo Mentale, un menu interattivo in cui è possibile ordinare gli indizi e formulare deduzioni e il sistema di dialoghi multipli che sbloccherà percorsi alternativi e indicazioni utili per completare le nostre indagini.

Va detto che il lato investigativo di The Sinking City, dettagliato e complesso, è una delle (poche) parti del gameplay che funzionano piuttosto bene seppur esente da un tutorial, per quanto basilare, che, invero, avremmo apprezzato parecchio. A questo, però, vanno aggiunte le parti action che sono quanto di più agghiacciante si possa trovare in un videogioco moderno, indipendentemente dal budget a disposizione. Le fasi di shooting di The Sinking City, semplicemente, non funzionano e sono quanto di più semplicistico e macchinoso abbiamo potuto vedere negli ultimi tempi.

Per quanto la scarsità di munizioni, medikit e risorse varie dovrebbero rappresentare la vera problematica nell’affrontare gli scontri con i nemici, è la totale imprecisione della mira a rendere le sparatorie un vero e proprio incubo ad occhi aperti, soprattutto considerando l’esigua quantità di colpi a nostra disposizione e la mobilità praticamente nulla del protagonista. Presente anche un sistema di abilità gestito tramite il più classico degli skill-tree diviso in tre rami che, tramite la spesa dei punti esperienza guadagnati completando gli obiettivi e salendo di livello, sbloccheranno benefici in combattimento o nelle fasi di investigazione.

TECNICAMENTE PARLANDO

Il comparto tecnico è forse l’aspetto più debole dell’intera produzione. Se, come dicevamo, Frogwares ha fatto un buon lavoro sotto il punto di vista artistico, probabilmente non c’è stato l’impegno necessario in fase di ottimizzazione e, allo stato attuale, The Sinking City soffre di grosse lacune, soprattutto in termini di frame-rate.

Da un lato abbiamo una Oakmont credibile e ricca di dettagli che rimandano a chiare ispirazioni lovecraftiane, dall’altro abbiamo una modellazione poligonale approssimativa di protagonisti, comprimari e nemici, mossi da alcune delle animazioni più legnose di cui abbiamo memoria nel breve periodo. Credeteci quando vi diciamo che in alcune occasioni abbiamo dovuto impegnarci davvero per progredire nel gioco a causa di un frame-rate ballerino e sinceramente fastidioso.

Buono, invece, il lavoro svolto sul doppiaggio in inglese, sempre recitato piuttosto bene e adatto alle varie situazioni, così come la soundtrack e il campionamento dei suoni. Ultima nota a margine per la longevità che si attesta sulle 30 ore per completare la storia principale ma che può crescere parecchio se si decide di portare a termine anche le quest secondarie e gli altri incarichi.

CONCLUSIONE

Per concludere, The Sinking City è un gioco dotato di una trama piuttosto interessante, basato sulle opere di uno degli autori più amati e venerati della storia ma che viene fortemente piagato da una componente tecnica arretrata e piena di problemi e da una struttura ludica povera e vecchia di un paio di generazioni. Le idee ci sono, la realizzazione molto meno ed è per questo che possiamo consigliarlo solo ai fan sfegatati dei racconti di H.P.Lovecraft o comunque a chi cerca un titolo di investigazione ed è pronto a soprassedere sulle grosse problematiche tecniche. Questa volta Cthulhu deve rimanere a dormire. Un vero peccato.

0.00
6

Trama

7.0/10

Gameplay

5.5/10

Grafica

5.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.5/10

Pros

  • Trama interessante
  • Ambientazione ben realizzata
  • Attinge a piene mani dalle opere di Lovecraft

Cons

  • Gameplay povero e poco rifinito
  • Tecnicamente arretrato
  • Le fasi di shooting sono un incubo ad occhi aperti

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