Recensione Layers of Fear 2, un viaggio allucinato nella cieca ambizione umana

Recensioni
Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Tempo di lettura: 6 minuti

Nel mondo dell’entertainment, il genere horror ha sempre goduto di un certo successo tra il grande pubblico, per una serie di motivi. Vuoi per la sua naturale tendenza a tenere col fiato sospeso per l’intera durata dell’opera, vuoi per le violente scariche di adrenalina che riescono a generare negli avventori, vuoi per l’innegabile potenza delle immagini che riesce ad evocare, l’horror è sempre riuscito a catalizzare su di sé l’attenzione di schiere di fan, indipendentemente dall’età o dall’estrazione sociale.

Una crociera tranquilla, vero? Vero?

Nella letteratura abbiamo avuto l’esempio illustre di grandi autori come Stephen King, H.P.Lovecraft o Edgar Allan Poe, al cinema abbiamo visto le opere di  grandi registi come John Carpenter, Wes Craven o George Romero, tanto per citarne alcuni. E nel mondo videoludico? La genesi del videogioco d’orrore risale al lontano 1992, all’uscita di quel capolavoro noto col nome di Alone in the Dark che ha letteralmente definito un nuovo modo di sviluppare giochi a cui, successivamente, si sarebbero rifatti altri mostri sacri come l’immortale Resident Evil di Capcom o il mai troppo compianto Silent Hill di Konami.

Col passare del tempo e l’avvento delle nuove forme di comunicazione come YouTube e Twitch, l’horror digitale sta vivendo una seconda giovinezza, grazie anche agli sforzi profusi da team indipendenti (e non) che propongono spesso la propria visione di questo particolare genere. Emblematico, in questo senso, è l’esempio di Outlast, il celeberrimo survival horror in prima persona di RedBarrels che si è rivelato un vero e proprio fenomeno di mercato e, in un certo senso, anche di costume, con decine e decine di YouTuber che hanno deciso di proporre la propria prova del gioco e le proprie reazioni di fronte alle atrocità che si trovavano davanti.

Il titolo che tratteremo in questa recensione, a nostro parere si discosta dalla filosofia che vi abbiamo riportato qui sopra e, nonostante condivida alcune scelte di gameplay con Outlast e con gli altri titoli che ne sono derivati, rappresenta un’esperienza molto più intima e personale capace di esplorare con una certa efficacia una tematica delicata ed importante come quella dell’insanità mentale. Stiamo parlando di Layers of Fear 2, sequel indiretto del primo capitolo della saga che ci porta in un setting completamente nuovo, alle prese con una storia drammatica, malata ma dannatamente intrigante.

Layers of Fear 2 vi poterà in un viaggio terrificante che difficilmente dimenticherete

Il primo Layers of Fear, all’epoca, rappresentò per chi vi scrive un vero e proprio fulmine a ciel sereno, una di quelle esperienze che rimangono sotto pelle e che è impossibile non richiamare alla mente, di tanto in tanto. Di conseguenza, attendevamo con una certa trepidazione l’arrivo di questo secondo episodio. Sarà riuscito il team di sviluppo, Bloober, a convincerci anche questa volta? Scopritelo con noi nella nostra recensione!

CH_R_CT_R

Il primo capitolo di Layers of Fear era ambientato in una magione vittoriana, dimora di un pittore che, in preda alla follia, aveva compiuto atti indicibili che il giocatore avrebbe dovuto esplorare in prima persona, affrontando il delirio di una mente in frantumi.

Questo Layers of Fear 2, invece, cambia completamente le carte in tavola e ci porta a bordo di una nave da crociera di metà anni ’40 in navigazione, allestita a set cinematografico per una produzione parecchio importante. La nostra avventura comincia in medias-res, con il nostro alter-ego, un attore a cui è stata data la parte da protagonista del film, che si ritrova completamente solo, circondato dall’oscurità negli stretti corridoi che compongono i ponti sottocoperta.

Dove sono finiti tutti?

La nave sembra deserta, nessun segno della troupe né tanto meno dell’equipaggio di bordo, il silenzio assordante dell’ambientazione viene spezzato unicamente dalle onde che si infrangono sullo scafo e dal movimento degli oggetti che vacillano a causa della mareggiata. Eppure la sensazione di non essere soli, l’impressione che qualcuno ci osservi celato dalla coltre di oscurità è molto forte e starà a noi scoprire cosa sia successo a bordo dell’imbarcazione.

Da qui partirà la nostra avventura in questo secondo capitolo di Layers of Fear 2, in cui dovremo cercare di mettere insieme i pezzi di un puzzle narrativo astratto sulle prime battute ma che si trasforma ben presto in una riuscita metafora sulla follia e sulla cieca ambizione umana. Bloober Team e Gun Media si confermano notevolmente dotati in termini di scrittura creativa e non possiamo che elogiare gli sforzi profusi nella creazione di un secondo capitolo dal livello qualitativo simile (se non superiore a quello del primo capitolo).

Una camera da letto accogliente!

A conti fatti, in futuro, la serie di Layers of Fear potrebbe diventare un’antologia thriller/horror in cui ogni capitolo si occupa di esplorare uno strato (passateci il gioco di parole, ndr) della mente umana che spesso gioca brutti, bruttissimi scherzi.

TIME WAITS FOR NO MAN

Dal punto di vista della struttura di gameplay, Layers of Fear 2 si configura come il più classico dei more-of-the-same visti nel mondo videoludico. Le novità rispetto al primo capitolo, infatti, sono molto poche e, al netto di alcune piccole aggiunte come la possibilità di trasportare più oggetti per risolvere semplici enigmi ambientali, possiamo dire che si tratti di una pedissequa riproposizione delle medesime meccaniche apprezzate nell’episodio originale.

Costruisci il tuo personaggio.

In sostanza, esattemente come la prima incarnazione del brand, Layers of Fear 2 si presenta come il tipico esempio di “walking simulator” in cui giocatore è chiamato a percorrere i tetri corridoi della nave in cerca di strumenti utili a proseguire nell’avventura e oggetti collegati ad alcuni avvenimenti specifici (come lettere o ritagli di giornale) che getteranno un po’ di luce sull’oscura vicenda che ci vede protagonisti. L’interazione ambientale, a dire il vero, è piuttosto scarsa e più volte ci troveremo a visitare stanze sgombre, ad aprire armadi e cassetti vuoti e a realizzare, in fondo, che saremo guidati per mano per tutta la durata della nostra avventura.

C’è da dire che, fortunatamente, l’eccellente direzione artistica e la regia di prim’ordine messe in campo da Bloober mascherano parecchio la sensazione di essere topi in un labirinto e, invero, la scelta di adottare uno schema molto lineare per i vari ambienti di gioco amplifica esponenzialmente l’immersione nel setting del gioco. I giochi di luce e ombre, la costruzione lenta e metodica della tensione, l’atmosfera opprimente e claustrofobica e la gestione oculata della tecnica dei jump-scare contribuiscono a creare un prodotto davvero di rilievo nel panorama affollato degli indie-horror moderni.

Party on Apocalypse!

Non lo nascondiamo: ci sarebbe piaciuta qualche aggiunta importante in termini di struttura ludica ma anche così, Layers of Fear 2 è un’esperienza che vi consigliamo caldamente di affrontare se siete pronti ad accettare che il gameplay possa essere sacrificato sull’altare della narrativa, soprattutto vista la qualità innegabile di quest’ultima.


TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico, il motore Unreal Engine 4 svolge il proprio compito in maniera più che dignitosa donando agli ambienti di gioco un look realistico e credibile, grazie anche all’ottimo lavoro svolto sul lato illuminazione. Registicamente, come dicevamo, ci troviamo di fronte ad una vera e propria perla, esattamente come fu il primo Layers of Fear, che fa largo uso di tecniche cinematografiche viste nei più moderni esponenti del genere per giocare con le sensazioni visive e uditive del giocatore.

Il comparto grafico di Layers of Fear 2 non farà gridare al miracolo ma regala scorci davvero belli da vedere.

Un comparto sonoro eccelso fatto di uno splendido campionamento sonoro e di un doppiaggio in inglese ispirato e ben recitato chiude il quadro di un’opera convincente sotto ogni punto di vista. Le circa 5 ore necessarie a portare a termine l’avventura vi rimarranno impresse a fuoco nella mente e non vedrete l’ora di sapere cosa ci offrirà, in futuro, un ipotetico nuovo capitolo della serie.

CONCLUDENDO

In definitiva, Layers of Fear 2 è un prodotto di ottimo livello sotto ogni punto di vista, dotato di un comparto narrativo interessante che affronta tematiche delicate con rara efficacia, di una veste tecnica di buona fattura e di un comparto sonoro da brividi. Peccato solo per le poche vere novità apportate al gameplay che potrebbero non convincere all’acquisto chi già non apprezza questo genere videoludico.

Ogni dettaglio ha il suo significato

D’altronde sarebbe un vero peccato bollare questa seconda fatica di Bloober come un semplice “film interattivo” perché, come dicevamo in precedenza, la prospettiva di affrontare in prima persona quelle ambientazioni è un tipo di sensazione che solo un videogioco riesce a trasmettere. Dategli una possibilità, se avete il fegato per farlo.

0.00
7.5

Trama

8.5/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

6.0/10

Pros

  • Una storia tesa ma affascinante
  • Affronta tematiche delicate e parecchio interessanti
  • Tecnicamente molto buono
  • Direzione artistica e regia di prim'ordine

Cons

  • Pochissime novità in termini di gameplay
  • L'interazione generale è piuttosto limitata
  • Gli enigmi ambientali risultano parecchio semplici
Aggiungi un commento all'articolo! Clicca qui.

Lascia un commento!

avatar
  Subscribe  
Notificami

Altri articoli in Recensioni

Felix the Reaper Recensione, la morte attende per sempre

Camilla Colombo18 Ottobre 2019

Autonauts Recensione, quando il survival incontra la programmazione

Giuseppe Licciardi15 Ottobre 2019

Concrete Genie Recensione, diamo vita ai nostri sogni

Camilla Colombo14 Ottobre 2019

Ghost Recon Breakpoint Recensione, una costante perdita d’identità

Andy Bercaru8 Ottobre 2019

Trine 4: The Nightmare Prince Recensione, un ritorno eroico

Camilla Colombo8 Ottobre 2019

Code Vein Recensione, un soulslike con tinte anime

Fabrizio Giardina7 Ottobre 2019