RAD Recensione, eroi post-post apocalittici

Recensioni
Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Nelle scorse settimane si è sentito e letto molto su RAD, un titolo che grazie alle sue discendenze e alla sua capacità di appassionare immediatamente chiunque abbia avuto modo di approcciarlo, è stato presentato fin da subito come una promessa.

Finalmente il titolo è stato rilasciato il 20 Agosto su PC, Nintendo Switch, PlayStation 4 e Xbox One, come conseguenza della collaborazione tra BANDAI NAMCO Entertainment e lo studio di sviluppo statunitense Double Fine Productions.

Un dettaglio fondamentale per la comprensione del potenziale del gioco, è sicuramente il fatto che si tratta di uno dei titoli sviluppati lontano dalla madrepatria Giapponese del noto Publisher BANDAI, che in questo modo concede in sposa la storica esperienza della cultura videoludica del Sol Levante alla follia della casa di sviluppo americana fondata da Tim Schafer (che ricordiamo essere stato uno degli esponenti della celeberrima LucasArts, sviluppatrice di pietre miliari quali Monkey Island e Grim Fandango). Double Fine Productions, con il suo notevole portfolio in ambito gaming, conseguito grazie anche all’applicazione di svariati campi innovativi a diversi hardware e generi (dalla realtà virtuale agli strategici in tempo reale, senza tralasciare i classici action, platformer e gdr), è riuscita con disinvoltura a creare un prodotto dall’identità atipica che grazie alla sua personalità riesce a distinguersi notevolmente dai suoi simili.

Mutanti contro Mutanti

RAD è un action game che si esibisce come un roguelike in 3D dallo stile unico ed originale, fortemente ispirato all’espressione del rock’n’roll degli anni ’80, come dichiarato dallo stesso direttore del gioco: Lee Petty, il quale evidenza un parallelismo con lo spirito Heavy Metal dell’epoca e omaggia il cinema di fantascienza di quel periodo a partire da Mad Max.
Petty ha inoltre sottolineato la presenza di un messaggio subliminale che si radica prepotentemente nelle origini del gioco e che rappresenta l’interpretazione di una triste realtà partorita in quegli anni: dovremo infatti fare i conti con il sacrificio di giovani ragazzi, costretti a sopravvivere e a rimediare al fallimento sociale e ambientale delle generazioni più anziane.

Il gioco si fa quindi forte di un’ambientazione definita “post-post-apocalittica”, dove il mondo ha sfiorato la distruzione per ben due volte. Per tale motivo dovremo inoltrarci in tossiche lande popolate da mostri prodotti da improbabili mutazioni genetiche, chiamati Mutanti, che contribuiscono a rendere il pianeta un luogo criticamente inospitale per il genere umano.

Nonostante questi precedenti, la Speranza sopravvive flebile ed è per questo che alcuni ragazzi verranno inviati in una missione suicida nel tentativo di riportare la prosperità sul pianeta: la loro missione prevede la riattivazione dei “Respiratori”: dei totem disseminati per tutta la steppa dagli antichi Guaritori che rappresentano l’unica possibilità di salvezza per l’umanità.

Fortunatamente (per noi) il DNA di tutte le piccole vittime verrà “riplasmato” in modo tale da permettere loro di sopravvivere all’esposizione alle tossine e ai veleni presenti nell’aria, consentendoci così di controllare le mutazioni per farne il nostro maggiore punto di forza.

Sì, è esattamente come sembra: oltre alla nostra fidata mazza, il principale power-up di cui disporremo sarà costituito dai diversi tipi di mutazione ai quali verremo esposti, ognuno dei quali caratterizzato da singolari abilità che possono essere sia melee sia ranged. Le mutazioni si attivano ad ogni level-up e si manifestano in modo casuale, offrendo una vastità di combinazioni impressionante che favorisce un’ottima rigiocabilità.

Per arricchire ulteriormente questa particolare modalità di equipaggiamento, sono previste svariate mutazioni “passive” che permetteranno di potenziare alcuni effetti delle mutazioni attualmente attive e altre statistiche del nostro personaggio, fornendo vantaggi e utility addizionali.

Un secondo importantissimo effetto collaterale della variazione subita al DNA consentirà di far crescere in modo permanente dell’erba in corrispondenza delle nostre impronte. Questo aspetto sarà fondamentale per riconoscere le aree in cui siamo già stati, aree che nei roguelike si generano randomicamente, e ci permetterà di andare più veloci. Questo aspetto risulta così un brillante espediente per favorire l’esplorazione nelle varie aree di gioco alla scoperta di forzieri ed utili oggetti e equipaggiamenti che concorreranno alla sopravvivenza dei piccoli Riplasmati.

Il Gameplay

La modalità di gioco è dinamica e frenetica e si fregia di una visuale isometrica arricchita da una piacevolissima grafica in 3D e dalle sfumature di un hack and slash.
In questo modo, RAD riesce vivacemente a potenziare gli aspetti propri di questo genere e sembra evolvere, o potremmo dire “mutare”, in una direzione più ampia.

Per esempio, potremmo identificare in un titolo come Gonner, sviluppato da Art in heart e pubblicato da Raw Fury nel 2016, un tentativo che appare embrionale in confronto ai risultati del prodotto Double Fine, ma che lo anticipa pur contenendosi nel suo stilizzato bidimensionalismo.

I combattimenti prevedono i classici comandi basilari di salto, attacco e schivata ai quali si aggiungeranno nuove abilità in base al potere mutante che otterremo. Si aggiungono inoltre alcuni attacchi base potenziati e alcune combinazioni di comandi che avremo modo di sperimentare sul campo di battaglia.
Come spesso accade, infatti, sarà la pratica a permetterci di comprendere quali siano le strategie migliori e quale sia il battle-system che più ci si addice.

Avremo modo di familiarizzare con i comandi un pezzo alla volta, molto spesso pagando il prezzo di un Game Over. È sicuramente vero che la sconfitta del nostro personaggio comporta una morte permanente e che è richiesto un completamento one-shot; fortunatamente, però, non correremo il rischio di inciampare nella monotonia e nella ripetitività dal momento che ogni stage si ripresenta sì con gli stessi elementi (nemici e NPC quali venditori e superstiti che ci affideranno piccole missioni secondarie), ma ricombinato sotto tutti i punti di vista (mappe, forzieri e ambientazioni).

In ogni livello, il nostro scopo sarà quello di riuscire a localizzare e ad attivare tutti i Respiratori necessari per poter accedere all’interno di un avamposto dove sfideremo un Boss, il quale, una volta sconfitto, ci permetterà di proseguire al livello successivo e di fregiarci del titolo di RAD.

Ogni volta che moriremo in battaglia, grazie alla nostra mazza (che potremo migliorare nel tempo), respawneremo nella località principale dove potremo equipaggiarci e depositare i soldi raccolti nei livelli superati. Ricordiamo che la morte comporta la perdita di tutte le valute e degli oggetti droppati durante l’ultima run, anche se fortunatamente con il nostro decesso otterremo svariati potenziamenti e feature in base alle nostre prestazioni.

È possibile inoltre cimentarsi in svariate sfide competitive giornaliere che ci permetteranno di misurare le nostre abilità in una sequenza di livelli nei quali otterremo punti con l’obbiettivo (congruentemente con la forma mentis del cabinato) di scalare una classifica online.

Apocalisse Arcade

L’espressività è la chiave di volta di questo titolo che già dalla schermata iniziale dichiara apertamente la sua forma.
Con una scelta stilistica tipica della scuola dei primi picchiaduro, avremo modo di selezionare lo stile del nostro personaggio, potendo scegliere tra una decina di preset tipicamente arcade che saremo in grado di sbloccare mano a mano che proseguiremo nella nostra avventura.

Come anticipato nelle prime battute, il gioco nasce da una matrice anni ’80 che negli ultimi tempi sta imperiosamente tornando in auge (esempi recenti si possono individuare anche nella cinematografia, i.e. Stranger Things). La manifestazione di questa influenza si percepisce non solo nei dettagli fisici presenti all’interno della scenografia, che richiama l’influenza classe cel-shading di Boderlands e le vivaci caricature di Day of Tentacle, ma anche e soprattutto nella colonna sonora che accompagna e stimola l’esperienza di gioco con la sua combinazione di Rock, Elettronica e 8bit.

Si può dire che anche la trama, pur nella sua marginalità, sia condizionata dai prodotti di questo periodo. Sebbene infatti lo scopo sia chiaro fin dal video introduttivo, avremo modo di approfondire nel corso delle nostre missioni gli avvenimenti che hanno causato la duplice “apocalisse”, ornando il divertissement con un alone di mistero.

Infine, è sicuramente necessario richiamare l’attenzione sull’aspetto didascalico del gioco che si definisce in testi irriverenti e ironici che lasciano trasparire un accento suggerito dai capolavori pirateschi di LucasArts ed è doveroso sottolineare la presenza di numerosi ed espliciti riferimenti all’universo di The Legend of Zelda.

Le nostre conclusioni

Non si può certo negare che Double Fine sia riuscita a creare un videogioco divertente e stimolante che riesce a mantenere alto l’interesse nonostante l’inevitabile ripetitività del gameplay.

Questo titolo conferma che nel panorama videoludico attuale, l’azzardo può essere egregiamente ricompensato e che non dovrebbe esistere limite al rinnovamento.
RAD è il titolo che ci aspettavamo in un contesto dove i videogiochi indipendenti stanno lentamente mostrando le proprie cime in un terreno reso fertile dal successo di Nintendo Switch e dei suoi programmi in materia e dalla diffusione della popolarità sempre più condivisa e dischiusa della tendenza videoludica che, nonostante le tradizionali critiche, viene finalmente analizzata nelle sue innumerevoli sfaccettature.

Stiamo parlando di un videogioco che è sicuramente poco generoso e che richiede pazienza e predisposizione, ma che riesce facilmente ad ipnotizzare con i suoi ritmi incalzanti e le sfide febbrili, incrementando potenzialmente in modo vertiginoso il tassametro delle ore di gioco.

Anche se probabilmente sarebbe stato un candidato perfetto da inserire nell’arsenale dei multiplayer, possiamo ritenerci più che soddisfatti di avere l’opportunità di godere di un single player di questo calibro.

Armatevi a questo punto di joypad e lanciatevi in questa sconsiderata e indimenticabile avventura!

 

 

 

 

0.00
8.1

Trama

7.5/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

9.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

8.0/10

Pros

  • Stile unico e divertente
  • Combinazione di gameplay e grafica interessante
  • Buona rigiocabilità

Cons

  • La scenografia articolata a volte risulta caotica
  • Non è possibile selezionare la difficoltà

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