PlayerUnknown’s Battlegrounds 1.0, la Recensione

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tempo di lettura: 6 minuti

Come ogni ramo dell’arte, ogni sua epoca viene caratterizzata da una corrente o da una specifica moda e anche il mondo videoludico purtroppo (o per fortuna, dipende un po’ dai casi) ne viene spesso “contagiato”. Negli anni ’90 avevamo l’epoca del 3D e venivamo sommersi da avventure che provavano la strada della tridimensionalità, fra l’inizio e la metà degli anni 2000 invece vedevamo per la prima volta il  multiplayer online su un sistema chiuso come una console, 2 anni fa invece eravamo tutti a caccia di Pokemon con i nostri celluari, è adesso? Adesso tocca subire l’invasione di un nuovo genere (che a quanto pare sta dominando il mercato già da un bel po’), ovvero i Battle Royale.

Il concetto di Battle Royale stesso nasce nelle sale cinematografiche nel lontano 2000 quando, per la prima volta sugli schermi, fu portato l’adattamento di una graphic novel dal nome Battle Royale. La trama era molto semplice, così come il concept stesso del genere: su un isola c’erano radunate delle persone che dovevano lottare fino alla morte sfruttando quello che trovavano in giro fino ad essere gli ultimi sopravvissuti.

Molto basilare come concept, ma anche molto funzionale. La pellicola fu ricevuta in maniera piuttosto positiva dalla critica e dai fan (un po’ per la sua crudeltà quasi reale ed un po’ perché era una cosa mai vista). Ovviamente questo concept è stato poi “copiato” durante i successivi anni e (tolto il sequel) sono comparse anche opere molto simili a Battle Royale (come la tanto famosa serie Hunger Games).

Facciamo un salto avanti di un po’ di anni è arriviamo al 2012 quando, per la prima volta, lo stesso concetto di Battle Royale prende forma nel mondo videoludico. Per la prima volta, sperimentammo questa modalità nel tanto famoso Minecraft (che ricordiamo, all’epoca aveva un’utenza molto ampia) con una semplice mod che simulava al interno del famosissimo survival un’esperienza molto simile agli Hunger Games.

Ovviamente, essendo una cosa mai vista prima nel mondo videoludico, il successo fu travolgente, al punto che molti modder (più o meno famosi) si misero a lavoro per portare l’esperienza anche in altri giochi.

Uno tra i tanti modder è stato Brendan Greene, un appassionato di ArmA che decise di offrire la sua versione del concept all’interno del gioco sopra citato. Anche qui, andando avanti di qualche anno, arriviamo al 2017, momento nel quale Brendan decise di lanciare un gioco stand alone dedicato al genere dei Battle Royale: nacque così PUBG, PlayerUnknown’s Battlegrounds.

Il successo di PlayerUnknown’s Battlegrounds ha lasciato a bocca aperta tutti, specialmente quando si è aggiudicato il primato come gioco più giocato sulla piattaforma Twitch, vendendo anche milioni di copie già nella sua versione Early Access. Numeri pazzeschi che sicuramente hanno fatto gola a molte compagnie rivali, dando il via alla moda dei Battle Royale. Una moda che, tutt’oggi, sta andando alla grande (anche se l’occhio del ciclone si è spostato su un altro titolo Battle Royale).

Survival of the Fittest?

PlayerUnknown’s BattleGrounds nasce praticamente come capostipite di una nuova “generazione”. Il titolo è riuscito a dare il via a questo grandissimo fenomeno che, anche oggi, sta mettendo il suo zampino un po’ in ogni gioco. La versione Xbox One che prenderemo in esame in questa recensione è stata annunciata originariamente all’ E3 2017 e rilasciata poi nel settembre dello stesso anno. Il titolo è riuscito a piazzare un ottimo numero di unità anche sulla console di Microsoft.

Ovviamente, il gioco, così come per la versione PC, è stato rilasciato come un semplice accesso anticipato, con tanto di errori da correggere e meccaniche ancora troppo grezze da essere lasciate non limate.

PUBG parte da un semplice concept, 100 persone si butteranno da un aereo all’ inizio di ogni partita in dei punti random su un’enorme mappa di gioco. Essi, una volta atterrati, dovranno cercare del loot con quale difendersi, tra armi, armature ed equipaggiamento vario. Durante la partita, la zona disponibile per i combattimenti si restringerà sempre di più (uccidendo lentamente chi ne resta fuori). Vince la partita chi riesce a rimanere in piedi per ultimo (non importa come, l’importante essere ultimi ad essere vivi). Un concept molto basilare e semplice che comunque, nella sua semplicità, è riuscito ad appassionare la gente.

Purtroppo con un concept così semplice, arrivano anche le relative pecche. Purtroppo il gioco, essendo così randomico, rischia di avvantaggiare o svantaggiare troppo i propri player. Il tutto si basa troppo sull’ RNG e troppo poco sulla skill vera e propria del giocatore. Sì, sicuramente con l’andare delle partite in qualche modo migliorerete, ma il gioco vi metterà i bastoni tra le ruote con la sua casualità (vuoi perché cadi malissimo e non riesci a spostarti per colpa della mancanza di veicoli, vuoi perché trovi solo loot debolissimo). In PUBG funziona purtroppo il principio “Luck>Skills” cosa che farà storcere tantissimo il naso a molta gente.

La cosa interessante e diversa da tanti Battle Royale è che PUBG usa un sistema molto particolare di customizzazione delle armi. Ogni arma usa dei mirini appositi e degli elementi che la rendono più precisa o semplicemente più rapida nel rateo di fuoco. Questo elemento caratterizza non poco il gioco, rendendo le situazioni (loot permettendo) sempre più varie. Anche le sparatorie sono molto più tattiche e meno frenetiche rispetto ad un qualsiasi altro Battle Royale, come per esempio Fortnite ed il tutto porta a valutare meglio le situazioni prima di buttarsi nella mischia. Il gameplay, perciò, funziona alla grande, rendendo il titolo sicuramente più vario a livelli di situazioni in battaglia.

Purtroppo la varietà di modalità è a dir poco esigua. Il gioco offre solo 3 modalità che sono tutte variabili della Battle Royale base, un’offerta piuttosto povera a livello di contenuti (anche perché il gioco si propone ad un prezzo di 29.99 euro).

Non aspettatevi di trovarvi tra le mani una marea di contenuti o di modalità, PUBG è un Battle Royale nudo e crudo e niente di più. Ovviamente come per ogni gioco multiplayer, anche PUBG risulta molto più divertente giocato (magari) con un gruppo di amici.

Tecnicamente Parlando

Purtroppo il titolo di Brendan Greene si presenta in maniera quasi identica alla versione Early Access di circa 1 anno fa. Tolta l’aggiunta di qualche contenuto (come delle nuove mappe ed un battle pass) e la correzione di qualche tempistica nei caricamenti, il gioco risulta molto deludente sotto il lato tecnico.

Pop-up, glitch e cali di frame sono all’ ordine del giorno sulla console Microsoft. Durante la nostra esperienza con il titolo, abbiamo avuto moltissime volte dei cali di frame molto drastici che in alcune occasioni ci sono costati l’intera partita, per non parlare dei numerosi crash del gioco che molte volte hanno mandato in palla la console stessa (questo caso però teniamo a precisare che sia capitato solo 2 volte). Un lavoro tecnico abbastanza povero che potevamo accettare un anno fa, ma oggi proprio no.

Ovviamente, molti caricamenti sono stati diminuiti ma il tutto non basta (nella versione One S i tempi sono ancora molto lunghi). Per quanto riguarda i controlli invece, il gioco, alla mano risulta fluido. L’input lag risulta molto basso e lo schema di controlli adottato è abbastanza facile da imparare.

Spezziamo una lancia a favore del gioco facendo notare che PUBG ha una moltitudine di comandi che risulta difficile implementare su un semplice controller (per la mancanza di tasti a disposizione).

In conclusione

La versione Xbox One di PUBG risulta ancora molto grezza e per niente rifinita, specialmente dopo un anno di lavoro. Il comparto tecnico penalizza di molto PlayerUnknown’s Battlegrounds rendendo un titolo già caotico di suo, ancora più frustrante da giocare. PUBG offre l’ esperienza classica del battle royale, ma fallisce nel rifinirla a dovere.

Il gioco sicuramente è godibilissimo in corte sessioni e specialmente in compagnia di qualche amico ma, il lavoro molto povero sotto il lato tecnico e la mancanza effettiva di contenuti non giustificano un prezzo di quasi 30 euro specialmente quando un’esperienza simile, volendo, la si può trovare praticamente gratis. Sicuramente non un gioco per tutti, ma visto il livello del titolo, da un lato, forse è meglio cosi.

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5.4

Gameplay

7.0/10

Grafica

4.0/10

Sonoro

5.5/10

Modalità Online

5.5/10

Contenuti

5.0/10

Pros

  • In gruppo può risultare divertente!
  • P.G. customizzabile!

Cons

  • Tecnicamente imbarazzante!
  • Veramente povero di contenuti
  • Prezzo esagerato per quello che offre!
  • Sembra ancora un prodotto in Eary Access!
  • Troppo caotico anche per un Battle Royale!

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