P.E.S. 2018, demo provata: problemi grossi, KO NA MIseria

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Lorenzo Prattico
Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Tempo di lettura: 3 minuti

No.

Vi basta sapere questo, recensione finita qui.

Se oltre a un gameplay arrugginito, animazioni da motion capture belle ma non ”da urlo”, la tristezza di un tifo da stadio finto e plasticoso come pochi, vi serve altro per essere convinti, apriamo una piccola parentesi.

Era il 2014. La sfida durava dal 94: Ea contro Konami, da quel primo scontro FIFA International Soccer contro International Superstar Soccer.

E il punto è da sempre quello: Fifa puntava su licenze ufficiali e grafica pompata (da sempre chiodo fisso dell’ EA) mentre la Konami doveva coprire i vuoti di copyright con nomi inventati (Roberto Larcos tutta la vita) e un gameplay il più ricco possibile, addirittura International Superstar aveva il doppio delle squadre rispetto al titolo Electronic Arts…ma tutte inventate, dall’ Oceania All Stars al Konami Team.

Ma nel 2014 è finito il mondo come lo conosciamo. Quell’anno Fifa era sempre Fifa: nulla di veramente nuovo e al quinto anno d’esperienza FUT, vera attrattiva per millenials votati allo shop definitivo, a un passo dalle serie su youtube. PES 2014 quell’anno acquistò le licenze del campionato brasiliano e argentino, introducendo il Fox Engine come motore grafico.

Senza peli sulla lingua: un gioco che basa la propria fama sulla fantasia come rimedio alle proprie lacune, che compra i diritti di due campionati che hanno risonanza mondiale poco superiore ad un torneo di calciotto a Bari vecchia. E il Fox Engine… nel momento in cui sono scesi in campo EA, la sconfitta era assicurata.

Non tanto per la potenza grafica in se, per molti versi anche migliore dell’allora EA Sports Ignite, ma perché in quel momento ammisero di non avere altre armi da sfoderare se non sul campo grafico.

Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza

E così fu.

Quel qualcosa in più che mancava

Nel 2017 la EA innovò l’intera categoria di sport con un’idea vecchia come il cucco ma che tutti immaginavano e volevano da anni (sarebbe così semplice ascoltare l’utenza): la modalità storia, The Journey.

Era finita: Fifa, nonostante la rigidità rispetto a PES nel poter modificare giocatori, loghi, squadre e tornei (lacune che EA sta comunque, anche se lentamente, colmando) aveva ora qualcosa in più.

La scelta di un protagonista di colore in un mondo che vede la Società Multietnica come immediato valore da raggiungere (valore che sentiamo di condividere, magari con po’ più di anima e meno commercializzazione), fu tanto paracula quanto vincente, in pieno spirito EA: serie youtube, pubblicità mondiali, risonanza a livello mediatico e popolare, siti internet che ne parlavano come apripista verso un mondo migliore.

Quello fu l’ ”Asensio, 4-1, è finita” di PES.

Konami dovrebbe puntare sul Cuore dei fan calcistici di tutto il mondo, magari con una nuova generazione alla ”CastoloOrdazMinada”, nuove modalità di gameplay, magari un ibrido tra un football managere e un the Journey, un RPG calcistico…vogliamo esagerare? una modalità VR.

Insomma, qualsiasi cosa che non sia il foto realismo in gioco.

E invece cosa abbiamo?

La demo di PES 2018

La demo è disponibile per PS4 e XboxOne, Xbox 360 e PS3: Camp NouSignal Iduna Park come stadi,  4 squadre europee (Barcelona, Borussia Dortmund, Inter e Liverpool), 5 del sud-americane (Boca, Colo-Colo, Corinthians, Flamengo e River Plate) e 3 nazionali (Argentina, Brasile e Germania).

Ora, soprassedendo su Inter e Colo-Colo, giustificabili nel roster solo come simpatia personale del cugino italo-cileno del programmatore capo di casa Konami (no davvero, non diciamo la Juve, ma il Milan? la Roma? il Napoli?) già la scelta delle squadre racconta l’eredità sud-americana di quell’edizione del 2014, con gli stessi problemi di allora.

Una demo proposta esattamente uguale alla Beta di mesi fa, le rose delle squadre aggiornate al Maggio 2017 (Ciao Neymar!!), una risoluzione Xbox One più bassa di quella PS4 (con un anti-aliasing potente quanto Capitan Mutanda) e non (solo) per colpa della console di casa Microsoft… piccole cose, neanche troppo piccole, che lasciano già l’amaro in bocca.

Non si può dire che non sia migliorato dalle edizioni precedenti, ma lo domanda che ci fanno ogni anno, questa volta, ha una risposta davvero troppo chiara.

Come fate a sganciare 70 euro per un gioco praticamente uguale all’edizione dell’anno scorso gne gne gne??

Questa volta, hanno davvero ragione loro.

PS: Il primo che dice ”Eh, ma per Xbox One S la grafica sarà potenziata” si merita Final Fantasy XV.

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