Ori and the Will of the Wisps Recensione, uno sviluppo trionfale

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Amicizia. Famiglia. Amore. Quello incondizionato per il prossimo, quello che riesce a spingere a sacrificare se stessi per il bene di chi abbiamo attorno; amore ingenuo, quasi infantile; amore viscerale, rinnovato, non quello romantico a cui siamo passivamente abituati. Ori and the Blind Forest era tutto questo e molto di più e perfettamente consapevole dell’efficacia di questo sentimento digitalizzato, il team di sviluppo Moon Studios, supportato da Microsoft e dal suo Xbox Game Studios, ha puntato tutto sulla sua evoluzione, senza permettere che il peso del successo del primo titolo potesse trasformarsi in un ostacolo: è così che ha visto la luce Ori and the Will of the Wisps, l’attesissimo sequel di una piccola gemma che riconferma la propria posizione all’interno di un genere che sempre più, negli ultimi anni, sembra aver ritrovato un redivivo splendore.

Le origini dello studio con sede a Vienna autore di questa saga, risalgono al 2010 grazie alla volontà di Thomas Mahler – curatore di cinematic presso Blizzard Entertainement – e Gennadiy Korol – ingegnere grafico presso Animation Lab – i quali sono riusciti a creare una realtà che nonostante la sua frammentarietà in tutto il mondo, ha dimostrato di essere estremamente solida: la forza di questo team, infatti, risiede nella sua multiculturalità e nella conseguente possibilità di riuscire a raggiungere ovunque le menti più brillanti e indicate per la creazione di questo universo straordinario.

È con queste premesse che Microsoft, un solo anno dopo la fondazione di questo studio, nel 2011, ha deciso di scommettere quasi ad occhi chiusi sulla causa di questo progetto senza confini e senza frontiere, ammaliata dalla creatività e dal potenziale embrionali che fin dal principio quest’ultimo ha saputo manifestare.

Una competizione vantaggiosa

Il gioco ci darà il benvenuto rendendoci partecipi della nascita di una nuova vita all’interno del piccolo nucleo familiare ereditato dal primo titolo della saga: Ku, una cucciola di gufo che nonostante un difetto all’ala destra, dimostra fin da subito tanta voglia di imparare a volare. Saranno il protagonista Ori e gli inseparabili genitori adottivi Naru e Gomu a prendersi cura di lei e ad aiutarla a soddisfare questo insito istinto, riparando all'”errore” della natura. Una tempesta oscura e inaspettata, però, comprometterà il successo del suo debutto e dividerà Ori e Ku, disperdendoli nelle terre di Niwen. Inizierà così la nostra missione di ricerca, nei panni dello spirito Ori, che verrà inevitabilmente coinvolto a causa delle sue origini in un apostolato molto più solenne: riportare la Luce a Niwen, dispersa in fuochi fatui fuggiti all’oppressione del Declino che ha causato l’invecchiamento del Salice dello Spirito, custode e protettore di quel territorio.

Non è un caso che lo sviluppo della trama non si discosti molto dai precetti tramandati dal primo capitolo, è lo stesso Moon Studios a dichiarare che le sue intenzioni, derivanti dalle critiche mosse nei confronti del gameplay del primo capitolo, siano state quelle di creare un sequel che rappresentasse un’evoluzione simile a quella che “Super Mario 3 costituì per Super Mario Bros”. L’ispirazione e l’orientamento per l’implementazione della modalità di gioco arrivano con ogni evidenza da un coetaneo di Ori and the Blind Forest: Hollow Knight, un videogioco sviluppato da Team Cherry e rilasciato nel 2017 che è stato riconosciuto e premiato copiosamente per la sua eccellenza tecnica e artistica.

Così si è trasformato Ori and the Will of the Wisps, assumendo un aspetto più fresco e dinamico e mantenendo la promessa fatta nel 2015 di costituire una lettera d’amore per quei titoli che hanno fatto la storia come Metroid e Rayman.

Le nuove vesti del gameplay

Ori and the Will of the Wisps è un metroidvania a scorrimento bidimensionale e in quanto tale assume tutte le caratteristiche tipiche del genere. L’elemento principale è sicuramente la necessità di acquisire abilità specifiche che permettano di raggiungere zone inizialmente inaccessibili di una mappa discretamente estesa. Questo è un fattore peculiare che concorre all’orientamento per la ricostruzione di percorsi che verranno svelati solo al nostro passaggio – salvo che non si riesca ad acquistare una mappa da uno specifico NPC ben nascosto all’interno delle diverse aree -. A questo pool di abilità fondamentali,  spiriti equipaggiabili a seconda delle necessità tramite un menù rapido, si aggiungono abilità secondarie che permetteranno di personalizzare sia lo stile di combattimento sia le statistiche personali: danni fatti e subiti, sfere di energia per l’utilizzo delle abilità e sfere di vita.

Si viene così a creare un rapporto diretto con la customizzazione del proprio repertorio, coltivato nel tempo grazie alla possibilità di interagire con personaggi dai quali potremo acquistare i diversi potenziamenti e alla raccolta degli stessi nel corso della nostra esplorazione: è importante infatti ricordare che sono presenti svariati collezionabili disseminati per tutta la mappa, costituiti da celle di energia e di vita, frammenti di abilità e valute che potranno essere scambiate all’occorrenza con miglioramenti di vario genere.

Dovrebbe risultare abbastanza chiara, a questo punto, la centralità della conformazione dell’area di gioco, la quale finisce inevitabilmente con il proporre molteplici rompicapi ambientali e con il creare zone inesplorate che sarà possibile raggiungere solo in un secondo momento, dando vita ad una continuità dei progressi individuali coerente con l’avanzamento della trama costituita da missioni principali e da copiose quest secondarie e sfide che si integrano alla perfezione agli sviluppi creando una piacevole e sostenuta linearità. A seguire questa continuità non manca un discreto ventaglio di nemici, diversi per ogni zona, arricchito da una serie di Boss che nonostante la lieve prevedibilità, compensano egregiamente con le loro sembianze.

Per concludere, è necessario evidenziare la presenza di checkpoint sparsi in punti strategici dell’area di gioco che permetteranno di effettuare viaggi rapidi e di salvare “manualmente” in aggiunta ai salvataggi automatici che limiteranno la frustrazione tipica dei coetanei più orientati al genere roguelike quali, appunto, Hollow Knight o Dead Cells.

Arte visiva al tempo dei videogiochi

C’è sicuramente un elemento che risulta innegabile e che determina la prima impressione che si finisce inevitabilmente con l’avere di questo gioco: l’eccellenza del comparto artistico. Ori and the Will of the Wisps, così come il suo predecessore, non si limita a mostrarsi in vesti meravigliosamente fiabesche, rapendoci con i suoi colori e le ambientazioni generate dalla volontà di ricreare lo stupore viscerale e infantile al quale ci hanno abituati i classici Disney o i gioielli dello Studio Ghibli; questo titolo si trasforma ancora una volta in un’esperienza multisensoriale che travolge gli occhi e i timpani, finendo fatalmente con l’impressionare il cuore.

La cura quasi maniacale infusa in ogni singolo pixel, finisce col sovrastare l’intento di Moon Studios di eccellere nella rifinitura delle meccaniche di gioco che, sì, può dirsi ora una missione compiuta, ma quasi oscurata dalla compiutezza di grafica e colonna sonora, soprattutto considerate le indubitabili imperfezioni tecniche che si rilevano nella perdita occasionale di intere texture, nell’interazione intrappolante con alcuni elementi ambientali, nel calo di framerate in certi punti salienti o nella difficoltà, a volte, di capire come raggiungere gli obiettivi: imperfezioni che seppure siano evidenti, non interferiscono in alcun modo con la scorrevolezza del gameplay. A tal proposito non manca l’attenzione da parte di Microsoft che ha già annunciato la sua volontà di rilasciare una patch che quantomeno argini queste piccole manchevolezze.

Il trionfo di questi elementi rendono questo titolo accessibile a tutti e, sicuramente, un gioco categorico per tutti gli appassionati di questo mondo che ancora una volta conferma la propria ubiquità, elevando il proprio potenziale a propositi più nobili testimoniati da una sceneggiatura maestrevole e dal climax perfettamente ascendente del dramma contenuto nella narrazione e rappresentato da cinematic dirette in modo indiscutibilmente valente.

La teoria dell’evoluzione

Se già Ori and the Blind Forest riuscì a raccogliere un enorme consenso da parte della critica, non stupisce che per molti sia quasi risultato naturale definire Ori and the Will of the Wisps come un capolavoro, rimarcando la capacità di Moon Studios di abbracciare i propri inciampi trasformandoli in un degno progresso. La qualità di questo titolo è palpabile e non bastano i vincoli dati dalla scelta di prediligere uno stile cartoonesco a celare il valore del lavoro degli sviluppatori che si manifesta chiaramente in ogni riflesso e in ogni dettaglio che animano non solo le ambientazioni, ma anche tutti i personaggi introdotti che assumono di conseguenza una peculiare caratterizzazione ed espressività accontentandosi di un semplice sguardo.

In attesa di ricevere ulteriori dettagli riguardanti la nuova IP  tripla A di azione alla quale sta lavorando lo studio austriaco, consigliamo vivamente di riempire il proprio bagaglio videoludico recuperando questa piccola perla disponibile a partire dall’11 Marzo 2020 sia su PC sia su Xbox One, sicuri del fatto che non manchino gli elementi per catturare l’attenzione dei giocatori più esigenti o nostalgici e puntando tutto sull’evidente capacità di questo titolo di intrattenere ed emozionare.

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8.5

Gameplay

8.0/10

Grafica

9.0/10

Trama

8.5/10

Longevità

8.0/10

Colonna sonora

9.0/10

Pros

  • Comparto artistico impeccabile
  • Gameplay rivisitato e vario

Cons

  • Qualche imperfezione tecnica, ma non impattatante
  • Boss abbastanza prevedibili

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