Man of Medan Recensione, orrore antologico

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Tempo di lettura: 6 minuti

Non ve lo nascondiamo: all’annuncio del progetto The Dark Pictures Anthology (e del capitolo Man of Medan) da parte di Supermassive Games e Bandai Namco, siamo stati investiti da un’ irrefrenabile ondata di entusiasmo.

Si tratta, concettualmente, di un’assoluta novità nell’industria videoludica che, per la prima volta, vedrà approdare negli store un’antologia horror composta da diversi episodi con storie, setting e personaggi differenti. Il cinema, dal canto suo, non è nuovo a questo tipo di prodotti, avendo già assistito all’arrivo dell’eccellente saga di The ABCs of Death (collana di cortometraggi a tema horror diretta da una moltitudine di registi), quella di V/H/S (film dell’orrore antologico girato in found footage) o anche, perché no, del ben più celebre serial Black Mirror.

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Nelle intenzioni dello sviluppatore e del publisher, quindi, bisognava trasporre questo tipo di filosofia in un media complesso e interattivo come quello videoludico ma, dato il background di Supermassive, creatore di quella piccola perla di Until Dawn, sembrava una scommessa tutt’altro che impossibile da vincere.

Il primo episodio di questo interessante progetto è stato denominato Man of Medan, è arrivato nei negozi proprio in questi giorni ed ha il compito di introdurre il giocatore alle meccaniche, al feeling e alle atmosfere che permeeranno l’intera opera episodica della software house.

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Sarà riuscito nel proprio intento? Scopritelo con noi nelle prossime righe di questa recensione!

THEIR FATE LIES IN YOUR HANDS

Come dicevamo in precedenza, la Dark Pictures Anthology sarà composta da vari episodi, ciascuno dotato di una propria identità precisa fatta di una storia, un’ambientazione e un cast di personaggi completamente separata dagli altri.

Questo primo capitolo, Man of Medan, inzia narrando le vicende legate alla nave mercantile Ourang Medan che, oltre cinquant’anni fa, è naufragata nelle acque dell’Oceano Indiano in circostanze poco chiare. Con un rapido flash-forward ai giorni nostri, ritroviamo il gruppo di teenager protagonista del gioco immerso nei preparativi di quella che sarà la loro prossima avventura alla ricerca di relitti sommersi sul fondo del mare.

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Saliti a bordo di un’imbarcazione presa a noleggio, i cinque partono alla volta di questa promettente spedizione, salvo finire ben presto in una situazione da incubo quando il loro viaggio si incrocia con quella che sembra essere proprio la Ourang Medan, data per dispersa molti anni prima. Non continuiamo oltre con la descrizione della trama di questo primo episodio della Dark Pictures Anthology per non rovinarvi il gusto della scoperta ma possiamo dirvi che, per quanto la sceneggiatura alla base di questo Man of Medan sia senza dubbio piuttosto intrigante e originale per il mondo videoludico, essa si perde troppo spesso in alcune ingenuità narrative e registiche che consentono agli utenti più attenti di intuire lo svolgimento della storia con troppo anticipo intaccando pesantemente il clima di tensione che dovrebbe avvolgere l’opera.

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Un vero peccato perché la realizzazione curata e dettagliata dei tetri corridoi della Ourang Medan riesce a trasmettere bene la sensazione di claustrofobia voluta dagli sviluppatori nonché l’impressione di essere costantemente braccati da una forza oscura e ineluttabile. Insomma, se da una parte il setting ci ha pienamente convinti, dall’altra non possiamo dire lo stesso dei ritmi e dello sviluppo della storia che in alcuni punti ci hanno davvero delusi.

Tuttavia, vogliamo garantire al team di Supermassive il beneficio del dubbio poiché, dopo averci stupito in positivo con Until Dawn, siamo sicuri potranno raddrizzare il tiro con i prossimi capitoli della serie.

DON’T PLAY ALONE

Dal punto di vista del gameplay, The Dark Pictures Anthology: Man of Medan eredita in gran parte la struttura ludica vista in Until Dawn che sacrifica un po’ l’interattività generale sull’altare dello storytelling.

Il giocatore, infatti, potrà muoversi autonomamente nei lineari e poco esplorabili corridoi della nave che fa da sfondo al titolo raccogliendo collezionabili e compiendo scelte in snodi specifici della narrazione ma poco altro. Non si può interagire con lo scenario, non si può dialogare liberamente con gli altri personaggi e non si può deviare troppo dal percorso principale imposto dagli sviluppatori.

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Capiamo bene che si tratta di una scelta volta a enfatizzare gli incontri improvvisi ed i jump scare ma crediamo anche che essa contribuisca a rendere il gioco parecchio prevedibile: al netto di un’atmosfera cupa, oscura e opprimente, infatti, non si ha quasi mai la sensazione di essere realmente in pericolo se non in alcune (poche) fasi avanzate della storia ed è esattamente ciò che un gioco horror dovrebbe evitare. I dialoghi a scelta multipla, inoltre, ci hanno lasciati piuttosto interdetti a causa di alcuni discorsi ambigui che portavano a conclusioni (e conseguenze) totalmente differenti da ciò che ci si poteva aspettare, finendo per minare pesantemente la personalizzazione dello svolgimento dell’avventura.

 

Buona invece l’inclusione dei Quick Time Events nelle fasi di azione che, analogamente a quanto visto in Until Dawn, funzionano alla perfezione e presentano anche qualche idea interessante (come, ad esempio, la necessità di premere un tasto a ritmo del battito cardiaco per non rivelare la propria presenza ai nemici).

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Chiudiamo la disamina della formula di gameplay adottata per Man of Medan parlando dell’elemento più inedito, potenzialmente interessante e su cui si è basata quasi l’intera campagna marketing del titolo: le modalità multiplayer. La dicitura “Don’t Play Alone” (non giocare da solo, ndr), era ben visibile in gran parte dei trailer promozionali del titolo ed invitava i giocatori ad affrontare gli orrori di questo primo capitolo della Dark Pictures Anthology in compagnia degli amici.

Ciò accade in due modalità differenti: la modalità Serata al Cinema grazie al quale un massimo di cinque giocatori potranno passarsi il controller e compiere scelte in parti specifiche dell’avventura in modo da giungere al miglior finale possibile e la modalità Non Giocare da Solo in cui due giocatori online potranno godersi la storia impersonando personaggi differenti.

Per quanto quest’ultima modalità si sia rivelata piuttosto divertente da affrontare con un altro giocatore, essa finisce per demolire completamente il fattore “paura” perché la possibilità di comunicare di continuo con qualcuno che ha un punto di vista diverso sulle varie situazioni frantuma inevitabilmente anche quei pochi colpi di scena di cui è dotato il titolo.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico (come un po’ per tutto il resto del pacchetto), The Dark Pictures Anthology: Man of Medan soffre di alti e bassi. Da un lato abbiamo una realizzazione accurata e dettagliata dei personaggi e delle ambientazioni mentre dall’altro una regia confusionaria e un comparto animazioni che lascia parecchio a desiderare.

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L’inclusione nel cast di attori di buon livello come Shawn Ashmore (noto per aver partecipato alla saga cinematografica degli XMEN e per essere stato il protagonista del Quantum Break di Remedy) non aiuta a immergere il giocatore nel clima di claustrofobica tensione voluto dagli sviluppatori anche a causa di un doppiaggio in italiano davvero poco ispirato che in alcune situazioni raggiunge vette quasi tragicomiche.

La longevità, infine, si attesta sulle 4/5 ore per completare un playthrough ma la rigiocabilità è garantita dalla buona quantità di finali e diramazioni che la storia può intraprendere.

IN CONCLUSIONE

Per concludere, questo primo episodio della Dark Pictures Anthology, Man of Medan, non è riuscito a convincerci come avremmo voluto. Al momento dell’annuncio, la prospettiva di un’antologia videoludica horror sviluppata dai Supermassive, padri di Until Dawn, aveva risvegliato il nostro interesse e non vedevamo l’ora di mettere le mani sulla prima parte di questo progetto.

Purtroppo, però, ciò che ci siamo trovati ad affrontare è un’avventura dotata sì di un buon setting e di buone premesse ma minata da una serie di scelte opinabili sia in termini di narrativa che sotto il punto di vista del gameplay. Al netto di una buona idea di fondo e di un setting intrigante, ciò che ci troviamo tra le mani è una versione ridotta dell’esperienza offerta da Until Dawn, senza guizzi particolarmente riusciti e con un ritmo di fondo piuttosto blando.

I molteplici finali ed il prezzo budget a ci viene proposto potrebbero rappresentare un buon incentivo per l’acquisto ma, dal nostro punto di vista, non possiamo fare altro che incrociare le dita e sperare che il prossimo capitolo (già annunciato col nome di Little Hope, in uscita nel 2020) possa mettere una toppa a tutte le criticità emerse in questo Man of Medan. Il rischio, altrimenti, è quello di finire rapidamente alla deriva.

NerdPlanet consiglia...
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The Dark Pictures: Man of Medan

6.3

Trama

6.0/10

Gameplay

5.5/10

Grafica

6.5/10

Sonoro

6.5/10

Longevità

7.0/10

Pros

  • La prospettiva dell'antologia horror
  • Setting interessante
  • Trama con buoni spunti...

Cons

  • ...ma troppo prevedibile
  • Regia confusa
  • Gameplay ridotto all'osso
  • Tecnicamente presenta alcuni problemi
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Gianluca
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Fantastica analisi. Uno dei pochi portali che ha detto le cose come stanno. Altro che 8 e 9 di voto finale.

Il Rosso
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Il Rosso

Eppure su altri portali ha un bel punteggio…

Gianluca
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Gianluca

Infatti molti portali sembrano pagati per recensirne bene. Questo sembra uno dei pochi che dice le cose come stanno.

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