L’infinita controversia delle microtransazioni in game

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Marco Russi
Classe 1990, appassionato di musica, lettura, arte e gaming. Predilige i JRPG ma non rifiuta mai di prendere il joystick in mano. Piccolo collezionista, fissato col retrogaming
@https://twitter.com/MarcusRussian

Classe 1990, appassionato di musica, lettura, arte e gaming. Predilige i JRPG ma non rifiuta mai di prendere il joystick in mano. Piccolo collezionista, fissato col retrogaming

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Appassionati e non, tutti se ne sono accorti: negli ultimi anni il mercato dei videogame è cambiato. Di fronte ad una continua espansione del gaming online, ed una sempre più scomparsa del gioco inteso come passatempo a sè stante, nonchè singleplayer, le grandi case produttrici di videogame hanno cercato ovviamente di seguire il mutare del modo di giocare cercando di guadagnarci.

Chi più e chi meno nella vita ha avuto a che fare col mondo dei videogiochi ne è ben consapevole. Sia per fare il regalo al proprio nipote, amico o figlio, oppure per semplice acquisto personale, quando il tanto desiderato videogioco veniva acquistato, si aveva tra le mani il titolo completo. Il mercato, seguendo anche le richieste dei videogiocatori, è decisamente cambiato. Si è passati dunque alle apprezzate espansioni, ai facoltativi DLC, ed alle famigerate microtransazioni.

Non si tratta solamente di limitare il divertimento puro e di spingere alla “sfida” i giocatori, senza decretare più il vincitore per la sua bravura, riconoscendo le doti videoludiche altrui, ma un semplice Pay To Win. Solamente chi è in grado di spendere di più vince. La questione delle microtransazioni è stata oggetto anche di discussioni parlamentari; c’è chi le ha paragonate a gioco d’azzardo e chi si è semplicemente espresso in modo imparziale cercando di sensibilizzare l’argomento con un “basta non abusarne”.

Il fenomeno è ben più ampio di quello che si possa pensare e coinvolge tutti i videogiocatori, senza distinzione fra propensi a spendere e non. Ad avallare la tesi di un vero e proprio business legato al fenomeno, è la scoperta di alcuni documenti legati ad Activision, in cui si studiavano psicologicamente i comportamenti di alcuni videogiocatori propensi all’utilizzo delle microtransazioni affinchè venissero spinti ad utilizzarne sempre di più. Un altro caso simile è stato portato alla ribalta nei confronti di Electronic Arts.

La compagnia americana era già stata attaccata dalla critica e dal pubblico di abuso di tale pratica con Star Wars Battlefront 2In quel caso la Disney, detentore del marchio, aveva praticamente obbligato la compagine americana a rimuovere le microtransazioni nel titolo. Electronic Arts, ha adottato un sistema simile alla documentazione rilevata in casa Activision.

Il sistema chiamato EOMM, acronimo di Engagement Optimized Matchmaking, permette di far sfidare i giocatori in partite multiplayer sia in base alle proprie abilità ma soprattutto in base alle quantità di denaro speso nel gioco. Questo sistema è paradossalmente già adottato dai motori di ricerca ma sopratutto dai social network più popolari: il cosiddetto RetargetingIl sistema permette di far apparire di fronte agli occhi dell’utente un determinato brand, per il quale l’utente ha già mostrato interesse in passato, visitando il sito e-commerce oppure interagendo in qualche modo con la pagina social del brand stesso. Inducendo pertanto il consumatore all’acquisto.

La strategia di MatchMaking adottata da Electronic Arts è particolarmente accentuata in FIFA. Nel videogioco sportivo della compagnia americana infatti esiste da anni ormai il sistema di difficoltà dinamica, i videogiocatori paganti sfidano solamente loro controparti con simili abilità e risorse.

Come rivelato da Blake Jorgensen (CFO di Electronic Arts), il 70% degli utenti di FIFA 18 hanno provato la modalità Ultimate Team e di questi, il 30% circa ha speso denaro reale in game. L’azienda riconosce che gran parte delle entrate sono date dall’Extra Game, e questa risorsa sicuramente genera fatturato.

In questo modo si perde la vera essenza del videogioco, si riduce all’osso la giocabilità a favore del prevalere a tutti costi su tutti, suscitando invidia fra i giocatori e lasciando basiti chi “accendeva il divertimento” solo premendo il tasto play della console, o accendendo il PC senza la carta di credito in mano.

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