La produzione di Fallout: New Vegas fu limitata dal porting su console

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Matteo Ivaldi
Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

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Il primo episodio della serie di rpg post-apocalittici Fallout, prodotto dalla Black Isles Studios (una divisione della Interplay) nel 1997, ha da poco compiuto vent’anni ed è stato reso disponibile gratuitamente su Steam per un periodo limitato.

Contemporaneamente a ciò Scott Everts, designer di gran parte di Fallout 1 e 2 e di New Vegas, spin-off della saga principale ora di proprietà Bethesda dal 2010, ha rilasciato dichiarazioni secondo cui la realizzazione di quest’ultimo capitolo dovette essere modificata in corsa per far fronte alle limitate capacità di calcolo delle console su cui il titolo doveva essere rilasciato, l’Xbox 360 e la PlayStation 3.

Questo è quanto dichiarato da Everts al sito PcGamesN: “Il gioco sarebbe stato assai diverso se fosse stato realizzato esclusivamente per pc. […] Avremmo potuto fare di più. Dovemmo semplificarlo, così da trovarci con minor materiale capace di appesantire l’engine grafico delle console. Avremmo avuto meno problemi di performance. Così abbiamo dovuto separare le varie zone, ma dal mio punto di vista si trattava di un gioco correlato strettamente alle capacità tecniche ed eravamo obbligati ad aggiustare le cose affinché funzionasse.”

Stando alle parole di Everts, New Vegas avrebbe dovuto presentare una mappa di gioco molto più ampia, fluida e dettagliata con zone ripartite attraverso ampie muraglie che avrebbero limitato la capacità del giocatore di osservare fin da subito l’intera ambientazione.

Sono parole che esaltano la particolarità di quello che si è rivelato senza dubbio il Fallout più vasto e ben scritto della rinascita 3D, e che ci lasciano immaginare l’ampia portata del progetto originale prima che la Obsidian (erede della defunta Black Isles) dovesse scontrarsi contro le limitazioni tecniche dovute alla commercializzazione su hardware differenti e meno affidabili di un pc.

La Obsidian ha espresso entusiasmo all’idea di poter lavorare un giorno su un nuovo Fallout ambientato nella West Coast americana del ventitreesimo secolo; essendo la Bethesda unica proprietaria dei diritti della serie, l’ultima parola spetta alla casa produttrice della saga di Elder Scrolls.

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