Kingdom Hearts III, la Recensione – NO SPOILER

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tempo di lettura: 8 minuti

Sicuramente lo scorso 2018 è stato a dir poco un anno memorabile per l’industria videoludica e per la qualità dei titoli usciti sul mercato. Durante l’anno “appena” concluso, siamo stati testimoni di molte opere fenomenali (come God of War e RDR 2) che in qualche modo sono riuscite ad alzare l’asticella per quanto riguarda la qualità effettiva dell’industria. Tuttavia, anche se durante il 2018 i giocatori hanno avuto un bel po’ di pane per i loro denti, moltissimi di loro non vedevano l’ora che l’anno nuovo arrivasse. Il principale motivo che si celerebbe dietro questa “trepidante” attesa si nasconderebbe dietro il nome di una singola Software House, ovvero Square Enix.

Sono passati circa 13 anni da quando una delle serie più famose del colosso giapponese fu “lasciata” in sordina. Per questo lungo periodo di tempo, i fan hanno dovuto pregare le divinità sperando di avere, un giorno, una degna conclusione della loro tanto amata saga.

Ovviamente (per chi non se ne fosse già accorto) la saga in questione è quella di Kingdom Hearts. Dopo un lunghissimo periodo di pausa dalla serie (Dream Drop Distance è uscito nell’ormai lontano 2012), siamo finalmente riusciti a ritornare sulla Gummi Ship e concludere le avventure lasciate in sospeso tanto tempo fa.

Sicuramente l’attesa si è dimostrata infinita (quasi devastante sotto un punto di vista psicologico) per i fan, ma ne sarà valsa la pena aspettare tutto questo lunghissimo tempo? Siamo già stati testimoni di giochi “persi” nei meandri del tempo che, una volta arrivati sul mercato, risultarono a dir poco mediocri o addirittura da buttare completamente (basterebbe ricordarsi Duke Nukem: Forever o Alien: Colonial Marines). Ma sarà questo anche il caso di Kingdom Hearts 3? Nomura avrà collegato a dovere i tasselli offrendoci un’opera valida, o ci imbatteremmo ancora una volta nel “Duke Nukem: Forever” di turno? Andiamo a scoprilo insieme durante queste prossime righe!

Let me face my fears!

Prima di cominciare ad analizzare questo terzo capitolo, conviene fare qualche passo indietro per ricordare di cosa stiamo esattamente parlando. La saga di Kingdom Hearts nacque nel lontano 2002, da un casuale scambio di idee tra i rappresentanti di Square Enix (all’epoca SquareSoft) e Disney. Il gioco si presentava come un Action JRPG sullo stile dei vari Final Fantasy. La principale differenza tra le opere classiche del genere (oltre alla presenza dei mondi Disney) si riscontrò subito nel sistema di combattimento di Kingdom Hearts.

Infatti Square rinunciò ai classici combatimenti a turni per creare un gioco più frenetico e dinamico. Ma la vera magia che si celava dietro il titolo, non risiedeva per forza nel suo gameplay, ma bensì nella sua Storyline.

Nel corso di questi lunghissimi anni infatti, Nomura è riuscito a creare un universo unico grazie alla sua genialità nell’aggiungere (e anche spezzettare) archi temporali alla storia. Approcciarsi a questo terzo capitolo della saga senza aver e la minima idea di cosa sia successo durate i capitoli precedenti risulterebbe in una situazione confusa e caotica (da comprendere). Tuttavia, in questo Kingdom Hearts 3, ci saranno dei “piccoli” riassunti presenti all’interno del gioco, che cercano di “colmare” l’assenza dei vecchi titoli (riuscendo solo in parte a svolgere il loro compito, vista la complessità della trama).

La storia di questo terzo capitolo si collegherà in maniera diretta al finale visto in Dream Drop Distance. Dopo che Sora fallì il suo esame per diventare un maestro del Keyblade, il ragazzo rimase anche senza parte dei suoi poteri. Sotto consiglio del maestro Yen Sid, il nostro protagonista dovrà visitare un numero di persone (sparse per i vari mondi Disney) per ritrovare la speranza ed anche il suo potere perduto. Come da tradizione, la trama tipica del gioco risulterà come “una fusione” tra i mondi Square Enix e quelli Disney. Anche a distanza di anni, questo “miscuglio” funziona ancora a dovere, riuscendo a riproporre una storia interessante e perché no, facendoci rivivere la magia di certe opere Disney.

Tuttavia, se da una parte, il filone principale delle vicende ci è sembrato più che ottimo (offrendo un grandissimo numero di colpi di scena e momenti emozionanti), la parte dei mondi Disney, a tratti, ci è sembrata quasi inutile. Le storie raccontate dentro questi mondi, già in passato non brillavano per originalità, ma in questo terzo capitolo riescono a risultare ancora più blande. Infatti i vari regni ci sono sembrati più “un contentino” visto che in passato eravamo abituati ad essi, piuttosto che un’aggiunta essenziale per la trama (anche perché, di base, alla trama, non aggiungono niente).

Infatti durante la prima parte della storia, tantissime volte ci siamo ritrovati davanti a dei ritmi “spezzati” e lenti, facendoci proseguire in una maniera  molto meno fluida rispetto al solito. Rivivere le storie Disney in certi casi è stato anche bello dato che la trama di base (dei suddetti mondi) non rimaneva identica alle controparti cinematografiche.

Tuttavia, mondi come quello di Frozen e Rapunzel si sono rivelati a dir poco lenti e senza mordente, facendoci capire ancora una volta che probabilmente dietro questa scelta (quella di inserire mondi Disney) si nasconderebbe una forzatura quasi “imposta”. Ma anche con questi piccoli malus, la trama generale dell’opera risulta come una delle più curate dell’intera saga.

Infatti, ogni singolo riferimento e collegamento ai capitoli precedenti avrà un nesso logico, riuscendo a chiudere alla perfezione le vicende narrate in passato.

Ancora una volta l’epilogo di questa saga  è riuscita dopo anni, a farci provare un misto quasi unico di sentimenti che, solo in opere simili si potrebbero rivivere. Rabbia, gioia e dolore saranno il vostro “pane quotidiano” durante le lunghissime 32 ore della campagna principale, portandovi ad una conclusione più che degna (e sicuramente da applausi). Indubbiamente, per quanto riguarda il filone narrativo, il gioco è riuscito a farsi perdonare per questi lunghissimi anni d’attesa, ma il discorso risulterà uguale anche per il lato del gameplay?

Se ci fosse una sola parola con la quale si potesse definire il gameplay di Kingdom Hearts 3, sicuramente sarebbe “evoluzione”. Perché sì, ragazzi, questo terzo capitolo della tanto amata saga di Square è riuscito a portare l’asticella ancora più in alto rispetto ai precedenti capitoli.

Ogni meccanica di gameplay e stata curata ed ogni singolo aspetto specifico dei vecchi capitoli è stato mantenuto e limato in tal modo che, il gioco risultasse una piccola perla del divertimento. Le meccaniche come il Drop System (visto in DDD) ed i vari comandi Trio, non solo risulteranno più spettacolari che mai, ma saranno anche una vera e propria goduria una volta impugnato il pad.

Per variare il gameplay sono stati aggiunti inoltre dei comandi “dinamici” che si attiveranno dopo diverse azioni (come per esempio combo specifiche o attacchi a catena). Questi comandi spesso “tramuteranno” il gameplay in qualcosa di diverso dalla struttura basica da action (tramutando il gioco spesso e volentieri in un Rhythm Game o un TPS).

Tuttavia, la struttura J-RPG tipica della serie è rimasta invariata, offrendo ancora una volta un sistema di “leveling” classico abbinato al sistema di abilità unico della serie. L’unica “aggiunta” che in qualche modo varierà la struttura classica, stara nel fatto che, adesso le armi potranno essere migliorate attraverso una forgia (usando ovviamente materiali specifici).

Apprezzabile anche il fatto che, ognuno dei mondi Disney (e non) cercherà in qualche modo di aggiungere un gameplay  specifico, rendendo ancora più dinamica l’esperienza (per esempio a Crepuscopoli, grazie ad un particolare minigioco, potrete diventare dei cuochi veri e propri). Tuttavia, con l’aggiunta di così tanti elementi dinamici, il gioco perde molto del suo elemento sfida. Infatti i comandi Trio o Attrazione saranno troppo ricorrenti durante i vari combattimenti, semplificando fin troppo essi. Ogni singolo boss verrà giù in pochi colpi essendo che i comandi dinamici faranno 80% del lavoro.

Abbiamo molto gradito, comunque, che Square abbia deciso di aggiungere particolari modificatori per rendere la sfida più “tosta”. Infatti, volendo, il giocatore potrà scegliere di farsi una classica “run” a livello base (senza la possibilità di accumulare esperienza) o potrà avventurarsi in KH3 senza la possibilità di usare la barra MP (ovvero la barra del mana), rendendo le magie praticamente inutilizzabili.

Certo, è un concetto di difficoltà molto incentrato sull’artificialità ma che riuscirà a rendere il gioco ancora più rigiocabile. Anche con un livello di difficoltà pressochè “basso”, il gioco è riuscito comunque a impegnarci per ben 32 ore soltanto per finire la campagna principale. Per gli standard della serie sicuramente stiamo toccando numeri veramente buoni,  visto che per completare al 100% l’avventura (trovando tutti i tesori e completando ogni singola sezione del diario) ci vorranno almeno il doppio delle ore. Quindi per quanto riguarda il gameplay, possiamo anche ritenerci soddisfatti ed oltre la “mancanza” di sfida, il gioco riuscirà comunque a divertire fino alla fine.

Tecnicamente Parlando

Sotto il punto di vista del comparto grafico possiamo senza ombra di dubbio affermare che, l’ultima fatica made by Square, risulta a dir poco fenomenale. L’Unreal Engine 4 come ben sappiamo, tutt’oggi dopo tutti questi anni riesce a dar vita a mondi impressionanti, specialmente quando viene usato da programmatori capaci. Square Enix si è dimostrata all’altezza, ricreando grazie ad esso uno spettacolo per le nostre pupille. Kingdom Hearts 3 sembrerà una vera e propria opera Pixar, offrendo un livello di dettaglio paragonabile soltanto a quanto visto dalla casa d’animazione Disney. Diverse volte siamo riusciti ad immergerci talmente tanto dentro il mondo di gioco, dimenticandoci effettivamente di giocare, creando un effetto quasi paradossale.

L’opera made by Square (a livello qualitativo) non ha niente da invidiare alla controparte Disney, riuscendo a creare grazie a questo titolo un opera limata sotto ogni singolo aspetto (almeno dalla parte d’animazione e quella grafica).

Tuttavia se l’aspetto qualitativo generale della grafica risulterebbe più che valido (per non dire quasi ottimo), la stabilità generale e le varie risoluzioni non sarebbero sugli stessi livelli di qualità. Non fraintendiamoci perché il gioco risulterà comunque godibile in tutte le sue versioni, ma qualche difficoltà tecnica qua e la sarà più che ovvia ad un occhio più attento. Il gioco di base girerà ad una risoluzione (dinamica) di 1440p su Xbox One X e Playstation 4 Pro, con un framerate tendenzialmente stabile fra i 50 ed i 60 FPS.

Risultato sicuramente accettabile ma per niente perfetto. Ancora più “drastica” risulterà la situazione sulle console base, dove la risoluzione di gioco scenderà fino a 900p su PS4 e 720p su Xbox One  (rendendo la versione One la meno riuscita). Tuttavia, il framerate sarà paragonabile alle versioni mid-gen anche sulle console base. L’unica differenza verrà riscontrata in qualche sequenza di gioco più caotica, dove il frame tenderà a scendere fino a 35/40 fps. Ancora una volta, niente di ingiocabile, ma che potenzialmente potrebbe creare fastidio a moltissime persone.

Per quanto riguarda il comparto audio, ancora una volta siamo a dei livelli, a dir poco altissimi. Yoko Shimomura (compositore delle opere musicali) è riuscito ancora una volta a ricreare delle armonie audiovisive degne delle sue capacità. Ogni singola canzone vi farà venire la pelle d’oca ed renderà l’opera di Tetsuya Nomura ancora più emblematica.

L’alternanza degli stati d’animo creati dalle canzoni di Shimomura (ma anche da altri compositori) sarà ancora più varia dei capitoli precedenti. Noi una volta finito il gioco, siamo andati subito a cercare ogni singola traccia della soundtrack, così da aggiungere esse alle nostre personalissime playlist. Anche sotto il punto di vista del doppiaggio, siamo come sempre a livelli più che ottimi, ma visto le due compagnie che stanno dietro al progetto, la cosa non ci ha sorpreso più di tanto.

In conclusione

Kingdom Hearts 3 rispecchia esattamente quello che si sarebbe aspettato ogni fan della saga dopo una lunghissima attesa. Tetsuya Nomura è riuscito a concludere in maniera più che degna una serie che, durante la carriera videoludica di moltissimi giocatori, è diventata a dir poco emblematica. Concludere il viaggio di Sora, Riku e compagnia bella e stato gratificante, ma nello stesso tempo è riuscito a creare dentro di noi un vuoto. Tra lacrime, applausi e gioie, per molti giocatori Kingdom Hearts 3 risulterà come la fine di un’era.

Finire questo ultimo capitolo, per noi, è stato come separarsi da un amico d’infanzia con quale abbiamo condiviso ricordi memorabili e che non dimenticheremo mai. Ma, come ogni viaggio, anche questo sembra essere arrivato alla fine ed anche se dentro ci porteremo questa sensazione dolce-amara, siamo contenti di aver vissuto un’esperienza cosi unica.

8.8

Gameplay

9.0/10

Trama

8.5/10

Grafica

9.0/10

Sonoro

9.0/10

Longevità

8.5/10

Pros

  • Tecnicamente stupendo
  • Gameplay dinamico e soddisfacente...
  • La cura maniacale in ogni singolo aspetto riguardate i mondi Disney
  • Una storia che dopo anni, riesce ancora ad impressionare
  • Una degna conclusione per una saga leggendaria

Cons

  • Il ritmo del gioco viene spezzato un po' troppe volte
  • ...ma a tratti un po' troppo facile
  • Le sezioni con il Gummi Ship risultano ancora noiose e senza mordente
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