In Other Waters Recensione, un ipnotico ibrido ludo-narrativo

Recensioni
Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

I videogiochi narrativi stanno vivendo un periodo di rapida e florida crescita; è infatti ormai ampiamente condivisa l’efficacia degli espedienti propri dell’interattività dei videogiochi applicata al flusso delle vicende della narrazione. Grazie all’interazione attiva e tempestiva dell’immissione di comandi, infatti, diventa possibile donare una nuova vita e un nuovo volto alla linearità di una storia, generalmente limitata da parole di inchiostro su un foglio di carta e fortemente vincolata alla soggettività della fantasia. A dimostrare la solidità di quanto è stato detto fino ad ora possiamo sicuramente prendere come esempio il recente lavoro di Gareth Damian Martin, scrittore e sviluppatore britannico e sostanzialmente unico membro dello studio Jump Over The Age, il quale ha colto quella che a tutti gli effetti si è rivelata un’opportunità con la realizzazione di In Other Waters, il primo ed interessantissimo titolo da lui curato.

Con la sua attenzione rivolta ad elementi quali il design sperimentale e la predilezione di una forma di visualizzazione sofisticata per animare il suo debutto, questo titolo è riuscito ad ottenere fin dal suo esordio un rimarchevole numero di riconoscimenti e premi, volti soprattutto a ricompensare quel particolare spunto creativo che ha permesso di identificare caratteristiche infrequenti quali l’innovazione e la freschezza attribuibili alla configurazione estetica ed espositiva che costituiscono un modello atipico ed un’esperienza originale.

Pubblicato da Fellow Traveller e disponibile su PC e Nintendo Switch dagli inizi di Aprile, questo titolo è stato protagonista presso l’IndieCade Europe e durante l’appena conclusosi LudoNarraCon e in questa recensione vorremmo dedicare una finestra di attenzione a quella che senza ombra di dubbio si rivela essere un considerevole esperimento che trova un’insolita posizione all’interno di un ambiente sempre più sorprendente come quello dei videogiochi indipendenti.

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Un oceano di misteri

Il contesto nel quale verremo inseriti è quello di un futuro dove la Terra è un pianeta morente e l’umanità si è trasferita in colonie artificiali in orbita nello spazio che richiedono risorse e materiali per il mantenimento e la sopravvivenza. Questi elementi vengono estratti e raccolti su altri pianeti da società di ricerca come la Baikal Exoplanet Extraction, azienda presso la quale la protagonista del titolo, Ellery Vas, è impiegata come biologa (o meglio: xenobiologa) marina.
In questo scenario, lo scopo principale e più imminente del genere umano è quello di riuscire a trovare un pianeta che ospiti la vita e che possa offrire le condizioni adeguate che permettano l’insediamento dell’uomo e la conseguente creazione di una nuova dimora stabile per quest’ultimo. Nei decenni successivi all’esaurimento della Terra, però, le ricerche non sembrano aver portato ad alcun progresso nonostante tutti gli ecosistemi esplorati e studiati.

Ma torniamo a noi. La nostra avventura avrà luogo su un esopianeta posizionato sulla coda della costellazione Scorpio chiamato Gliese 667Cc ed è proprio nel bel mezzo dei suoi oceani che inizierà il nostro viaggio. Faremo fin da subito la conoscenza di Ellery Vas, personaggio che, come abbiamo già anticipato, ricoprirà un ruolo centrale nello svolgimento delle vicende, ma nella quale non avremo possibilità di immedesimarci. La nostra figura in questa storia sarà infatti più esterna: rappresenteremo un’intelligenza artificiale insolitamente “umana” ed installata nella sua attrezzatura (costituita da uno scafandro) che avrà il preciso compito di guidare Ellery nella vastità degli abissi alieni dell’ecosistema pulsante di Gliese.

Alla nostra attivazione, scopriremo immediatamente le ragioni che hanno spinto la xenobiologa a raggiungere questo luogo remoto: il movente è una insolita richiesta da parte di una collega di quest’ultima, Minae Nomura, una ricercatrice talentuosa e criptica incontrata qualche tempo prima in missione su un pianeta ibernato. Durante questo mandato e in conseguenza alla vicinanza imposta dalla convivenza sulla base operativa, sembra che tra le due sia nato un legame molto più profondo ed intimo di quanto ci si aspetti da un rapporto di stima e di collaborazione lavorativa. Sarà questo sentimento a spingere Ellery ad intraprendere questo viaggio con lo scopo di ritrovare la donna che ha stravolto la sua vita e svelarne i segreti: sul pianeta raggiunto, infatti, sembrano esserci forme di vita.

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Un tuffo nel gameplay

In quanto IA, fin dai primi istanti di gioco verremo messi alla prova da un’interfaccia di funzioni e comandi che costituirà la cornice di – praticamente – tutta l’esperienza di gioco nonché la lente attraverso la quale ci sarà concesso di avere uno sguardo sul mondo. A causa della scelta di adottare uno stile grafico essenziale e minimale, non sarà facile o intuitivo riuscire ad orientarsi all’interno della vastità di strumenti ai quali potremo – e dovremo – accedere per adempire al nostro compito di navigatori. Fortunatamente, con un po’ di pratica e grazie alle indicazioni di Ellery (forse un po’ troppo approssimative) riusciremo presto a prendere familiarità con i nostri doveri e le nostre funzionalità.

Nello specifico le nostre mansioni saranno prevalentemente la scansione degli elementi circostanti tramite l’utilizzo di un radar, il quale individuerà non solo i punti raggiungibili che costituiranno i riferimenti del percorso a segmenti, motore della nostra esplorazione, ma anche la flora e la fauna delle vicinanze; dovremo inoltre occuparci dell’estrazione di alcuni campioni rinvenuti durante i nostri pellegrinaggi e dell’attivazione di alcune funzionalità specifiche dell’attrezzatura, entrambi elementi che ci permetteranno progressivamente di superare gli ostacoli ambientali e di raggiungere in questo modo luoghi prima inesplorati alla ricerca della verità che si cela dietro l’ostinata ricerca di Minae.

L’area di gioco, presentata con una visuale topografica, presenterà alcuni terminali che costituiranno dei checkpoint dai quali potremo agilmente raggiungere ed esplorare le sezioni gradualmente scoperte: questi terminali dovranno essere attivati manualmente e, poiché durante l’esplorazione non sarà possibile accedere ad una mappa, dovranno essere raggiunti a tentoni, nel tentativo di identificare obiettivi indicati approssimativamente sulla carta in base alle informazioni raccolte nel corso della storia. Le fasi di esplorazione appena menzionate si alterneranno con momenti di pura ricerca che si svolgeranno all’interno della Base da tempo abbandonata di Minae, chiamata Exo426, all’interno della quale potremo analizzare i campioni raccolti e catalogarli nella costituzione di una ricercata tassonomia biologica delle forme di vita del pianeta.

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Non è un gioco per tutti

Ci sono purtroppo alcuni punti fondamentali da considerare prima di scegliere di tuffarsi in questa sofisticata impresa. In Other Waters, infatti, non è un titolo per tutti. Un requisito fondamentale è anzitutto la necessità imprescindibile di avere una buona conoscenza dell’inglese. Trattandosi di un videogioco di narrazione, la maggior parte delle informazioni e delle indicazioni di cui si costituisce sono riportate in forma scritta e il livello di linguaggio è spesso tecnico ed elaborato. Ogni elemento verrà descritto minuziosamente in via telematica e sarà importante riuscire ad interpretare in modo tempestivo e fluido tutti gli output per avere una visione chiara e coerente di quanto ci circonda.

Se la lingua non dovesse costituire un problema, è importante avere bene in mente che questo è un titolo atipico. Il gameplay, infatti, è estremamente spoglio e non sono presenti né nemici da sconfiggere né enigmi da risolvere per il proseguimento dell’avventura. Abbiamo già anticipato che il nostro ruolo sarà strettamente collegato alla nostra esistenza come applicazione ed estensione di un personaggio che ci tratterà come macchine. Eseguire i comandi, orientare Ellery negli abissi e rispondere binariamente in modo positivo e negativo, saranno le uniche azioni che potremo compiere in favore di un’atmosfera profondamente magnetica ed immersiva che ci travolgerà a 360° e ci investirà con un profondo senso di vastità e solitudine.

L’immaginazione giocherà un ruolo fondamentale per dare un volto ed una forma a tutte le specie che avremo modo di catalogare durante i nostri studi, più scansioni effettueremo e più informazioni riusciremo ad acquisire su di esse. Sebbene non sia necessaria un’approfondita conoscenza dei tecnicismi scientifici e biologici, sarà parte integrate dell’esperienza di gioco avere la pazienza di leggere le svariate definizioni che porteranno a compensare la mancanza di un comparto grafico realistico. Questo aspetto costituirà sicuramente un grosso scoglio per molti utenti, ma nella sua forma ambigua, oscillante tra il videogioco narrativo e la narrazione ludica, non si percepisce la presunzione da parte dell’autore di raggiungere indistintamente la massa.

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Un’esperienza alienante

Con la sua maturità e la sua linearità costante, In Other Waters costituisce un viaggio inaspettatamente intimo e coinvolgente che affonda le radici nella spiccata capacità narrativa di Gareth Damian Martin, artista multiforme che manifesta con quest’opera la sua flessibilità letteraria e culturale. A sottolineare il gusto raffinato dell’autore c’è infatti l’accompagnamento di una colonna sonora ed un sound design realizzati da Amos Roddy – compositore americano che sta sempre più prendendo parte a diverse proprietà intellettuali indipendenti quali la saga Kingdom o The Wild at Heart -, entrambi elementi che aderiscono armoniosamente allo stile pulito e immacolato.

La natura ibrida questo titolo può così diventare un’esperienza interessante anche per gli amanti della letteratura i quali troveranno sicuramente un piacevole spunto grazie alla sua innata capacità suggestiva ed evocativa, fattore che se da un lato può costituire una limitazione nel pubblico videoludico, dall’altro apre le porte a settori più analogici e tradizionali. Nel complesso, in ogni caso, si tratta di un elegante esperimento che riesce a distinguersi nello scenario attuale costituendo un prodotto unico ed essenziale che sicuramente non deluderà i videogiocatori più ricercati nonostante la povertà di alcuni costituenti tipici di questo media.

 

0.00
7.6

Gameplay

6.0/10

Grafica

8.0/10

Narrazione

9.0/10

Longevità

7.0/10

Colonna sonora

8.0/10

Pros

  • Comparto artistico delicato e piacevole
  • Narrazione matura e ben scritta
  • Atmosfera immersiva

Cons

  • Necessaria ottima conoscenza dell'inglese
  • Gameplay spoglio
  • Sono presenti molti tecnicismi

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