Hideo Kojima: “Non realizzerò un altro gioco Horror”

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Giuseppe Barbieri
Avevo circa 7 anni quando per la prima volta vidi uno dei miei fratelli giocare ai titoli più simbolici sulla prima Playstation, come Crash Bandicoot o Resident Evil 3: Nemesis. Da quel giorno mi sono interessato a questo mondo, facendo crescere sempre più la passione per i videogiochi. Credo e affermo che i videogiochi siano una vera e propria forma d'arte e di espressione che si unisce ad altri tipi di arte che insieme riescono catapultarti in un altro mondo. Ciò che apprezzo per lo più nei videogiochi sono le storie profonde, giocherei a COD o a qualunque altro multiplayer soltanto per noia. Amo le storie, e amo crearle. Oltre ad essere un videogiocatore in cerca di storie ho, da qualche tempo, anche l'interesse per la lettura e la scrittura.

Avevo circa 7 anni quando per la prima volta vidi uno dei miei fratelli giocare ai titoli più simbolici sulla prima Playstation, come Crash Bandicoot o Resident Evil 3: Nemesis. Da quel giorno mi sono interessato a questo mondo, facendo crescere sempre più la passione per i videogiochi. Credo e affermo che i videogiochi siano una vera e propria forma d'arte e di espressione che si unisce ad altri tipi di arte che insieme riescono catapultarti in un altro mondo. Ciò che apprezzo per lo più nei videogiochi sono le storie profonde, giocherei a COD o a qualunque altro multiplayer soltanto per noia. Amo le storie, e amo crearle. Oltre ad essere un videogiocatore in cerca di storie ho, da qualche tempo, anche l'interesse per la lettura e la scrittura.

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Durante un’intervista concessa da IGN, sempre in occasione dell’RTX di Sydney, il game designer Hideo Kojima ha voluto parlare del suo rapporto con i videogiochi Horror e del motivo per il quale non ha intenzione di realizzare nuovi titoli del genere al momento.

Mi spavento molto facilmente“, spiega Kojima. “E si dice lo stesso di Alfred Hitchcock e Steven Spielberg. Proprio per via della loro sensibilità, e per la mia. È più facile creare qualcosa di spaventoso, perché comprendiamo cosa realmente ci spaventa. Ma nel processo di produzione, continuiamo a immaginare situazioni terrificanti, e alla fine avevo gli incubi. Questo è il motivo per il quale non voglio sviluppare un gioco horror“. Parlando di PT – Silent Hills, il designer specifica: “Penso che il modo più efficace di spaventare qualcuno sia mostrare qualcosa che sia leggermente diverso dall’ordinario, in modo che, al primo sguardo, il pubblico non riesca a capire cosa ci sia di strano. Una cosa del genere confonde la mente, e può generare ansia nello spettatore. Un altro fattore è l’ignoto. Ci spaventano di più le cose sulle quali non abbiamo informazioni, ed è un po’ come il bungee jumping: se lo fai diverse volte, non sarà mai spaventoso come la prima volta.

Infine, Hideo Kojima prende come esempio Alien: “Ormai tutti ne conoscono l’aspetto, quello disegnato da H.R. Giger, ma nel film originale, la creatura non si vede nella maggior parte della pellicola. Si vedono solo piccoli pezzi, scene veloci, perciò non si comprendono né la forma né le dimensioni fino alla fine. Il film fa paura fino a quel punto, prima di vedere la creatura, perché è un’entità ignota, sconosciuta, ed è spaventosa“.

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