Hideo Kojima ci parla e ci spiega il suo personale processo creativo

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Giuseppe Barbieri
Avevo circa 7 anni quando per la prima volta vidi uno dei miei fratelli giocare ai titoli più simbolici sulla prima Playstation, come Crash Bandicoot o Resident Evil 3: Nemesis. Da quel giorno mi sono interessato a questo mondo, facendo crescere sempre più la passione per i videogiochi. Credo e affermo che i videogiochi siano una vera e propria forma d'arte e di espressione che si unisce ad altri tipi di arte che insieme riescono catapultarti in un altro mondo. Ciò che apprezzo per lo più nei videogiochi sono le storie profonde, giocherei a COD o a qualunque altro multiplayer soltanto per noia. Amo le storie, e amo crearle. Oltre ad essere un videogiocatore in cerca di storie ho, da qualche tempo, anche l'interesse per la lettura e la scrittura.

Avevo circa 7 anni quando per la prima volta vidi uno dei miei fratelli giocare ai titoli più simbolici sulla prima Playstation, come Crash Bandicoot o Resident Evil 3: Nemesis. Da quel giorno mi sono interessato a questo mondo, facendo crescere sempre più la passione per i videogiochi. Credo e affermo che i videogiochi siano una vera e propria forma d'arte e di espressione che si unisce ad altri tipi di arte che insieme riescono catapultarti in un altro mondo. Ciò che apprezzo per lo più nei videogiochi sono le storie profonde, giocherei a COD o a qualunque altro multiplayer soltanto per noia. Amo le storie, e amo crearle. Oltre ad essere un videogiocatore in cerca di storie ho, da qualche tempo, anche l'interesse per la lettura e la scrittura.

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Anche Hideo Kojima è stato protagonista sul palco del D.I.C.E. Summit 2017  e ha voluto sfruttare l’occasione per mostrare al pubblico i diversi passaggi del suo personale processo creativo, in particolare ha voluto parlare della capacità di adattarsi alle varie situazioni che in seguito vanno a cambiare i piani inizialmente proposti.

Innanzitutto egli ha spiegato che è importante avere un’idea chiara, sia della storia che del gameplay. Però bisognerà comunque essere flessibili: i giocatori potrebbero riscontrare delle difficoltà ad approcciarsi con determinati aspetti, oppure il gioco potrebbe sfociare in una direzione non proprio ottimale, o ancora, potrebbe non essere possibile ricreare una scena così come la si era immaginata nella propria mente, e in questo caso sarà opportuno riorganizzarsi e andare a modificare e adattare quella parte di storyline o di alcuni elementi dei personaggi.
Hideo
Infine, Kojima conclude il discorso, facendo un paragone con l‘industria cinematografica: durante la produzione di un film, si parte da una storia che poi va adattata in uno script (sceneggiatura), in seguito si passa alla riprese in CG e ai casting, ciò potrebbe determinare ulteriori cambi. A questo punto si gira, e infine si passa alla fase di editing, dove la pellicola verrà nuovamente ritoccata.
Ricordiamo che Hideo Kojima, è al momento alle prese con Death Stranding, inoltre vi interesserà sapere che Mads Mikkelsen non sarà il villain del gioco.

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