Il nuovo Ghost in the Shell non ha entusiasmato Hideo Kojima

Cinema
Antonio Salvatore Bosco
Appassionato del mondo nerd dalla tenera età di 3 anni quando giocavo a Sonic con il sega master system di mio padre. Amante della scienza e della lettura. Marvel e Disney mi accompagnano ogni giorno da sempre. Pronto a scoprire cose nuove e a farle conoscere agli altri.

Appassionato del mondo nerd dalla tenera età di 3 anni quando giocavo a Sonic con il sega master system di mio padre. Amante della scienza e della lettura. Marvel e Disney mi accompagnano ogni giorno da sempre. Pronto a scoprire cose nuove e a farle conoscere agli altri.

Tempo di lettura: 2 minuti

Chi segue Hideo Kojima sa benissimo che non parliamo solo di un grande autore di videogiochi, del padre della serie di Metal Gear Solid e della persona che si sta occupando dell’atteso quanto controverso Death Stranding, ma parliamo anche di un grande appassionato di cinema, cosa che egli non ha mai nascosto e di cui ha sempre inserito riferimenti all’interno dei suoi lavori. Recentemente si è espresso sul nuovo Ghost in the Shell.

In un articolo scritto per Glixel, Kojima ha illustrato il suo pensiero sull’adattamento cinematografico di Ghost in the Shell, esprimendo le sue perplessità.

“La fedeltà del film rispetto all’anime è indiscutibile ma in quanto grande fan del lavoro originale, tuttavia, non posso fare a meno di sentire che questa produzione è intrappolata “in the shell” (nel guscio) dell’originale, con il risultato di non riuscire ad esprimersi veramente.” Il nuovo film quindi mancherebbe di personalità limitandosi a riprodurre l’anime.

Come abbiamo specificato nel nostro articolo di riepilogo dell’opera di Ghost in the Shell, sia il manga che l’anime richiedono più riletture e visioni per essere compresi in maniera totale e probabilmente queste due versioni aiutano meglio la comprensione piuttosto che il solo adattamento cinematografico.

Hideo comunque non dà la colpa di questa mancanza al cast o alla direzione. Sottolinea infatti che il mondo di oggi è sicuramente molto cambiato rispetto a quando uscirono le opere originali: se quindi prima il mondo della rete e dell’internet risultava misterioso e perlopiù sconosciuto, oggi non affascina più come una volta e non possiede più l’alone di mistero che lo caratterizzava in precedenza.

Se infatti prima Ghost in the Shell poneva questioni filosofiche come  “cosa significa essere umani?” e andava quindi a indagare sull’essenza dell’essere umano e su cosa rende tale un individuo, ora il film cambia la domanda in “chi sono io?”, che risulta essere una questione altrettanto complicata ma molto meno d’impatto e che si allontana dal significato originale.

“Nel 2017 non si può semplicemente sussurrare ‘La rete è vasta e infinita’ sperando di ottenere lo stesso effetto prodotto 22 anni fa con la frase pronunciata da Motoko Kusanagi”.

Se volete approfondire l’opinione di Hideo Kojima, trovate a questo indirizzo l’articolo originale. Per il resto, vi invitiamo a leggere la nostra recensione a Ghost in The Shell in cui anche noi esprimiamo le nostre perplessità su questo adattamento.

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