Gamestop Italia – Raccolte testimonianze similari sul programma Circle of Life

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Giuseppe Barbieri
Avevo circa 7 anni quando per la prima volta vidi uno dei miei fratelli giocare ai titoli più simbolici sulla prima Playstation, come Crash Bandicoot o Resident Evil 3: Nemesis. Da quel giorno mi sono interessato a questo mondo, facendo crescere sempre più la passione per i videogiochi. Credo e affermo che i videogiochi siano una vera e propria forma d'arte e di espressione che si unisce ad altri tipi di arte che insieme riescono catapultarti in un altro mondo. Ciò che apprezzo per lo più nei videogiochi sono le storie profonde, giocherei a COD o a qualunque altro multiplayer soltanto per noia. Amo le storie, e amo crearle. Oltre ad essere un videogiocatore in cerca di storie ho, da qualche tempo, anche l'interesse per la lettura e la scrittura.

Avevo circa 7 anni quando per la prima volta vidi uno dei miei fratelli giocare ai titoli più simbolici sulla prima Playstation, come Crash Bandicoot o Resident Evil 3: Nemesis. Da quel giorno mi sono interessato a questo mondo, facendo crescere sempre più la passione per i videogiochi. Credo e affermo che i videogiochi siano una vera e propria forma d'arte e di espressione che si unisce ad altri tipi di arte che insieme riescono catapultarti in un altro mondo. Ciò che apprezzo per lo più nei videogiochi sono le storie profonde, giocherei a COD o a qualunque altro multiplayer soltanto per noia. Amo le storie, e amo crearle. Oltre ad essere un videogiocatore in cerca di storie ho, da qualche tempo, anche l'interesse per la lettura e la scrittura.

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Qualche giorno fa è scoppiata la bomba “Circle of Life“, la quale fu (quasi) smentita da Tony Bartel. Si pensava che, con la lettera di Bartel, la questione fosse ormai risolta ed invece le sue risposte furono controbattute nuovamente da vari impiegati dei loro punti vendita Americani.

E a quanto si evince pare che la voce si sia sparsa cosi tanto a tal punto d’arrivare anche nel nostro paese e, alcuni dipendenti o ex-dipendenti dei Gamestop Italia hanno voluto fornirci la loro testimonianza ovviamente, in completo anonimato.

Ecco due delle testimonianze raccolte dai due dipendenti di GameStop Italia:

Prima testimonianza:
“Non ho mai sentito parlare di Circle of life. Però è vero, danno percentuali assurde sull’usato rispetto al nuovo. Ti fanno capire che vendere nuovo è dannoso e rompono assai le palle su queste percentuali. Fanno anche pressioni della serie ‘ti chiudo il negozio’ ‘ti trasferisco’ ecc ecc. È capitato che clienti arrivassero da noi dicendo di non aver trovato Playstation 4 in un altro punto vendita quando in realtà questi avevano il magazzino pieno. Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento esagerato nella mentalità. Per fare un esempio di cosa intendo: una volta una buona media di protezione su disco era il 33%. Ora siamo passati alla media del 110%. E ciò implica che se vendi un gioco senza protezione ti sei rovinato la performance giornaliera.
Non c’è bisogno di difendere o attaccare, sto cercando di dire le cose come stanno e, in effetti, quell’articolo non riporta cose false”.

Seconda testimonianza:
“In questi giorni ho notato molto scompiglio sul caso di Gamestop America, e sulla questione dei dipendenti. Io sono stato dipendente Gamestop e la mia retribuzione era pagata a voucher. La mia esperienza lavorativa è stata abbastanza stressante in quanto ero pressato sia dallo store manager, il quale pretendeva di far vendere sopratutto usato e la game protection altrimenti lo store andava “male” e se ciò capitava, ricevevamo in seguito una telefonata da parte dell’area manager o un messaggio. Anche Gamestop Italia ha un programma interno che si chiama Key Performance Index che è visibile dal computer dello store e dall’area manager che ogni settimana circa pubblicava i dati di tutti i dipendenti e giornalmente di tutti gli store. Se una persona o una store avevano troppi rossi si viene richiamati, se persistono al dipendente non viene rinnovato il contratto. Se invece lo store va male, viene fatto un cambio di personale. Eravamo costretti inoltre ad inviare ogni giorno sul gruppo i nostri dati individuali per vedere l’andamento e se avevamo sgarrato lo store manager ci “esortava” a fare di più, anche rincorrendo stratagemmi quali vendere usato piuttosto che il nuovo, dire che alcune promozioni erano solo con la tessera livello 3 ed invece erano aperte a tutti i tipi di tessere. – Quando si vendeva una console nuova almeno sul 50% era tassativo fare la console protection; le console usate erano sempre da spingere principalmente in avanti e cercare su tutte la console protection. – Gamestop tratta i negozi come dei magazzini, il mio store aveva il magazzino pieno di Playstation 4 e Nintendo 3DS e quando se ne vendeva qualcuna ne venivano inviate altre senza assoluta necessita. – Un episodio importante che rappresenta la pressione che subiva un dipendente è stato un giorno vicino Natale, eravamo in cassa io e il mio collega ed erano circa le 17 e bisognava inviare i dati sul gruppo per vedere l’andamento dello store, lo store era pieno e non potevamo lasciare le persone in coda senza scontrinare per fare i calcoli; dopo 30 minuti il telefono del negozio e il mio privato ha iniziato a suonare come all’impazzata, era il mio store manager, colleghi di altri store, altri miei colleghi e infine il mio area manager, tutti abbastanza alterati perché io e il mio collega non avevamo pubblicato i dati. Di conseguenza il mio collega ha dovuto chiudere cassa e far rimanere le persone in coda perché dovevamo inviare i dati di store (come le vendite effettuate, game protection, console protection ,usato, e altro). – Un altro mio collega si è licenziato perché stufo, veniva pagato come tirocinante 500 euro al mese e lavorava 6 giorni a settimana 6 ore al giorno.
-Uno store della mia provincia addirittura effettuava vendite solamente se in linea con le linee guida dell’azienda altrimenti cercava in tutti i modi di non concludere la vendita (se quel giorno i dati di store non vanno bene, uno viene per comprare una Playstation 4 Pro e gli propongono la console protection, e se lui la rifiuta fanno finta di non averne e gli dicono di andare altrove). -Altra nota è il vendere prima tutti gli accessori marchiati “play” rispetto agli originali senza esporre il prezzo (anche se l’azienda chiede di esporlo, ma non lo fa nessuno store)”.

Bisogna notare inoltre che le modalità con cui vengono esercitate le pressioni cambiano con il cambiare della nazione. In Italia non esiste il licenziamento diretto, ma in caso non si raggiungano le quote, non si ottiene il rinnovo del contratto (o non si ricevono voucher).

A quanto pare la situazione del colosso internazionale non migliora e, adesso anche con l’aggiunta di Gamestop Italia la situazione può solo degenerare ulteriormente.

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