Felix the Reaper Recensione, la morte attende per sempre

Recensioni
Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Creare contenuti e racconti originali e mai visti prima è sicuramente un’impresa difficile, soprattutto in un’era in cui la digitalizzazione e la condivisione istantanea delle informazioni hanno ridotto drasticamente la probabilità di non riuscire a reperire i dati e le nozioni desiderate. Quello che un titolo come Felix The Reaper vuole dimostrare è come elementi popolari e comuni possano essere coordinati in modo tale da diventare un prodotto assolutamente singolare e innovativo e che la chiave del successo possa risiedere in un principio estremamente semplice: la prospettiva.

Percezione e punti di vista sono infatti alla base del concept di un gioco che si autodefinisce una “commedia romantica sulla vita e la morte” e che così reinterpreta a modo suo un argomento che è allo stesso tempo sia delicato sia inevitabile. Parallelamente, queste caratteristiche influenzano il gameplay, definito da puzzle tridimensionali e rompicapo generati proprio alla base della deformazione prodotta dalle angolazioni che si traducono in un particolarissimo intercalare di luci ed ombre.

Sicuramente potrebbe sembrare che questi elementi, presi singolarmente, non siano sufficienti per dare un tono di originalità e curiosità ad un prodotto così piccolo e, ben consapevole di questo dettaglio, il team danese Kong Orange ha così pensato di dare un’identità tutta sua al titolo, attraverso un protagonista, Felix, che anima e colora con la sua danza e la sua colonna sonora un prodotto esilarante, divertente e allo stesso tempo estremamente cinico.

Felix The Reaper è disponibile dal 17 Ottobre su PlayStation 4, Nintendo Switch, Xbox One e PC grazie alla pubblicazione di Daedalic Entertainment… sarà riuscito a fare breccia nei nostri cuori con la sua melodia?

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La danza della morte

Quella che vivremo è un’esperienza nei panni di un protagonista travagliato da pene amorose che cerca sollievo giocando con la morte e creando un dualismo dolce e amaro che fa sfiorare in modo unico e stravagante due concetti tendenzialmente binari e incompatibili. Sarà il gioco stesso a raccontarci quanto sia importante il legame tra vita e morte, strettamente collegate dalla reciproca esistenza e collaborazione.

Il nostro primo attore è Felix: un mietitore paffuto e stravagante con una particolare e irrefrenabile passione per il ballo e la musica che scandirà il tempo di tutta l’avventura attribuendogli un ritmo ed un’identità unici. Felix ha appena trovato impiego presso il Ministero della Morte con l’obiettivo di riuscire ad incontrare e impressionare con la danza la sua amata Betty, definita “The Maiden”, una burocrate del Ministero della Vita.

Un paragone quasi immediato e spontaneo di questa particolare impersonificazione della Morte è quello con il carismatico Grim Fandango, protagonista dell’omonimo gioco sviluppato nel 1998 da LucasArts. Questo confronto, chiaramente, si limita alle intenzioni degli sviluppatori di dare una personalità quasi positiva ad un concetto comunemente negativo: i due personaggi risultano infatti estremamente dissimili sia per fattezze fisiche sia perché Felix preferisce esprimersi attraverso le movenze del corpo piuttosto che con le parole lasciando che a parlare sia unicamente una voce fuori campo che rappresenterà sia una guida per il protagonista sia un narratore esterno, contribuendo ad intensificare il coinvolgimento e l’immedesimazione del videogiocatore.

È il nostro primo giorno di lavoro e durante gli incarichi affidatici nel mondo dei mortali dovremo creare le condizioni predisposte dal Ministero della Morte per fare in modo che si verifichino gli accadimenti che porteranno al decesso di cinque soggetti distribuiti lungo la linea temporale della storia umana.

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Si crea così la consapevolezza dell’esistenza di due piani distinti, uno astrale e uno mortale, ed è proprio in quest’ultimo Mondo, dove Vita e Morte collidono, che Felix spera di riuscire a coronare i suoi sentimenti che vengono così posti su un livello umano ed accessibile a tutti. L’amore è quindi raccontato in tutte le sue forme (amore fraterno, platonico, amore per Dio o per un amico a quattro zampe), ma non viene osannato né messo su un piedistallo come soluzione ad ogni male e problema, anzi, ci viene ricordato quasi cinicamente che la morte è inevitabile e spietata anche di fronte all’amore.

Il ritmo del gameplay

Felix The Reaper è un prodotto estremamente attento ai dettagli che spiccano come luce riflessa in una pozzanghera limpida. Se infatti la struttura del gioco sembra ripetitiva e limitata a pochi comandi ed ambienti, questi ultimi riescono a distinguersi tra loro assumendo forme uniche e proponendo scenografie peculiari, eludendo così la trappola della ridondanza.

Dovremo quindi eseguire degli ordini e spostare gli elementi richiesti danzando agevolmente su una scacchiera dove i bianchi e i neri, allegoricamente vita e morte, verranno delineati da un impeccabile gioco di luci e ombre la cui forma e dimensione verrà determinata dagli elementi presenti all’interno dei diorami che costituiscono ogni livello. Come è intuibile, potremo calpestare unicamente le zone d’ombra e il rompicapo consisterà proprio nel creare un percorso utilizzando elementi ambientali, tunnel e interruttori.

La chiave della meccanica dei rompicapo risiede nella Meridiana, un comando che permetterà di ruotare avanti e indietro il tempo e di spostare, di conseguenza, la posizione del sole rispetto al mondo di gioco. Dovremo quindi altalenare tra due momenti determinati del giorno mortale per raggiungere il nostro obiettivo ed impedire ai raggi di luce di raggiungerci.

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È doveroso anticipare che la difficoltà dei puzzle non corrisponderà esattamente alle aspettative di tutti, risultando col passare del tempo sempre più ostica e meno intuibile. Non mancano gli elementi indispensabili al risolvimento dei puzzle quali un indicatore del prossimo obiettivo o una sequenza di azioni chiave introdotte da un sonoro cambio di soundtrack che si tradurranno in “Milestone”: dei checkpoint dal quale potremo ripartire ogni volta che ci sembrerà di non trovare capo alle nostre mosse più recenti.

Sebbene i videogiocatori più impavidi risulteranno inevitabilmente affascinati da questa particolare tipologia di interazione (non mancherà, tra l’altro, una modalità “Hardcore Elite Reaper” che permetterà di affrontare nuovamente i livelli, ma completamente modificati, privati di ogni aiuto e complicati dalla necessità di raccogliere delle monete), tuttavia la scelta di Kong Orange potrà sembrare azzardata ed esclusiva, soprattutto in considerazione del fatto che si sente la mancanza di un parallelo climax ascendente di contenuti che concorra a giustificare il costante aumento del coefficiente di difficoltà.

Comunque, per arricchire un’esperienza che si presenta con estrema linearità sono stati introdotti achievements e sfide bonus che contribuiscono ad aggiungere un buon livello di competitività e, soprattutto, a prolungare la giocabilità di un titolo che sarà possibile concludere in pochissime ore.

Una commedia mortale

L’identità espressiva è sicuramente il punto forte di Felix The Reaper, ma il successo di questo titolo si deve senza ombra di dubbio alla passione e alla dedizione dei membri di Kong Orange. All’interno del gioco stesso, infatti, non mancano riferimenti diretti ai momenti e agli elementi che hanno ispirato e accompagnato lo sviluppo di questo prodotto a cui vengono riservate le attenzioni che si dedicherebbero naturalmente ad un figlio. Esempi estremamente interessanti sono il fatto che le animazioni dei passi di danza di Felix sono sviluppati da ballerini professionisti o il fatto che i brief del Ministero della Morte sono stati scritti da storici di mestiere.

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Sulle note del motto della casa di sviluppo: “Il mondo ha bisogno di tempo di qualità”, possiamo affermare con serenità che la missione del team danese è sicuramente stata compiuta con successo e che quest’ultimo sia riuscito a raccontare e a coinvolgere con un prodotto che vale quel poco tempo che richiede e che non si espone eccessivamente alle intemperie dei difetti.

In ogni caso siamo al cospetto di un prodotto che si racconta da solo e che riesce con estrema facilità ad intrattenere con le sue “storie nella storia”, presentate in chiave comica e quasi sprezzante, che riescono a conquistare così come fecero a suo tempo gli Happy Tree Friends. Non da meno il comparto artistico è di estrema rilevanza, sia per quanto riguarda i dettagli grafici sia per quanto riguarda i contenuti musicali; ricordiamo infatti che al progetto hanno contribuito anche istituti quali The Danish Film Institute e The West Danish Film Fund.

Non escludiamo (ed è quello che speriamo) che questo titolo possa essere integrato con nuovi capitoli o, perché no, che possa vedere la luce un nuovo episodio che continui a raccontarci delle gesta e delle movenze del paffuto Felix.

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7.9

Gameplay

8.0/10

Grafica

9.0/10

Sonoro

9.0/10

Trama

7.5/10

Longevità

6.0/10

Pros

  • Stile unico ed estremamente pungente
  • Espressività e caratterizzazione ammirevole
  • Gestione delle luci e dei colori eccellente

Cons

  • Difficoltà dei livelli crescente e a volte tediosa
  • La successione dei livelli a volte risulta ripetitiva

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