Far Cry 5, la Recensione – NO SPOILER

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Tempo di lettura: 7 minuti

L’industria videoludica sta maturando a vista d’occhio. C’è da restare sbalorditi se ci soffermiamo a pensare quanta strada ha fatto il nostro media preferito sotto il punto di vista della narrazione e delle tematiche trattate, negli ultimi tempi. Nel corso degli anni abbiamo avuto opere che hanno voluto esplorare la fragilità della condizione umana come To the Moon o, addirittura, veri e propri trattati di filosofia sull’uomo e sul libero arbitrio come la serie di Bioshock. Anche Far Cry, la popolare serie di Ubisoft, ha vissuto un’evoluzione incredibile negli ultimi capitoli andando a toccare argomenti difficili e delicati come il concetto di follia e, con il quinto episodio, anche quello delle sette religiose.


Proprio di quest’ ultima incarnazione del brand, Far Cry 5, andremo a parlare in questa recensione, analizzando il titolo in ogni suo aspetto e riflettendo sulle novità che esso porta alla serie. Sarà riuscita Ubisoft a confermare la bontà della sua serie confezionando un nuovo successo? Scopritelo con noi, nella nostra recensione!

AMAZING GRACE

Come dicevamo in apertura, Far Cry, nelle sue più recenti iterazioni, ha voluto fare della narrazione e del setting i suoi cavalli di battaglia, avventurandosi tra i meandri più oscuri della psiche umana e presentandoci alcuni tra i personaggi più memorabili visti in un prodotto videoludico negli ultimi tempi. Pensiamo a Vaas Montenegro, uno degli antagonisti di Far Cry 3, assurto a vera e propria icona della rivoluzione messa in atto dalla serie Ubisoft grazie al suo straordinario approfondimento psicologico e al suo spiccato carisma.

Cercare di comprendere le motivazioni di Vaas e il suo modo di pensare è stato sicuramente una delle esperienze più forti della scorsa generazione, un villain totalmente inedito e insolitamente ben caratterizzato. Anche Far Cry 4 ha visto l’introduzione di un avversario interessante e sfaccettato seppure fin troppo derivativo dal sopracitato Vaas: lo spietato e sanguinario Pagan Min. Egli è la naturale evoluzione dei concetti espressi nel terzo capitolo, in un setting diverso e in scala maggiore ma nulla di realmente innovativo per il brand della software house francese.

Il breve intervallo chiamato Far Cry: Primal che ha portato la struttura della serie all’età della pietra, quindi, è sicuramente servito a raccogliere le idee per rilanciare il quinto capitolo in direzioni completamente diverse rispetto a quelle intraprese dai due episodi precedenti. Così, dopo 5 anni da Far Cry 4, Ubisoft ci invita a immergerci nelle distopiche atmosfere della fittizia Hope County, nel Montana, ridente contea americana soggiogata da un culto religioso violento e oppressivo, capitanato da Joseph Seed, il Padre.

Seed è una figura enigmatica ma allo stesso tempo affascinante, malvagia, probabilmente, ma capace di raccogliere un seguito enorme di fedeli disposti a dare la vita per la riuscita del suo progetto Eden’s Gate. L’incipit di Far Cry 5, infatti, è proprio questo. Interpreteremo il ruolo di un vice sceriffo mandato ad arrestare il Padre a causa dei metodi violenti dei propri adepti che da tempo imperversano in Hope County punendo gli infedeli e costringendo all’obbedienza i cittadini della contea.

La procedura d’arresto, tuttavia, va tutta per il verso sbagliato quando il tentativo di ammanettare Seed viene visto come la realizzazione della profezia del Padre che aveva predetto che qualcuno sarebbe giunto per interrompere i suoi piani. La reazione dei seguaci della setta è violenta e i nostri protagonisti vengono ben presto catturati, separati e tenuti prigionieri.

La regione viene quindi blindata, le comunicazioni tagliate e i miliziani riversati per le strade. Al nostro risveglio, tuttavia, conosceremo Dutch, il capo di un gruppo di cittadini organizzatisi in una piccola resistenza armata che, nel corso del gioco, contribuiremo a far crescere per opporci con forza al regime di Seed e i suoi. È l’inizio di una spirale di violenza, colpi di scena e incontri
interessanti che condurranno a uno sconvolgente ed inaspettato finale.

Non ci addentriamo oltre nel racconto, come al solito, per lasciarvi il gusto della scoperta di quello che è uno dei comparti narrativi più riusciti dell’intera serie, tanto da cozzare, inevitabilmente, con la struttura sandbox classica del gioco. La possibilità di esplorare in lungo e in largo gli ambienti proposti dal titolo affrontando scontri a fuoco, missioni secondarie e situazioni al limite della fantascienza, infatti, allenta moltissimo la tensione derivata da un impianto narrativo di questa caratura ed è un vero peccato.

LA DEFINIZIONE DI FOLLIA

Se dal punto di vista della trama, le differenze rispetto alle precedenti iterazioni del brand sono abbastanza significative, la struttura del gameplay è quella degli ultimi episodi, riveduta, corretta e ampliata ma senza stravolgimenti degni di nota. Si tratta, anche questa volta, di un sandbox duro e puro, in cui saremo chiamati a esplorare le affascinanti e selvagge ambientazioni proposte accumulando oggetti, armi e abilità utili per liberare le varie zone e giungere allo scontro finale.

Ognuna delle quattro macro-regioni in cui è suddivisa Hope County è sotto il controllo di uno dei componenti della famiglia Seed: John, Faith e Jacob, tutti caratterizzati magistralmente e tutti con la propria visione del progetto del Padre. Conquistando gli avamposti, completando le missioni e liberando gli ostaggi, garantiremo alla resistenza un potere sempre crescente fino ad arrivare allo scontro diretto con tutti i generali di Joseph e liberando, definitivamente, Hope County dall’oppressione.


Il feeling delle armi, esattamente come i precedenti capitoli, è ottimo: utilizzare ciascuno dei ferri del mestiere da scegliere tra una varietà invidiabile di bocche da fuoco, archi, armi da mischia ed esplosivi si traduce in un’esperienza gradevole e realizzata con cura minuziosa ai dettagli. Sparare con un fucile da cecchino alla testa di un nemico lontano 100 metri calcolando la caduta del proiettile e prevedendone i movimenti dà sempre una certa soddisfazione.

Tutta la campagna, inoltre, sarà affrontabile in cooperativa con un amico per seminare il panico tra gli adepti dell’Eden’s Gate o contando sull’aiuto degli eccezionali compagni reclutabili nel corso del gioco.
Gli specialisti sono in totale 9, ognuno dotato di abilità particolari, come il silenzioso e letale puma Puccettina, il possente orso Cheeseburger, il furbo cane Boomer, il pilota Nick Rye, il cecchino Grace Armstrong e tanti altri: un’introduzione figlia di Primal ma che aggiunge ulteriore profondità ad un gameplay già di per sé raffinato ed appagante.

Anche dal punto di vista dei veicoli, fondamentali per percorrere le grandi distanze di Far Cry 5 in tempi brevi, la selezione proposta è ricca e variegata passando dai quad ai truck, dai furgoni agli aerei, dagli elicotteri alle macchine sportive, tutti ben realizzati e diversificati l’uno dall’altro.

Presente, inoltre, un albero di abilità profondo e stratificato, capace da solo di personalizzare a fondo l’esperienza del giocatore adattando il protagonista al proprio stile di gioco. L’elemento sicuramente più riuscito del gameplay di questo nuovo Far Cry, infatti, è la totale libertà d’azione data al giocatore. Ogni missione, ogni avamposto da liberare, ogni situazione, potrà essere affrontata in tanti modi diversi: potremo decidere di affrontare i nemici a viso aperto, aggirarli silenziosamente, colpirli dall’alto con un velivolo, attirarli in trappola e tanto altro.


La formula funziona e diverte anche se, probabilmente, inizia a farsi sentire la necessità di una vera ventata di novità per la serie. Dal punto di vista contenutistico, infine, l’offerta è decisamente sontuosa con una campagna dalla durata di una ventina di ore senza considerare le attività secondarie presenti in numero cospicuo.

Se tutto questo non bastasse è presente una modalità chiamata Far Cry Arcade in cui i giocatori possono cimentarsi a creare mappe e modalità da affrontare in multiplayer online attingendo dagli asset di Far Cry e di tanti altri giochi del catalogo Ubisoft come Assassin’s Creed e Watch Dogs. Un’aggiunta interessante e gradita che regalerà decine e decine di ore di gioco a chiunque vorrà dargli una possibilità.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico il lavoro svolto da Ubisoft è quantomai di ottimo livello. La riproduzione dell’ambiente selvaggio del Montana, la costruzione di una cittadina ridente ed accogliente soggiogata da un culto malvagio, oppressivo e onnipresente, la libertà totale di mettere a ferro e fuoco tutto il territorio ci hanno lasciato sensazioni piacevoli e intense.


La caratterizzazione dei personaggi profonda e particolareggiata, inoltre, come dicevamo in precedenza, è un valore aggiunto non da poco per Far Cry 5 che si attesta come uno degli episodi migliori della serie sotto questo punto di vista. Anche il comparto sonoro dotato di una selezione musicale di prim’ordine tra brani originali e non, contribuisce a creare un’immersione totale in un setting che rimarrà impresso a fuoco nella memoria degli utenti.

Il doppiaggio in italiano, infine, è di eccellente fattura, con attori capaci di infondere nei vari comprimari la personalità e l’espressività necessaria a renderli credibili e mai banali. Un ottimo lavoro davvero.

IN CONCLUSIONE

Tirando le somme, Far Cry 5 è l’ennesimo, ottimo capitolo di una serie che non finisce mai di stupirci. Dopo l’eccezionale ed indimenticabile terzo capitolo, siamo di fronte ad una nuova pietra miliare per il brand di Ubisoft che continua a maturare senza sosta e a regalarci esperienze di eccellente qualità.

Forse c’è la necessità di iniziare a sperimentare maggiormente dal punto di vista del gameplay ma si tratta comunque di un titolo che ci sentiamo di consigliarvi caldamente senza troppe riserve. Hope County, Joseph Seed e l’Eden’s Gate ci hanno rapito il cuore (oltre ad averci rapiti fisicamente) ma il fuoco della resistenza, nonché lo spirito di Far Cry è più vivo che mai.

Far Cry 5

8.4

Trama

8.5/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

8.5/10

Longevità

9.0/10

Pros

  • Trama interessante e piena di spunti di riflessione
  • Personaggi carismatici e ben caratterizzati
  • Contenutisticamente ricchissimo
  • Gameplay solido e piacevole...

Cons

  • ...,ma che inizia a necessitare di rinnovamento
  • Fin troppo confusionario in certi frangenti
  • La struttura sandbox cozza un po' con il comparto narrativo

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