Etherborn Recensione, un pellegrinaggio tra gravità e immaginazione

Recensioni
Camilla Colombo

Tempo di lettura: 5 minuti

Nella scena videoludica attuale sembra sempre più difficile riuscire a creare prodotti competitivi che si distinguano dalla massa o che non finiscano inevitabilmente col risultare cloni poco originali di qualche predecessore. Ma poi c’è Etherborn, il primogenito rilasciato qualche giorno fa su PS4, Xbox One, Nintendo Switch e PC dal quartetto di Altered Matter: il giovane studio di Barcellona riesce infatti già al suo esordio a dimostrare che c’è ancora qualcosa da plasmare.

Questo titolo ha visto la luce grazie ad una campagna di crowdfounding atttivata su FIG che ha permesso il finanziamento e la realizzazione di un progetto che ha immediatamente catturato l’interesse di aziende come Foxnext Games, la quale ha così inaugurato il suo programma “Indie Spotlight”. Inoltre, fin dal suo concepimento risalente ormai a un paio di anni fa, Etherborn non ha mai smesso di ottenere premi e riconoscimenti di ogni genere.
Il gioco, come noteremo fin dal primo frame, nasce infatti dal tentativo di rendere l‘intrattenimento videoludico un mezzo di espressione creativa e artistica e sono molti i riferimenti alla nostra cultura: da Mondrian a Escher a De Chirico.

Siamo al cospetto di un rompicapo platform ambientale che sfrutta magistralmente tridimensionalità e gravità, così come fecero Monument Valley e, prima ancora, The Bridge.
Assisteremo così alla nascita di una creatura eterea e silenziosa, dalle sembianze e dalle movenze umane, diafana al punto da lasciare intravedere gli organi principali al suo interno e liberamente influenzata dalle opere di Malevich e Moebius.
Controlleremo questo personaggio condotti da una voce femminile che ci intratterrà con la genesi della civilizzazione umana e ci guiderà verso la scalata del cosiddetto: albero infinito.

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Gameplay

Abituarsi ai comandi non sarà assolutamente difficile, le uniche azioni possibili, infatti, saranno il salto e l’interazione con gli interruttori disseminati per i livelli. Questi ultimi saranno praticamente l’unico espediente per la risoluzione dei puzzle e la loro comprensione risulta istintiva: per attivarli sarà sufficiente recuperare le sfere luminose disseminate nelle varie dimensioni e collocarle in loro corrispondenza.
Consigliamo vivamente di giocare tramite l’utilizzo di un controller, qualsiasi sia la piattaforma prescelta.

Tutt’altra storia sarà invece entrare nell’ottica prospettica che caratterizza gli organici ecosistemi escheriani che costituiscono ogni livello e che ricordano dei diorami digitali. Nonostante le prime battute siano particolarmente semplici e accompagnino il videogiocatore per mano, non appena entreremo nel vivo del gioco verremo abbandonati a noi stessi nella risoluzione degli enigmi che diventano via via sempre più complessi. La chiave per risolvere i rompicapo sarà quindi quella di avere un buon occhio per scovare i dettagli che permetteranno di identificare passaggi apparentemente inesistenti.

In quanto puzzle game, non esistono boss o nemici da affrontare e la morte sarà una costante che arriverà a farci da maestra. Il nostro unico scopo sarà quindi quello di accedere ai vari livelli tramite i portali che incontreremo lungo la scalata dell’albero infinito e di concluderli per farci così strada verso una metaforica riscoperta di noi stessi.

La semplicità come chiave del successo

È sicuramente innegabile il monopolio del comparto artistico che pone al centro dell’attenzione architettura e geometria abbellite ulteriormente da una trama sottile come carta velina che non pretende di prendere il sopravvento sull’opera.

Etherborn è indubbiamente un prodotto singolare, che fa della semplicità il suo punto di forza. Portavoce di questa caratteristica è la grafica minimale e quasi sterile, spogliata di poligoni e texture per creare un ambiente dove i colori si spalmano linearmente e in modo omogeneo. Inevitabile, a questo punto, ricordarci di come già Journey e ABZU si siano fatti forza di questa delicata scelta stilistica. E come in questi ultimi anche qui l’elementarità del gameplay concede il lusso di distrarsi e perdersi nel fascino delle scenografie.

Semplice è anche il racconto che ci accompagna tra un mondo e l’altro e che quasi mai interromperà la nostra avventura, sovrapponendosi dolcemente ai panorami onirici che incontreremo. Apprenderemo così della nascita e dello sviluppo dell’essere umano, spogliato dei suoi presupposti e analizzato secondo le impressioni di una voce fuori campo che diverrà la nostra Itaca. L’unica macchia su questa elegante tela è forse che la sua storia finisce con l’essere marginale, tanto da non riuscire a rendere giustizia e approfondire l’essenza primordiale del personaggio, così emblematico e intrigante. In ogni caso rimane ammirevole il tentativo di impreziosire un prodotto abbastanza passivo con un elemento più intimo e recondito.

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In conclusione

Giocare Etherborn è come fare un sogno nel quale non è perfettamente comprensibile quello che sta accadendo o cosa ci circonda, ma che potremmo continuare a lungo, sperando di non arrivare mai alla fine.
In questo caso specifico, purtroppo, la fine arriverà molto presto. La durata del gioco corrisponde infatti a un paio d’ore, a seconda della propria dimestichezza e i livelli si contano sulle dita di una mano.

Per compensare, fortunatamente, una volta concluso per la prima volta il gioco, sarà possibile sbloccare una modalità “plus” che consiste nella ridistribuzione delle sfere di energia in aree ancora meno accessibili, allo scopo di rendere la run sempre più competitiva. Questo espediente, probabilmente, non basterà a stimolare il giocatore a ricominciare l’avventura, soprattutto considerando che riuscire a risolvere gli enigmi risulterà sufficientemente sfidante fin dal primo tentativo.

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Nonostante questo, riteniamo che il titolo sia riuscito egregiamente nell’intento di regalare un’esperienza godibile e degna di essere vissuta, spezzando la monotonia della quotidianità. A sostegno di questa considerazione, è inevitabile menzionare la colonna sonora, che riesce genuinamente ad ispirare e facilita l’immedesimazione nel mood ascetico e contemplativo che si percepisce fin dalle prime immagini.

E così la direzione creativa e la devozione del team di sviluppo si sono incontrati e materializzati in un gioco sofisticato che riesce ad ammaliare per tutta la sua durata, per poi riconsegnarci alla realtà un po’ più smarriti di prima.

NerdPlanet consiglia...
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7.6

Gameplay

7.5/10

Grafica

9.0/10

Colonna Sonora

8.5/10

Longevità

6.5/10

Trama

6.5/10

Pros

  • Level-design accattivante
  • Rompicapo sfidanti e inconsueti
  • Esperienza di gioco molto piacevole

Cons

  • Telecamera a volte capricciosa
  • Si sente la mancanza di qualche livello in più
  • Trama periferica
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