Dragon Quest XI, la recensione – NO SPOILER

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Avete presente quando all’interno di un videogioco avete quella sensazione di stare giocando un classico? Vi è mai capitata la sensazione opposta? Bene. Dragon quest XI: Echi di un’era passata, è il confine di quelle sensazioni. Anzi. Dragon Quest XI è il ponte che collega le due sensazioni. Giocando, vivendo il titolo vi sentirete parte di un mondo classico ma allo stesso tempo moderno.

Il passato

Ma andiamo con ordine, la nascita di Dragon Quest XI non è stata delle più facili. L’ultimo capitolo della saga nata nel 1986 ha visto la luce nel 2012 ma noi occidentali non ne abbiamo mai potuto apprezzare la bontà dato che Dragon Quest X è rimasto esclusivo per il territorio giapponese. Ma non solo: il capitolo è un MMORPG che richiede una registrazione online e un pagamento mensile per giocare, anche se sono disponibili alcune ore offline se giocato per la prima volta.
Andiamo indietro quindi di un capitolo con Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo. Esso è stato il primo capitolo ad essere lanciato su console portatile come esclusiva Nintendo DS, dove ha avuto un enorme successo.
Per poter apprezzare un Dragon Quest su console fissa, dovremmo andare ancora più indietro nel tempo. Molto indietro. Siamo nel 2006, 2004 per gli abitanti del Sol Levante, su PS2, con Dragon Quest VIII: L’odissea del re maledetto.


Sono passati quindi 12 anni dall’ultimo Dragon Quest su console fissa. C’è da dire che l’anno scorso (3 anni fa in Giappone) il titolo ha avuto una riedizione per Nintendo 3DS, riportando il auge il titolo e la serie.
Yuji Horii, ideatore della serie, ha voluto dare una sterzata forte alla linea che stava prendendo il franchise negli ultimi anni. Come detto all’inizio, questo Dragon Quest ha dentro di sé , fateci passare il termine, quell’esperienza alle spalle ma con un occhio alla novità e al moderno.

Oltre a questo, il titolo ha avuto dei cambiamenti molto importanti alla struttura e all’engine richiesti da Square Enix. Il publisher, infatti, non era contento del prodotto finito e ha voluto stravolgere il lavoro dei suoi sviluppatori.
Le premesse come potete immaginare non erano certo delle migliori e i fan della serie erano ben poco rassicurati sul titolo e sul suo futuro.

Rendere un titolo, soprattutto un GDR, migliore dei precedenti non è per niente un’impresa facile. Sarà per il fatto che in questo caso stiamo parlando di una saga storica, sarà per il fatto che non basta migliorare l’engine e il comparto tecnico, sarà il fatto che un GDR deve offrire degli spunti di trama e una profondità superiore ad altri titoli, sarà che bisogna soddisfare le aspettative dei fan.
Un videogiocatore di GDR o JRPG è abituato a giocare il doppio, il triplo e perché no, anche dieci volte le ore proposte dagli altri titoli presenti sul mercato. Come minimo.

Dragon Quest XI ha soddisfatto tutti questi punti, anzi li ha persino superati. Diventando, così, un JRPG di stampo super classico perfettamente moderno. Una volta entrati nel suo mondo ed effettivamente superate le prime ore in cui il gioco può risultare lento e in cui i combattimenti potranno essere monotoni, il titolo ci prenderà per mano e non ci lascerà più. Saranno i vari salvataggi a farci rendere conto e sorprenderci del tempo che è passato mentre le decine di ore passate in sua compagnia scorrono inesorabilmente.

 

Narrazione muta

In Dragon Quest XI vestiremo i panni di un eroe senza nome, non ha neanche il nome di default. Il nostro protagonista è molto sulle sue e non parla. Mai.
A molti potrà non piacere, lo capiamo, ed in parte concordiamo, ma questa è una particolarità della serie. Nei Dragon Quest il protagonista è muto. Anzi la novità più grande di questo capitolo è che per la prima volta il personaggio emetta dei suoni.
Suoni di paura, urla di attacco, poche cose, però ci sono. Mettiamola così: secondo gli sviluppatori, a far di una persona un eroe, non sono le parole ma i gesti che compie.

La narrazione del titolo è molto veloce, non ci sono filmati interminabili, o parti di trama e dungeon molto lunghi.
Le zone da visitare sono molte, i posti da raggiungere, i mostri da sconfiggere, gli NPC con cui interagire sono davvero tantissimi. Come detto è tutto molto diretto, non ci si perde in chiacchiere, anche perchè la conversazione con il nostro eroe sarebbe a senso unico.

Nel prologo, una donna mette in salvo il figlio in fasce pagando il suo coraggio a caro prezzo, ma il pargolo, trovato viene adottato da un anziano signore…chi ci ricorda questa scena?

Il bambino salvato cresce e diventa il nostro eroe senza nome. Raggiunta la maggiore età, il giovane, superata una piccola prova, scopre di essere la reincarnazione del Lucente, un eroe leggendario che si manifesta ogni volta che il Signore Oscuro minaccia di invadere il mondo.
Il fatto è che il Lucente non è visto di buon occhio da tutti, anzi viene considerato da molti una sciagura e portatore di sventura. E quindi il nostro ragazzo dovrà allontanarsi dal posto in cui è cresciuto.

Durante il suo vagare incontra dei tipi che simpatici e pittoreschi è dir poco: un ladro dal cuore buono, due potenti maghe gemelle, un giullare misterioso, un vecchio saggio e un’abile guerriera. Questi saranno i compagni del nostro eroe.

Il titolo non introduce forzatamente nel party i nuovi personaggi in fretta e furia, anzi, lascia che il videogiocatore si immerga e apprenda le nuove tecniche e le magie con tutta calma. Se la tattica scelta e il party iniziale non sarà di vostro gradimento, nessuna paura: sarà possibile modificarlo sostituendo i combattenti con quelli lasciati in panchina.

Gameplay

Il combat system è quello classico dei GdR a turni.
A differenza dei titoli a turni del passato dove si decidevano prima le azioni di tutta la squadra, in Dragon Quest 11 i comandi vengono dati di volta in volta al personaggio di turno. Questo permette di adattarsi meglio a quello che sta succedendo in battaglia e di dare anche un po’ più di azione al combattimento, non essendo statico ma avendo un minimo di dinamicità.

Alla fine di ogni combattimento, in caso di vittoria, verremo ricompensati con dei punti esperienza che ci permetteranno di salire di livello e, ad ogni livello, ci verranno donati punti abilità.
Questi ultimi possono essere spesi per migliorare le caratteristiche dei nostri personaggi oppure per acquisire nuove tecniche come colpi multipli e vari potenziamenti utilizzabili in battaglia, oltre che mosse combinate che si possono usare quando uno o più personaggi sono in status “pimpante”, un’aura bluastra che si attiva dopo un certo numero di colpi subiti.
Insomma, il super saiyan.

Feature veramente apprezzata e ricercata come il pane in questi generi di titoli (vero, Octopath Traveler?) è che i membri che non hanno partecipato attivamente alla battaglia acquistano esperienza a loro volta e, di conseguenza, i personaggi saranno sempre tutti più o meno allo stesso livello e non saremo costretti a combattere infinite battaglie solo per far pareggiare i livelli di tutti i personaggi.
Se durante uno scontro il party iniziale composto da 4 persone dovesse essere sconfitto, può entrare in azione la seconda parte della squadra. In questa maniera potremmo usare tutta la squadra nelle battaglie più ostiche.
Ogni nemico avvistato sulla mappa potrà essere affrontato oppure superato senza nessun problema, in modo da non essere “incastrati” in continui scontri, pratica già adottata in Dragon Quest IX.

La nostalgia viene ripagata con i nemici, troviamo infatti i classici di sempre, dai morbidi Slime, mostro che ormai è diventato il simbolo, l’emblema della serie della serie, ai mostri più grandi come i Dullahan, cavalieri senza testa armati di una pericolosissima palla chiodata.
Lo scontro è delimitato all’interno di un’area in cui potremo muoverci liberamente, ma se durante la battaglia volessimo fuggire, basta avvicinarsi al confine e ci verrà chiesto se vogliamo abbandonare il combattimento.

World design

Tutte le aree, soprattutto i dungeon e le aree più aperte sembrano essere studiate per evitare qualsiasi ripetitività che porterebbe alla noia.
Durante i nostri viaggi non ci sarà mai un momento in cui fermarsi: ci muoveremo verso la prossima zona della vasta mappa di gioco o effettueremo scontri per aumentare l’esperienza anche per i più avvezzi al farming.

Il mondo di Dragon Quest XI è davvero molto vario e, in ogni città in cui si approda, si respira un’aria completamente diversa da quella che abbiamo appena lasciato.
Le città sono davvero variegate e ce ne sono tantissime, con personaggi che vivono la loro vita al loro interno e con npc che ci daranno qualche quest secondaria, per accumulare esperienza, guadagnare monete, ottenere qualche oggetto raro o semplicemente ottenere qualche informazione in più sul mondo di gioco. Ne siamo rimasti davvero sorpresi.

Un ottimo bilanciamento a nostro avviso, così da non dover superare troppi dungeon uno dopo l’altro senza avere possibilità di riposare e rifiatare.
Avete presente quando ci ostiniamo a giudicare gli Open-World in base alla vivacità del mondo o alle città vive e pulsanti? Avete presente The Witcher 3 oppure Shenmue? Bene. Non siamo assolutamente a quei livelli, ma sentire un barista proprietario di un locale in una cittadina marittima, lamentarsi dei propri clienti che gli sporcano in continuazione il locale con la sabbia, ecco, un sorriso lo fa scappare.

Nel corso dell’esplorazione della mappa di gioco e all’interno delle città troveremo i soliti scrigni, reperibili anche alla fine degli scontri, anche se, in questo caso reperibili non è il termine più appropriato. Alla fine degli scontri gli scrigni cadranno magicamente dal cielo.
All’interno delle città, inoltre, potremo trovare librerie in cui sarà possibile leggere libri per apprendere le ricette alchemiche. Infatti, al contrario dell’ottavo capitolo, non si potrà più realizzare oggetti ed equipaggiamenti a tentativi ma solo con la ricetta adatta potremmo forgiare oggetti ed armature. Scelta giusta, non sappiamo se vi è mai capitato di sprecare oggetti importanti nel tentativo di crearne degli altri. A noi in continuazione.

Le quest secondarie, inoltre, saranno visibili all’interno della mappa con un segnalatore visivo di colore viola. Ed anche una volta finito il gioco sarà possibile proseguire per completare queste missioni.

Gli spostamenti nel mondo di Dragon Quest XI risultano piacevoli, non sono molto lunghi ed il passaggio tra un’area all’altra è abbastanza celere. Ci si potrà spostare sia a cavallo che a piedi e, durante l’esplorazione delle aree, si troveranno delle campane, che riporteranno il nostro fedele destriero al nostro fianco.

Un plauso va fatto sicuramente al level design: le ambientazioni si alternano da enormi foreste a enormi deserti passando per territori innevati a duri territori rocciosi.

Inoltre, si potranno addestrare i mostri sconfitti cavalcandoli e scovare zone dove altrimenti non sarebbe possibile arrivare.

In aggiunta a questo, come è abituale nei titoli della saga, si entra presto in possesso di una nave, con la quale si potranno navigare mari e, addirittura, esplorare i cieli. Purtroppo al contrario dei titoli passati, si potrà attraccare solo in alcune zone e l’atterraggio non sarà quindi libero.

Dragon Quest XI è davvero ricco di cose da fare, quest principali, quest secondarie, minigiochi, le medaglie da trovare in ogni punto della mappa, il casinò in cui possiamo andare a sperperare tutte le nostre monete, dungeon opzionali dall’elevato livello di difficoltà. Ci sono anche delle simpatiche corse a cavallo, nulla di che, ma sempre del contenuto nuovo e carino.

Visivamente il gioco è molto bello da vedere, soprattutto nella versione PC che abbiamo potuto testare. Con una scheda video nVidiaGTX 1080 il gioco in 4K era davvero magnifico da vedere. Con questa risoluzione il gioco non aveva frame fissi, ma si stava in un range tra i 30 ed i 60. Abbassando la risoluzione a 2k i frame erano fissi a 60, granitici.

Non tutti gli scrigni contengono oro

Dopo tutti gli elogi fatti fino ad adesso, vorremmo concludere con i difetti. Perchè Dragon Quest XI non ne è esente.

Inizieremo subito con la nota dolente. Akira Toriyama. Esatto a questo punto avrete chiuso il browser ma è così. Il tratto inconfondibile dell’autore e mangaka si vede eccome. E’ sempre un piacere vedere e apprezzare le sue opere. E’ davvero innegabile che il character design del titolo è perfetto si passa dai toni seri ai momenti più divertenti. Come ci ha abituato l’autore. Ma tra autocitazionismo un po’ estremo, adesso capite il nostro punzecchiare all’inizio su dragon ball, e alcuni personaggi e aree poco ispirate, a volte ci hanno un po’ deluso. Ma forse è solo un nostro capriccio. D’altronde l’artista giapponese ci ha abituati sempre al meglio. Perfezione che forse in questo titolo non è stata raggiunta.

Altro punto negativo è la mancanza di doppiaggio in giapponese un vero peccato per gli appassionati della lingua e della serie. Il doppiaggio è solo in inglese con i sottotitoli in italiano. Ma è molto carino, un po’ alla Final Fantasy 9, dove in ogni regione del mondo troveremo diverse cadenze, modi di parlare e slang locali. L’utilizzo dei dialetti aiuta senz’altro nell’impressione di trovarsi in luoghi molto diversi geograficamente ma soprattutto culturalmente.

Ultima nota negativa è il comparto sonoro. Le musiche e gli effetti sonori sono pieni di omaggi ai capitoli classici, mentre si giocava ci sembrava di sentire le musiche dei classici per NES, ed infatti dopo una ricerca, alcuni suoni sono delle riproduzioni fedeli dei classici per NES. Ma le tracce della colonna sonora non sono moltissime. Anzi. Purtroppo non è possibile scegliere neppure il formato della colonna sonora che il compositore di sempre, Koichi Sugiyama, ha scelto di utilizzare all’interno del videogioco dei in formato midi. All’inizio si rimane sorpresi e può dar noia ma andando avanti nel titolo ci si abitua. Ma la domanda “Cosa potrebbe essere stato Dragon Quest XI con una colonna sonora con i controfiocchi?” rimarrà senza risposta.

Conclusione

Insomma concludendo questa recensione, Dragon Quest XI è veramente vastissimo. La storia è interessante e ricca di colpi di scena e riesce ad appassionare anche i più fedeli e accaniti fan della serie. Non ci ha mai annoiato, ed è un’ottima cosa per i meno avvezzi alla saga.
Se cercate un titolo JRPG dalle impronte più classiche ma con uno sguardo al domani, Dragon Quest XI: Echi di un’era passata è il titolo che fa per voi.

Dragon Quest XI: Echi di un'era passata

8.7

Trama

9.0/10

Grafica

8.8/10

Sonoro

7.5/10

Gameplay

9.0/10

Comparto tecnico

9.0/10

Pros

  • Il tocco di Toriyama è inconfondibile,
  • Viviamo un'avventura classica, all'interno di una fiaba
  • Trama lunga con interessanti risvolti
  • Quantità di contenuti pazzesca

Cons

  • ...non sempre però è ispirato
  • Il comparto sonoro poteva essere decisamente migliore
  • Peccato per l'unica lingua presente nel doppiaggio

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