Death Stranding Recensione, il ponte che collega i mondi artistici

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tempo di lettura: 12 minuti

Per chi mi conosce già da un po’ di tempo e segue le mie “turbe” mentali su questo sito, conosce già anche il fatto che, ogni singola recensione partorita dalla mia mente tende a divagarsi con un’introduzione abbastanza “filosofica”. È abbastanza difficile nascondere l’amore per questo lato artistico che, in questi lunghi anni, ha saputo cullarmi e farmi sentire al mio agio. Sicuramente in circa 20 anni di carriera ludica (che certamente potrebbero sembrare pochissimi), ho visto tanti movimenti ludici cambiare o semplicemente adattarsi. Così come ogni singolo giocatore, anch’io mi innamorai follemente di saghe uniche ed odiai con tutto il cuore certi capitoli di essa. Senz’ombra di dubbio, se dovessi stilare una classifica personale, andrei a mettere qualche titolo “kojimiano” tra le prime posizioni, semplicemente perchè le sue opere hanno saputo sorprendermi sempre in qualche modo. Proprio per questo motivo, quando nel lontano 2016 assistei a quel stranissimo teaser di Death Stranding, il mio cuore, per qualche minuto, si fermò.

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Non nascondo e non nasconderò mai il fatto che, la mia stima per Hideo Kojima è abbastanza nella media. Certamente ho amato le sue opere ed il suo modo di vedere le cose in maniera alternativa, ma le sue continue “trollate” hanno sempre urtato i miei nervi. Con Death Stranding sicuramente le cose non sono andate meglio essendo che, in questi lunghi 4 anni, Kojima è riuscito a farmi tirare giù svariati santi per colpa delle poche informazioni rilasciate. Non nego infatti che, il mio hype riguardante l’opera che andrò ad analizzare (nelle prossime righe) non è sempre rimasto alto o semplicemente costante, ma esso è stato più ballerino delle emozioni di una donna incinta. Infatti, se dovrei proprio fare un paragone, aspettare Death Stranding è stato come partorire! Dolori lancinanti, dubbi e svariate altre emozioni contrastanti, sono riuscite a farmi mettere in dubbio un lavoro potenzialmente bello. Ma come ogni parto, una volta arrivato il grande giorno, anche in questo caso le paure sono scomparse e l’amore è nato per questa nuova creatura!

Ovviamente, come avete capito da queste righe “d’introduzione”, questa non sarà una recensione classica. Quindi se cercate un voto finale, o semplicemente tecnicismi vari, mi dispiace deludervi, ma le prossime parole non faranno al caso vostro. Per recensioni oggettive o comunque diverse dalla mia, ci sono sicuramente ragazzi (e ragazze) che riescono ad essere più professionali di me (almeno in questo caso). Le seguenti righe saranno effettivamente oggettive solo in certi punti, ma più che una recensione, cercherò di farvi capire effettivamente cosa ho sperimentato con Death Stranding, tra gioie, dolori ed altri sentimenti vari. Non voglio sicuramente bollare queste mie righe con una “cifra” randomica che andrà (come gran parte dei casi) ad influire sui pensieri finali della gente! Voglio che per una volta, leggiate attentamente quello che la mia zucca è riuscita a partorire, così come voglio che proviate assolutamente l’opera dei Kojima Produtions! Magari non al day one e magari manco tra un anno, ma quest’opera dovrà essere appresa da voi per avere una visione a periferica di questo mondo ludico che, ogni giorno tende ad espandersi sempre di più!

Prima di partire con la “recensione” vera e propria, terrei a precisare ancora una cosa sul voto finale. Alla fine di tutto, troverete un bel 0, che non va ovviamente a catalogare la qualità effettiva del prodotto. Consideratela una cifra simbolica, un numero che non va messo, appunto per non distogliere la vostra attenzione dal prodotto in se! Già troppe critiche sono state mosse per colpa di questi maledetti numeri e sinceramente, per una volta, io non voglio influire più di tanto con l’ennesimo voto che, probabilmente non riuscirebbe a redere giustizia a quest’opera ed anche ai miei pensieri.

The Death Stranding will be the end of us…

Quasi sicuramente se siete interessati a Death Stranding conoscete le passate opere di Hideo Kojima e di conseguenza siete consapevoli del suo “marchio” specifico quando si va a parlare di creazioni “strane”. È molto raro vedere un qualsiasi artista dare vita a qualcosa di così atteso, senza però lasciare indizi concreti. Anzi, l’intero progetto di Kojima, fin dalla sua presentazione rimase abbastanza vago. Proprio per questo motivo, svariate (persino io che ho seguito, giocato ed amato le sue opere) sono stato colpito da dubbi ed domande che moltissime volte mi avevano “castrato” l’hype. Anche le continue “trollate” specifiche del maestro, hanno spinto i miei pensieri verso l’odio cieco fin al punto di farmi quasi togliere dalla memoria il progetto. Menomale che durante i primissimi mesi di quest’anni, Kojima Productions e Sony abbiano deciso di darmi una “fetta di pane” più solida in grado da catturare ancora una volta la mia attenzione.

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Per descrivere le ultime settimane in compagnia di quest’opera così particolare, non mi basterebbero tutte le parole del mondo. Non perchè Death Stranding sia la perfezione pura o qualcosa di veramente mai visto (cosa in parte vera in parte falsa), ma perchè questo lungo viaggio è stato talmente particolare, riuscendo di conseguenza a scaturire in me pensieri e sentimenti contrastanti. Vedere un solo uomo spiegare in maniera così profonda e sensata argomenti abbastanza difficili come la solitudine o la morte, ha lasciato in me delle macchie indelebili. Andarvi a raccontare quindi la storia generale dell’opera mi risulta alquanto impossibile per dei motivi molto semplici. In primi, per la questione “contrattuale” tra me e Sony (che gentilmente ha fornito la copie da recensire) che mi metterebbe in una marea di guai. In secondo luogo per il semplice fatto che, la trama ideata da Kojima è talmente densa di dettagli e significati che, il rischio spoiler e veramente dietro ogni singolo angolo. Così come vi avevo anticipato all’inizio, il mio obbiettivo con queste righe di testo sono quelle di convincervi in qualche modo a provare Death Stranding. Non voglio farvelo piacere (il gioco) e non voglio sicuramente mettere in dubbio i vostri gusti dicendovi la tipica frase “non capisci l’arte se non giochi ai titoli di Kojima”. Ognuno di noi sperimeta l’arte al modo suo ed ognuno di noi è soggetto a sentimenti e correnti di pensiero molto diverse. La cosa strane però è che Kojima stesso ha pensato a questa cosa grazie all’opera stessa, sapendo di andare contro corrente e contro un pubblico molto diviso. Proprio per questo motivo, Death Stranding va provato! Perchè in qualche modo riuscirà a lasciare qualche macchia su ognuno di noi (che essa fosse positiva o meno non importa).

In queste prossime righe cercherò di raccontarvi un pochino il fulcro generale della storia, ma per quanto io proverò a lasciare molte cose nascoste (per ovvi motivi), non vi prometto di riuscire ad spiegarvi tutto in maniera sensata senza l’ausilio di qualche micro spoiler. Proprio per questo motivo, se siete intenzionate a partire in Blind Run e quindi senza sapere il minimo dettaglio di trama, il mio suggerimento è di saltare interamente questo paragrafo ed andare a leggere le parti successive. Meglio ancora se chiudete proprio la recensione, vi fate la vostra esperienza e poi tornate qui a continuare queste righe! Tuttavia la scelta è vostra, ma è anche mio il dovere di non rischiare a rovinarvi tutto!

Partendo dal principio, il fulcro principale del gioco girerà intorno a vari significati come la connessione, la solitudine ed sopratutto la morte. Il Death Stranding ha messo fine alle città americane, portando la morte ovunque si manifestava. Delle intense pioggie conosciute come cronopiggie, renderanno l’intera popolazione debole e sull’orlo dello sterminio. Moltissime persone tendono a lasciarci le penne, mentre tante altre ancora vengono affascinate da questi strani fenomeni che, in qualche modo riescono ad unire il mondo dei morti con quello di tutti i giorni. Infatti in quest’universo, l’umanità inizia a conoscere il significato dell’aldilà, avendo una personificazione concreta di questo concetto del tutto ignoto per noi. Certe persone addirittura avranno la possibilità di diventare parte essenziale ed integrante della spiaggia (capirete una volta che giocherete), portando essi ad avere una visione diversa del mondo. Queste persone di solito sono affette da DOOMS, ovvero una capacità “sovranaturale” catalogata come una cosa unica ma nello stesso tempo pericolosa.

Noi prenderemo i panni proprio di una persona affetta da questi “DOOMS” ovverò Sam Porter Bridges, un semplice corriere che avrà l’arduo ruolo di unificare ancora una volta le città Americane nella speranza di, portare tutto alla normalità! Durante il viaggio di Sam, scopriremmo sempre più dettagli su di esso ed incontreremmo persone speciali tanto quanto lui. Il viaggio di Sam all’apparenza potrà risultare banale o semplice, tuttavia i misteri lungo il cammino di questo ragazzo si faranno sempre più densi ed intricati. L’unione sarà la nostra spinta per continuare pur non sapendo quando tutto si concluderà!

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Questo è tutto quello che vi basta sapere per avere una visione generale della trama di gioco. Magari dalle righe lette sopra il tutto può sembrare confusionario o addirittura banale, ma vi posso garantire che di base, il racconto sa rendersi molto sorprendente (con colpi di scena mirati) e sopratutto capibile! Ovviamente se vi aspettate di capire il tutto dopo 3 ore di gioco, vi posso già dire che state sbagliando approccio perchè Death Stranding mostra le sue carte solo e soltanto in maniera graduale. La fantastica regia di Kojima ed i vari attori scelti per intraprendere questo percorso insieme a lui, hanno reso l’opera molto vicina ai prodotti hollywoodiani, addirittura superando essi a tratti. I continui parallelismi tra la società odierna resa schiava dai suoi stessi strumenti, il concetto di distruzione creato dalle nostre mani ed le profondità significative del concetto di vita e morte, rendono l’opera un’esperienza abbastanza unica nel suo intero. Usando concetti di base “semplici” Death Stranding riesce a penetrarvi nel cervello e nell’anima, facendovi pensare e ragionare su ogni singolo dettaglio che andrete a vedere lungo le ore di gioco.

I GOT PHANTOM FEELINGS I CAN NEVER SOLVE!

Dopo avervi raccontato il fulcro principale della trama, direi che è arrivato il momento di analizzare l’aspetto più “criticato” di questo gioco, ovvero il suo gameplay. Durante le scorse presentazioni, Kojima non ha mai nascosto la natura “ambigua” del suo progetto, facendo vedere delle sezioni di gioco molto particolari. Infatti, sin dalle primissime immagini, molti bollarono il gioco come “DHL Simulator”, ovvero un simulatore di corrierato. Sapendo la natura scherzosa di Kojima, pensavamo che il tutto non fosse altro che un mega troll, ma invece l’autore nipponico non scherzava per niente con questo gameplay. Tuttavia, dopo svariate ore di gioco, vi posso dire in maniera molto sincera che, paragonare Death Stranding ad un simulatore di consegne Amazon è come paragonare MGS (o qualsiasi altro stealth) ad un simulatore di nascondino. Il lavoro da corriere che sarà presente nel gioco è solo uno dei pilastri del gameplay che, tendono ad tenere in piedi l’opera. Quindi, PER FAVORE, smettiamola di metterci i paraocchi ed iniziamo ad avere una visione più periferica del mondo. Fossilizzarsi su questo semplice aspetto ed richiudersi volutamente in una scatola creata ad-hoc, vi porterà tantissime volte ad sorvolare su delle cose che nella vita, potrebbero aiutarvi a migliorare. Il gameplay di Death Stranding vuole portarvi a pensare fuori dalla scatola, dandovi un nuovo modo di vedere le opere interattive. Perchè diciamocelo ragazzi, videogioco non è sempre sinonimo di “divertente”, ma questo ramo, come ogni sorgente artistica, tende a spingervi verso altri sentimenti oltre quello del divertimento. L’arte spesso e volentieri ci butta fuori dalla nostra confort zone, anche prendendoci a calci in culo. Ma i “lividi” lasciati per le botte, spesso e volentieri contribuiscono ad farci ragionare.

Quindi tolte queste premesse, vi dico fin da subito che il gioco sarà molto lento! Il tutto ovviamente è voluto proprio grazie al discorso della profondità di trama. Per darvi un’idea di quanto il tutto sia “diesel style”, vi basta sapere che il tutto decollerà dopo circa 6/7 ore di gioco. Tuttavia, la lentezza delle prime ore, stranamente, non porterà mai alla noia, grazie ai ritmi di racconto ottimi che spingeranno la vostra curiosità oltre il muro iniziale della lentezza. Il gioco infatti vuole farvi “faticare” tanto quanto Sam nel suo compito. Non è il solito gioco che vi darà il contentino subito, per poi lasciarvi bollire per la noia generale. Tutto arriverà in maniera costante e graduale!

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Di base, il gameplay infatti sarà molto basilare e niente di mai visto prima. Tuttavia i modo in quale esso viene sfruttato, rende questo Death Stranding particolare. Kojima ha tenuto a creare un mondo unico per tutti noi, buttandoci in questo grande universo e dandoci una tela bianca. Saremo noi giocatori infatti a rendere il tutto unico, creando strutture, aiutando il prossimo ed ovviamente lasciando il nostro marchio. La tipologia dal nipponico è più che azzeccata essendo che questo “Strand Social Game” tenderà a rendere tutti noi uniti con lo stesso obbiettivo in mente, ovvero la connessione.

A livello di esplorazione, mi sono ritrovato spesso e volentieri a pensare a giochi come Breath of the Wild e Red Dead Redemption 2, dove il mondo si rendeva vasto e denso di misteri ad ogni angolo. La gioia nel scoprire nuove città da collegare o addirittura strutture dei giocatori, diventava sempre più marchiate, specialmente quando il mondo di gioco somigliava più ad una tavola da disegno in quale, i coloro, eravamo noi a sceglierli. L’unico aspetto che mi va di criticare è la natura action del titolo. Purtroppo l’intelligenza artificiale dei nemici ed generalmente i scontri con essa, risulterà molto imprecisa e legnosa. Tantissimi volte sono stato spinto a scappare dallo scontro diretto con i MULI (nome dei nemici), per via della loro stupidità aggravata. Il gioco purtroppo sotto questo comparto non offre chissà quale sfida, e nemmeno i vari scontri più “incisivi” non lasceranno ricordi indimenticabili.

Ovviamente sulla parte esplorativa c’è effettivamente pochissimo da criticare, esseno che quest’opera riesce ad farvi immedesimare benissimo nel ruolo di Sam. Fare il fattorino, per quanto potrebbe sembrare un concetto stupido, risulta a dir poco divertente ed oltretutto rilassante. Prendere pacchi e portarti in giro, spinti dalla curiosità sarà come una droga dopo qualche ora. Mi ricordo che durante le prime ore di gioco, caricavo il mio PG come un mulo solo per vedere come esso avrebbe reagito a tutto. Gestire la stamina, l’equipaggiamento ed la distribuzione del carico renderà ogni consegna dinamica e diversa dall’ultima. Anche la varietà di situazioni durante i fasti esplorativi sanno rendere il viaggio (da punto A a punto B) sempre variegato. Potete correre in linea dritta sfruttando sentieri difficili da percorrere ma senza tantissimi pericoli, oppure potrete fare strade più facili ma piene zeppe di nemici. La scelta, ogni singola volta, sarà vostra!

Purtroppo con delle semplici parole mi viene veramente difficile spiegarvi l’intera esperienza di gioco. Un gameplay così strano va giocato di persona. Solo così sarete in grado di capire effettivamente il vero potenziale che nasconde questo Death Stranding!

Tecnicamente Parlando

In questa generazione di console, tantissime volte siamo rimasti a bocca aperta per colpa di  comparti tecnici da urlo. Opere come RDR 2 hanno saputo alzare l’asticella, rendendo le esperienze ludiche vicine al foto-realismo. Con Death Stranding, possiamo senz’ombra di dubbio affermare che, Kojima ha saputo replicare la bellezza del prodotto Rockstar, offrendo un’opera a dir poco stupenda da un punto di vista tecnico. Già durante le prime ore di gioco, rimarrete confusi per un momento dalla qualità grafica del gioco, grazie ai suoi paesaggi maestosi. Il Decima Engine si dimostra ancora una volta un motore grafico sbalorditivo che nelle mani giuste sa fare miracoli.

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Il gioco girerà ad una risoluzione di 1080p su PS4 base ed upscalerà tutto a 4K sulla versione Pro della console nipponica. Entrambe le versioni tuttavia, rimarranno bloccate ad un framerate di 30 FPS. Questo piccolo dettaglio non incentiva più di tanto sulla fluidità generale del gioco essendo che, Death Stranding si presenta più come un’esperienza cinematografica. Quindi i 30 FPS riusciranno a soddisfarvi senza a dare particolarmente fastidio o farvi desiderare una fluidità maggiore (che probabilmente vedremmo sulla versione PC).

Sotto il punto di vista del comparto audio, siamo ancora una volta a dei livelli altissimi. L’opera “kojimiana” ha saputo unire un voice acting esemplare con una soundtrack di gioco a dir poco sbalorditiva. Artisti come Low Roar, Bring Me The Horizon, Major Lazer, Alan Walker e tanti altri ancora, si sono dedicati a dare vita ad una delle tracklist più belle mai sentite in un videogioco. Per quanto riguarda il lavoro dietro al doppiaggio, Norman Reedus (The Walking Dead), Lea Seydoux(Bastardi senza Gloria), Troy Baker(The Last of Us), Mads Mikkelsen(Doctor Strange) e tutto il resto del cast si è dimostrato ancora una volta sopra le aspettative.  Proprio grazie a questo cast d’eccezione, il mio consiglio è di sperimentare il titolo in lingua Inglese (specialmente se masticate questa lingua). Ovviamente il doppiaggio italiano non è sicuramente da dimenticare e grazie a doppiatori come Andrea Lavagnino, Eleonora Reti e Valentina Favazza possiamo essere orgogliosi della nostre madre patria!

In Conclusione

Se siete arrivati fin qui, prima di tutto vorrei ringraziarvi! Probabilmente le mie parole non sono bastate a convincervi o farvi cambiare idea su quest’opera e sinceramente, va bene così! La consapevolezza che tutti siamo diversi e che non tutti sperimentiamo le cose in maniera identica, rimane abbastanza marchiata in me, specie dopo aver sperimentato quest’opera ludica. Tuttavia, l’unica cosa che vi chiedo è di dare una chance al gioco, ed cercare di uscire dalla confort zone personale. Magari non adesso, magari quando lo troverete in sconto…ma prima o poi cercate di provarlo! È se anche dopo averlo provato la vostra idea non cambierà, va bene lo stesso!

Per me l’esperienza con Death Stranding è stata radicale, facendomi ragionare su dei concetti che in questi ultimi anni hanno invaso il mio cervello come una malattia. Ho trovato conforto dove di base si celava un semplice gioco e ho trovato risposte dove giacevano solo domande! Perchè Death Stranding non è un gioco, così come non è un film, è semplicemente una riflessione dei concetti umani che ci dovrebbero far ragionare. Death Stranding è il grido di Kojima verso un’industria ludica che cerca di schiavizzare le masse con concetti puerili. È un dito medio per chi sfrutta il prossimo ed una mana dal cielo per chi cerca di rialzarsi! Questo è Death Stranding!

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Death Stranding

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Pros

  • Un'opera che saprà segnare le generazioni a venire
  • Artisticamente sbalorditivo
  • Soundtrack fenomenale
  • Direzione artistica e cura per i dettagli quasì maniacale

Cons

  • La parte action del gioco, non proprio ottima
  • Molto lenta come opera

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