Dead or Alive 6, la Recensione – NO SPOILER

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tempo di lettura: 7 minuti

Sin dai tempi più antichi, la competizione si è rivelata come una delle caratteristiche prevalenti della natura umana. Il desiderio di competere tra di noi, per spingerci oltre le nostre capacita verso un’evoluzione (quasi) forzata, dimostra quanto il concetto stesso di competizione risulta fondamentale per la progressione effettiva.

Ma come abbiamo già fatto notare in passato, ogni caratteristica che si ripercuote sul essere umano (in maniera diretta o meno), riesce a trovare “radice” anche in vari rami culturali che in qualche modo, plasmano il singolo individuo. Basterebbe guardarsi intorno per capire che, i processi evolutivi, in fondo, vengono spinti in qualche modo, dal sentimento di “sopraffare” il prossimo.

Il mondo videoludico, come ben sappiamo ormai, riesce sempre a modificarsi intorno agli atteggiamenti umano. Quindi anche la caratteristica competitiva, si può riscontrare facilmente nella cultura videoludica.

Nel corso di questi lunghi anni, siamo stati testimoni, più e più volte di opere ludiche in grado di testare la bravura del singolo videogiocatore. Vedere il lato competitive di questa cultura crescere sempre di più, dimostra ancora una volta che, la teoria da noi sopracitata, risulta veritiera.

Il genere dei picchiaduro, nacque principalmente con l’intento di testare in maniera (quasi) diretta la bravura dei giocatori. Non per niente, nel lontano 1991, nelle sale gioco, fece il suo debutto il memorabile, Street Fighter 2.

Questo gioco non solo riuscì a definire un genere, ma anche a consolidare le future basi per i picchiaduro competitivi. Con il passare degli anni e con l’avanzare della tecnologia, anche il Fighting Game classico iniziò a spostarsi verso il mondo 3D. A dare il via ad una nuova “era”, fu la tanto amata SEGA con il loro rivoluzionario Virtua Fighter.

L’introduzione del 3D nel  fighting game classico, apriva le porte a cose mai viste prima ed, ovviamente, il mercato videoludico iniziò ad orientarsi nella direzione di questo “nuovo mondo”. A distanza di circa 28 anni dal primo Fighting game 3D, eccoci qua a parlare del sesto capitolo di una saga ormai leggendaria, ovvero Dead or Alive.

Con Dead or Alive 6, i ragazzi di Koei Tecmo, hanno cercato di prendersi il titolo di “miglior picchiaduro 3D” di questa generazione. Ma le nuove aggiunte e la modifica di qualche feature saranno bastate per rendere Dead or Alive 6 un titolo degno di questo nome? Andiamolo a scoprire nella prossime righe!

What doesn’t kill you makes you stronger!

Come già affermato da noi molteplici volte in passato, la trama nei fighting game risulta spesso di una banalità disarmante. Salvo rare eccezioni, quasi sempre la storyline presente in questa tipologia di giochi, risulta solo una mera scusa per affrontare i vari incontri della “scaletta”. La serie di Dead or Alive, fin dal suo debutto non è mai riuscita a conquistare i fan per le sue storie, sfornando sempre trame piuttosto sbrigative e senza mordente. Tuttavia, con l’arrivo di DoA 5, i ragazzi di Koei Tecmo, cercarono di ampliare il comparto narrativo della saga, puntando su un’esperienza più cinematografica e meno lineare del passato.

Anche con questo sesto capitolo, la saga continua ad andare verso l’esperienza più “hollywoodiana”, nella speranza di catturare l’interesse del proprio pubblico. Per farvela breve, senza il rischio di Spoiler significativi, la trama di Dead or Alive 6, si baserà sul mitico torneo che da il nome alla serie. Vedremo i ritorni di molti personaggi emblematici della saga che, ancora una volta cercheranno, non solo di conquistare il maggiore titolo del torneo, ma anche di affrontare una “guerra” scoppiata tra le arcinemiche DOATEC e M.I.S.T.

Anche se le premesse risultano pressochè buone, la trama di Dead or Alive 6 non è riuscita quasi mai a risultare accattivante. I pochi colpi di scena sparsi nei 6 capitoli della storia, sono a dir poco banali, così come molte scene risulteranno clichè-istiche ed a tratti trash. Anche la struttura segmentaria e la scelta discutibile di presentare ogni singola porzione della storia in maniera totalmente distaccata tra i vari frangenti, faranno perdere punti alla coerenza narrativa ed alla qualità effettiva del tutto. 

Tuttavia, risulta molto apprezzabile la scelta di ampliare la “lore” attraverso vari documenti sbloccabili durante le varie sessioni di gioco. Questi “segmenti” aggiungeranno qualche dettaglio interessante alla trama ed, a tratti, chiariranno molti dubbi rimasti irrisolti.

Quindi, senz’ombra di dubbio, la trama non riesce a mostrare i propri muscoli, relegandosi ancora una volta, alla mediocrità tipica della serie. Come abbiamo sempre detto, però, la qualità di un fighting game non si misura dalla sua trama ma dal suo gameplay e sotto questo punto di vista, Dead or Alive 6 colpisce il bersaglio svariate volte.  L’opera di Koei-Tecmo riesce ancora una volta ad evolversi a livello di giocabilità, offrendo senza ombra di dubbio uno dei prodotti più validi attualmente sul mercato.

Dead or Alive 6 prende tutte le meccaniche già viste nella serie, come il famoso Triangle System (dove il block prevale sui colpi, i colpi sulle prese e le prese sul block) ed il Juggle, ampliandoli con l’ulteriore aggiunta delle Critical Hits. Infatti, per la prima volta nella serie, viene introdotto un special meter, che darà la possibilità al giocatore di eseguire mosse speciali, da concatenare in battaglia.

Tutte queste caratteristiche renderanno ancora una volta Dead or Alive un titolo puntato al lato competitive del mondo videoludico. Infatti il gioco proporrà il classico approccio “easy to learn, hard to master”, dove la skill e la bravura del giocatore verrà premiata ogni singola volta. A differenza di molti fighter 3D, il button mashing risulterà a dir poco punitivo, visto che ciascuna mossa, eseguita senza criterio logico, vi regalerà un innumerevole numero di sconfitte. Il gioco infatti incoraggia il giocatore di usare la testa prima di agire, spiegando già dalle prime ore tutte le caratteristiche del titolo.

Senz’ombra di dubbio, Dead or Alive 6 presenta uno dei tutorial più completi attualmente presente nel panorama dei fighting game. L’opera dei ragazzi di Koei vi terrà la mano attraverso tutte le meccaniche di gioco, aiutandovi a migliorare sempre di più. Le sfide combo di ogni personaggio e la nuova struttura a missioni, vi aiuteranno senza ombra di dubbio ad ampliare le vostre capacita competitive.

Tuttavia, se il gameplay risulta davvero valido e completo, dimostrando la sua natura competitive, il numero di modalità di gioco disponibili nel reparto multiplayer, risulteranno a dir poco scarne. Nel momento in cui vi stiamo riportando questa recensione, il gioco si presenta con soltanto una modalità di gioco multiplayer, ovvero la modalità classificata. Anche sul lato single player non avremo molte opzioni, visto che il numero di modalità e di sbloccabili (senza mettere mano al portafoglio) risulta ancora una volta deludente.

Tornando un momento sul argomento “sbloccabili”, continuiamo a non capire le mosse a dir poco avide di Koei Tecmo. Proporre un Season Pass praticamente privo di roba interessante, allo spropositato prezzo di oltre 90 euro, ci sembra assurdo.

Certo, la qualità generale del prodotto non viene inficiata da questo “difetto”, ma ci teniamo comunque ad puntualizzare sulla cosa. Anche il roster, per quanto completo e vario, si presenta molto meno corposo rispetto al precedente capitolo. Tuttavia la questione risulta comprensibile, visto che in DoA 5 erano presenti svariati guest star di Virtua Fighter.

Tecnicamente Parlando

Il comparto tecnico del nuovo Dead or Alive, si mantiene su buone basi anche se, di tanto in tanto, qualche effettivo singhiozzo verrà notato. Il gioco verrà presentato ad una risoluzione di 1080p su PS4 base e Xbox One, con un framerate stabile a 60 FPS.

Per quanto riguarda le console mid gen, la console Sony sarà quella che soffrirà di più. Infatti il gioco non riuscirà ad aumentare la risoluzione oltre il 1080p nemmeno sulla mid gen Sony, rilegando esse al solo full HD. Anche l’HDR non sarà disponibile sulla console nipponica, lasciando il titolo praticamente identico alla versione base. Su Xbox One X invece il discorso cambia, essendo che la mid-gen Microsoft arriverà senza problematiche al 4K nativo. Anche l’HDR riuscirà ad essere sfruttato, rendendo la versione Xbox One, la migliore attualmente.

Tuttavia, su One X, il framerate non sarà del tutto stabile sui 60 fotogrammi, mostrando qualche calo di tanto in tanto. Non riusciamo a capire il perché, visto che a livello grafica, il titolo non risulta chissà quanto “pesante”, presentando ambienti poco dettagliati ed effetti grafici abbastanza basilari.

L’unica cosa che, a livello grafico riuscirà ad impressionare il giocatore, risiederà nella qualità effettiva dei modelli dedicati ai PG del gioco. I vari effetti della pelle ed le alterazioni in tempo reale sui visi e sui corpi dei personaggi, renderanno il tutto un vero spettacolo per i nostri occhi.

Sul lato audio, ancora una volta, siamo a dei livelli veramente altissimi, visto che il team dietro DoA6, è riuscito a creare una delle soundtrack più belle di sempre (almeno nel mondo dei fighting game). Ogni stage sarà caratterizzato da canzoni tipiche e coerenti con l’ambiente di gioco, variegando generi come il Electronic Rock, Epic Metal, RnB, Reggae e via dicendo. Ci siamo ritrovati svariate volte a sfruttare il Jukebox ed a rilassarci con le opere musicali di questo titolo.

Anche a livello generale di controlli ed input lag, il gioco riesce ad mostrare i propri canini, presentandosi come un’opera limata e priva di difetti sotto questo aspetto. Ogni singolo commando avrà una risposta immediata ed l’input lag risulta praticamente inesistente, garantendo un titolo solido ed responsivo. Anche il netcode sembra funzionare a dovere, matchmaking abbastanza veloci ed lag relativamente basso. Durante le nostre sessioni online, ci siamo imbattuti pochissime volte in crash generali o lag fastidiosi, riscontrando quasi sempre partite fluide ed giocabili.

In conclusione

Anche se il nuovo titolo dei ragazzi di Koei Tecmo, deve ancora limare qualche spigolatura, il livello qualitativo del gameplay si mantiene su standard davvero altissimi. Dead or Alive 6 si impone sul mercato odierno come uno dei migliori Fighting Game attualmente disponibili. Senz’ombra di dubbio, l’intento di Koei era quello di tornare nel lato competitive delle ESL/EVO, ed il tutto si nota senza particolari sforzi.

Ci dispiace solo che, lo stesso focus non è stato ampliamente usato anche sotto altri aspetti del titolo. Ma anche con queste piccole sbavature, noi di Nerdplanet vi consigliamo caldamente il titolo, specialmente se il lato competitive vi attira e se, ovviamente, siete fan degli skill based fighting game.

7.4

Trama

6.0/10

Gameplay

9.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

7.0/10

Pros

  • Uno dei migliori fighting game 3D
  • Facile da imparare...
  • Una buona varietà di modalità...
  • Soundtrack veramente ottima
  • Il tutorial è uno dei più completi mai visti

Cons

  • La mancata cura per i dettagli si fa sentire
  • ...ma molto difficile da padroneggiare
  • ...anche se il lato multiplayer risulta poverissimo
  • Il prezzo del season pass è indecente
  • Modalità storia banale e presentata in maniera caotica

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