Daymare 1998 Recensione, quando i non morti incontrano il tricolore

Recensioni
Giuseppe Licciardi
Nato con un pad nella mano sinistra e un mouse nella destra. Ancora non si conosce la sua vera provenienza, molti pensano faccia parte di un' antica razza aliena che mira a divulgare il videogioco come arte. Per ora si sa solo che studia per diventare Ingegnere Informatico, ma forse è solo una scusa per mimetizzarsi tra gli essere umani.
@https://twitter.com/Sn0WzX

Nato con un pad nella mano sinistra e un mouse nella destra. Ancora non si conosce la sua vera provenienza, molti pensano faccia parte di un' antica razza aliena che mira a divulgare il videogioco come arte. Per ora si sa solo che studia per diventare Ingegnere Informatico, ma forse è solo una scusa per mimetizzarsi tra gli essere umani.

Tempo di lettura: 5 minuti

C’è una generazione che ha impressa nella mente una fervida immagine di come sia una zombie. Quella stessa generazione che ha riempito pagine e pagine con password fatte di numeri e pietre colorate, per sbloccare cancelli. Stiamo parlando ovviamente della generazione Resident Evil. Se chiedeste ad una di queste persone quale sia la loro immagine di terrore, loro vi diranno un unico nome “Nemesis“. Ed è di questa generazione che fanno parte i ragazzi di Invader Studio, che con il loro Daymare 1998, hanno voluto portarci un po’ indietro nel tempo. O almeno, vogliono provarci. Partiamo dagli inizi, da quando i ragazzi di Invader pubblicano un trailer di un remake di RE2. Che dopo aver racimolato milioni di views in poco tempo, va sotto l’attenzione di Capcom, che chiama i ragazzi a rapporto, e gli chiede gentilmente di chiudere il progetto, perché un remake ufficiale è già in cantiere.

Leggi anche:  Gears 5 Recensione, The Coalition al massimo dello splendore

Cosa fare quindi se non prendere tutto il lavoro fatto, e plasmare un titolo survival horror dal gusto retrò. Il team italiano ha infatti saputo replicare alcune di quelle meccaniche, che tanto ci hanno fatto amare e odiare i titoli del passato. Ogni volta che ci troveremo davanti un enigma, avremo come dei flashback che ci faranno sospirare e pensare al passato. In ogni caso, il titolo è una lettera aperta a tutti i nostalgici. Un connubio di terrore e di tensione che non si respira da tanto in questo ambiente. E pensare che l’opera è fatta da un team italiano, deve renderci un po’ più orgogliosi.

WELCOME TO KEEN SIGHT

La trama di Daymare 1998 ci accompagnerà in un viaggio visto dagli occhi di tre protagonisti. A tessere la tela di tutto però sarà il virus Pollux. Un virus creato dalla Hexacore, azienda che stava conducendo dei test segreti per arrivare ad avere dei super soldati, il nostro compito sarà quello di entrare nei laboratori e impossessarcene..e non solo. Più storie si incroceranno, e affronteremo il tutto con punti di vista diversi. Ma ecco che ad un certo punto ci accorgeremo che la trama sarà cosparsa di cliché, a discapito di alcune situazioni nelle quali avremo dei colpi di scena. La narrazione si esplicita attraverso dialoghi e scene di intermezzo molto lunghe, che a volte rischiano di essere “di troppo”.

Leggi anche:  Control Recensione, quando Matrix incontra X-Files

Per capire fondo cosa sta accadendo infatti, sarà necessario raccogliere i documenti sparsi nella mappa, ed ascoltare le cassette audio che troveremo di tanto in tanto all’interno delle aree di gioco. Certo, sicuramente una scelta in line con il genere, ma forse avremo preferito un tipo di narrazione diversa. La narrazione diventa quindi affannosa e vogliosa di voler farci capire cosa sta realmente accadendo. Sopratutto nel finale, dove prende una piaga molto discorsiva, che poteva essere ragionata diversamente e spalmata in tutte le ore di gioco. Che non sono tantissime. Infatti in una decina di ore, potete tranquillamente arrivare al completamento di quest’avventura.

Un tuffo amaro nel passato

Ciò che accomuna Daymare con i titoli del suo genere, non sono solo gli zombie, o i virus pericolosi sviluppati da aziende farmaceutiche. Ma il titolo di Invader studios prende in eredità tutto quello che c’era di più macchinoso e hardcore dai titoli del passato. Alcune volte vi sembrerà davvero di star dando degli input ad una pietra, la pesantezza dei movimenti alcune volte vi renderà difficile il destreggiarvi nelle strade che pullulano di non morti. Sopratutto se giocherete a difficoltà massima e sarà essenziale, risparmiare munizioni per le fasi più agitate. A dar contorno a queste meccaniche, sono gli enigmi che ci accompagneranno per tutto il titolo. Come in ogni titolo del genere, anche in Daymare 1998, avremo a che fare con enigmi di ogni tipo. Alcuni ci faranno venir voglia di chiudere tutto, altri invece ci faranno riprendere quelle vecchie abitudini da buon videogiocatore. Prendere carta e penna, segnare codici e magari tentativi effettuati. Altri invece saranno più guidati, e sono solo da contorno per far proseguire il viaggio dei nostri protagonisti.

Leggi anche:  The Sinking City Recensione (Nintendo Switch), il richiamo del mare

Le missioni però ci sembreranno quasi tutte guidate, poche volte anzi quasi mai, ci troveremo davvero in difficoltà nel raggiungere l’obiettivo preposto. I livelli sono quasi tutti lunghi corridoi che dobbiamo attraversare per andare da un punto A ad un punto B. Ed è qui che il lavoro di Invader studios forse, inizia a brillare di meno. Quando si tratta di mostrare i muscoli, troviamo un ambientazione dettagliata, un sistema di illuminazione che nella maggior parte dei casi fa il suo dovere. Ma anziché puntare su questo, il team poteva forse limare alcune meccaniche di gioco, rimaste a nostro avviso un po’ troppo macchinose anche per i i videogiocatori più incalliti. Uno dei punti deboli inoltre dell’opera sono sicuramente le boss battle. Semplici arena dove bisogna scappare fino a scaricare caricatori interi sul nemico di turno. A volte potrebbero essere due, ma nulla cambia, le munizioni da spendere saranno al massimo il doppio.

Leggi anche:  Borderlands 3 Recensione, il Looter-Shooter definitivo

Dal punto di vista tecnico il titolo si presenta sicuramente, quasi all’altezza di quello che è. Un indie con tanta voglia di essere un tripla A, che riesce a farsi spazio tra i titoli del genere. Riuscendo comunque nella maggior parte dei casi a farci sobbalzare dalla sedia sfruttando bene angoli bui e l’illuminazione della torcia di cui sono dotati i nostri protagonisti. Le sbavature tecniche per un titolo di questo calibro, pensando al team che ci ha lavorato, non sono tante. Anche se il titolo avrebbe bisogno di un po’ di fix. Molte volte infatti vi capiterà di trovarvi faccia a faccia con uno zombie incastrato tra le scale.

CONCLUSIONI

Daymare 1998 è un titolo che non lascia a bocca asciutta il giocatore. Si presenta come quello che gli sviluppatori hanno fatto sempre vedere. Ovvero un viaggio nostalgico tra gli scenari tipici del genere. L’orrore che si proverà durante tutta l’avventura non sarà vera e propria paura, ma sarà semplicemente l’adrenalina che vorrà farci arrivare al prossimo punto di salvataggio per scoprire cosa accadrà dopo. Anche se dei piccoli inciampi a livello narrativo, potevano essere evitati, lasciando spazio ad una narrativa più libera e non affannosa, sopratutto nella parte finale. La storia di Keen Sight si regge totalmente in piedi, e lo fa nel migliore dei modi. Ciò che davvero ci rende orgogliosi è che un team italiano abbia attirato le attenzioni di una grande azienda con un titolo del genere.

Leggi anche:  Catherine Full Body Recensione, tentazione al cubo

Per Invader studios il titolo rappresenta una base solida da cui partire. E migliorare è ora il prossimo obiettivo. In definitiva quindi Daymare 1998 rappresenta un ottimo punto di forza per Invader Studios. Con questo titolo hanno dimostrato di saperci fare, aldilà di ogni sbavatura tecnica o scivolone narrativo. Quello che speriamo è sicuramente che i ragazzi, si prendano un po’ di tempo per portare il loro Daymare 1998 su console. Perché li i giocatori sono più esigenti.

NerdPlanet consiglia...
Se vuoi provare invece il remake di Resident Evil 2, puoi acquistarlo cliccando qui

Daymare 1998

29,99
7.1

Gameplay

8.0/10

Trama

6.0/10

Longevità

6.5/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.5/10

Pros

  • Le ambientazioni sono un vero richiamo alle perle survival horror old school
  • Atmosfera Horror
  • Certe meccaniche di gameplay aumentano la tensione...

Cons

  • Livello tecnico non altissimo
  • Narrazione abbastanza debole
  • ... ma a lungo rischiano di diventare tediose

Altri articoli in Recensioni

Skully Recensione (NSW), un fresco tuffo nel passato

Camilla Colombo4 Agosto 2020

Ghost of Tsushima Recensione, l’ultimo samurai di PS4

Andy Bercaru29 Luglio 2020
destroy all humans

Destroy All Humans! Recensione, Crypto torna a far danni

Giuseppe Licciardi27 Luglio 2020

DEX: Enhanced Edition (Switch), cyber-guerra artigianale

Camilla Colombo17 Luglio 2020

Pokémon Spada e Scudo: L’isola dell’armatura Recensione

Giuseppe Licciardi23 Giugno 2020
spongeb

Spongebob Squarepants Battle for Bikini Bottom Rehydrated Recensione, si signor capitano!

Giuseppe Licciardi22 Giugno 2020