Dandara: Trials of Fear Recensione, l’eroina brasiliana della libertà

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Accade sempre più spesso che il videogioco venga utilizzato come mezzo espressivo per veicolare i racconti appartenenti alle moltissime tradizioni e culture locali che accompagnano la storia dei paesi di tutto il mondo. Solitamente questo accade prediligendo il genere d’avventura, che grazie alla sua flessibilità permette una maggiore integrazione della narrazione: titoli come Hellblade: Senua’s Sacrifice, The Mooseman o più comunemente la saga di Assassin’s Creed lo confermano, ma non sorprende il fatto che qualcuno abbia provato ad osare un po’ di più. È questo infatti il caso di Long Hat House, team di sviluppo indipendente brasiliano, che grazie all’intervento del publisher Raw Fury, il quale sembra ormai essere diventato una garanzia in ambito indie, è riuscito a rilasciare nel mese di Febbraio 2018 Dandara, perfezionato dopo circa due anni con l’espansione Dandara: Trials of Fear, oggetto di questa recensione.

Stiamo parlando di un platform bidimensionale in stile metroidvania, che si presenta attraverso un’ottima pixel art realizzata a mano e che si caratterizza con un particolarissimo stile di gioco nel quale la libertà di spostamento viene vincolata a salti su superfici dedicate – pavimenti, pareti e soffitti – che sacrificano il controllo del personaggio in favore di un notevole accrescimento del ventaglio di puzzle proposti anche durante le più distese fasi di esplorazione.

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La paladina della libertà: dalla realtà al virtuale

Nella tradizione brasiliana, Dandara fu una guerriera che combatté durante il periodo coloniale per difendere Palmares, un insediamento creato da quella parte del popolo afro-brasiliano che riuscì a svincolarsi dalla schiavitù nel Sudamerica del 1600. Per sfuggire alla prigionia, commise suicidio non appena fu catturata dai colonialisti europei e purtroppo non sono molte le fonti dalle quali attingere informazioni verificate sulla sua storia. Una cosa certa però, oltre al fascino del personaggio, è che la sua specialità fu la padronanza della Capoeira, arte marziale brasiliana che si identifica nell’espressività dei movimenti guidati dalla musica, nell’evasione e nell’individuazione del momento cruciale per reagire in battaglia.

Musicalità e ritmo diventano così i direttori d’orchestra di un’esperienza che nel complesso può dirsi miracolosamente innovativa data l’altissima competizione affermata in un genere che sembra aver trovato un rinnovato splendore grazie anche al successo di titoli quali Ori and the Blind Forest, a cui è appena succeduto il freschissimo Ori and the Will of the Wisps, e Hollow Knight colpevoli di aver riscritto le regole di una categoria che affonda le radici in profondità nelle origini del mondo videoludico.

Sarà infatti il ritmo a guidare i salti della nostra protagonista, per l’appunto Dandara, un’eroina generata dalla Culla della Creazione alla quale è affidata la missione di riportare la libertà all’interno di un mondo senza direzione e prospettiva chiamato Salt: un universo dove arte e creatività regnavano sovrani fino all’arrivo dell’Oblio e dell’oppressione dell’armata Eldariana, venuta ad imporre la propria ingiustificata supremazia in nome di un’ideale partorito proprio dalla più totale e florida libertà d’espressione: una perfetta rappresentazione di quella brutalità indiscriminata che ha direttamente costituito il nostro colonialismo storico. Scopriamo insieme Dandara: Trials of Fear.

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L’espressività attraverso il gameplay

Abbiamo anticipato come Dandara: Trials of Fear si esponga attraverso i caratteri tipici della Capoeira e sarà soprattutto mediante il gameplay che avremo modo di confermare questa previsione. Ogni nostra mossa, infatti, sarà guidata da precise geometrie scandite da un ritmo naturale al quale non mancheremo di abituarci relativamente presto. La necessità di spostarsi da una superficie all’altra senza avere il controllo diretto sul movimento del personaggio, ma basando invece ogni azione su un puntatore lineare che ci darà indicazioni sui punti che avremo modo di raggiungere, si traduce così intuitivamente in una continuità simile a quella proposta dalla cadenza regolare di note musicali scritte in un pentagramma.

La tempistica costituirà un fattore cruciale in tutte le fasi di combattimento che vedranno la luce sia in presenza di sequenze di nemici generici disseminati strategicamente nelle varie stanze che compongono l’area di gioco, sia nelle occasioni in cui verremo messi alla prova con sfide contro i particolarissimi boss proposti. Si viene così a creare una lieve presa di distanza rispetto ai pilastri generalmente riconosciuti dalle meccaniche attribuite ai metroidvania: alla ricerca dei momenti in cui avvicinarsi al nemico per colpirlo, si sostituisce la necessità di mantenere costantemente le distanze per poter sferrare l’unico attacco che avremo a disposizione (e che potremo potenziare con appositi oggetti raccolti  nel corso della nostra avventura), in un turbinio di salti e strategia che permettano di trovare la giusta dimensione che consenta di caricare la nostra sfera di energia.

Il passo frenetico, a volte persino troppo, dei combattimenti verrà spezzato da checkpoint che potremo attivare tramite l’innalzamento di una bandiera e dai quali potremo riprendere la nostra avventura tutte quelle volte che verremo sconfitti, evento che, come è tipico dei souls-like, comporta la perdita delle valute raccolte fino a quel momento, le quali potranno essere recuperate unicamente attraverso la riconquista della nostra anima abbandonata nel luogo del decesso.

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Sono presenti inoltre alcuni fuochi da campo che costituiranno un luogo nel quale, oltre a ripristinare tutti i nostri parametri vitali e salvare automaticamente il gioco, sarà possibile in cambio di Essenze del Salt incrementare i livelli di vita e di energia (necessaria all’utilizzo di alcune abilità che avremo modo di collezionare nel corso della nostra avventura) o migliorare le relative cariche delle pozioni che giocheranno un ruolo cruciale per la nostra sopravvivenza. Per i più dediti a rilevare le piacevolissime sfaccettature della trama che risulterà apparentemente marginale durante tutta l’esperienza di gioco, sarà inoltre possibile consultare i dati relativi agli oggetti e alle informazioni raccolte fino a quel momento, aggiungendo così spessore alle vicende forse eccessivamente oscurate dalla predominanza del gameplay. A proposito di informazioni, ricordiamo che nell’edizione Dandara: Trials of Fear sono state aggiunte svariate nozioni relative agli avvenimenti del Salt in aggiunta a nuove aree, nuovi approfondimenti sui luoghi e i personaggi già presentati nella prima versione, nuovi contenuti tecnici e un nuovo finale e boss segreti.

È con questi elementi che verremo gettati un po’ inconsapevoli, ma sufficientemente responsabilizzati, all’interno di un piacevolissimo mondo privato della sua gravità e distribuito in svariate aree individualmente caratterizzate e composte da stanze e piani egregiamente progettati che molto spesso risulteranno parzialmente inaccessibili e che ci costringeranno allo studio costante della mappa (la quale dovrà essere inizialmente recuperata in uno dei tanti forzieri presenti nell’area di gioco); mappa che sarà fondamentale riuscire a comprendere quanto prima nella sua circolarità. Purtroppo, infatti, mancheranno molto spesso indicazioni specifiche sulle prossime mosse da compiere e sarà unicamente l’esplorazione a portare consiglio, unita alla necessità di applicare un discreto livello di backtracking, causando in alcune situazioni momenti di frustrazione e sconforto incrementate dall’assenza di teletrasporti che permettano di accelerare gli spostamenti tra le zone più distanti.

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In conclusione

Per tutti quelli che si sono affezionati al genere metrodivania durante il lungo corso della sua esistenza ed evoluzione, Dandara: Trials of Fear costituisce sicuramente un tassello unico e particolare che riesce nell’umile intento di portare un sospiro di novità. Nonostante non si possa definire un gioco semplice, cosa che sicuramente dovrebbe attirare l’interesse di tutti i videogiocatori più hardcore, sonno innegabili i miglioramenti tecnici apportati da questa rivisitazione che rendono il titolo piacevolmente accessibile anche a chi preferisce giocare con mouse e tastiera.

Non da meno risulteranno sicuramente soddisfatti tutti gli appassionati dei pixel, i quali potranno lasciarsi affascinare dagli scenari minuziosamente curati e realizzati a mano, accompagnati da una colonna sonora che sostiene, ed anzi eleva, il livello del comparto artistico che risulta considerevole fin da un primo approccio. In Dandara: Trials of Fear Non mancano quindi tutti quegli elementi funzionali a creare un prodotto degno di nota che sebbene non si ponga l’obiettivo di eccellere in nulla, riesce comunque a convincere e a soddisfare in ogni sua sfaccettatura ed intenzione.

Ricordiamo che l‘espansione Trials of Fear è scaricabile gratuitamente a partire da questo mese per coloro che sono già in possesso della prima versione di Dandara; per chi invece fosse interessato a dare una possibilità a questo titolo potrà trovarlo ad un prezzo onesto e coerente con quanto proposto dal gioco e con il tempo richiesto per la sua conclusione su tutte le piattaforme: Pc, Android, Nintendo Switch, Playstation 4, Xbox One e sistemi operativi Apple.

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7.8

Gameplay

7.5/10

Grafica

8.0/10

Trama

7.0/10

Longevità

8.0/10

Colonna sonora

8.5/10

Pros

  • Comparto artistico lodevole
  • Buona iniziativa per le meccaniche di gioco
  • Ambientazioni e concept dei personaggi piacevoli

Cons

  • A tratti troppo dispersivo
  • La trama non riesce a tenere il passo del gameplay

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