Creature in the Well Recensione, attività di ripristino

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Il leitmotiv dell’innovazione nel panorama videoludico è uno dei pilastri portanti nella definizione del successo di un titolo ed è un requisito ormai capitale per la sopravvivenza in questo contesto sempre più espanso e affollato.
Flight School Studio è indubbiamente al corrente di questa necessità ed è proprio su tale aspetto che fonda la sua filosofia: lo ha dimostrato con Manifest 99 e War Remains e lo conferma con veemenza con Creature in the Well, in uscita il 6 Settembre per Nintendo Switch, PC e Xbox One.

Specializzati nello sviluppo di prodotti che associano la narrativa alle tecnologie emergenti, tra le quali spicca la realtà virtuale, lo studio ha in questo caso puntato alla realizzazione di un videogioco che si radica sulla rivoluzione del gameplay riproposto come ibrido tra un hack and slash e un biliardino elettrico.

Il pubblico si è subito diviso tra coloro che considerano questa scelta un vero e proprio azzardo e chi pensa che invece abbia del geniale, noi riteniamo che la risposta si orienti un po’ più nel mezzo e con questa recensione vi spieghiamo il perché.

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There’s a Creature in the Well!

Non vi è alcun dubbio sul fatto che il canovaccio sul quale si posa il gameplay sia meritevole di lode: come anticipato infatti, la narrativa è uno dei punti forti della casa di sviluppo di Creature in the Well.

In questo frangente avremo il controllo dell’ultima unità BOT-C, una serie di androidi ingegneri realizzati con lo scopo di gestire e controllare il funzionamento di una mastodontica struttura meccanica installata all’interno di una montagna nel disperato tentativo di fermare una tempesta di sabbia perenne che sta devastando la cittadina di Mirage, un paesino sito all’interno di uno scenario che richiama le meravigliose ambientazioni di Journey, il capolavoro di ThatGameCompany.

Il nostro obiettivo risulterà immediatamente chiaro dal momento che siamo gli unici in grado di ripristinare questa macchina caduta ormai in disuso, ma, come suggerisce il titolo del gioco, non sarà un’impresa semplice.
Avremo infatti modo di apprendere fin da subito dell’esistenza di un’imponente creatura misteriosa che occupa la montagna e che esprimerà piuttosto chiaramente il suo desiderio di impedire il nostro successo, rivelando di essere stata la causa del perimento dei nostri colleghi e del conseguente arresto della struttura.

Quest’ultima, chiamata “Wather Tether” da uno dei pochi personaggi non giocabili (NPC) con cui avremo il piacere di interagire, è suddivisa in otto diverse sezioni, ciascuna delle quali corrisponde ad un diverso settore della macchina.

Le circostanze attuali saranno molto chiare, ma sarà nei piccoli dettagli (messaggi e documenti lasciati dai nostri predecessori e stanze segrete) che ritroveremo le informazioni necessarie a contestualizzare cosa sia successo prima della nostra riattivazione. È quindi vivamente consigliata, per una maggiore godibilità del titolo, l’esplorazione delle varie aree che, come è tipico dei dungeon crawler, sono caratterizzate da diverse zone tematiche suddivise in stanze che ci sottopongono diversi puzzle: la loro risoluzione porterà spesso all’accesso a passaggi nascosti che ci consentiranno di ottenere equipaggiamenti dalle proprietà uniche e indispensabili.

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Flipper energetico

L’aspetto più interessante di Creature in the Well è sicuramente la sua rivisitazione del gameplay che, come anticipato, consiste in una creativa sovrapposizione di un Hack and Slash e di un flipper game di cui il celebre Pinball è sicuramente il migliore esempio.

In quanto ingegneri BOT-C avremo la possibilità di energizzare delle sfere generate periodicamente e di scagliarle contro dei bersagli (muri, colonne e tracciati energetici) i quali si caricheranno mano a mano fino ad attivarsi (o a disattivarsi a seconda della loro funzione). L’attivazione di tutti i bersagli comporterà la soluzione dei puzzle e l’accumulo di frammenti di energia indispensabili per alimentare le porte che permettono il passaggio tra una stanza e l’altra.

Per fare questo avremo a disposizione due diverse tipologie di attacco: quello principale che ci permetterà di scagliare le sfere e uno secondario che consentirà invece di raccogliere e caricare molteplici globi per poter sferrare attacchi più potenti, assorbendo di conseguenza gli impatti che potrebbero ferirciA questi comandi si aggiunge un indispensabile scatto che costituirà l’unica mobilità di cui disporremo. Gli attacchi saranno affidati a due diversi slot dedicati alle oltre venti particolari armi, ciascuna delle quali, come già accennato, avrà delle caratteristiche distintive che forniranno utili aiuti in battaglia (ad esempio un vantaggioso puntatore laser) e che non si distingueranno per statistiche di base più o meno forti, stimolando il desiderio di provarle e sperimentarle tutte.

Sebbene non siano presenti dei veri e propri nemici, le sfere di energia si possono incendiare in diversi modi provocando danni anche al nostro protagonista.
I bersagli non saranno tutti passivi, alcuni di essi infatti respingeranno al mittente i globi di energia convertiti in proiettili infuocati e spesso rimarranno attivi per un periodo limitato di tempo, costringendoci a fare ricorso alle nostre abilità mnemoniche e di coordinazione. Non mancheranno inoltre torrette, raggi laser e pilastri che dovremo preoccuparci di tenere d’occhio nel fuoco incrociato di sfere che cominceranno a rimbalzare vorticosamente sulle pareti e, in aggiunta, saranno successivamente presenti leve e interruttori che contribuiranno a rendere i puzzle sempre più tortuosi.

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Con questo brillante espediente, avremo modo di focalizzarci sul dualismo tra il protagonista e la Creatura nel Pozzo, unico e vero antagonista, che ci tallonerà lungo il nostro percorso, osservandoci con i suoi occhi intimidatori sullo sfondo e sovrastandoci coi suoi arti minacciosi: all’interno di ogni dungeon non mancheranno così boss fight atipiche a fasi nelle quali la Creatura si preoccuperà di bersagliarci di proiettili che non potremo respingere, ma solo distruggere.

Una realtà meccanica

La bellissima atmosfera proposta da questo titolo si basa sul noto tema delle macchine e degli androidi in contrasto con la natura, una carta vincente abbellita da un comparto grafico incantevole e da una studiata visuale tridimensionale dall’alto che si fa forte, nonostante le sue linee semplici e pulite, del motore grafico Unreal Engine.

Ad essere macchinoso, però, non è solamente il contesto.
La sperimentalità del gameplay è intrigante, anche se questo ad un primo approccio risulta essere difficoltoso da padroneggiare, una volta presa confidenza con questa particolare modalità, l’esperienza di gioco diventa però senza dubbio singolare. Quello che forse manca è un vero e proprio sviluppo dei livelli che spesso e volentieri si ripropongono in puzzle identici o similari tra loro.

Un’altra carenza risiede nella sproporzione della difficoltà che a volte risulta essere quasi spiazzante tra i rompicapo di una stanza e l’altra.
È vero che nel complesso il gioco è molto semplificato: potremo infatti, in caso di sconfitta, riprendere senza impedimenti o rifacimenti dal luogo della nostra disfatta; recupereremo vita gratuitamente in apposite piscine di energia distribuite all’interno di ogni dungeon; non perderemo oggetti o statistiche e avremo inoltre la possibilità di scegliere di non cimentarci necessariamente nella risoluzione di tutti i puzzle, optando (se i frammenti di energia in nostro possesso lo permettono) per l’attivazione diretta delle porte. Tutto questo però non impedisce ad alcune fasi di apparire eccessivamente macchinose e ridondanti, finendo col sembrare quasi vanificanti.

Gli stessi dungeon sono tra di loro molto ripetitivi, differenziandosi sostanzialmente per la scelta di colore, ma questo non è necessariamente da considerarsi come una nota negativa data l’accattivante bellezza delle ambientazioni.

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Esperimento riuscito?

Creature in the Well è un titolo dal grandissimo potenziale, un titolo che dimostra con fierezza che c’è ancora spazio per l’introduzione di genio e originalità in un ambiente ristretto come quello dei videogiochi indipendenti.

Flight School Studio ha dimostrato con l’improbabile unione di due generi apparentemente opposti che non serve pensare in grande per creare un prodotto vincente e capace di catturare indistintamente l’interesse. Inoltre, il velo di mistero che avvolge gli avvenimenti e la particolare identità del protagonista, riescono a suscitare una sensazione magnetica ed insolita che saltella tra una cupa oppressione e una enigmatica curiosità, riuscendo a coinvolgere direttamente e profondamente il giocatore e a creare un valido movente per il trionfo del titolo.

Possiamo quindi concludere dicendo che l’esperimento del team nordamericano è sicuramente riuscito con successo, ma non nascondiamo delle aspettative relativamente ad un ulteriore sviluppo di questo incoraggiante e persuasivo progetto.

NerdPlanet consiglia...
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Creature in the Well

7

Trama

8.0/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.0/10

Pros

  • Grafica e ambientazioni piacevoli
  • Narrazione ben sviluppata
  • Ottimo esperimento di ibridazione

Cons

  • Dungeon e puzzle ripetitivi
  • Difficoltà sproporzionata
  • Non è possibile selezionare la lingua Italiana
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