Concrete Genie Recensione, diamo vita ai nostri sogni

Recensioni
Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Quello in cui stiamo vivendo è un periodo storico nel quale trovare uno o più colpevoli che giustifichino gli accadimenti negativi che, purtroppo, stanno verificandosi nel Mondo, sembra quasi scontato. Uno dei protagonisti di questa Inquisizione è sicuramente il videogioco, accusato con estrema semplicità di essere promotore di violenza nei giovani e causa di aggressività ingiustificata che, in alcuni Stati, sfocia addirittura nella tragedia. In questa sede non è di nostro interesse dimostrare l’evidenza dell’erroneità di un simile luogo comune, ma è importante che il lettore indossi una vestaglia di neutralità che gli permetta di comprendere fino in fondo il potenziale espressivo dei videogiochi e, più in particolare, la capacità comunicativa che un titolo come Concrete Genie può manifestare.

Abbiamo visto le prime immagini di questo gioco qualche anno fa e non è stato difficile affezionarsi immediatamente all’atmosfera anticipata dalle varie anteprime condivise da PixelOpus, la casa di sviluppo californiana sussidiaria di Sony e responsabile della creazione di questa briosa esclusiva PlayStation.

Non stiamo però parlando unicamente dell’indiscutibile bellezza fotografica di questo gioco che si veste di ingenuità e infantilità attraverso disegni e colori, ma nasconde una realtà aspra, dura ed estremamente attuale; una realtà che non si limita ad essere una pillola per i più piccoli, ma cerca di andare oltre, diventando un boccone amaro da digerire e raggiungendo la vera causa del male accennato nella nostra introduzione: gli adulti, l’essere umano, noi.

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Il bullismo non è qualcosa che si ferma una volta finita la scuola

È con le parole di Dominic Robilliard, direttore creativo di PixelOpus, che vogliamo muovere il nostro primo passo nel mare di sfaccettature che caratterizzano questo titolo. Il tema sulla quale si posa la sceneggiatura è infatti il bullismo, rappresentato dalla dicotomia tra il dolore della vittima e le cause che possono spingere un soggetto a diventare il carnefice. Viene così evidenziato un dualismo di trasformazione personale conseguente ad eventi traumatici che conducono ad un bivio tra il bene e il male e che finisce con il confondere il videogiocatore su chi sia il vero martire.

La nostra storia si colloca in un contesto adolescenziale e ha come protagonista Ash, un giovane ragazzo creativo e introspettivo che si ritrova preso di mira da un gruppo di coetanei sfrontati e prepotenti. Per sfuggire all’ingiustificata emarginazione, Ash si rifugia nel disegno, la passione che lo ha accompagnato fin da piccolo e che lo porterà ad ottenere un pennello magico che gli consentirà di animare i suoi dipinti per ridare vita alla cittadina di Denska, una località portuale vittima di un disastro petrolifero e caduta in rovina.

In questo modo, ad essere vittima del bullismo non è solamente il nostro protagonista, ma anche il paese in cui sono ambientate le nostre vicende, imbrattato e consumato dal vandalismo e abbandonato senza cura a se stesso.
Avremo così l’obiettivo di restituire alle buie strade di Denska luce e speranza attraverso l’animazione dei Geni, creature che saremo liberi di disegnare sui muri della cittadina e nelle quali troveremo il conforto di cui la solitudine e l’esclusione ci hanno privati, nonché un aiuto indispensabile per riuscire a proseguire nella nostra impresa.

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Probabilmente la prima impressione ci convincerà del fatto che i bulli che ci perseguiteranno rappresentano la nemesi di questo gioco, ma proseguendo nella narrazione avremo modo di approfondire i trascorsi dolorosi del gruppetto di ragazzi ribelli e, attraverso lo sguardo sensibile del protagonista, che dai racconti nostalgici della sua infanzia risulta quasi fortunato in confronto, sarà quasi inevitabile sostituire all’iniziale sentimento di astio un impulso più compassionevole e quasi comprensivo.

Il vero nemico è quindi un’oscura negatività, materializzata in una melma cupa e infetta che opprime le strade e gli edifici di Denska e che deriva, come avremo modo di apprendere dai giornali sparsi in giro per la città, da un incidente petrolifero che ha infettato le acque del porto, costringendo i residenti a trasferirsi altrove.

Impara l’arte e mettila da parte

La struttura di Concrete Genie si può distinguere sostanzialmente in due fasi principali, anticipate da un preludio che ci introdurrà al contesto e alle dinamiche di un gioco che rientra sia nella categoria delle avventure sia in quella degli action.

La prima fase si concentra sulla riqualificazione urbana delle varie aree dell’insediamento portuale e sul rapporto del protagonista coi suoi geni. Questa parte ci terrà impegnati in una successione di rompicapo e zone che dovremo illuminare con i nostri graffiti e che potremo raggiungere e completare con l’aiuto dei nostri Geni che, grazie al potere di un piccolo folletto che abiterà nel nostro zaino, acquisiranno progressivamente abilità elementali che permetteranno loro di interagire attivamente con l’ambiente tridimensionale circostante, attivando generatori o spostando ed eliminando ostacoli lungo il percorso. Inoltre, esaudendo i desideri dei Geni, incrementeremo la loro felicità potendo così usufruire della “super pittura”, indispensabile per poter realizzare dipinti potenziati che spazzeranno via l’oscurità dalle pareti degli edifici di Denska.

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Purtroppo in questa fase non è prevista della vera e propria azione, potremo saltare agevolmente da un edificio all’altro o arrampicarci sui tetti per recuperare le pagine nascoste del nostro album, distrutto dalle bravate dei bulli di quartiere dai quali non potremo fare altro che scappare. Si sente quindi la mancanza di elementi che ravvivino i toni e i tempi che scemano gradualmente, nonostante siano indiscutibilmente lodevoli la fluidità e l’intuitività dei momenti creativi. Sono infatti serviti tre differenti tentativi prima che le meccaniche di disegno, che sfruttano l’animazione stop-motion e una gestione impeccabile delle luci, risultassero fedeli e appropriate come nella versione finale del gioco, nel quale potremo liberamente personalizzare e animare le nostre creature.

È però nella seconda parte del gioco che si avrà il vero e inaspettato cambio di musica, con l’introduzione di una modalità di combattimento embrionale che sebbene sembri dinamica e frenetica, in realtà dimostra quasi naturalmente una certa sperimentalità ed inesperienza da parte del team californiano che però, ricordiamo, non ha mai preteso di spacciare il suo prodotto per un’opera strutturata e completa e che quindi non sembra neanche cercare di mascherare quelle che potrebbero sembrare delle evidenti lacune tecniche.

Il fascino di Concrete Genie sta forse proprio in questo: non ha pretese e la semplicità è la parola d’ordine che caratterizza ogni singolo aspetto del gioco, vestito con il minimo indispensabile, ma nonostante tutto ha la forza magnetica di riuscire ad appassionare al punto da far dimenticare le sue imperfezioni, finendo col sembrare un’esperienza fin troppo breve. Non possiamo però negare che manchi un approfondimento sul contesto, leggermente accennato da qualche pagina di giornale o da brevi flashback decontestualizzati. Sebbene nel complesso l’opera riesca a reggersi in piedi sulle proprie gambe, avrebbe potuto rafforzare la propria immagine soffermandosi più a lungo su alcuni dettagli, evitando di risultare per certi versi un prodotto quasi incompleto.

Non mancano comunque tutti quegli elementi, come collezionabili e achievement o una colonna sonora ed un doppiaggio lodevoli, che impreziosiscono questa esperienza lineare, scorrevole e personale al punto da assumere potenzialmente infiniti volti: uno per ciascun utente.

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In conclusione

Concrete Genie è una mosca bianca nel panorama videoludico attuale, un prodotto che non si pone l’obiettivo di competere con gli altri, ma che cerca di distinguersi coi suoi contenuti singolari, accettando i suoi limiti. È un via vai tra dimensioni divise, il piano e lo spazio tridimensionale, il sogno e la realtà, un viaggio simile a quello che nell’ormai lontano 2013 ci aveva proposto Compulsion Games con il suo Contrast, una delle prime perle della generazione attuale che sta per concludere il suo ciclo.

Travestita da videogioco, quella che vivrete è un’esperienza originale che fa riflettere e che trasmette un messaggio che riesce a comunicare in una lingua universale ed accessibile a tutti, prendendo le forme e i colori attribuiti dalla nostra immaginazione.

Nonostante i suoi difetti, siamo sicuri che questo titolo sia riuscito appieno nelle sue umili intenzioni, costruendo delle fondamenta solide per la crescita rigogliosa di un team di sviluppo che convince con questo secondo tentativo ed esce vittorioso dalla produzione più “scolastica” del suo primo progetto: Entwined.

Con la speranza di avere presto nuove notizie da parte di PixelOpus, non perdete l’occasione di immergervi in questa colorata e indimenticabile avventura!

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Concrete Genie

28.99€
7.5

Longevità

6.0/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

9.0/10

Sonoro

7.5/10

Trama

8.0/10

Pros

  • Gestione di luci e colori eccellente
  • Modalità pittura convincente
  • Esperienza di gioco fluida e divertente

Cons

  • I combattimenti sono ancora sperimentali
  • La prima metà del titolo risulta un po' troppo ripetitiva
  • Poteva esserci un approfondimento sul contesto e i personaggi

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