Code Vein Recensione, un soulslike con tinte anime

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Tempo di lettura: 7 minuti
Prendete Shift, software house che ha dato i natali alla serie di God Eater, una decadente ambientazione post-apocalittica, un’estetica basata sull’iconico stile d’animazione giapponese, e un bel po’ di meccaniche ispirate alla serie Souls. Mescolate il tutto, aggiungete tutta una serie di problematiche, dubbi e rinvii che hanno afflitto la fase di sviluppo del titolo e quello che otterrete sarà un misto di aspettative e curiosità, prevalentemente derivanti dagli appassionati di gdr action, e scetticismo generale. Code Vein è un gioco che nasce dagli elementi sopracitati, un prodotto sviluppato sotto l’egida di Bandai Namco, che è riuscito ad attirare a sé abbastanza attenzioni. I dubbi sul titolo erano pungenti: quando il pubblico percepisce undeterminato come un semplice sosia di opere ben più note come quelle realizzate da From Software, le pressioni diventano particolarmente soverchianti, soprattutto per un team di sviluppo che, nonostante l’innegabile esperienza acquisita sul campo, non si è mai prodigato nello sviluppo di un’opera tanto ambiziosa.
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Code Vein Oliver Collins
Anche noi, a dirla tutta, non avevamo grosse aspettative sul titolo, a causa dei test abbastanza deludenti effettuati durante le fasi di beta risalenti a qualche mese fa. Ora abbiamo potuto metter mano alla versione completa del gioco ed è tempo del verdetto finale. I ragazzi di Shift saranno riusciti a regalarci un nuovo concorrente di spicco in questo sottotipo di gdr al momento dominato da From Software?

Una società vampiresca

Il gioco è ambientato in un mondo post-apocalittico caratterizzato da distruzione e desolazione. In questo contesto, alcuni umani si sono trasformati in folli mostri assetati di sangue chiamati Corrotti. Ad affrontare questa terribile minaccia ci pensano i Redivivi, una sorta di razza vampira immortale priva di ricordi sul proprio passato.

Come avrete notato, la premessa di base è piuttosto semplice ma, nonostante ciò, possiamo assicurarvi che la storia ed il mondo di Code Vein sono sorprendentemente ben scritti.  Senza spoilerare troppo, vi diciamo che la storia, pur senza raggiungere picchi di estrema memorabilità, scorre via in maniera alquanto convincente, presentando in certe fasi alcuni intensi momenti di pathos e drammaticità.

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Rispetto allo stile tipico dei Souls, basato su una storia profondamente ermetica, misteriosa ed incentrata sulla narrativa ambientale, Code Vein palesa un’anima da vero e proprio JRPG puntando su una narrazione diretta con tanto di cut-scenes. Una parte importante della storia coinvolge i Vestigi, ricordi cristallizzati di altri Redivivi in cui è possibile immergersi vivendoli da veri e propri spettatori passivi.

Queste sezioni, utili per dare maggior profondità agli eventi ed al background dei personaggi, ci hanno spiazzati con un paio di colpi di scena ben posizionati. L’accompagnamento sonoro a base di piano rende ancora più poetiche queste fasi di “gioco”.

Nati dal sangue

Ovviamente, il punto focale dell’esperienza offerta da Code Vein è il gameplay, quindi parliamone. Il combat system del gioco propone tutti gli stilemi classici del genere; permettendo di eseguire attacchi leggeri, attacchi pesanti, schivate, parate, contrattacchi, ecc., il tutto scandito da un indicatore di stamina. Il vero pregio dell’esperienza di gioco, tuttavia, è l’estrema flessibilità nella personalizzazione dell’esperienza di gioco.

Dopo aver creato il vostro alter ego virtuale attraverso un soddisfacente editor avrete a che fare con la fase di tutorial, forse eccessivamente lungagginosa ma comunque abbastanza utile.

Invece di scegliere una classe il gioco vi dà l’opportunità in qualsiasi momento di equipaggiare un Codice Sanguigno, fondamentalmente “l’essenza” di un altro Redivivo che consente di usare le loro abilità. Sono presenti numerosi Codici Sanguigni che potrete ottenere già dalle prime ore di gioco, ad esempio all’inizio potrete scegliere tra un classico guerriero da mischia, un esperto nel combattimento a distanza o un combattente agile e veloce.

Ogni Codice conferisce statistiche diverse e un diverso set di Doni da usare, questi ultimi assimilabili alle classiche abilità, passive e attive, presenti negli action gdr. Utilizzando spesso i Doni, avrete modo di padroneggiarli ed equipaggiarli indipendentemente dal Codice Sanguigno in uso.

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Code Vein

Code Vein può essere giocato in compagnia di un partner gestito dall’IA. Questi NPC alleati risultano estremamente utili in battaglia e possono persino sacrificare parte dei propri HP per rimettervi in piedi una volta caduti in battaglia. Anche voi potrete fare la stessa cosa per dare una seconda possibilità al vostro compagno.

Il gioco pare effettivamente studiato per essere giocato in compagnia ma, se ci tenete a rendervi la vita più complicata, potrete comunque giocare da soli, il che, stravolge pesantemente il livello di sfida.

Ci sarebbe ancora molto di cui parlare ma giusto per non dilungarci eccessivamente ci limiteremo a citare il sistema di Icore, la risorsa utile per utilizzare i Doni. Essa non è infinita e per ripristinarla dovrete attaccare i nemici o usare consumabili. A tal proposito, esistono un paio di attacchi speciali utili ad ottenere più Icore, come il classico backstab effettuabile piazzandosi alle spalle dei nemici.

E’ presente un hub principale, un’area in cui poter parlare con i propri alleati, acquistare armi, ingaggiare partner e altro ancora. In questa zona è presente anche una sorgente termale che vi consente di immergervi per alcuni minuti e di rivedere filmati o approfondimenti. Fare il bagno però ha anche un ulteriore scopo: permettervi di recuperare metà della Foschia perduta in seguito ad una morte, evitandovi così di dover recarsi necessariamente nel punto del decesso. Se non l’avete ancora capito, la Foschia è l’equivalente delle anime in Dark Souls.

È una meccanica di gioco facoltativa, ovviamente, ma converge nel gentile livello d’accessibilità che permea il gioco realizzato da Shift.

In generale, il gameplay di Code Vein è abbastanza soddisfacente e, pur traendo ispirazione dai capolavori di From Software, riesce a ritagliarsi una propria identità, pur senza raggiungere lontanamente, a livello qualitativo e di profondità, le opere di riferimento.

Il gioco presenta comunque diverse asperità. Innanzitutto, il feedback delle armi non è eccellente ed esse appaiono tutto piuttosto simili tra loro nell’utilizzo. Inoltre, il gioco propone una fase iniziale non particolarmente avvincente, un po’ perché ci vogliono diverse ore per metabolizzare le dinamiche di gameplay ma anche, e soprattutto, a causa di un level design che non brilla, soprattutto nelle prime aree di gioco.

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Code Vein

Code Vein: tra stupore e confusione

A dire il vero, il level design è forse l’aspetto meno riuscito di Code Vein. I dungeon del gioco appaiono slegati l’uno dall’altro, quasi incoerenti. Sotto questo punto di vista, le opere From Software sono distanti anni luce ma anche i lavori di Deck13 risultano meglio riusciti in tal senso. Le aree esplorabili sono labirintiche ma non nel senso positivo del termine, poiché prive del benché minimo piglio autoriale utile a renderle stratificate ed allo stesso tempo piacevoli da scandagliare. Un level design dozzinale dunque che, a causa della sua sconnessa tortuosità vi porterà spesso e volentieri a girare in tondo in preda allo stress. Fortunatamente, questa sensazione si va attenuando progredendo nell’avventura.

Shift deve aver colto la presenza di tale problematica ed ha cercato di rimediare concedendo al giocatore una minimappa che è possibile rivelare riposando nei Vischi (l’equivalente dei falò) o purificando quelli marci. La caratteristica migliore, tuttavia, è che la mappa registra il percorso che effettuate in fase di esplorazione. Ciò vi fornisce un indicazione sulle strade già battute, evidenziando addirittura il percorso più recente e riducendo l’inevitabile vagabondaggio casuale causato dallo sciatto level design.

Ad aumentare lo straniamento generale ci pensano anche alcuni momenti nella storia in cui non vengono fornite particolari indicazioni su cosa fare, partendo per esplorare aree già visitate senza sapere bene il perché. Questi momenti fortunatamente sono pochi ma esistono e non sono certamente il massimo.

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Code Vein

Artisticamente parlando, Code Vein risulta abbastanza gradevole. Il setting gotico-vampiresco mixato con l’estetica in stile anime è alquanto accattivante ed il gioco, a tratti, appare quasi incantevole… A patto che accettiate di buon occhio i classici cliché tipici dell’animazione nipponica.

I modelli dei personaggi sono ben animati ed i cruenti combattimenti sono coreografici, appariscenti e soprattutto stabili sotto il profilo del frame rate che inciampa, stranamente, durante alcune fasi di esplorazione.

Per quanto riguarda le ambientazioni, esse alternano scorci memorabili ad aree più sciatte e poco incisive. Sotto questo punto di vista, il titolo pecca in termini di varietà visto che, soprattutto nelle prime aree di gioco, vi ritroverete a girovagare più che altro attraverso abbandonate città in rovina.

Suggestiva la colonna sonora, grazie alle superbe musiche orchestrate da Go Shiina, lo stesso compositore dietro God Eater e alcuni titoli della serie Tales. La soundtrack alterna egregiamente voci ed organo, dando un ulteriore tocco di classe all’atmosfera gotica che pervade l’avventura.

In conclusione

Code Vein è uno di quei titoli che ha bisogno di tempo per essere apprezzato, mostrando a pieno le proprie potenzialità una volta entrati nel pieno dell’esperienza di gioco. Pur basando le proprie dinamiche di gioco su un’impostazione da soulslike, Code Vein riesce ad acquisire una propria identità grazie ad una narrazione limpida ed all’estrema flessibilità nello stile di gioco, basato su un sistema di classi estremamente libero. Purtroppo, viene penalizzato da un level design ben poco accorto.

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Code Vein

69,99
7.5

Trama

7.0/10

Gameplay

7.5/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

8.0/10

Pros

  • Stile di gioco estremamente personalizzabile
  • Narrativamente interessante

Cons

  • Tecnicamente migliorabile
  • Level design anonimo
  • Combat System abbastanza scarno
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