Catherine Full Body Recensione, tentazione al cubo

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

Quella di Atlus è una casa di sviluppo che potremmo tranquillamente definire iconica ed entusiasta. Fortemente ispirata ad un game design in stile “anime” giapponese, è diventata celebre grazie al rilascio di titoli quali la saga di Persona e quella di Etrian Odissey. Nel 2011 viene inserito nel pool di successi Catherine, rimasterizzato nella versione Catherine Full Body che andremo di seguito ad analizzare.

Una doverosa premessa da fare per tutti coloro che ancora non conoscono questo brand, è sottolineare che si tratta di un gioco molto particolare, che pone al centro del suo ecosistema una trama dalle tinte erotiche e mature, sviluppata attraverso episodi animati e dialoghi caricati di emozioni condivise e a tratti oppressive.

Questo nucleo narrativo tipico delle visual novel, che si svilupperà prevalentemente nelle vicende diurne del nostro protagonista, è rivestito da un gameplay principale basato su puzzle-platform a livelli che definiscono i suoi incubi notturni e da segmenti di esplorazione, arricchiti da diversi momenti in cui avremo modo di intervenire in prima persona per concorrere con le nostre scelte all’orientamento del suo carattere. Sono molte, quindi, le sfaccettature videoludiche utilizzate dal team di Atlus a supporto di questa narrazione originale e lussuriosa.

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Nel caso della versione Full Body, titolo che come spiega il gioco stesso richiama la definizione inglese dei vini rossi strutturati e corposi, parteciperemo all’introduzione di un nuovo personaggio al triangolo amoroso che ha reso celebre il primo titolo: Rin, una ragazza che incontreremo fin da subito in circostanze misteriosamente inquietanti e che aiuteremo a reintrodursi nella società data la sua inspiegabile amnesia.

Catherine o Katherine?!

Il nostro primo attore è però Vincent Brooks, sulla trentina, svogliato e decisamente poco entusiasta, intrappolato in una lunga relazione con Katherine, decisa a fare un passo che il nostro protagonista non sembra convinto di assecondare, probabilmente timoroso di uscire dalla sua comfort zone che vede ai due poli le serate allo Stray Sheep, locale che frequenta con i suoi amici e nel quale troverà impiego come pianista Rin, e un lavoro marginale che denota l’estrema passività del personaggio.
In concomitanza con la notizia di alcuni misteriosi omicidi che colpiscono le vittime nel sonno, Vincent comincerà a soffrire di inquietanti e vividissimi incubi dai quali sembrerà dipendere la sua vita; ma a stravolgere completamente la routine del nostro protagonista sarà l’incontro con Catherine, sensuale e enigmatica, una donna che rappresenta fedelmente il suo sogno erotico e con la quale finirà a letto dopo una serata particolarmente alcolica.

Come anticipato, a questo triangolo fatto di dubbi ambigui e complessi che ha caratterizzato il primo titolo, si aggiungerà in questa edizione anche Rin con la sua innocenza e la sua riconoscenza che si tradurranno presto in una dichiarazione d’amore. Per sbloccare la relazione con quest’ultima, sarà necessario rispondere in modo specifico a determinate domande che verranno poste nel sesto giorno del gioco, in caso in cui non si rispondesse correttamente, la storia proseguirà concentrandosi sul filone narrativo tradizionale.

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Sebbene questa new entry sia una presenza indubbiamente piacevole, Rin non sembra riuscire del tutto ad integrarsi nelle conosciute traversie amorose di Vincent, forse per il consolidato e affermato successo delle vicende del primo capitolo, o semplicemente, per la riuscita capacità narrativa che Atlus ha ben dimostrato tramite quest’ultimo. Sarà quindi possibile lasciare questa nuova fiamma un po’ più sullo sfondo, per concentrarsi sul triangolo originario, ma l’interazione con Rin impreziosisce la storia che già conosciamo con episodi, scene e finali alternativi che vale la pena di sperimentare.

Un intreccio geometrico

Come accennato in precedenza, sono diversi gli espedienti utilizzati dalla casa di sviluppo per dare vita alla narrazione e per elevare l’animazione su un piano interattivo.

Lo scopo dello studio è quello di vestire il proprio prodotto con emozioni profonde e taboo convenzionali, attraverso lo spogliamento dai veli e dalle barriere morali del protagonista. Il risultato è un viaggio introspettivo nella psiche di un personaggio apparentemente neutrale e vuoto che finirà con l’assumere sfumature caratteriali che saremo noi stessi ad attribuirgli.

Vincent assume quindi sempre più personalità, attraverso le scelte che potremo manifestare in numerose situazioni e che determineranno l’orientamento del suo Karma, attributo fondamentale per la determinazione degli eventi.
Avremo modo di rispondere a domande personali, potremo scegliere cosa bere al bar o cosa scrivere nei messaggi del nostro protagonista, compiremo inoltre diverse azioni apparentemente ininfluenti, come giocare a Super Rapunzel in cabinato, che però concorreranno a rendere l’esperienza di gioco quanto più reale e credibile possibile. Le nostre scelte determineranno quindi se l’ago della bilancia della nostra indole dovrà pendere verso l’ordine o verso il caos.

Le fasi più “attive” di Catherine Full Body si svolgeranno però di notte, durante i ricorrenti incubi che spezzeranno i ritmi narrativi con sessioni di gioco più dinamiche. Durante il sonno, infatti, ci ritroveremo inevitabilmente a dover scalare vere e proprie torri composte da cubi che ricordano il noto gioco da tavolo Jenga e che metteranno a dura prova le nostre capacità logiche.

Per poter salvare la pelle, dovremo raggiungere la vetta delle torri spostando e arrampicandoci sui cubi prima che questi precipitino nel vuoto o, peggio, prima che angoscianti ed enormi creature dalle sembianze umane e inquietanti (che sembrano rappresentare i dilemmi e i sensi di colpa di Vincent) riescano a raggiungerci. In caso di successo ad aspettarci ci saranno degli arieti parlanti che sembrano essere condannati alle nostre stesse sorti e che ci ricordano il destino di Pinocchio nel Paese dei Balocchi dal momento che due corna da ariete non mancheranno neanche a noi. In conclusione ad ogni livello dovremo sottoporci ad alcune domande poste all’interno di un confessionale che determineranno che strada prenderanno gli sviluppi delle nostre relazioni.

Si viene così a creare una catena di livelli con un climax di difficoltà sicuramente ascendente che intrecciano i puzzle game e i platform in una serie di stage sempre più complessi che richiederanno una certa dimestichezza con quelle che il gioco stesso definisce “Tecniche”, ossia delle strategie di base che aiuteranno il giocatore a non perdere troppo tempo nella ricerca della giusta via di fuga. Nel corso della scalata sarà inoltre possibile recuperare oggetti utili al risolvimento dei rompicapo, raggiungere checkpoint e resettare le mosse più recenti per eliminare le modifiche al percorso che impediscono di proseguire.

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Per compensare alla difficoltà crescente, in questa versione sarà possibile selezionare una modalità più che facile, detta “sicura”, che garantirà svariate semplificazioni quali la totale assenza del countdown e, soprattutto, una modalità automatica che, sebbene possa sembrare eccessiva considerando il particolare e divertente tipo di gameplay, permetterà di concentrarsi prevalentemente sulla trama.

A proposito di modalità, ci teniamo a sottolineare che sono presenti svariate opzioni di gioco: oltre alla Storia, che si divide in Classica e Remix (nella quale saranno presenti dei blocchi con forme inusuali), potremo cimentarci in sfide con oggetti limitati nella modalità Babel o optare per una co-op locale o per il multiplayer locale e online nel Colosseo. Tutti questi elementi concorrono a donare al titolo una longevità indiscutibile, soprattutto in considerazione del successo ottenuto dai rompicapo nella loro prima versione, che sono addirittura entrati a far parte dello scenario competitivo.

Poliamore enigmatico

Questo titolo ci ricorda di quanto la versione rilasciata nel 2011 sia invecchiata bene ed è la riconferma dell’evidente successo ottenuto da quest’ultima. Nel corso degli anni, infatti, la fanbase che si è sviluppata attorno al brand non ha fatto che accrescere, attirando i videogiocatori più disparati e appassionando anche quelli casuali. Sebbene non sia improbabile che il genere romantico e i temi trattati non rientrino allo stesso modo nelle corde di tutti (noi compresi), Catherine Full Body è la dimostrazione più lampante del detto “un libro non si giudica dalla copertina”.

Il merito di questo trionfo sociale è dovuto non solo all’originalità e alla varietà degli stili di gioco, ma anche e soprattutto alla capacità di Atlus di riuscire a trattare in modo così ironico e allo stesso tempo profondo un tema delicato e familiare come l’amore, analizzato e scomposto in minuscoli frammenti che vengono ideologicamente riproposti come pezzi di un puzzle insormontabile.

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Le rime stilnovistiche del Sommo Poeta Dante “Amor c’ha nullo amato amar perdona”, parafrasabili come “L’amore che non permette a nessuna persona amata di non ricambiare”, possono aiutarci ad inquadrare i dilemmi amorosi che affliggono il protagonista che si ritrova improvvisamente ad interfacciarsi con sentimenti ed emozioni da tempo sotterrati sotto a un cumulo di macerie di pigrizia e arrendevolezza.

Tutti i personaggi realizzati hanno una personalità definita e coerente, solamente il protagonista avrà modo di essere flessibile al punto da rispecchiare le nostre preferenze, che finiranno col provocare le reazioni più o meno inaspettate di chi lo circonda.

Catherine Full Body, forte della buona riuscita del suo predecessore, è un’esperienza soddisfacente e completa sotto tutti i punti di vista che evolve e si abbellisce anche visivamente con correzioni sui dettagli e sulle luci e con scene e contenuti inediti che diventano un pretesto per chi già conosce il titolo, ma soprattutto per chi ancora non ha avuto modo di avvicinarcisi, per rivivere questa caotica e sensuale dimensione.

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8.5

Gameplay

8.0/10

Level Design

8.5/10

Colonna Sonora

8.0/10

Trama

9.0/10

Rigiocabilità

9.0/10

Pros

  • Vicende e dialoghi ben strutturati
  • Ottima rigiocabilità
  • Puzzle game sfidanti e originali

Cons

  • Rin non fa sentire del tutto la sua presenza
  • Difficoltà dei puzzle a volte opprimente

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