Beholder 2 Recensione della versione PS4, Gloria al Ministero!

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Camilla Colombo

Tempo di lettura: 6 minuti

La Politica è un tema estremamente delicato e difficile al punto che non è così scontato trovare artisti abbastanza coraggiosi da dilungarsi in opinioni e posizioni sull’argomento che, allo stesso tempo, oggi sembrano estremamente semplici da esternare e divulgare. Con Beholder, la scelta che ha fatto Warm Lamp Games è stata quella di inscenare, attraverso il videogioco e senza preoccuparsi di nascondere le proprie opinioni sotto troppi veli, una vera e propria denuncia sociale. Il loro “coraggio” è stato premiato con un meritato e discreto successo che ha condotto il team di sviluppo alla realizzazione e alla pubblicazione di Beholder 2, il titolo protagonista di questa recensione.

Non diamo per scontato che alcuni di voi non abbiano ancora familiarità con questa saga, per questo vogliamo aprire le danze con una breve sinossi del primo episodio – che consigliamo vivamente di recuperare – e che sarà utile alla comprensione del contesto nel quale questo secondo capitolo si inserisce.

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Beholder nasce nel 2016 e si pone come obiettivo quello di mostrare il mondo da una prospettiva dispotica e spogliata dei colori nel quale il totalitarismo regna sovrano. In un’ottica che tende alla dittatura, lo Stato contamina tatticamente gli ambienti sociali per riuscire a monitorare costantemente i propri cittadini, profanando con inquietante semplicità i diritti inviolabili della persona. In questo particolare contesto, il protagonista di questo primo titolo è un amministratore condominiale che, in seguito ad una promozione a direttore, viene persuaso ad installare delle telecamere e ad approfondire opportunisticamente la conoscenza dei suoi condomini al fine di aiutare lo Stato a individuare i suoi oppositori.

Ogni scelta ha delle conseguenze

Nel panorama artificioso dipinto da Beholder rappresentiamo un ingranaggio al quale sono state concesse l’opportunità e l’ebrezza di annientare la privacy degli individui, cadendo nella tentazione di pagare il prezzo della propria umanità per poter facilmente accedere al successo. Lo stesso identico principio si applica al secondo capitolo, presentato secondo una nuova prospettiva che non sottrae la condizione del genere umano a questa bramosia, ma rimprovera aspramente una situazione tanto immaginaria quanto attuale e inevitabile.

Quello in cui Beholder 2 riesce alla perfezione è quindi metterci alla prova. Ad essere testata, però, non sarà la nostra abilità quanto più la predisposizione di adattamento ad una società profondamente tossica e anonima, nella quale l’individualità viene fortemente penalizzata a discapito di un riconoscimento fittizio stabilito in base alla cieca osservanza di regole e imposizioni. Mantenere un’identità ed esercitare la propria capacità giuridica, comunemente associata alla titolarità dei diritti della persona, diventano quindi una minaccia per la propria incolumità e si traducono nell’impossibilità di far coincidere la carità alla carriera, il dovere al sentimentalismo.

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Abbiamo anticipato che la struttura narrativa di questo secondo capitolo si sovrappone a quella presentata nel primo, questa volta però la lente di ingrandimento si sposta su un nuovo protagonista: Evan Redgrave, un ragazzo neutrale e marginale che verrà convocato dal Ministero (un’istituzione rigida e guidata da un Grande Leader, quasi divinizzato) per un’assunzione del tutto inaspettata e promettente che, piano piano, svelerà misteriosi retroscena strettamente collegati alla scomparsa di Caleb Redgrave, suo padre. Alla morte avvenuta in circostanze misteriose di quest’ultimo assisteremo nel video di presentazione del gioco e, col tempo, potremo approfondirne le ragioni indagando sull’orgranigramma della struttura ministeriale e scoprendo altarini e cospirazioni che potrebbero condizionare i princìpi che definiranno la nostra posizione nella storia e, ovviamente, il finale.

Risulta estremamente difficile riportare una visione d’insieme – senza fare spoiler – di un titolo così dipendente dalle vicende narrative, che fa dei dialoghi e delle scelte il suo punto di forza, lasciando in secondo piano gli investimenti nella grafica e trascurando l’impatto del gameplay, che si riduce ad un puro punta e clicca che potrebbe dare l’impressione di non bastare a sorreggere un intero gioco, ma che dimostra parallelamente di essere la soluzione ideale. Le ragioni del successo di un titolo come Beholder risiedono nell’efficienza della scrittura e nella pulizia del susseguirsi delle vicende, presentate nel modo giusto e al momento giusto e arricchite da episodi secondari e rapporti interpersonali, posti sullo sfondo e non indispensabili, che tuttavia contribuiscono a dare personalità ad un contesto storico fortemente cinico e inquinato.

A coinvolgere, non sarà quindi la presentazione estetica o il comparto visivamente artistico – sebbene il level design sia comunque notevole -, quanto più la capacità di Beholder 2 di colpire aspramente il videogiocatore con eventi caricati e amari che spogliano la realtà di ogni buonismo e la servono, cruda, su una tavola imbandita di freddezza e indifferenza. Saremo noi, travolti dalle vicende, a decidere che tipo di persona vogliamo che sia Evan e toccherà sempre a noi prendere decisioni in situazioni estreme e apparentemente incomprensibili ed inaccettabili le cui conseguenze determineranno il nostro successo o il nostro fallimento e che metteranno seriamente in discussione la nostra moralità.

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Sebbene la trama non risplenda di originalità, è innegabile il fascino della sequenzialità degli eventi, che stimoleranno la curiosità del giocatore, costringendolo a sopportare bocconi sempre più amari. La narrazione ingrana fin dai primi istanti di gioco per poi avviarsi lungo un’interminabile salita. Il titolo si presenta così come un’eccellente combinazione di carte e generi che rinascono in un prodotto dalla personalità unica, realizzando un’esperienza che oscilla tra l’investigazione e il gestionale, spaziando dal thriller al macabro, il tutto presentato secondo i ritmi e le modalità tipiche di un’avventura grafica.

Evoluzione di breve periodo

Dei parallelismi tra il primo ed il secondo capitolo sono inevitabili a fronte del tentativo di chiarire la posizione della casa di sviluppo Warm Lamp Games e, di conseguenza, l’essenza stessa dell’universo oppressivo e dittatoriale in cui si pongono entrambi i titoli.

Sono evidenti i piccoli progressi e i perfezionamenti conseguiti tra le due produzioni. La conferma più evidente si rileva dalla decisione di evolvere il secondo capitolo virando verso la tridimensionalità e ampliando di gran lunga lo spazio di gioco. Ulteriori cambiamenti si hanno nell’implementazione di una differenziazione tra i livelli diurni, scanditi dalle ore lavorative che ci intratterranno in pratiche tipicamente burocratiche, e quelli notturni trascorsi nel proprio appartamento che permetteranno alle missioni di superare la dipendenza dal trascorrere del tempo, riuscendo così ad espandere e stemperare il ritmo degli avvenimenti. In quest’ultima direzione, alcuni potrebbero rilevare l’unica retrocessione dal momento che viene a mancare il senso di angoscia opprimente derivato dalla necessità di gestire il tempo alla perfezione tipico di Beholder, scelta comunque giustificabile dalla tendenza a concentrarsi maggiormente sull’aspetto strategico del gameplay.

A tal proposito è utile soffermarsi sugli elementi che caratterizzano il gameplay e che sono costituiti da tre differenti tipologie di “risorse”:  il tempo, il denaro e il prestigio. Tali risorse costituiranno le nostre potenzialità e la nostra influenza e determineranno il nostro raggio d’azione all’interno del Ministero. Oltre a questo saremo impegnati in quelli che possono definirsi dei minigiochi, che rappresenteranno allegoricamente le nostre mansioni burocratiche alla quale si alterneranno – estendendosi per la maggior parte del gioco – quest e interazioni secondarie che permetteranno il progredire della storia e l’acquisizione di nuove capacità.

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Benvenuti al Ministero!

Se la regola ci ha abituati ad una decrescenza tipica del progredire dei capitoli, Beholder rappresenta un’eccezione, dimostrando di riuscire a mantenere e perfezionare il suo tenore e creando un’ambientazione ed un format che rimuovono ogni vincolo alla possibilità di continuare a creare contenuti e spunti per capitoli futuri. E nuovi episodi sono esattamente quello che ci aspettiamo considerato l’impatto impressionante e condizionante provocato dalle vicende di questa nuova circostanza.

A tal proposito, dato che l’universo in cui si svolgono gli avvenimenti è lo stesso del primo capitolo, è importante sottolineare che sebbene il titolo possa suggerire l’implicazione di un “sequel”, non è assolutamente indispensabile giocare ad entrambi gli episodi per poter seguire le vicende narrative.

Non da meno è da evidenziare come un prodotto apparentemente anonimo sia riuscito a distinguersi delineando tra una sagoma inespressiva e l’altra – rappresentazione virtuale di come la civiltà sia vista dai potenti, nonostante tutti i suoi sforzi – una individualità forte, spiccata e cinica a cui non rimane che ironizzare su temi tragici e dolorosi.

Beholder 2 è inevitabilmente consigliabile e diventa un titolo quasi imperativo, soprattutto per gli amanti delle avventure grafiche, degli investigativi e delle simulazioni, generi al quale riesce a dare una leggera spinta in avanti: è per questo che se siete alla ricerca di emozioni forti e quasi disumane, avete trovato un gioco che non potrà non lasciare un segno indelebile.

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8.3

Design

8.5/10

Trama

9.0/10

Gameplay

7.5/10

Longevità

8.0/10

Pros

  • Struttura narrativa avvincente
  • Universo brutale e affascinante
  • Esperienza profonda

Cons

  • Attualmente non è possibile selezionare la lingua Italiana
  • Dialoghi non semplicissimi

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