Analisi ed approfondimento dell’ultimo trailer di Death Stranding

Speciali
Alessandro Niro
Nato il 16 luglio 1988, è stato fin da bambino appassionato di videogiochi, cinema, serie TV e fumetti. Ex redattore/recensore di varie testate giornalistiche e attualmente titolare di una società Informatica, ha deciso di aprire una propria freepress dedicata al mondo nerd. La passione per quello che fa ed ama, non lo ha mai fermato davanti a niente e nessuno.

Nato il 16 luglio 1988, è stato fin da bambino appassionato di videogiochi, cinema, serie TV e fumetti. Ex redattore/recensore di varie testate giornalistiche e attualmente titolare di una società Informatica, ha deciso di aprire una propria freepress dedicata al mondo nerd. La passione per quello che fa ed ama, non lo ha mai fermato davanti a niente e nessuno.

Tempo di lettura: 4 minuti

Sul fatto che Hideo Kojima fosse un genio visionario, oramai, non dovrebbe esserci alcun minimo dubbio. È riuscito a tenere collegate decine di migliaia di persone a fissare delle impronte di mani che lentamente, pezzo dopo pezzo, hanno spazzato via la coltre nera che oscurava il nuovo trailer del gioco. Il buon Kojima ha avuto coraggio. Il coraggio di mostrare ancora una volta un trailer di un videogioco, che offre più domande che risposte e soprattutto, un trailer che fa leva principalmente sulle suggestioni visive e su una tematica di fondo, piuttosto che sull’azione nuda e cruda.

Kojima e lo stop alla guerra

Per anni si è preso in giro l’opera reputandola un walking simulator in un mondo aperto, oppure un simulatore di pony express. Diciamoci la verità, siamo stati abituati, in ogni trailer di un videogioco, a vedere in tutto e per tutto i fuochi d’artificio. Spari, bazooka, salti, capriole, schivate, bombe nucleari,… Tutte queste cose sono assenti nel trailer appena visto ma ora, capiamo anche finalmente il perché e il tutto, non ci risulta completamente stupido.

Nel trailer si nota la presenza ed il passaggio di due piani di esistenza differenti: quello reale e quello infernale. Vedendo dal trailer, i due piani non cambiano soltanto nell’ambientazione, nei pericoli e nei nemici ma anche nel comportamento del protagonista. Se nel piano reale, vediamo un Sam Porter Bridges (il protagonista del gioco interpretato da Norman Reedus) che usa attrezzature atte a scalare montagne, zone difficili da superare e a fuggire e difendersi da un gruppo di nemici a suon di calci, pugni e valigette che trasporta, dall’altra vediamo un Sam che usa armi da fuoco e silenzioso, cerca di non farsi scorgere da delle creature fin troppo “infernali”. Si capisce benissimo che il protagonista non è affatto un soldato, ma un uomo in pericolo che ha una missione: riallacciare i rapporto con gli altri esseri umani.

Kojima, d’altra parte, è colui che ha provato per trent’anni a scrivere un gioco che fosse contro la guerra e, questo suo lato pacifista, sembra sia finalmente affiorato in queste ore con la presentazione di questo trailer. Difatti, si intravede anche nella descrizione di Death Stranding: “Scegli attentamente come combattere, perché uccidere il tuo nemico non è quasi mai la soluzione, e ogni morte porta con sé delle conseguenze.”

Ogni morte porta con sé delle conseguenze

Da quello che abbiamo potuto vedere dal trailer, possiamo presupporre che appena Sam muore nel piano reale, viene catapultato in questo piano infernale, abitato da cadaveri che bramano in tutto e per tutto, ad un ritorno in vita. Ed è qui che entra in gioco il pensiero pacifista di Kojima e quello che avevamo espresso prima. Ogni morte che noi causeremo nel piano reale, andrà a popolare quelle schiere di dannati dalla quale dovremo fuggire sul piano infernale e, le schiere di morti, a quanto visto, è anche un vantaggio per l’antagonista del gioco interpretato da un eccelso Mads Mikkelsen. Soltanto grazie ai “Bridge Babies” (neonati-ponte), potremo riuscire a tornare sul piano reale e sfuggire all’inferno che ci si prospetta innanzi.

Quindi da quanto detto sopra, più uccideremo, più ci metteremo in pericolo e, una cosa del genere, non è mai stata vista in nessun videogioco. Se così fosse, ci troveremmo davvero di fronte a qualcosa di unico.

L’isolamento e la ricostruzione di “ponti”

Anche se la trama non è ancora per niente chiara, l’unica cosa che ci è data sapere è che tutto il gioco è incentrato sull’idea di dover “ricostruire i ponti” per un’umanità che ha perso la capacità di comunicare. Questo tema, risulterà sicuramente essere scottante anche perché risulta essere assolutamente attuale.

Con la tecnologia di oggi, siamo praticamente tutti connessi azzerando la distanza comunicativa ma, allo stesso tempo, molti individui si lamentano della solitudine che imperversa nella loro vita.

Una frase che dice il protagonista durante il trailer: “Ricoprire il mondo di cavi non ha messo fine alla guerra e alle sofferenze” risulta essere tanto attuale quanto vera. Per questo, continuo a pensare che Death Stranding sia un gioco visionario ma anche molto vicino alla nostra società e, soprattutto, alla nostra realtà.

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