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Martina Cofano
Appassionata di Fotografia e novella Scenografa, divoratrice professionista di Serie TV. Conservare in un luogo fresco a con connessione WI-FI.

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Il 2019 si è rivelato essere l’anno definitivo per la rinascita dell’opera di Andrzej Sapowski, The Witcher.
Lo strigo più famoso, odiato ed ammirato in tutto il continente già fece parlare di sé nei lontani anni ’90. Ma tutto quello che sappiamo su questo personaggio, sul suo mondo e sulle sue dinamiche, stanno per fondersi in un’unica rinascita avvenuta proprio per mano del colosso Netflix.  Il nuovo volto di questo personaggio si rispecchia nei tratti del suo inteprete, Henry Cavill, ed è pronto a raccontarci le vicende del Lupo Bianco.

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The Witcher: un viaggio lungo quasi 30 anni

Molti utenti di lunga data già conoscono lo strigo Geralt di Rivia dalla sua prima apparizione nel 1993, con l’uscita della raccolta delle sue grandi imprese raccontate ne Il Guardiano degli Innocenti, ovvero il biglietto da visita più originale con cui il Lupo Bianco iniziò a farsi conoscere nel mondo. The Witcher ebbe talmente tanto successo da meritarsi altri sette titoli dedicati alle sue imprese, con universo annesso degno dei più grandi titoli di fantasia come il Signore degli Anelli o Harry Potter, se lo vogliamo paragonare su più piani di lettura. Ma sicuramente il canale che fece avere più successo al personaggio di Sapowski, è stato sicuramente quello costruito da CD Projekt Red, il The Witcher dell’era videoludica. Ad oggi, proprio come successe per lo strigo del 2007, i personaggi del vasto universo di Geralt prendono di nuovo forma in vesti tanto nuove, quanto potenzialmente diverse e pericolose. Ripercorrendo le vecchie orme di Geralt, sul piccolo schermo è arrivato un prodotto che non ha nulla a anche vedere con i precedenti.

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Forte odore di tradizione

Che cosa vuol dire, vi starete chiedendo. La risposta non tarda ad arrivare. Semplicemente stiamo analizzando questa serie come l’ennesimo volto di una serie di fantasia, nata dall’immaginazione di un uomo che ha studiato e amato i racconti di Tolkien, e che quindi si è creato il suo mondo e le sue avventure raccontandole poi su carta. Chi ha letto i libri, ricorderà sicuramente quanto abbia lavorato l’immaginazione nel raffigurare un Geralt dall’età indefinibile e dal volto martoriato dalla guerra, un uomo dall’aspetto discutibile ma anche dalla certa prestanza fisica. Sicuramente, cari lettori, ricorderete Yennefer ed il suo inebriante profumo di uva spina e lillà e Ranuncolo (o Dandelion, per chi ha giocato i tioli di CD Projekt), con il suo fastidiosissimo liuto gremito di inutili rime. Ciò che CD Projekt Red fece al suo tempo con The Witcher, non è tanto diverso dal quello che i talentosi sceneggiatori di questa serie hanno costruito oggi, ovvero un lavoro di immaginazione nudo e crudo basata su una forte traccia lasciata dal passato.

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Il molteplice destino dello strigo

Sicuramente si notano quanto i personaggi siano diversi dalle aspettative medie dell’utenza. Una Ciri troppo grande per iniziare a compiere il suo destino, una Yennefer appena sbocciata ed una Triss troppo poco focosa e satura di colore da come ci era stata descritta (oltre che dalla presenza totalmente inappropriata). Tuttavia, nonostante le apparenze non vadano incontro alla maggior parte dei suoi spettatori, questi personaggi lavorano bene in tutto il contesto in cui sono stati inseriti. Cavill, da grande amante del protagonista di Sapowski, gioca un Geralt impeccabile negli usi e nei costumi del personaggio. Un’interpretazione eccellente perché compiuta da un uomo che ha amato The Witcher come trama e lo vuole onorare al meglio, e noi questo profondo rispetto lo abbiamo percepito in tutte le battute dello strigo dell’Uomo d’Acciaio. Le promesse espresse dalla showrunner Lauren Schmidt Hissrich sono state mantenute, nel limite delle loro possibilità. Molti potranno vedere con i propri occhi le primissime imprese dello strigo, presenti ne Il Guardiano degli Innocenti di Sapowski, addentrandosi lentamente nel compiersi del magnifico fato de La spada del Destino. Insomma, il destino di Geralt si compierà di nuovo in questa nuova serie che vuole raccontarci tutto il contorno di una storia destinata a durare nel tempo.

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Un fantasy medievale moderno

La modernità arriva anche dove il medioevo prospera. A partire dalla soundtrack della serie, con una sua viva identità musicale che dona un motivo orecchiabile grazie alle abilità canore di Ranuncolo (Joey Batey), che porta un po’ di sano r’n’b nel fantasy medievale del Continente. Non solo modernità musicale, bensì nei tagli scenici che ci hanno accompagnato durante i combattimenti dello strigo. Pura adrenalina nel vedere finalmente lo stile della spada brandita direttamente da un combattente Geralt. Dopotutto, l’occhio vuole sempre la sua parte.
Nonostante le abilità attoriali dei protagoniste non siano state certamente nascoste (anzi!) il design di alcuni nomi sono stati poco azzeccati. Abbiamo citato nel paragrafo precedente quanto Ciri (Freya Allan) ci appaia fin troppo grande per compiere il suo destino, inevitabile. Così come per Yennefer di Vengerberg (Anya Chalotra), una ragazza dalla presenza importante ma non così fatale come ci saremo aspettati. Tuttavia capiamo che non tutto l’oro luccica e che non tutto si può ottenere con tanta facilità, specialmente quando si parla di coerenza estetica in chiave di storia. Come già abbiamo sottolineato, questo The Witcher di Netflix nasce e cresce come un prodotto del tutto nuovo, che finalmente si accosta con più veridicità alle opere letterarie e si discosta dal prodotto videoludico, che di per sé fa parte di ben altro organico immaginativo. Il nuovo percorso intrapreso da Henry Cavill e compagnia, si prospetta soddisfare le aspettative e sfatare le paure che i fan si sono procurati, vedendo in azione il live action di una delle saghe più amate al mondo.

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In conclusione…

Questo prodotto ha sicuramente costruito una solida base per portare avanti la storia dello strigo e del suo destino inevitabile. A partire dai primi episodi, già abbiamo annusato l’odore del cambiamento, tanto da rimanerne quasi spaventati. Ma una volta addentrati nell’universo del Continente, ogni frame ed ogni combattimento ci è rimasto impresso, chiaro come il sole. Certamente ci sono particolari non trascurabili, come la coerenza di alcuni personaggi in chiave di storia. Nonostante lo scarso accostamento (in via del tutto estetica) questa “mancanza” è stata compensata con ottime doti attoriali dei personaggi in questione. Ne siamo rimasti piacevolemnte soddisfatti, e dopo tutti i pronostici sul possibile fallimento di questo titolo, possiamo dare il nostro benestare per portare avanti questa trama promettente, composta da ottimi personaggi.

Già attendiamo la seconda stagione, che speriamo non tardi ad arrivare e non ci faccia spettare, come abbiamo tanto aspettato questi primi 8 episodi. Detto ciò, non possiamo che augurarvi buona fortuna, nella visione di questo nuovo percorso intrapreso dallo strigo Geralt.

The Witcher è ora disponibile su Netflix!
La spada del destino ha due volti… siete pronti a scoprirli?

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8

Regia

8.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

7.0/10

Trama

8.5/10

Soundtrack

9.0/10

Pros

  • Interpretazione sublime di Henry Cavill nei panni dello strigo
  • Elevata qualità della fotografia
  • Ottimo rapporto con le scene di combattimento
  • Trama fedele allo script originale

Cons

  • Presenza superficile di alcuni personaggi

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