The Walking Dead 8: Mid-season finale – La Recensione

Recensioni
Avatar

Tempo di lettura: 6 minuti

Si è conclusa domenica 10 dicembre la prima metà dell’ottava stagione di The Walking Dead. Ben sessantuno minuti di episodio che hanno messo un punto e virgola alla storia di Rick Grimes e del suo gruppo; lo show ritornerà a febbraio, come al solito. Per il momento possiamo tirare le somme di quello che abbiamo visto fino ad ora, ovvero un insieme di episodi poco interessanti e confusionari, una trama che regge su basi deboli ed eventi poco credibili, come sparatorie infinite e piani per niente plausibili, in altre parole ci troviamo di fronte a un prodotto che perde colpi. E con essi perde spettatori, lo show ha registrato un notevole calo di ascolti, la puntata trasmessa lo scorso 29 novembre con i suoi 8,92 milioni di spettatori si è aggiudicata il risultato peggiore nella storia di The Walking Dead, che non era mai sceso sotto la soglia dei 1o milioni.

In realtà non c’è bisogno di leggere questi numeri per capire che il livello generale della serie si è abbassato, mettendo a rischio il futuro stesso dello show; in un mercato in cui produzioni di qualità abbondano, commettere degli errori gravi potrebbe segnare la sua condanna a morte. Quello che ha salvato la serie è la sua immensa fanbase, che è cresciuta durante gli anni sviluppando un amore cieco per questo prodotto, per cui anche se qualcuno ha deciso di abbandonarla sono ancora tanti i fan che invece continuano a guardarla, motivo per cui siamo  qui a parlarne.

ATTENZIONE! LA RECENSIONE CONTIENE PESANTI SPOILER, SI SCONSIGLIA LA LETTURA A COLORO CHE NON SONO IN PARI CON LA SERIE 

 

 

SOTTO ASSEDIO

La puntata comincia con il leader di Alexandria che si reca al Santuario insieme a Jadis e ai suoi uomini per capire cosa è successo; una volta arrivati sul posto subiscono un attacco dai salvatori e la donna dal linguaggio telegrafico batte in ritirata insieme agli abitanti della discarica. Rick sembra nuovamente spacciato, ma dal nulla compare Carol che lo salva.  Da questo momento in poi, nonostante diversi personaggi facciano la loro parte per riempire questi sessantuno minuti, il protagonista della puntata diventa Carl. Il ragazzino col cappello da sceriffo era rimasto a capo di Alexandria (non si sa da quanto, perché uno dei difetti più insopportabili di questa stagione è la confusione temporale in cui ci getta, non capiamo mai quanti giorni trascorrano tra un evento e l’altro). Ad ogni modo, viene da subito data importanza al personaggio e già questo ci fa presagire che qualcosa di terribile stia per accadere, perché ormai The Walking Dead segue sempre gli stessi schemi: dà spazio a un personaggio per poi stroncarlo. Ma andiamo con ordine; Alexandria viene attaccata dai Salvatori che miracolosamente sono riusciti a liberarsi nonostante fossero assediati dagli zombi. La stessa sorte capita al Regno di Ezikiel e a Maggie, che viene circondata da alcune auto mentre era per strada con i suoi seguaci di Hilltop (diretta dove non è ben chiaro).

Soltanto dopo veniamo a scoprire come i Salvatori siano scappati dal Santuario; è stato merito di Eugene, il quale poi, in preda ai sensi di colpa, decide di aiutare padre Gabriel e il medico a tornare a Hilltop per aiutare Maggie col suo bambino. Come è successo con la fuga di Gabriel e Negan, gli sceneggiatori non ci mostrano sullo schermo cosa accade, ce lo fanno intendere, e questo ha sicuramente un impatto meno incisivo sullo spettatore, che resta con la curiosità di vedere fisicamente come abbiano fatto, invece di immaginarlo.

Intanto, mentre al Regno i Salvatori cercano Ezikiel e mentre la Vedova è minacciata da Simon, Negan si presenta in persona ai cancelli di Alexandria reclamando la resa di Rick; il panico si diffonde nella cittadina, dove Carl prende in mano le redini della situazione. Il ragazzo si dimostra più intelligente del padre e sicuramente risulta essere un buon oratore; egli infatti intrattiene Negan, sfruttando la simpatia che quest’ultimo nutre nei suoi confronti, in modo da distrarlo mentre Daryl, Michonne e il resto degli abitanti salgono su dei furgoni e scappano dal retro. Il piano risulta fallace; insomma, non è poi così difficile scorgere questi camion enormi arrivare, bastava gettare delle bombe per fermarli, invece riescono a sfondare le mura e a scappare in tutta tranquillità. Più tardi si cerca di dare una giustificazione all’assurdità di questa fuga con il personaggio di Dwight, che viene allo scoperto dimostrando di aver fatto il doppio gioco, l’uomo uccide perfino dei suoi compagni per salvare Daryl, Michonne, Tara e Rosita.

HOW IT’S GOTTA BE

Quando Negan scopre il piano di Carl va su tutte le furie e inizia a bombardare Alexandria; l’intrepido figlio di Rick cerca di scappare ma lo vediamo visibilmente stremato e non riusciamo a spiegarci il motivo. Una nota positiva della puntata è che crea nello spettatore una certa curiosità; c’è un senso di hype che ci accompagna e cresce minuto dopo minuto, questo grazie soprattutto alla maestria della regia, poiché vediamo una serie di scene che si susseguono e che appartengono a diversi momenti dell’arco narrativo, fatti accaduti prima del momento presente che ci vengono mostrati alla rinfusa e che poi capiamo meglio nel corso della puntata, come i pezzi sparpagliati di un puzzle che pian piano riusciamo a ricomporre. Ma questo non basta a salvare la reputazione dello show, né tanto meno la qualità della puntata, che si conclude in modo a dir poco surreale.

Il filo conduttore che sembra unire i personaggi è questa idea del “come deve andare”; idea ripresa da Tara e Daryl che sperano dentro di sé di non aver peggiorato le cose con la loro azione (poi scoprono che in realtà è colpa di Eugene se i salvatori sono scappati); ma soprattutto questo “how it’s gotta be” è espresso da Carl, che nel suo dialogo con Negan si offre come vittima sacrificale. A quel punto il capo dei salvatori gli chiede se lui abbia davvero voglia di morire, il ragazzino gli risponde “no, ma forse è così che sarebbe dovuta andare”. Beh, questo forse è ciò che pensa lui, ma non certo quello che si aspettavano i fan! Gli showrunner hanno cercato di dare spessore emotivo alla puntata attraverso questa idea, ma a mio avviso il loro tentativo è risultato fallimentare. I dialoghi appaiono noiosi e per niente d’effetto, la dimensione psicologia sembra sempre sfiorata e mai approfondita, mai coinvolgente. Tutto quello che prima rendeva lo show così intenso sembra svanito nel nulla; per quanto la sceneggiatura sia leggermente migliore rispetto alle altre puntate non è ancora abbastanza convincente.

Risultati immagini per the walking dead 8x08

Per concludere, Scott Gimple ci ripresenta un’altra struttura narrativa usata in passato: la morte assurda di un personaggio principale, che però viene solo anticipata in questo finale di metà stagione, per poi essere concretizzata nel prossimo mid-season première. Nell’ultima scena vediamo infatti Carl che scopre l’addome e mostra a suo padre il morso di un vagante, morso che si è procurato per salvare uno sconosciuto (Saaid) che voleva accogliere ad Alexandria. Muore così l’ultimo baluardo di umanità rimasto nel mondo post-apocalittico di Kirkman, perché il piccolo Grimes era l’unico ad essersi reso conto che presentarsi a casa di un dittatore e uccidere a freddo  centinaia di suoi uomini  non fosse proprio la strategia più adeguata per mantenere la pace.

Un finale che non ha alcun senso, una strategia che ormai non vale più nulla. Molti pensavano che Carl fosse il futuro della serie, perfino l’attore che interpreta Rick credeva che prima o poi lo sceriffo avrebbe ceduto il testimone a suo figlio, e invece la storia prenderà una piega diversa. Quale non è ancora chiaro, ma di sicuro i fan non sono stati affatto contenti di questa decisione.

Restiamo in attesa di vedere come reagirà la comunità di Rick alla perdita di questo personaggio; soprattutto restiamo in attesa di scoprire se questa scelta narrativa – probabilmente attuata col solo scopo di aumentare l’audience – porterà ad un ulteriore perdita di fan e sostenitori. Per il momento non ci resta che tirare fuori i fazzoletti e asciugare le lacrime per l’ennesima morte ingiustificata.

The Walking Dead 8x08

6.2

Sceneggiatura

5.0/10

Recitazione

7.0/10

Ambientazioni

7.0/10

Originalità

6.0/10

Godibilità

6.0/10

Pros

  • Migliore regia
  • Crea un senso di curiosità crescente

Cons

  • Sceneggiatura scarsa
  • Strutture che si ripetono
  • Scelte narrative insensate

Altri articoli in Recensioni

Sex Education 2 Recensione, audace masterclass di vita

Martina Cofano7 Gennaio 2020

The Witcher Recensione, il secondo volto del destino targato Netflix

Martina Cofano20 Dicembre 2019

Atypical 3 Recensione, una seduta terapeutica con la famiglia Gardner

Martina Cofano6 Novembre 2019

Baby 2 Recensione, le luci della notte sopra Roma

Martina Cofano22 Ottobre 2019

El Camino Recensione, il ritorno del figliol prodigo

Martina Cofano17 Ottobre 2019

Disincanto 2 Recensione, il nuovo falso impero di Matt Groening

Martina Cofano26 Settembre 2019