Sex Education, Laurie Nunn spiega la violenza subita da Aimee

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E’ stata una delle serie più amate del 2019 e anche in questo avvio di 2020 ha trascinato con sé il pubblico dalla prima all’ultima puntata. Sex Education è sicuramente uno dei più interessanti prodotti originali Netflix: fin dalla prima puntata della prima stagione ha saputo conquistare il pubblico grazie alle storie dei singoli personaggi, a partire dall’impacciato Otis, e portato una ventata di freschezza in una serie che definire teen drama è riduttivo. La seconda stagione, pubblicata il 17 gennaio, ha da subito macinato visualizzazioni, riprendendo il filone narrativo da ove era stato lasciato l’anno scorso. Questa volta però creatrice di Sex Education Laurie Nunn voleva portare i suoi personaggi in luoghi più bui rispetto alla prima stagione: Nunn ha cercato di espandere il suo mondo e, allo stesso tempo, approfondire i suoi problemi. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è stato un altro gioco gioioso fatto di umilianti riti di passaggio, consigli sessuali più schietti e informativi avvolti comiche metafore e, forse ancora più importante, un chiaro messaggio sull’autonomia, il consenso e la definizione dei confini.

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Nel corso di una recentissima intervista, Laurie Nunn ha voluto spiegare passo dopo passo questi passaggi chiave dello show, a cominciare dal trauma subito da Aimee che scaturisce proprio da un’esperienza passata dell’autrice: “Veniva da un’esperienza personale della mia vita e quando mi sono resa conto che era il personaggio con cui volevo farlo, ho trovato una specie di strana combinazione. È eccitante ma anche davvero orribile, perché è un personaggio così gentile e divertente a subire qualcosa del genere. Mi è sembrato davvero interessante condurla in un viaggio così oscuro”. La ripercussione della violenza sulla sua vita di coppia è stata una chiave importante per sensibilizzare gli uomini sul tema: “C’è una battuta nella quale dice: “Mi sono sentita al sicuro prima e ora no”, e penso che sia qualcosa che è esemplificativo dell’esperienza femminile di camminare per il mondo e portare sempre un po’ di paura con sé. Penso che gli uomini non lo capiscano allo stesso modo, quindi, si spera, raccontando queste storie, possiamo farli entrare in empatia e arrivare a farglielo capire”.

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Riguardo alla storyline di Eric, uno dei personaggi più amati: “L’unica cosa che volevo davvero fare nella seconda serie con Eric era che avesse una storia molto gioiosa. Volevo che si sentisse un po’ e che l’amore per lui fosse una vera opzione, perché penso che abbia passato un periodo difficile nella prima serie ed è un personaggio così gioioso che vogliamo solo vederlo felice. Quindi è stata una scelta molto consapevole, ma allo stesso tempo penso che sia in qualche modo diviso tra ciò che il suo cuore vuole e ciò che la sua testa gli sta dicendo. A qualsiasi età quelle scelte sono difficili, figuriamoci quando sei un adolescente”.

Fonte: THR

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