Sex Education 2 Recensione, audace masterclass di vita

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Martina Cofano
Appassionata di Fotografia e novella Scenografa, divoratrice professionista di Serie TV. Conservare in un luogo fresco a con connessione WI-FI.

Appassionata di Fotografia e novella Scenografa, divoratrice professionista di Serie TV. Conservare in un luogo fresco a con connessione WI-FI.

Tempo di lettura: 4 minuti

Quasi esattamente un anno fa, Netflix sganciò la prima bomba del 2019: Sex Education. Un titolo che, a differenza di molti altri, ha mirato al cuore di un pubblico molto molto giovane, anche se il nome può traviarne le intenzioni. Questo “manuale del sesso” non ha solamente sconvolto gli abbonati, ma li ha fatti innamorare perdutamente dei protagonisti di questa vicenda tipicamente liceale e molto british. Abbiamo tanto atteso questa seconda stagione per tornare sui banchi di Moordale insieme ad Otis (Asa Butterfield), il suo inseparabile amico Eric (Ncuti Gatwa) e la “bad girl” Maeve (Emma Mackey). Tra queste righe, però, vi stupirete nel notare il sorprendente cambiamento che questa serie ha fatto, dal suo primo debutto nei primi giorni di Gennaio del 2019.

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Giovani, ribelli e… attivi

Gli affezionati ricorderanno questo serie per essere stata molto coraggiosa ed audace, nel raccontare una tematica così tanto stigmatizzata e pericolosa come il sesso.
L’adolescenza fiorisce e con essa anche il desiderio di ribellione. Otis è un giovane ragazzo che, come molti della sua età, cerca di trovare il suo posto del vasto mondo che lo circonda.
Giovane, senza dubbio. Ribelle? Mai.

Infatti, la particolarità di questo personaggio è stata proprio quella di discostarsi completamente dagli impulsi primordiali tipici dell’età della fioritura adolescenziale. Tuttavia, ne è diventato il guru indiscusso di tutta la Moordale High. In questo presente, i nostri personaggi non solo cominceranno un nuovo anno scolastico, ma i cambiamenti in agguato saranno molti, alcuni più prevedibili di altri. Forse il reale problema di questa serie non è tanto la trama, molto originale, bensì quanto la sua originalità stia nell’essere quasi prevedibile.
 Per meglio intenderci, abbiamo vissuto l’adolescenza non solo di persona, ma anche in molteplici salse in cui il cinema ce l’ha servita. I cataloghi di film e vicende legate alla gioventù riempiono cataloghi interi ed intere pagine sul dizionario del cinema, per cui molte vicende ci sembrano deja vù, di deja vù, di deja vù.

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Ridere per non piangere

Questa cosa ti dona gioia, oppure no?

Se Marie Kondo fosse una sceneggiatrice, avrebbe riassunto questa serie nella sua frase preferita. Ma forse Marie non ha tutti i torti, quella frase è sacrosanta verità. Se ci fosse un’emozione da attribuire a questi nuovi 8 episodi, vacilleremo come un pendolo tra la felicità e la tristezza. Le risate regalateci sono state tante, ad alcune quasi abbiamo riso perché non potevamo fare altrimenti. Eppure, in molte battute, si nasconde sempre un velo di immancabile tristezza e malinconia. Tristezza perché a volte accadono cose che nemmeno i giovani padawan come noi di un tempo potevamo immaginare, le sventure passate e le frasi dette senza pensare. La malinconica, beh, è una reale conseguenza dell’essere cresciuti. Sex Education, in questa seconda stagione, ci sbatte in faccia i nostri anni passati sui libri e a rimuginare su noi stessi, ma allo stesso tempo ci fa inciampare sulle cose che non abbiamo mai davvero calcolato quando eravamo sedicenni: il nostro presente, i nostri errori, il nostro futuro. Tutti i protagonisti della serie nascono e crescono secondo uno schema ben preciso, che propriamente noi chiamiamo vita. È come essere ripresi durante le ore di scuola, per cui riusciamo a vedere un po’ i noi stessi del passato (o del presente, se siete nati dopo il 2002).
C’è però da sottolineare quanto questa seconda stagione ci si presenti a noi in un mood molto meno sbarazzino e più maturo. La tematica principale, da cui prende vita il titolo dell’opera, passa quasi in secondo piano. Gli 8 episodi sono un percorso ad ostacoli ben calcolato, ci mostra non solo l’aspetto più intrigante (e imbarazzante) della pubertà, ma anche i traumi inevitabili che molti giovani possono aver attraversato. Detto ciò riassumiamo avvertendovi che il cambiamento, molte volte, non è sempre negativo.

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Filtro colore attivo

Un aspetto sicuramente positivo per gli occhi di chi segue questa serie, è la sua vasta e coloratissima palette di colori vintage. Come in passato, ritroviamo lo stesso gusto dal fascino retrò e sempre più attuale al giorno d’oggi. Sex Education ci porta inconsciamente indietro nel tempo, direttamente agli anni ’80, ma spesso sfiora quel gusto modaiolo tipico del color pastello. Una nuance sempre presente oggi come nel 1984. Lo stile registico si rispecchia molto nell’aspetto estetico che la serie trasmette di se. Infatti, non si sono fatti mancare piani e sequenze di alcuni film cult che hanno segnato la storia del cinema. Uno tra tanti (ma anche tra i più conosciuti), ritroviamo un taglio molto alla Trainspotting di Danny Boyle, che sicuramente i cinefili noteranno tra le perle che questa serie ci ha regalato. L’unica pecca reale di questa serie ( e forse l’unica) è che si limita a raccontare un tema con delle vicende di contorno molto monotone.

Questa serie vale molto come teen drama, e non vorremo esagerare dicendo che è tra le migliori nel suo genere. Sarete contenti, a fine visione, di sapere che è già in cantienre una terza stagione, ma di quella se ne parlerà tra un anno, probabilmente!
Sex Education 2 tornerà su Netflix dal 17 Gennaio 2020!

7.3

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

6.5/10

Cast

7.0/10

Trama

5.0/10

Soundtrack

9.0/10

Pros

  • Trama spiritosa e grintosa...
  • Trama audace, anche in questa seconda stagione...
  • Soundtrack giovanile e perfetta

Cons

  • ...ma di scarso contenuto originale
  • ...ma ancora molto monotona

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