Recensioni
Martina Cofano
Appassionata di Fotografia e novella Scenografa, divoratrice professionista di Serie TV. Conservare in un luogo fresco a con connessione WI-FI.

Appassionata di Fotografia e novella Scenografa, divoratrice professionista di Serie TV. Conservare in un luogo fresco a con connessione WI-FI.

Tempo di lettura: 4 minuti

Netflix abbassa il tiro ma aumenta la qualità. Infatti ritorna agli albori con sole 3 puntate per stagione come ormai da tempo eravamo abituati, fino a che il ciclo non ha iniziato ad interrompersi dal quarto round. Cosa dire di questa nuova quinta stagione? Molte cose sicuramente, ma non tutte sono ricoperte d’oro. Sicuramente la cosa che sin da subito è saltato all’occhio dello spettatore (o almeno a quello più allenato) è la presenza di un cast veramente d’eccezione. Tra i volti noti riconosciamo Miley Cyrus, Andrew Scott e Anthony Mackie, che ci fanno onore della loro presenza anche su Netflix, o meglio, anche in Black Mirror. Ogni puntata, si sa, è un pezzo di storia assestante e totalmente dislocato. Ma quest’anno Netflix ci va giù piano rispetto agli anni passati. Le trame dei tre episodi di per se sono molto meno intricate e misteriose, particolare che fa distorcere parecchio il naso essendo una delle caratteristiche principali che hanno reso Black Mirror LA serie definitiva per eccellenza.

I tre nuovi episodi non peccano certamente di tecnica o regia. La fotografia ha come sempre quell’impronta e quei colori che subito differenziano questo titolo ad una serie qualunque. Ciò che non ha funzionato, alla lunga (e per tre interi episodi) è il modo in cui la trama viene narrata e conclusa. Se precedentemente gli episodi finivano in maniera volutamente aperta, oggi vediamo un finale che è grande quanto una piazza intera. Finali talmente aperti che ad ogni fine episodio la frase “E quindi? Finisce così?” sembra quasi un’intercalare. Dai primi trailer immediatamente non avevamo le idee chiare su ciò che saremo andati a vedere, ed è per questo che di seguito trovate una piccola sintassi no spoiler, più qualche considerazione a riguardo.

Striking Vipers

Mancava solamente il tema di questo episodio alla collezione di “storie dispotiche possibili” alla lista di Black Mirror. Lo stile di narrazione simula quello della suspence delle prime stagioni. Le scene vanno avanti lentamente ed una volta arrivato il punto saliente si perde nel nulla più assoluto. Nonostante la presenza di Anthony Mackie abbia alzato di non poco l’indice di gradimento dell’episodio, su una scala da 1 a 10 si posiziona al 4. Le ambientazioni sono le tipiche dai colori pastello che ormai Black Mirror ha fatto sue, ma tutto si perde in una nube di confusione ed anonimato. L’idea di base funziona, ma purtroppo non è nulla che non abbiamo già avuto il piacere di digerire nel passato della serie stessa.

Smithereens

Andrew Scott? Divino. Se c’è un attore in grado di sembrare sempre completamente uscito di testa, quello è proprio lui. Dopo la sua memorabile performance come il moderno Moriarty, lo ritroviamo su Netflix con un personaggio che appena sfiora il suo lavoro dell’ormai lontano 2010. Struggente, nonostante l’episodio si distanzi molto dall’ormai tipica impronta distopica che tanto ha caratterizzato Black Mirror. Questo episodio porta con se un grande messaggio, un pugno a nocche serrate che, a fine episodio, non potrà fare a meno che farvi riflettere a fondo. Ma sapete qual è la cosa veramente sconvolgente? È tutto vero.

Rachel, Jack e Ashley Too

Forse l’episodio più tranquillo e dal taglio avventuriero che abbiamo visto fino ad ora. Constatiamo e confermiamo ancora che Miley Cyrus non poteva non essere ciò che fa da tutta la vita: una pop star. Ruolo che veste a pennello e non ci fa mai pensare a lei come la Hanna Montana cresciuta del 2019. Sicuramente la sua presenza innalza la qualità, ma ci fa vivere un episodio già visto e rivisto, un tentativo di esprimere il suo disagio personale impossibile da ignorare. C’è da dire che nonostante la sua presenza crei hype tra gli abbonati, alla fine della fiera si rivela una mezza delusione. Ci dispiace Miley, ma per noi è un NO.

Questa quinta stagione ha come filo conduttore un unico grande tema, ricorrente i tutti e tre gli episodi che la compongono: la relazione tra finzione e realtà. Non è solamente la visione di un mondo ipotetico, quello che andrete ad analizzare, bensì la nostra visione attuale che tutti i giorni vediamo riflessi nei nostri smartphone, piuttosto che nelle nostre televisioni. Black Mirror ha per una volta messo da parte il futuro catastrofico in cui ci andremo ad infilare, per la legge del “se ci fosse” e ci catapulta nel presente del “tutto ed ora”. La visione utopistica di una futura tecnologia ci ha sempre allettato ed incuriosito negli episodi precedenti, ma ci ha distorti dal realizzare cosa in realtà stava accadendo nel nostro presente.

In Striking Vipers la realtà si confonde con al finzione e si fonde. Per Smithereens la popolazione è tanto complice quanto ignorante, capace di vedere tutto e allo stesso tempo ignorarlo inesorabilmente.
Rachel, Jack e Ashley too sono accomunati dallo stesso presente, che in realtà è più una sorta di futuro, ma che già vediamo accadere davanti ai nostri occhi. Andrete a vedere qualcosa di diverso dal solito. Probabilmente la amerete, oppure la odierete a morte. Il bello di Black Mirror è che non tutti i mali vengono per nuocere, sta allo spettatore vedere da che parte stare.
Noi abbiamo scelto la nostra fazione.

6.4

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

4.5/10

Cast

6.5/10

Effetti visivi

6.0/10

Colonna sonora

8.0/10

Pros

  • La presenza di un cast d'eccezione...
  • La fotografia non abbandona la sua impronta tipica
  • Un messaggio di fondo bello e sottile

Cons

  • ...ciononostante non innalza la qualità della stagione
  • Finali degli episodi esageratamenti aperti
  • Buchi di trama evidenti

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