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Martina Cofano
Appassionata di Fotografia e novella Scenografa, divoratrice professionista di Serie TV. Conservare in un luogo fresco a con connessione WI-FI.

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Tempo di lettura: 4 minuti

La scorsa estate abbiamo gioito in maniera festosa dell’arrivo di Disincanto, un nuovo prodotto targato Matt Groening. La serie ha fatto breccia nei cuori dei nostalgici accaparrandosi l’esclusiva di essere una delle nuove serie di punta della piattaforma di streaming Netflix. Eppure, una volta uscita la prima stagione, il 17 agosto 2018, il pubblico intonò all’unisono un unico grande urlo di delusione. Appena pochi giorni dall’uscita della seconda stagione, purtroppo, questo sentimento ancora non tramuta in qualcosa di positivo. Andiamo a scoprire insieme questa nuova seconda stagione di Disincanto!

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Un ritorno ambiguo

Dopo gli avvenimento della prima stagione, ritroviamo Bean in partenza verso nuovi luoghi da scoprire, affiancata dalla sua adorata e ritrovata madre, la regina Dagmar. La ragazza ancora non si perdona di aver lasciato indietro i suoi amici fidati, Lucy e Elfo, quest’ultimo perito tragicamente tra le braccia della sua amata principessa ruttante. Questa nuova trama cerca comunque di accaparrarsi l’affetto intoccabile dei secolari sostenitori di Groening. Sono molti gli easter egg che fanno riferimento, nuovamente, alle passate opere come Futurama e Simpson, ma questo ancor di più ci mette di fronte alla triste realtà dei fatti: Groening tenta ancora una volta di cavalcare l’onda delle vecchie glorie per costruirne di nuove. 
Questa nuova stagione si difende bene, o almeno, tenta di farlo. Tenta di essere divertente, anche se immotivatamente. Tenta di entrare nelle nostre grazie, fare il simpaticone di turno, ma alla fine dei giochi ci appare sempre e comunque come il terzo incomodo indesiderato.

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Critiche e recensioni continue

Le critiche sin da subito non si sono fatte mancare, ma le cose di cui discutere sono, di nuovo, ancora tante. In primo luogo abbiamo una serie novella uscita fuori dalla mano di un artista moderno, fumettista e creatore di uno dei mercati d’animazione più influenti e tutt’oggi seguiti nel mondo.
All’inizio del suo viaggio, Disincanto fu acclamata da diverse testate  recensioni come “innovativa” o “affascinante”, in netto costrasto con chi affermava tutt’altro, tipo “inutilmente lenta e per niente divertente”. Tutt’oggi le critiche sono divide da uno spesso muro invisibile.

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Matt Groening ha fatto crescere decine di migliaia di bambini in adulti con gli episodi esilaranti de I Simpson, a cui hanno ceduto successivamente lo scettro a Futurama.
L’arrivo di Disincanto ha creato hype, emozione e nostalgia nei cuori dei seguaci dei grandi classici di Groening.
È inutile sottolineare quanto l’effetto emotivo abbia costruito sin da subito una fan base ancora prima che la serie fosse messa a disposizione del pubblico su Netflix.

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Non solo l’occhio vuole la sua parte

Come si evince dal sottotitolo, ci troviamo sicuramente di fronte ad una grande opera grafica. Questa seconda stagione nulla toglie alla prima per tecnica e grazia visiva. I personaggi, seppur troppo vicini alla caratterizzazione dei Simpson, non peccano certamente di originalità. Il grande lavoro della squadra grafica non ha sicuramente nulla da togliere alle moderne serie animate. Se già per la prima stagione abbiamo elogiato al massimo l’artisticità del mondo di Dreamland, per questi nuovi episodi non possiamo fare altro che rinnovare i nostri complimenti alla squadra artistica che si nasconde dietro a Disincanto. Ciononostante, non è solo l’occhio a volere la sua parte. Ci troviamo di fronte ad un grave deficit nella sceneggiatura, nel cuore degli episodi che dovrebbero interessare e coinvolgere lo spettatore.

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Invece ci troviamo seduti di fronte ad un grosso schermo HD, ad ammirare i dettagli grafici e coloratissimi e allo stesso tempo annoiarci a fissare un punto casuale sullo schermo. La trama, molto povera, non arriva a coinvolgere totalmente, rende pesante un episodio di soli 20 minuti, il tempo di far bollire l’acqua per la pasta e cucinarla. La sceneggiatura, povera anch’essa, cerca il punto di ancoraggio sullo spettatore buttando qualche imprecazione qua e la, sperando di strappare una risata (spoiler: non è successo).

Nonostante le parole dure e le facce aggrucciate, affermiamo con molto affetto quanto abbiamo sperato in un aripresa crescente di questa promettente serie. Nonostante le falle nella trama e nella sceneggiatura, Disincanto ci appare comunque come una serie erede a cui stiamo dando una responsabilità troppo grande. Ogni episodio promette di essere meglio del precedente, ma purtroppo non accade, eppure noi continuiamo a sperare, perché vogliamo che Disincanto diventi veramente la degna erede dei grandi titoli che ci hanno fatto ridere per decenni interi. Noi aspettiamo pazienti, questa serie merita di essere portata sul podio, ma per farlo se lo dovrà meritare.

Disincanto è già in streaming su Netflix! Preparatevi ad un lungo viaggio verso Dreamland.

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4.6

Sceneggiatura

4.0/10

Trama

3.0/10

Grafica

7.0/10

Personaggi

4.5/10

Pros

  • Grafica rinnovata e sempre degna di nota
  • Nuovi personaggi interessanti...

Cons

  • Trama povera e noiosa
  • ... ma i vecchi non hanno subito particolari cambiamenti
  • Basso livello di coinvolgimento generale
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