ACCA – L’ispettorato delle 13 province Recensione dell’anime targato Madhouse

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Gianluca Grasso
Appassionato di videogame, fumetti e di cinema trash sin dall' infanzia. Ama vivere la sua vita facendo battute squallide seguite da imbarazzanti silenzi...

Appassionato di videogame, fumetti e di cinema trash sin dall' infanzia. Ama vivere la sua vita facendo battute squallide seguite da imbarazzanti silenzi...

Tempo di lettura: 6 minuti

Quando si parla di anime, si parla di una lista vastissima di show che vengono trasmessi ogni anno in giappone, e in streaming nel resto del mondo; chi ama seguirli di solito può scegliere tra tantissimi titoli che incontrano tutti i gusti: dallo shonen per ragazzi, con combattimenti al limite del cardiopalma, al seinen più maturo e ragionato, che tanto piace a chi cerca una storia più profonda ed intricata, fino ad arrivare a generi come: Kodomo, Shōjo, e perché no, anche lo Josei. Ma tra tutti i titoli che vedono la luce, sono veramente pochi quelli che si contraddistinguono positivamente, facendo prendere una boccata d’aria fresca in un mercato fin troppo saturo di copie e di fan-service; uno di questi è ACCA – L’ispettorato delle 13 province.

MADHOUSE È SEMPRE UNA GARANZIA

Un elemento importante da sottolineare quando si parla di un anime è il ruole del produttore, e tramite questo possiamo capire cosa c’è dietro il suo sviluppo e farne così un’analisi più apporofondita. ACCA è uno dei tanti prodotti della Madhouse, studio d’animazione nato nel 1972 e divenuto famoso a livello globale per i suoi lungometraggi durante gli anni ’80/’90, in collaborazione con: registi del calibro di Rintaro, Dezaki e Kawajiri, che poi ne diventarano i nomi di punta; e mangaka come Yazawa Ai, Clamp e lo straordinario Urusawa Naoki (di cui la Madhouse produsse le trasposizioni animate di Yawara!, Monster e Master Keaton).

Prima d’ora ricordiamo prodotti notevoli, come Death Note di Oba Tsubumi e Obata Takeshi, e più recentemente One-Punch Man di One e Murata Yusuke. Ma la Madhouse è soprattuto madre di alcuni dei lungometraggi che sono universalmente conosciuti tra i più belli della storia dell’animazione giapponese: ricordiamo Redline di Koike Takeshi, o anche Perfect Blue, Millennium Actress, Tokyo Godfathers e Paprika di Satoshi Kon; citando al volo anche opere come Summer Wars, Kiseiju, The Tatami Galaxy e la co-produzione di Wolf Children. Chi conosce questi titolo saprà già che questo studio riesce tutt’ora a produrre dei lavori di alta qualità, contraddistinti sempre da un’incredibile livello di animazione; ACCA non è un eccezione, e risulta, seppur in maniera minore, un ottima produzione per questo studio d’animazione.

DI COSA PARLA E COME LO FA: TRAMA E SCENEGGIATURA DELL’ANIME

Iniziamo quindi a parlare di questo anime. La storia è ambientata nel Regno di Dowa, un grande Paese diviso in 13 distretti indipendenti che si governano autonomamente; ogni distretto è tenuto sotto osservazione dall’organizzazione ACCA. Il protagonista, Jean Otus, è il vice-caporeparto della metropoli di Badon, quartier generale dell’ACCA; una sua caratteristica è che porta sempre con se il suo “portasigarette” specialmente durante i suoi viaggi di lavoro tra i vari distretti e la capitale, viaggi che fa per controllare che non ci siano disordini che possano destabilizzare la pace nel regno.

Tutto inizia con il 100esimo anno dalle lotte che hanno portato alla creazione dell’ ACCA. Il re sta invecchiando (compie 99 anni) e il suo erede sembra incompetente, ma il regno è in pace; o almeno finché non iniziano a girare delle voci su un possibile colpo di stato, in cui Jean si ritrova coinvolto come possibile artefice di tutto, a causa del suo comportamento imprevedibile dato dal suo sguardo assente e privo di emozioni che lo fa apparire agli altri come una persona fredda e calcolatrice. Cosa sta veramente succedendo? Chi sta progettando cosa?

La sceneggiatura di Tomohiro Suzuki risulta ben scitta, è sempre di un ottimo livello e si prende i suoi tempi per raccontarsi, concedendo allo spettatore momenti per ipotizzare e speculare sullo sviluppo della trama. La storia si articola tutt’attorno ai legami che convergono verso il protagonista. È interessante il rapporto tra il Jean e Nino, suo amico d’infanzia e fotografo freelancer, e anche quello che i due condividono con Lotta, sorella di Jean e amministratrice del palazzo in cui i due vivono. Nel complesso tutto il cast trova la sua dimensione, riuscendo – grazie ad un lento ma pregresso processo di maturazione – a non rimanere troppo in sordina e, anzi, dando spazio a personaggi interessanti e vitali come la direttrice dell’ ACCA Mauve, o i 5 presidenti dell’ACCA (Spade, Pastis, Lilium, Pine, Grossular, tutti nati in distretti diversi, cosa che ne hanno caratterizzato le vite e le personalità).

Belli alcuni escamotage narrativi che sono stati inseriti nell’Anime, e che – nonostante la breve durate degli episodi – riescono ad essere coerenti e ben inseriti nella sceneggiatura, senza però snaturarne l’aspetto originale del manga di Natsume Ono. Abbiamo ad esempio “le sigarette” (bene di lusso riservato a pochi, a causa delle tasse esorbitanti), usate come pretesto per creare dei legami tra i personaggi dei vari distretti e il protagonista; le persone sfrutteranno la nomea di “scrocca-sigarette” di Jean (causata dal fatto che ogni volta che viaggia per lavoro gli vengono offerte delle sigarette), per comunicare con lui e metterlo a conoscenza delle voci riguardo il colpo di stato; questo argomento diventa man mano più interessante ogni volta che visitiamo un nuovo distretto insieme al protagonista, andando così a costruire un mondo che riesce a tenersi in piedi nonostante un enorme ambientazione con uno spazio minuscolo a disposizione di appena 12 episodi. La narrazione viene fortemente affiancata da un ottima regia, che a volte ci dirotta verso avvenimenti secondari che non risultano mai non contestualizzati, e che convergono sempre verso la trama principale in modo inaspettato; è vero anche che alcuni aspetti come la passione del pane da parte di Jean e il rapporto che sviluppa con Nino, e qualche altro personaggio, andrebbero analizzati meglio in un contesto più specifico, perché l’anime si presta a più letture, anche più profonde di quelle che dimostra soltanto in apparenza.

CHARACTER DESIGN E SOUNDTRACK, COSA C’È DI POSITIVO

Una cosa che ho apprezzato è la caratterizzazione dei personaggi; l’anime riprende lo stile del manga di Ono, ma lo modifica un pò, così da rendere la formula un pò più commerciale e accettabile per gli occhi dello spettatore medio che potrebbe non ritrovarsi con il tratto distintivo dell’artista; a questo ci pensa il superbo lavoro di Norifumi Kugai, che realizza un character disegn molto interessante mantenendo i tratti originali e non rimanegiando troppo un lavoro che già di per se è affascinante. L’animazione è per lo più fluida e ben fatta, soprattutto nei piani ravvicinati, è proprio lì che l’anime mostra il meglio di , sottolineando il già sopraccitato lavoro di caratterizzazione dei personaggi, e alcune volte anche dell’ambiente; non si può dire altrettanto quando l’inquadratura si distanzia, in questo caso c’è un lavoro un pò meno certosino che, secondo me, viene comunque giustificato da uno stile particolare, che non disturba troppo la visione, a cui l’anime stesso ci ha abituato sin dalle battute iniziali.

Una pecca è data dalla colonna sonora che, composta da Ryō Takahashi, non si contraddistingue mai in modo particolare, in bene in meglio, risultando neutrale, e quindi – pur svolgendo un buon lavoro – finisce per non lasciare un ricordo nella mente dello spettatore. Una cosa che mi è piaciuta particolarmente è la sigla di apertura Shadow and Truth dei One III Notes, una tra le migliori ascoltate negli ultimi anni, e che si distanzia, non in modo marcato, dal solito genere offerto dagli anime.

ACCA – L’ISPETTORATO DELLE 13 PROVINCE: CONSIGLIATO?

In conclusione, ACCA 13 è intrigante e misterioso, composto da un tema fantapolitico che rivela un mondo di culture e stili di vita diversi, che offre il meglio di sé quando ci porta all’interno degli altri distretti, mostrandoci la differenza tra di essi, sia in bene che in male. Interessanti anche le connessioni tra i suoi personaggi e lo sviluppo del colpo di stato nella storia principale, sebbene in alcuni momenti il ritmo della narrazione è carente di un vero e proprio climax che potrebbe accentuare ancor di più la tensione presente in una situazione di crisi (un difetto non così marcato e che può comunque essere apprezzato), fino ad arrivare al finale, un pò rattoppato a causa di alcuni buchi di trama, ma pur sempre d’effetto e ben congeniato.
Acca 13 è nel complesso un ottimo lavoro, piacevole da vedere, che non risulta mai noioso, distinguendosi in un mare fatto di tanti anime privi di personalità, che ogni giorno infestano la rete.

ACCA - L'ispettorato delle 13 province

6.9

Personaggi

6.5/10

Trama

7.2/10

Disegni

7.0/10

Doppiaggio

7.8/10

Originalità

6.2/10

Pros

  • Ottimo Character design
  • Primi piani fantastici
  • Worldbuilding efficace

Cons

  • Può risultare un pò lento
  • Su alcuni aspetti è un pò trascurato
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