Episodio #2: SEGA Master System – La concorrenza del NES di Nintendo

4bit Corner
Roberto Rampado
Classe '86, cresciuto con MS-DOS, GameBoy e PlayStation, ha nel tempo sviluppato una vera e propria passione per il Retrogaming. Laureato in Ingegneria Informatica a Padova, lavora come sviluppatore software presso un'azienda locale. Nel tempo libero si interessa di musica, fumetti, videogames e tecnologia in generale.

Classe '86, cresciuto con MS-DOS, GameBoy e PlayStation, ha nel tempo sviluppato una vera e propria passione per il Retrogaming. Laureato in Ingegneria Informatica a Padova, lavora come sviluppatore software presso un'azienda locale. Nel tempo libero si interessa di musica, fumetti, videogames e tecnologia in generale.

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Probabilmente le nuove generazioni che leggono questa rubrica non lo sanno, ma SEGA, prima di essere “solamente” una software house (come, ahimè, la si conosce oggigiorno), è stata anche una grande produttrice di videogiochi arcade. Dapprima concentrandosi sui giochi cabinati, è diventata, nel tempo, una delle più importanti produttrici di consoles domestiche al pari di Nintendo, Atari ed altre di cui, purtroppo, è andata persa memoria nel tempo.

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SEGA SG-1000. Sapevate che fu immesso nel mercato lo stesso giorno di Famicom?

I primi tentativi di commercializzazione di una console casalinga risalgono al lontano 1983 (anno di uscita di Famicom peraltro, la prima versione di NES per il territorio giapponese), quando SEGA decise di avventurarsi in questo esperimento creando SG-1000, acronimo per Sega Game 1000. L’ingresso sul mercato console da parte della rinomata azienda con sede a Tokyo avviene in un periodo in cui i profitti dei cabinati iniziavano ad avere un sensibile declino e le vendite dei prodotti della compagnia faticavano ad apportare fatturato. Così, l’allora presidente Hayao Nakayama decise di sfruttare le competenze acquisite della compagnia nel costruire hardware, gettandosi in un mercato, quello delle console, che in oriente stava iniziando proprio in quel periodo a muovere i primi passi.

SG-1000 riscosse un successo poco piu’ che blando. Ciò, però, non scoraggiò SEGA, la quale decide di donargli ben due restyling, ossia nuove edizioni della console “aggiornate” (un’abitudine peculiare di SEGA, mantenuta anche nelle generazioni successive), nessuna delle quali è mai stata commercializzata in occidente. A dire il vero, questa è una mezza verità, poichè il secondo restyling (chiamato SEGA Mark III), inizialmente pensato solo per il mercato giapponese, venne in seguito rivisto esteticamente (e nel nome), così da diventare quello che conosciamo come SEGA Master System.

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La prima versione di Master System, con alcuni accessori ed un gioco.

Master System, rilasciato prima in America nel 1986, ed in seguito in Europa nel 1987, era basato sulla CPU (processore) Zilog Z80, un modello molto in voga all’epoca ed adottato per l’uso all’interno di apparecchiature di svariato tipo, oltre che in molti cabinati e console/home computer, come ad esempio GameBoy di Nintendo, ColecoVision di Coleco e ZX Spectrum di Sinclair. Caratteristica degna di nota è la frequenza di clock a cui SEGA decise di implementarlo: si parla di ben 4 MHz, ossia più del doppio di Famicom/NES (questi ultimi avevano una frequenza rispettivamente di 1.789773 MHz e 1.662607 MHz). Questo lo rendeva capace di prestazioni superiori ed una resa grafica nettamente migliore, in un periodo in cui l’elaborazione grafica era in carico al processore e non vi erano “schede video” di sorta.

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Sega Card. A sinistra, una in versione europea. A destra, una giapponese.

Il primo modello di Master System prevedeva due differenti tipologie di supporto per i giochi: le classiche cartucce (come maggior parte della concorrenza) e le Sega Card. Queste ultime erano una sorta di “alternativa economica” alle più costose cartucce, ed in alcuni casi permettevano anche la scrittura oltre alla lettura, consentendo così di immagazzinare al loro interno altri giochi. La console era “region locked“, per cui sia le cartucce, sia le Card provenienti da oltreoceano non erano utilizzabili sui nostri sistemi europei e viceversa.

I joypad del Master System a colpo d’occhio si presentano molto simili a quelli del NES, le uniche differenze si possono notare sono nella “croce” direzionale, nel connettore verso la console e nell’assenza dei tasti Select e Start. La funzione di “Start” era suddivisa rispettivamente fra il pulsante “1” posto sul pad, per l’avvio dei giochi dal menù principale, ed il pulsante “Pause” posto sulla console, per metterli in pausa.

Fra gli accessori forniti separatamente da Sega avevamo una pistola (la “Light Phaser“) e degli avveniristici occhiali 3D, utilizzabili con alcuni giochi selezionati (fra cui Space Harrier). I 3-D Glasses (pubblicizzati anche come Sega Scope 3D) implementavano la tecnologia “Active Shutter“, ossia alternavano la renderizzazione di due immagini leggermente differenti fra le lenti, creando una simulazione di effetto 3D molto avanzato per l’epoca. Ricordiamo che il NES non aveva nulla di tutto ciò, a parte forse qualche raro caso come Rad Racer, il quale era fruibile in una sorta di 3D mediante dei classici occhiali con lenti bicromatiche (una lente rossa ed una blu).

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Una confezione di Master System II nella versione con Alex Kidd in Miracle World.

Con questa console, SEGA finalmente iniziò ad avere delle discrete vendite, e nel 1990 decise di rilasciare un restyling della stessa in formato “economico”, chiamato Master System II. Per contenere i costi, venne rimosso il supporto alle Sega Card, oltre al connettore “A/V Out” presente nella prima versione, lasciando quindi, come unico metodo per il collegamento della console alla TV, il cavo antenna (il quale portava un segnale di qualità generalmente inferiore rispetto a quello che si poteva ottenere dal connettore A/V Out con cavo composito, oppure Scart RGB).

A favore della nuova versione di Master System, oltre al già citato costo contenuto, avevamo anche un gioco “precaricato” nella memoria ROM interna della console. Fra i giochi che SEGA decise di includere abbiamo due varianti: la prima, uscita nel 1990, con il classico Alex Kidd in Miracle World e la seconda, uscita nel 1991, con il primo Sonic the Hedgehog per Master System (ricordiamo che il gioco ebbe due versioni differenti per le piattaforme di SEGA dell’epoca, Master System e Mega Drive).

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Game Gear con Sonic

Contestualmente al rilascio di Master System II, SEGA decise di rilasciare anche la sua prima console portatile, Game Gear, in buona parte basata sull’hardware di Master System. La maggioranza dei titoli usciti per Game Gear erano “porting” diretti della loro controparte per Master System, mentre era possibile giocare a questi ultimi tramite un accessorio venduto separatamente, chiamato “Master System Converter“.

Parlando invece dei titoli disponibili per la console, bisogna dire che una delle maggiori critiche mosse verso Master System, purtroppo, riguarda proprio la scarsità di giochi offerti, sopratutto third party (quindi non sviluppati da SEGA). Se da un lato abbiamo molte interessanti produzioni first party (come Alex Kidd o Wonder Boy, prime vere “mascotte” di SEGA antecedenti all’avvento di Sonic), da parte di altri sviluppatori invece abbiamo veramente poca scelta.

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Alcune schemate dei giochi più famosi per Master System

Probabilmente l’unica software house che abbia prodotto una base consistente di titoli validi per Master System è stata Disney Interactive, ad esempio con la serie “Illusion” legata a Mickey Mouse (Castle of Illusion / Land of Illusion), poi proseguita su Mega Drive con World of Illusion, e con un seguito arrivato “tardivamente” su Master System, addirittura nel 1998, chiamato Legend of Illusion, solo per il mercato brasiliano, oppure con titoli tratti da famosi classici, quali Aladdin, Il Libro della Giungla ed Il Re Leone.

Altri titoli degni di nota:

  • After Burner (Simulatore di volo)
  • California Games (Sportivo)
  • Columns (Puzzle)
  • Fantasy Zone (Sparatutto a scorrimento)
  • Hang On (Corse)
  • OutRun (Corse)
  • Phantasy Star (Gioco di Ruolo)
  • Prince of Persia (Piattaforme)
  • R-Type (Sparatutto a scorrimento)
  • Shinobi (Azione)
  • Space Harrier (Sparatutto a scorrimento)

Termina qui il secondo episodio della nostra rubrica 4bit Corner, speriamo di avervi incuriosito ed interessato con l’argomento di oggi. Ci vediamo nella prossima puntata, dove tratteremo del primo, timido tentativo da parte di Sony nel proporre una sua “console” portatile (se così si può dire), ossia PocketStation, uno strano ibrido fra Memory Card e mini console!

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