Bella di Giorno – Un dramma sensuale a tinte noir

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Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Tempo di lettura: 5 minuti

Il 1967 è l’anno di Bella di giorno, il film dello scandalo.

Diretto dal regista spagnolo Luis Buñuel, padre del surrealismo cinematografico, il film è un colpo al cuore, una di quelle pellicole che la borghesia benpensante dell’epoca volle subito dimenticare. Il problema è che per molto, il film fu dimenticato e in qualche modo declassato. Buñuel è un regista che poco si conosce e che poco si apprezza, a meno che non siate dei veri appassionati. Noi di NerdPlanet.it vogliamo, oggi riportare alla luce questo capolavoro della cinematografia mondiale, che adesso, più del 1967 deve essere rivalutato e rivisto.

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Descrivere questo film non è opera semplice, potremo dire che è un film di formazione, come nella migliore tradizione letteraria. Potremo paragonarlo a “L’educazione sentimentale” di Flaubert, che nel film diviene però un’educazione sessuale dipinta dai colori tipici della narrazione noir. Ciò che salta subito agli occhi dello spettatore è proprio la struttura narrativa classicheggiante e innovativa allo stesso tempo. Flashback e situazioni oniriche si susseguono creando l’anatomia di un amore sporco, proibito, indecente. Proprio perché l’amore narrato nel film assume queste connotazioni, possiamo parlare di rivoluzione sessuale ante litteram. Per capire bene il messaggio del film e la motivazione per cui esso debba essere rivalutato, bisogna partire dalla trama.

Il ruolo della protagonista fu affidato a una sensuale e bellissima Catherine Deneuve che, con il personaggio di Séverine Serizy, è entrata nell’immaginario erotico maschile, e forse anche femminile, di vecchie e nuove generazioni. Bella di giorno ha una trama molto semplice. Sposata con un medico parigino, la bella e frigida Séverine, è ossessionata costantemente da strani desideri erotici. La pellicola si apre con un’immagine della campagna francese. Un lungo viale alberato e una carrozza che lo percorre. Sulla vettura ci sono Séverine, suo marito e due cocchieri.

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L’uomo domanda a Séverine perché sia sempre così fredda e lei si ritrae. Allora il giovane dottore fa fermare la carrozza e comanda alla moglie di scendere. Dopo diverse riluttanze, viene fatta scendere con la forza, trascinata nel bosco e legata a un albero. Qui il marito ordina ai cocchieri di frustrarla e poi di abusare sessualmente di lei. Improvvisamente la scena si interrompe, siamo nella camera da letto di Séverine e del marito. Lui le chiede a cosa stesse pensando.

Ed è proprio in quel momento che lo spettatore comprende tutto: la scena precedente,  infatti, era solo la rappresentazione di un sogno erotico fatto dalla donna.  L’immagine proibita della violenza, ha generato in lei uno slancio sensuale che non riesce ad avere quando si unisce in modo tradizionale al marito. Séverine è una donna ormai stanca della sua vita borghese. È un personaggio complicato e le sfumature della sua anima si percepiscono in ogni fotogramma. Lei vuole esplorare il sesso e il piacere, quel piacere proibito, un piacere sporco e denigrante. Durante un incontro con esponenti della ricca borghesia parigina, in un circolo tennis, riceve l’epifania. Una delle donne presenti al tavolo del circolo inizia a parlare di un bordello “di lusso”, frequentato da ricchi uomini d’affari.

Lo sguardo di Séverine, in quel momento si illumina e appreso l’indirizzo della casa d’appuntamenti, decide di recarsi lì. È qui che incontra Madame Anais, la proprietaria del boudoir. Sarà lei a trasformare Séverine in Bella di Giorno, il giusto nome coquette  per una prostituta che esercita la professione solo di giorno. E sarà sempre lei a comprendere le perversioni sessuali della “ricca signora borghese”. In poco tempo Severine, Bella di Giorno, diverrà la prostituta più richiesta della casa d’appuntamento. Bellissima e ricca di fascino, potrà finalmente realizzare tutte le sue perversioni sessuali. Finché non sarà minacciata da un cliente che si innamorerà perdutamente di lei.

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È un film questo, che non parla solo di sesso, anche se la sensualità ne è la chiave di lettura. È un susseguirsi di emozioni, eros e Thanatos. Già, perché anche di necrofilia si parla in questo capolavoro della cinematografia d’autore.

Quest’opera è soprattutto una riflessione sulla condizione di alienazione delle donne borghesi. Frigide con i consorti, ma piene di sogni non realizzati. Bella di giorno è come una coppa di champagne: frizzante e stuzzicante, ma al contempo è amara come il miele. La condizione femminile è trattata in maniera profonda e disarmante. Già il concepire la donna come un essere pieno di istinti, impulsi sessuali e desideri nascosti, era, per l’epoca, cosa scabrosa.

Solo i film di serie B si occupavano di queste faccende, non di certo il cinema tradizionale. Ma Bunuel è stato tutto all’infuori di un regista tradizionale. Scandaloso e provocatorio, già dagli anni ’10, in piena fase surrealista, ha deliziato gli occhi degli spettatori più curiosi con osceni voli pindarici. Lo stile diretto di Buñuel rende ancora più intense le immagini suggestive di questo film, che turbano le convezioni sia sulla religione che sul sesso. Inoltre, la modernità del suo cinema emerge anche dagli esperimenti che il regista fa dal punto di vista della struttura narrativa.

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Nel caso di Bella di Giorno, una scena molto emblematica è quella in cui Séverine riceve la visita di un cliente giapponese che le mostra una scatola da cui proviene un ronzio, ma al pubblico non viene mai svelato cosa essa contenga. Questo gioco di vedo-non vedo, fa diventare lo spettatore una sorta di voyer, e lo inchioda alla sedia. Egli, infatti, vuole capire e carpire tutto, ogni immagine, ogni ripetizione, ogni digressione e tutte le nudità. I film di Buñuel criticano le convenzioni sociali e morali, e allo stesso tempo, giocano con astuzia con le intrecci narrative semplici e comprensibili che ipnotizzano quasi lo spettatore.

Sicuramente per tutti coloro che non conoscono ancora Buñuel, questo è un film da vedere assolutamente per approcciare alla sua arte, fatta di contraddizioni e surrealismo, scandalo e innocenza. Bella di Giorno è un film che merita di essere visto, per la sua sregolata sensualità e per la velata critica sociale insita nella pellicola. Dicevamo che questa è una storia noir a tutti gli effetti, ma non è canonica, non rispetta a pieno i cliché del genere ma li mescola magistralmente ai canoni del romanzo erotico, creando un’opera d’arte degna di essere proiettata in un museo. L’equilibrio tecnico è poi una nota a favore, una poesia che di certo rapirà il vostro cuore.

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