Jump Force, la Recensione – NO SPOILER

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Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Tutti abbiamo ormai la consapevolezza di vivere in un mondo ricco e variegato. Questa varietà, in primis, verrebbe accentuata dalla marea di culture diverse, sparse attraverso i vari media di intrattenimento (e non). Come ogni singola cultura, anche quella “nerd” si baserebbe sul semplice principio della varietà, riuscendo ad imporsi tra le culture più emblematiche dei tempi moderni.

Grazie ad essa, siamo riusciti a vedere nel corso di questi anni, una moltitudine di “derivazioni” radunate sotto lo stesso tetto, per  dare vita ad una cosa unica e mai vista prima. Dal cinema ai videogiochi, dalla tecnologia ai fumetti, la cultura nerd riesce ad incuriosire (anche se a piccole dosi) chiunque si approcci ad essa.

Intorno ad ognuno dei rami sopra menzionati, si sono create, nel corso del tempo, delle vere e proprie sotto culture. Senz’ombra di dubbio però, la terra del sol levante risulterebbe come la “madre-patria” e perché no, come l’emblema di questo “patrimonio di conoscenze”.

Non per niente,  da quella parte del mondo, ogni giorno si può scopire qualcosa di nuovo da aggiungere al bagaglio “nerdistico” (già ricco di suo).  Anche se ogni singolo elemento di questa ricca cultura, rimane a-sé-stante, sicuramente il massimo dell’intrattenimento viene raggiunto, quando le varie ramificazioni interagiscono in maniera diretta.

Questa “creatura” viene spesso chiamata nel linguaggio dei media, Cross-over. Per chi non sapesse cosa fosse un Cross-over, basta ricordarsi il recente Avengers: Infinity War (o il prossimo Endgame) per capirne le dinamiche “strutturarli”. In parale povere, un Cross-over cerca di accomunare più “rami” sotto lo stesso tetto, creando un’opera unica ed (a tratti) originale.

No, non è per niente una fan art in CGI!

Persino nel mondo videoludico siamo stati testimoni di operazioni simili nel corso di questi anni. Anche se esse non si sono mai rivelate “ambiziose” come le varie opere cinematografiche sopra menzionate, sono riuscite comunque a portare a casa i risultati desiderati.

Non sempre i risultati sono stati soddisfacenti e gran parte delle opere videoludiche basate su cross-over sono risultate a dir poco mediocri. Tuttavia, durante lo scorso E3 siamo stati testimoni di un annuncio che avrebbe portato di nuovo speranza nel vedere un cross-over decente.

Con l’occasione del 50esimo anniversario di Shonen Jump, Bandai Namco ha deciso di mettere su le basi per uno dei cross-over più ambiziosi del panorama videoludico. In associazione con Spike Chunsoft, l’intento di Bandai era quello di dare vita ad una nuova opera basata su una commistione degli universi tratti dai lavori Shonen.

Ma con un’ambizione cosi grossa, sappiamo già che, spesso, anche il fallimento risiede dietro l’angolo. Sarà riuscita la Spike Chunsoft a ricreare un’opera degna di quei leggendari universi? Andiamo a scoprirlo nelle prossime righe, in questa recensione di Jump Force!

Kame-Hame-NOPE!

“Why so serious?”

L’opera dei ragazzi di Spike Chunsoft riesce sicuramente a posizionarsi come uno dei progetti più ambiziosi di questi ultimi anni. Tuttavia il gioco, purtroppo, non riesce a spiccare quasi per nessuno dei suoi elementi di punta. Pur sapendo che dietro i vari universi Shonen si nascondono spesso e volentieri opere narrative ben distinte e variegate, con Jump Force non incontreremo quella distinta qualità della casa nipponica. Infatti la storia del gioco risulterà fin dalle primissime ore come una delle più blande e banali, persino per un fighiting game.

Per andare con ordine (e senza spoilerarvi nulla), vi basti sapere che, nella nuova fatica di Spike Chunsoft, il mondo reale e quello basato sui Shonen, verranno a scontarsi, portando sull’ orlo della distruzione il nostro pianeta (che verrà minacciato da una serie di cattivi emblematici). In tutta questa storia, i protagonisti saremo noi stessi , grazie alla creazione di un PG che prenderà gran parte dei poteri visti nei manga Shonen. Dopo un gravissimo incidente, il nostro personaggio verrà “resuscitato” da Trunks e Goku attraverso un cubo Umbras (oggetti chiave in questa storia), facendolo diventare un membro ufficiale della Jump Force (un’organizzazione creata da tutti i vari eroi del mondo Shonen).

Nel corso delle 10 ore proposte dalla campagna principale, la storia rimarrà abbastanza piatta ed a tratti vi annoierà, dato che durante queste lunghe ore, il tutto rimarrà di una piattezza narrativa unica.

Ma in un fighting game, la cosa sicuramente più importante risiede nel gameplay giusto? Giustissimo! Peccato solo che, anche sotto questo aspetto, Jump Force riesce a fare acqua da quasi tutte le parti. Il gioco si presenterà come un semplice team based fighting game, con qualche differenza sostanziale.

Infatti, in questo Jump Force, anche se di base il giocatore dovrà formare una squadra composta da 3 PG (tra i 40 disponibili), tutto il team dovrà condividere le stesse barre dell’energia e della salute. Questa semplice scelta poteva risultare a dir poco sensata e tatticamente utile, se non fosse per il fatto che, Jump Force, come fighting game, risulta veramente mediocre.

Per quanto variegato possa essere il suo roster di personaggi, l’eccessiva semplicità dei comandi e l’assenza quasi totale delle combo, rendono la struttura generale del gioco molto button mashing e randomica. Infatti sarà l’RNG a fare da padrone e non la skill, rendendo una buona percentuale degli incontri, privo di qualsivoglia sfida.

Gli unici momenti di “rage” potrebbero avvenire solamente durante la campagna principale, visto che molti boss verranno potenziati a dismisura per fare dei danni a dir poco fuori dal comune. Questa caratteristica renderà il gioco difficile in maniera troppo artificiale ed accentuerà ancora una volta il fattore “luck over skill” (ovvero fortuna>capacità).

Anche la struttura generale con la quale ci verrà proposta la campagna, risulterà a tratti caotica e senza senso. Per quanto il gioco cercherà di prendere elementi RPG da opere come Dragon Ball Xenoverse e “simulare” la sua struttura Open Map, esso, a quanto pare, non riesce a stare in piedi come l’opera dei ragazzi di Dimps.

L’ HUB centrale di Jump Force risulterà vuoto, così come la sua struttura da semi-rpg che non darà dei buoni motivi al giocatore per proseguire (dal momento che l’avanzare dei livelli non porterà a nulla di concreto oltre qualche contenuto cosmetico sbloccabile per il PG). Anche la mancanza di modalità più variegate a livello generale e la struttura troppo ripetitiva delle missioni , influiranno in maniera molto negativa sul divertimento generale.

Uno dei pochi pregi di Jump Force è da ricercarsi nel suo netcode particolarmente soddisfacente. Infatti le partite Online risulteranno veloci da trovare e da giocare, senza particolari lag o delay durante le varie sessioni. Tuttavia, anche giocando contro un nemico umano, il gameplay purtroppo non riuscirà a migliorare o a divertire, rimanendo relegato alla mediocrità totale anche in durante le sessioni online.

Un secondo punto a favore sicuramente è da attribuire alla varietà presente nel roster, dato che ogni singolo mondo Shonen (tra i più famosi) riuscirà a trovare il suo spazio. Veder scontrare Goku con Kenshiro o Yusuke Urameshi con Jotaro sicuramente risulterà un’esperienza onirica per moltissimi fan corrispettivi anime. Grazie a Jump Force, riusciremo a dare vita ad incontri (quasi) da sogno, e ricreare situazioni al limite dei più assurdi “What if?”.

Tecnicamente Parlando

“Batti il cinque amico!”

Ancora una volta la mediocrità del titolo si farà altamente notare nel suo comparto tecnico e specialmente in quello grafico. Jump Force usa come engine grafico l’ormai famigerato Unreal Engine 4, riuscendo a ricreare a tratti mondi visivamente gradevoli.

Tuttavia, quando si andrà a “studiare” nel dettaglio la struttura poligonale di ogni singolo mondo e character, noteremo in maniera spiccata che il lavoro generale risulterà molto scarno ed approssimativo. Questo dettaglio si capisce ancora di più andando ad analizzare le varie risoluzioni ed i vari framerate di tutte le versioni console.

Il gioco infatti girerà in 4K nativi soltanto su Xbox One X, mentre su PS4, Xbox One e persino PS4 Pro il gioco girerà in 1080p (si avete letto bene, anche su PS4 Pro la risoluzione sarà la stessa). Sotto il comparto framerate tuttavia toccheremo risultati ancora più disastrosi visto che il gioco dovrebbe tenere stabile un FPS bloccato a 30 ma perderà fotogrammi senza un apparente motivo (vista la scarsità grafica) scendendo vertiginosamente (in certe situazioni) fino a 15 FPS. La console che ironicamente avrà più problemi con il framedrop sarà la mid-gen di Microsoft, dal momento che su One X ci siamo imbattuti molteplice volte in situazioni simili durante le nostre sessioni di gioco.

Ad accentuare ancora di più il lavoro approssimativo degli Spike Chunsoft, saranno anche i frequenti e lunghissimi caricamenti. Ogni singola azione richiederà un caricamento che vi farà perdere almeno 45 secondi buoni o addirittura 2 minuti.

Dei tempi decisamente troppo lunghi essendo che di base un match durerà circa 1 minuto e mezzo, ma il caricamento primo di esso si aggirerà sui 2 minuti. Questo fattore influirà in maniera pesante sull’esperienza generale portando il giocatore ad annoiarsi o, addirittura, ad abbandonare la sessione.

Anche sotto il punto di vista del comparto audio, purtroppo non troveremo un riscontro positivo. Ogni singola canzone che viene usata nel titolo, riesce a risultare fuori posto ed a tratti incoerente con quello che vedremo sullo schermo. Anche il doppiaggio può essere fastidioso visto che molti dei doppiatori sembravano del tutto svogliati durante le varie sessioni.

L’unica cosa che volendo si potrebbe salvare, si riassumerebbe nel comparto degli effetti speciali (audio), dove ogni singola mossa verrà portata in vita dai suoi suoni specifici, creando una certa sensazione di immersione. Tuttavia questo singolo elemento non riuscirà mai a tenere su basi solide un comparto audio visivo a dir poco mediocre (per non dire disastroso).

In conclusione

Jotaro: Passione Fashion Blogger!

Jump Force è l’esempio lampante di un’opera in quale le ambizioni superano la cura effettiva del prodotto, relegando il risultato finale al gradino più basso del gaming. Il gioco purtroppo non riesce a splendere in quasi nessuno dei rami da esso toccati, dando vita così ad un titolo a dir poco dimenticabile. Non riusciamo a consigliarlo nemmeno ai fan più sfegatati del mondo Shonen, dal momento che i difetti presenti in esso non giustificherebbero per niente il prezzo d’acquisto.

Ad un prezzo più basso si possono trovare opere simili che, sicuramente risulteranno molto più gradevoli e che giustificheranno la spesa. Senz’ombra di dubbio, il titolo Spike Chunsoft entra di prepotenza tra i titoli più deludenti di questo 2019 ed uno dei titoli più scarni riguardanti il mondo degli anime/manga.

5.2

Gameplay

5.0/10

Trama

4.5/10

Grafica

5.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

5.5/10

Pros

  • Il roster risulta veramente ricco e variegato
  • Il gameplay risulterà abbastanza divertente...

Cons

  • Tecnicamente arretrato
  • ...anche se troppo basilare e per niente skill-based
  • Caricamenti troppo lunghi e troppo frequenti
  • Storia blanda e senza mordente

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