X-O Manowar – Vol. 2: Generale, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 5 minuti

Ci siamo lasciati circa un mese fa, con la recensione del primo volume della nuova serie di X-O Manowar (“Soldato”), oggi invece tocca al secondo volume essere recensito.

Avevamo “abbandonato” Aric alle prese con alcune missioni “impossibili” commissionate dall’impero alieno del pianeta dove ora risiedeva (Gorin). Tuttavia, stante la sua più profonda intenzione di non voler più avere a che fare con la guerra e, soprattutto, con l’armatura sacra (Shanhara), Aric si ritrovò ben presto nuovamente a contatto con la essa. Portato via da chi amava e lontano dalla sua vita di contadino.

Ancora una volta.

Facciamo un breve passo indietro: Aric si è trasferito sul pianeta alieno di Gorin (il perché non è noto, ancora), dove conduce una quieta vita nei campi, ha una nuova “donna”, Schon (anche qui non è noto il fato di quella precedente, della vecchia serie), e, come sappiamo, ha definitivamente abbandonato l’armatura, o almeno così si pensava.

Ed infatti, ben presto Aric si ritrova a capo di una avversa missione contro l’impero Cadmium. Dopo un’improbabile vittoria, Aric viene promosso a capitano e mandato nuovamente in missione, verso gli austeri campi di Helio.

I’M ARIC, YOUR GENERAL

Dopo gli eventi dei numeri precedenti, Aric viene promosso a generale, e quindi a capo di uno sparuto nugolo di soldati, con una nuova missione: catturare il leader dell’opposta fazione nemica.

Ciò che è interessante in questi numeri è l’attenzione riposta dall’Autore, Matt Kindt, sul ruolo dell’armatura e di Aric.

Diversamente da quanto fatto da Robert Venditti nella serie precedente, con Aric elevato allo stato di semi-dio e con la sua susseguente inclusione in Unity, nella nuova serie si assiste ad un approccio totalmente invertito.

Kindt mette l’uomo prima dell’armatura, ed infatti Aric continua a preferire l’esperienza sul campo di battaglia, laddove potrebbe utilizzare l’enorme potere di Shanhara per finire qualsiasi battaglia in pochi secondi.

Un’altra differenza, rispetto alla vecchia serie, è data dalla personalità dell’armatura, Shanhara infatti non solo è senziente (cosa già vista nella precedente iterazione), ma ora, anche nei tre numeri precedenti, parla e comunica con Aric. Sembra, oltretutto, sparito (o meglio, accantonato) il vecchio “problema” che pareva affliggere il rapporto Aric/Shanhara (non mi dilungo sul punto, basta leggere gli ultimi 3 brossurati della vecchia serie per capire a cosa mi riferisco).

Con riferimento alla storia, il primo numero si compone essenzialmente di una lunga battaglia, la quale serve principalmente a mostrare ancora una volta il superbo stile di Doug Braithwaite (che ha sostituito Giorello), il disegnatore non è nuovo in campo Valiant, figuriamoci con riferimento alle altre due major, in quanto già visto all’opera su Unity, Imperium, Armor Hunters e Book of Death.

Lo stile del disegnatore britannico risulta essere quanto di più superbo e azzeccato per una storia di questo tipo, una sorta di ibrido tra Conan e Star Wars, una capacità di disegno davvero fuori dal comune, ben oltre il livello di chi ha disegnato la vecchia serie. L’intero prima numero del brossurato sembra, infatti, una sorta di film action su carta, con inquadrature prettamente cinematografiche e adrenaliniche, senza alcun dettaglio lasciato al caso.

Verso la fine del primo numero, con Aric di ritorno dalla battaglia, avviene l’inaspettato, e continua ad infittirsi il rapporto tra Aric e l’armatura.

Il numero successivo continua l’escalation d’azione di quello precedente, e così, mentre crescono gli oppositori di Aric (e dei suoi padroni), allo stesso modo cresce il desiderio di quest’ultimo di riunirsi con Shanhara, ma a quale prezzo? I vecchi lettori sapranno di questo “prezzo”, ma sanno altresì che la nuova serie ha rimescolato le carte in tavola, e, quindi, ben potrebbe essere cambiato questo elemento in gioco.

Palpabile, altresì, lo scenario politico che viene lentamente a definirsi, quando il sangue e la battaglia non bastano più, ecco che si intravede lo spiraglio del giogo politico, dei compromessi e dei tradimenti. Tradimenti a cui il nostro Aric è ben avvezzo.

Al termine il focus torna su Shanhara, la quale, durante un intermezzo con Aric, rivela a questo di essere solamente al suo servizio e di non covare alcun secondo fine (apprezzatissimi i rimandi ad Armor Hunters, lasciando intendere l’importanza di quell’evento).

Il terzo e ultimo numero vede il culmine della trama politica imbastita nel primo, con Aric che si ritroverà faccia a faccia con chi aveva intenzione di tradirlo.

Ma non solo, così come nel primo numero fu costretto a tornare nuovamente in guerra, nonostante la sua ferrea opposizione, così adesso dovrà chiedere, ancora una volta, aiuto a Shanhara, questo stante la ritrosia di Aric ad ammetterlo esplicitamente.

Ben ponderato anche il cambio di scorrevolezza della storia, dalle battaglie della prima metà del volume agli intrighi politici di questa seconda parte, da un Aric mero soldato, ad un Aric generale. Kindt riesce, almeno in due occasioni, ad orchestrare un paio di plot twists davvero inaspettate, che sono sicuro lasceranno il lettore a bocca aperta.

La chiusura del numero fa già intendere dove si andrà a parare in futuro, secondo una scansione che ben si sentiva, e avvertiva, in questi ultimi due numeri.

Ci si rivede fra un mese con “Imperatore“.

INTERLUDE: OLD ARIC VERSUS NEW ARIC

Come già detto più volte, il cambio narrativo impostato da Matt Kindt risultò quanto di più azzeccato per X-O Manowar.

Senza nulla togliere ai cinquanta numeri scritti da Robert Venditti, già Autore di Lanterna Verde New52 (successivamente a Geoff Johns) e dell’attuale Rinascita, tuttavia la vecchia serie risultava afflitta da un deficit narrativo non da poco.

Il “sapore” che traspariva dalla lettura era infatti quello di un more of the same, tizio alieno, armatura aliena, potere smisurato, grandi responsabilità, uomo fuori dal tempo.

Una sorta di crasi tra Superman e Capitan America.

Con Kindt cambia decisamente il tutto, l’Autore, già apprezzato per il reboot di Ninjak e per lo straordinario Divinity, rimescola le carte e cambia le regole del gioco, restituendo al lettore un uomo, solamente un uomo, lontano dal concetto di Dio a cui eravamo stati abituati precedentemente. Se prima si contavano sulle dita di una mano i momenti in cui Aric si ritrovava senza armatura, adesso succede tutto il contrario. Se precedentemente mancava una sorta di continuity tra i singoli volumi, ora la storia scorre perfettamente, coadiuvata da momenti introspettivi tra Aric e la sua famiglia, ovvero Schon e Shanhara.

Apprezzato anche il cambio artistico, da uno stile non proprio realistico e dinamico verso un qualcosa maggiormente pittorico ed epico. Si può già anticipare adesso come il disegnatore del ciclo successivo a questo volume (Imperatore) sia il già ben noto Clayton Crain (X-Force, Rai, tra le altre cose), di cui è ben apprezzato il taglio digitale delle sue produzioni.

Ai colori troviamo sempre il pregiato Diego Rodriguez, già menzionato nel precedente articolo, il cui stile si sposa perfettamente con quello non solo di Giorello ma anche di Braithwaite.

TL;DR

Detto per sommi capi, questo secondo volume di X-O Manowar ben ci permette di capire la rotta della “nuova vita” di Aric, tra battaglie senza fine e intrighi politici, riuscirà il nostro eroe a tornare alla sua quieta vita da contadino, lontano dalla Terra e lontano dalla guerra? Oppure sarà costretto a continuare a combattere in una lotta senza fine? Ai lettori l’arduo compito di giudicare il fato di Aric. Ciò che non si può sindacare è invece la fattura di questi due volumi di X-O Manowar, uno stile autoriale davvero di ottimo livello, d’altronde Kindt ha quasi scritto interamente tutto il mythos del nuovo universo Valiant, coniugato ad un comparto artistico di prima scelta, che perfettamente si sposa con la penna di Matt. Non vediamo l’ora che esca il prossimo volume.

 

 

X-O Manowar (2017): Generale

8.90
8.9

Trama

9.0/10

Disegni

9.0/10

Colori

9.0/10

Scorrevolezza

8.5/10

Rapporto Qualità/Prezzo

9.0/10

Pros

  • Continua l'epico reboot di X-O Manowar
  • Ben equilibrato il comparto narrativo, a cavallo tra battaglie e sotterfugi politici
  • Artisticamente eccelso
  • Rapporto qualità prezzo fuori dal normale

Cons

  • Tre numeri per volume sono forse un po' pochini

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