Supreme Blue Rose – La Recensione

Fumetti
Vito Fabrizio Brugnola
Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Tempo di lettura: 4 minuti

Supreme Blue Rose – edito dalla Image Comics e portato in Italia dall’editore RW-Lion – dello scrittore Warren Ellis e della giovane disegnatrice inglese Tula Latoy è un’opera estremamente complessa sul piano narrativo e riprende suggestioni sia da Rob Liefeld sia da Alan Moore, il primo creatore del personaggio Supreme, alter ego di Ethan Crane.

È un fumetto fantascientifico in cui il ruolo del tempo è fondamentale per tutta la narrazione, che è in effetti divisa su più piani che si incontrano solo alla fine della storia.

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Supreme Blue Rose parla dunque del tempo, come dimensione fisica, come struttura dell’universo. Non proprio il tempo segnato dal Casio che avete al polso, che è solo UN tempo, ma DEL tempo, del suo tessuto e della sua natura. Nell’opera la struttura del tempo è paragonata ad una tela, sempre ripercorribile dal sarto con il suo telaio, che come Penelope nell’Odissea, può sconvolgerne e rivedere a piacimento la trama.

Non è un caso che qui giochiamo con l’ambiguità della parola “trama”: sia la struttura di un tessuto come quello temporale, sia l’oggetto proprio che viene esplicato nella narrazione, che certamente non è lineare. La trama del tempo, la sua struttura è simile a quella di una rosa, singolarmente blu perché quello che accade è a sua volta una singolarità, qualcosa di non spiegabile dalle attuali leggi fisiche, che non prevedono l’esistenza di una rosa blu. Ricordate la premessa inziale: stiamo parlando di una storia di fantascienza, che è l’unico fondamento che siamo sicuri di consegnarvi, vista la complessità del fumetto.

L’Intreccio temporale di Ellis

Partendo dalla storia di quella che potremmo timidamente definire la protagonista, Diana Dane, giovane giornalista investigativa che viene assunta dal misterioso Darius Dax per un’indagine stile X-Files, la narrazione procede aprendo continuamente finestre su mondi possibili e alternativi che tuttavia comunicano con quello di Diana, sia mediante le visioni che la tormentano, sia mediante incontri altamente improbabili con personaggi provenienti da altre dimensioni temporalmente situate.

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La difficoltà nella lettura di questo gioiellino di Ellis è proprio il fatto che gli universi paralleli si incontrano in un time-shifting che collassa fisicamente quando Supremacy, un non-luogo, una quarantena spazio temporale, precipita su una cittadina, Littlehaven, coinvolgendo nel disastro un altro personaggio fondamentale, Ethan Crane – forse il vero protagonista. Si arriva a comprendere che il tempo è così complesso da essere instabile, che nel mondo immaginato da Ellis la realtà possa andare incontro ad errori critici di sistema e pertanto debba essere resettata e revisionata. Supremacy è dunque una sorta di registro di sistema, un back-up informativo che isola le persone che si sono ritrovate in un mondo che non doveva essere il loro e che lì devono attendere che un qualche agente revisioni la struttura del tempo ricucendone gli strappi e le incoerenze, partendo da un non meglio specificato punto di ripristino.

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Il fumetto non si chiude con un’epifania: il lettore avrà meno dubbi di prima alla fine della lettura. E più letture potrebbero non aiutare, ma, anzi, avere l’esito contrario. La mente del lettore sarà attraversata da un effetto di una qualche sostanza psichedelica e probabilmente si sentirà frustrato nel tentativo di comporre il puzzle che Ellis ci ha offerto, che rimane tuttavia fascinoso e stimolante. Non vi aspettate il canonico schema inizio-svolgimento-conclusione.

Lo stile di Latoy tra accademia e allucinazioni

Passiamo al comparto grafico-figurativo. Come accennato i disegni sono responsabilità e merito della talentuosa Tula Latoy. Lo stile di Latoy è particolarmente azzeccato per questo tipo di opera. Esso presenta un continuo spettro che passa dal disegno analitico a quello sintetico: larga attenzione è stata dedicata alle anatomie e ai panneggi, in cui l’artista mostra tutta la sua maturità e competenza. Latoy ci presenta uno stile asciutto, con chine indovinate e gabbie rispettate.

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Cosa colpisce di più quindi? Certamente le scelte e le rese cromatiche. Le chine sono infatti quasi sempre accompagnate da loro doppioni in ciano, che danneggiano volutamente il focus delle figure proprio per trasmettere quel senso di precarietà ontologica che è poi il motivo di tutta l’opera. Ghirigori e scarabocchi sempre in ciano si stendono poi su quasi tutte le vignette, simili a linee di un campo gravitazionale che sta distorcendo lo spazio tempo (queste invece non rispettano la gabbia). Gli sfondi, quando contengono elementi solidi, sono quasi sempre in bicromia e rappresentati con poche e nette linee.

Unica –  e davvero unica – nota dolente nel bellissimo lavoro della Latoy è, a mio modesto avviso, l’inserimento forzato di alcuni elementi digitali, in particolar modo nella resa del volto di uno dei personaggi della storia.

Concludendo

Supreme Blue Rose è un fumetto caldamente consigliabile. Un’opera molto ricercata e visionaria quanto fantascientifica. Il mio consiglio è di leggerla quando vi capiterà una giornata oziosa, una giornata in cui buona parte delle vostre risorse mentali non siano ancora state allocate. Supreme Blue Rose le esigerà tutte, e questa è la seconda e ultima su cui sento di poter mettere un punto certo.

Supreme Blue Rose

7.4

Disegni

9.0/10

Colori

9.0/10

Storia

8.0/10

Leggibilità

5.0/10

Indipendenza

6.0/10

Pros

  • disegni pregevoli
  • spessore nei dialoghi

Cons

  • La storia richiede a volte troppa attenzione tendendo a disorientare il lettore

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