Seven to Eternity 1 – La Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 7 minuti

Recensione del primo cartonato Panini, contenente i numeri da 1 a 4.

Storia: Rick Remender (e Jerome Opeña)

Disegni: Jerome Opeña

Colori: Matt Hollingsworth

Oh Rick ti sei davvero superato questa volta, non ti bastava il tuo lavoro in Marvel, oppure il trittico di serie su Image (Low, Deadly Class e Black Science), no, tu volevi la tua magnum opus, volevi la tua Saga. 

Rick Remender e  Jerome Opeña portano sul tavolo una nuova saga fantascientifica, che mescola sapientemente ambienti western/post-apocalittici alla magia e all’ orrore tipico di alcuni racconti lovecraftianti (specie nello stile di alcuni mostri che dimorano nel mondo di Seven to Eternity).

La formula di Remender trova anche qui il suo cavallo di battaglia nella famiglia e nei suoi valori, più nello specifico nella colpa del padre, colpa che si unisce all’utilizzo dei sentimenti come tramite per le scelte dei personaggi.

Colpe e sentimenti che fin da subito vengono sapientemente indicati nella, a dire il vero scarna, prefazione al volume.

La prefazione del primo numero (la quale funge anche da prologo) ci permette di capire alcune cose:

  1. Zeb(ediah) Osidis è il padre del protagonista del racconto, Adam Osidis
  2. Che un certo Dio dei Sussurri (o Re del Fango) è riuscito a soggiogare svariate tribù/famiglie del pianeta
  3. Che Zeb non si è piegato, non è venuto meno ai suoi principi

Ma soprattutto si scopre che il mondo della storia si chiama Zhal (invero grazie alla postfazione dell’autore), e che in questo mondo solo poche famiglie possono evocare l’energia spirituale che permea tutto il creato.

Queste persone sono i Mosak (di cui sicuramente Zeb e Adam fanno parte), i quali sono ormai solo uno sparuto gruppo, complice la rapida ascesa del Dio dei Sussurri, un essere malefico che ha conquistato il globo tramite sotterfugi e meschinità.

Il male può controllare chi si lega a lui, facendoli diventare la sua longa manus, e di tale potere ne abbiamo un assaggio nel primo numero.

Quale sarà il futuro di Zeb e di suo figlio Adam? Quale futuro per i Mosak e per gli amici del protagonista?

Ma soprattutto, qual è il vero scopo del Dio dei Sussurri?

Nei restanti tre numeri del cartonato sono comprese ulteriori prefazioni, le quali prendono forma nel diario del protagonista, e che aiutano il lettore a comprendere gli eventi passati e presenti del mondo di Zhal.

 

“…Those whispers inching ever closer” (SPOILER ALERT)

Come al solito, ci si limiterà ad un breve sunto del primo numero, una sorta di tease per i futuri lettori di questa saga fantascientifica.

La storia si apre con una caccia, la quale ci permette di familiarizzare subito col protagonista (Adam) e la sua figlioccia, ma non solo, ci permette altresi’ di comprendere un altro problema, ossia la malattia che sembra affliggere il protagonista, la quale non sembra promettere nulla di buono.

Successivamente, al campo base della famiglia Osidis (e altri che come loro hanno deciso di non inchinarsi al Dio dei Sussurri) si preannuncia l’inevitabile: Il Male è arrivato.

Zeb pare infatti già sapere che l’origine della tempesta non è naturale, ma “artificiale” e malevola, e sa anche che tutto cio’ può risolversi in un solo modo.

Con la sua morte.

Il Dio dei Sussurri è arrivato, o meglio, uno dei suoi scagnozzi è arrivato per esigere il giusto tributo da Zeb: la sottomissione.

Sottomettersi o morire nel nome di principi a cui solo il padre del protagonista pare ancora aderire strenuamente, principi che paiono aver perso tutto il loro valore e la loro forza nel mondo di Zhal, retaggio di un’altra epoca, epoca sicuramente migliore (come viene illustrato nelle varie prefazioni a ogni numero).

La battaglia tra Zeb e lo scagnozzo del Dio dura poco, come era lecito aspettarsi si tratta di uno scontro a senso unico.

Lo scagnozzo del Dio è infatti troppo forte per il vecchio padre di famiglia, il quale nonostante l’utilizzo di arcane abilità (che vengono meglio spiegate nei successivi numeri) non riesce in alcun modo ad avere nè la meglio nè ad essere una vera e propria sfida per il suo avversario.

Tipico della narrazione “remenderiana” è anche l’utilizzo massiccio di balloon per descrivere cio’ che pensano i personaggi, e di questa tipicità ne abbiamo subito un esempio successivamente alla morte di Zeb.

I told him i loved him, that i didn’t blame him. Didn’t blame him that his honor had sentenced us to this hard life. That i was proud of his sacrifice, that he never compromised his integrity. […] I lied, and he knew.

[…] That no matter what happens…never head the Mud King’s offer

Il pensiero del protagonista riflette, come già anticipato, uno dei temi propri del Remender, ovvero la colpa del padre. Colpa che in questo caso si traduce nell’onore proprio di Zeb, principio primo e inflessibile per il Padre di famiglia, un onore che però si è tramutato nel corso degli anni in un onere per il figlio e per la sua famiglia.

La scena della battaglia si conclude con un monito da parte dello scagnozzo del Dio dei Sussurri: “Egli ti aspetta […] ascolta la sua offerta, o tornerò per il resto”.

A questo punto il protagonista si trova di fronte ad una difficile scelta: vivere come suo padre, ossia una vita in fuga nel nome di principi sbiaditi e chiaramente anacronistici, oppure ascoltare l’offerta del Dio dei Sussurri.

Egli sa che ascoltando l’offerta del Dio può accadere solo una cosa, ossia aprire se stesso alla corruzione dell’anima.

Chiara la scelta di Adam nel decidere di mettersi alle spalle tutto cio’ per cui ha vissuto fino a quel momento e di andare a sentire cosa ha da proporgli l’antico “nemico” di suo padre.

La scelta è altresi’ enfatizzata dalle parole di Adam mentre si allontana dalla sua “famiglia” e dal suo (momentaneo) porto sicuro.

“The road we walk is more important than where we end up, they made their choices. Time to make mine”.

Il resto del primo numero ci permette di osservare Adam in solitaria mentre cerca di raggiungere la città del Dio dei Sussurri, impegnato a chiedersi se stia facendo la cosa giusta.

Ma è l’ultima pagina a lasciarci con un degno cliffhanger. Adamarrivato alla citta del Dio dei Sussurri, viene subito accolto come un traditore, e viene conseguentemente portato di fronte al Dio dei Sussurri.

A questo punto è lecito chiedersi una cosa, Adam ascolterà l’offerta del Dio?

I can’t protect you with Honor

Come sostenuto nell’introduzione, in questi primi quattro numeri vi sono tutti gli elementi per una grande saga fantascientifica. Remender mescola sapientemente il western (che si vede molto bene nella vita di frontiera e da nomadi dei Mosak, la tribu’ di Osidis), la magia (che si intravede nel duello tra Zeb e Piper (questo il nome dello scagnozzo del Dio), alcuni elementi medievali (i Mozak sono ordinati come una casta gerarchica militare, allo stesso modo anche gli sgherri del Dio dei Sussurri), ma soprattutto il Fattore-X tanto caro all’Autore: la famiglia.

Ed infatti è la famiglia il cuore della storia, nello specifico i principi morali a cui i protagonisti aderiscono/paiono aderire.

La questione stessa dei principi è un punto fermo nella mente di Adam, è stato l’onore del padre e la sua idea di nessun compromesso a portare la sua famiglia nello stato attuale in cui ora sono. La domanda che pone Remender pare essere una soltanto.

Fino a che punto vale la pena combattere una battaglia solo nel nome di un principio? O come direbbe lo stesso Adam, non è con l’onore che riuscirò a proteggere la mia famiglia. Il dilemma non è solamente astratto e relegato allo spazio dei fumetti, ma è oggi una questione molto attuale, basti pensare al panorama politico nazionale e internazionale. A che punto finisce l’integrità dei propri principi? Dov’è che inizia il compromesso? 

Ma soprattutto, quando il compromesso diventa corruzione?

Corruzione che nell’opera di Remender di disvela in una dimensione morale e mentale, tipica del Dio dei Sussurri e delle sue bugie (o delle sue molteplici e distorte “verità”).

Dalla mente dello scrittore alla tavola del disegnatore

La storia ideata da Remender raggiunge vette qualitative davvero elevate, complici sicuramente Jerome Opeña e Matt. Hollingsworth. Lo stile del primo ben si presta a rendere il mondo di Zhal così reale e maniacalmente dettagliato; Hollingsworth poi supera davvero se stesso, l’uso sapiente di colori accesi e vibranti (quando la storia lo permette, specie nei momenti in cui la magia si pone in risalto sulla scena) alternati a tinte fredde/desaturate (nei momenti cupi e introspettivi) rende perfettamente l’ idea del tono della storia su cui l’Autore sta lavorando.

Dal pacifico campo di Osidis, lontano tra le montagne, alla frenetica e corrotta città di Fengow, ogni singolo pagina è piena di dettagli. Infine, Jerome Opeña non utilizza spesso le splash pages, ma quando lo fa sono una goduria per gli occhi.

Conclusioni

Remender getta le basi per quella che davvero potrebbe definirsi come l’opus magnum della sua carriera. Lo scrittore aveva già dimostrato in passato una certa passione/propensione per i settings post-apocalittici e per le storie sci-fi, ma in questo caso riesce davvero a tirare fuori dal cilindro una storia densa, complessa e ricca di implicazioni morali e personali.

Ma non è solo merito suo, Remender è infatti coadiuvato da uno dei migliori disegnatori sulla piazza al momento, e la qualità si vede, non v’è un solo dettaglio lasciato al caso, nessuna sbavatura sulla tavola, nessun pannello fuori posto, nessun errore.

Hollingsworth non necessita di ripetizione, cosi’ come il lavoro di Remender non potrebbe essere lo stesso senza Opeña, lo stesso puo’ dirsi per quest’ultimo senza il primo.

Remender decide così di alzare l’asticella del fumetto fantascientifico, entrando in un campo precedentemente riservato ad autori di space-sagas del calibro di Jonathan Hickman e Brian K. Vaughan, e lo fa senza chiedere il permesso a nessuno.

Non ne ha bisogno, e solo il tempo ci dirà quanto in alto quest’asticella potra’ spostarsi.

Seven to Eternity 1

8.7

Storia

9.0/10

Disegni

10.0/10

Colori

9.0/10

Scorrevolezza

7.5/10

Complessità

8.0/10

Pros

  • Remender confeziona l'Episodio I della sua personale saga fantascientifica
  • Jerome Opena si dimostra ancora una volta come il miglior disegnatore di casa Image
  • Hollingsworth apporta una qualità fuori dal comune tanto alla storia quanto ai disegni
  • L'inizio di una saga che lascerà sicuramente a bocca aperta

Cons

  • Non per coloro che odiano i temi che Remender porta sempre al centro delle sue storie
  • Non sempre scorrevole, complici anche i molti momenti di riflessione dei personaggi
  • Una prefazione più ampia sarebbe stata ottima
  • Vi deve piacere la fantascienza mista a elementi fantasy

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