Sam Wilson e l’ideale di Capitan America

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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La Marvel negli ultimi anni ci ha abituati a una vera e propria rivoluzione, ampliando e ritualizzando molti dei personaggi principali della propria storia. Iniziando dall’introduzione di Miles Morales come nuovo Uomo Ragno nell’Universo Ultimate, passando per Kamala Khan come Miss Marvel e Jane Foster come Thor, fino ad arrivare all’abbandono del ruolo di Capitan America da parte di Steve Rogers in favore di Sam Wilson, noto con il nome di Falcon.

Non è certo la prima volta che Capitan America abbandona il suo ruolo, ricorderemo negli anni le sue altre identità, come Nomad o come semplicemente Capitano, così come è ancora viva nella nostra memoria “La Morte del Sogno”, e il seguente incarico preso dal redivivo Bucky Barnes, ma stavolta c’è indubbiamente qualcosa di differente. Qualcosa che nella cara vecchia Europa non riusciamo a cogliere in maniera adeguata, complice il nostro background storico decisamente differente. Cosa c’è di davvero eccezionale nel ruolo di Sam Wilson?

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Per comprenderlo ci viene in aiuto Nick Spencer, uno tra gli autori migliori di questo rilancio Marvel, che con la sua sottile ironia, e la sua capacità di narratore, riesce a mostrarci una realtà così aliena per noi, fino a giungere ad un capitolo davvero simbolico, che in poche pagine riesce a racchiudere tutto ciò che deriva da un Capitan America afroamericano.

Da qui in poi ci saranno spoiler derivanti dal primo capitolo del Crossover Marvel Civil War II, quindi consiglio di leggere prima quell’episodio, o di approcciarsi alla lettura consapevoli del rischio di subire una anticipazione su un evento davvero fondamentale.

 

Parliamo dell’uscita 10 di Sam Wilson: Capitan America, contenuto nello spillato 9 della serie italiana Capitan America, testata che Sam condivide con la neonata serie dedicata a Steve Rogers. La narrazione approfitta di un evento chiave dell’evento sopracitato per mostrarci la realtà degli afroamericani negli Stati Uniti. E l’avvenimento catalizzatore è la morte di uno dei più celebri e famosi eroi di colore, James Rhodes, il Rhodey amico fraterno di Tony Stark, e vigilante col nome di War Machine. Questo dramma porta a riunire in una stanza i maggiori esponenti afroamericani del supereroismo, con personaggi del calibro di Pantera Nera e Luke Cage. Come mai questa riunione tra personaggi così differenti?

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In questo avvenimento, Spencer ci aiuta a comprendere come negli States le discriminazioni esistano, siano forti, e quanto fortemente sia sentita l’appartenenza a una etnia, talmente forte da rasentare il senso di famiglia. Ciò di cui gli eroi sono consapevoli è la loro importanza nel rappresentare una minoranza spesso ostacolata, spesso osteggiata, spesso vessata per una pura appartenenza a una etnia a causa del colore della pelle. Non importa quanto Rhodey fosse stato unito a ognuno di loro, ciò che ha importanza è il sentirsi uniti contro un mondo che si rivolge sempre più al razzismo, e all’esclusione del diverso.

E nel proseguire della lettura, c’è davvero altro. Un punto focale, spostandosi da un discorso di persone, di popolo, di unione, fino ad arrivare al singolo, in questo caso Sam Wilson. Un eroe molto diverso dal suo predecessore, diverso dal a volte freddo carisma di Steve Rogers, a tratti più genuino, più semplice, più uomo e meno soldato di quanto a volte il ragazzo di Brooklyn si sia rivelato. Un eroe ora impegnato in una grande sfida: tenere il discorso funebre al suo compagno, al suo “fratello”, di fronte alla grande massa di quella incredibile famiglia allargata che è il mondo degli afroamericani dei sobborghi. Ed è lì, di fronte a quel gran numero di persone, che Sam, e noi con lui, comprende cosa significhi essere Capitan America. Il significato di essere la speranza per tutti coloro che subiscono angherie e razzismo ogni giorno. Capitan America nero ha il potere di far sognare a chiunque, far comprendere che se lui è diventato simbolo degli Stati Uniti, chiunque può farcela. Bianco, nero, ispanico: ogni minoranza, ogni persona viene unita dalla figura di Sam Wilson, in grado di rappresentare chiunque. Non più il biondo, dalla pelle chiara, e dagli occhi chiari, supersoldato simbolo della parte dominante: ma un Capitan America che può ancora di più del suo predecessore essere il Capitan America di chiunque.

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In questo singolo capitolo, Spencer mostra le paure e i timori di Sam, di fronte all’opinione pubblica dominante, quell’opinione pubblica che trova nel neopresidente Trump la sua rappresentanza naturale, e che è assolutamente contro il nuovo Capitan America, ma riesce a donare al suo personaggio una forza nuova, una determinazione diversa, che proviene dalla volontà di rappresentare il sogno di una America diversa, che ha bisogno di lui, senza sapere che lui ha bisogno di tutti loro per continuare a lottare contro questa società.

Il tutto racchiuso nella cornice di una nuova tendenza di intolleranza, nella figura di un corpo di polizia militare che fa della discriminazione la sua forza. Un nemico diverso, che non vive di forza bruta, ma della paura del diverso. E siamo certi che anche stavolta Sam riuscirà a sconfiggere questa minaccia. Perché è, senza ombra di dubbio, Capitan America.

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